Un mondiale che finise per entrare nella storia

Ho lasciato un'America che si sta autunnando con le prime piogge e con un venticello fresco fresco di prima mattina. A Deep Creek è partita la metamorfosi dei colori: i boschi verdi brillanti hanno iniziato ad ingiallirsi ed ad arrossare le foglie dei faggi.  Gli orsi si preoccupano per le provviste invernali e le marmotte corrono impazzite quasi fossero le ultime sgambate prima del grande freddo.  Noi lasciamo questi luoghi con  malinconia, come ovvio che sia, e come succede tutte le volte quando la bandiera ICF viene ammainata e  le canoe sono sul tetto dell'auto. Questa volta però l'addio ha un qualche cosa di particolare, forse più profondo del solito e se vogliamo anche molto romantico e solitario.  Vuoi per il fatto che salutiamo amici che non vedevamo da molti e molti anni, vuoi per le emozioni che ha suscitato questo campionato iridato rigettando molti di noi  nel passato come solo una fantasmagorica macchina del tempo sarebbe riuscita a fare. Vuoi per il fatto che non torno ad abbracciare Amur, come dopo ogni grande avvenimento, ma rientro in Brasile con la mia squadra a programmare un futuro che è già iniziato.
Ho la consapevolezza che molte delle persone con cui  in questi giorni ho parlato e che  ho riabbracciato e fotografato, non le rivedrò mai più, ma le porterò comunque sempre con me specialmente nei momenti più duri, che certamente arriveranno e severi sapranno farmi piangere, ma non saranno in grado però di farmi rinunciare ad un sogno che piano, piano giorno dopo giorno si sta concretizzando. Un mondiale che resterà nella storia non solo per chi l'ha vissuto in prima persona, ma anche per tutti coloro che avranno voglia di raccontare e di tramandare le leggende che sono nate su queste acque, in questi giorni di fine settembre, in questi paesaggi dove l'occhio umano si perde senza confini.
Magici misteri nascosti tra un'onda e un riflusso, tra una risalita e una discesa, tra un traghetto e un appoggio, tra una pagaiata ed un aggancio, tra un atleta e l'altro, che concretizzandosi discesa dopo discesa hanno  dato forma alla competizione scrivendo un'altra pagina del mondiale.
E'  inspiegabile  vedere al palo "mitologie slovacche" a contemplare in assoluto silenzio e senza batter ciglio alcuno la loro dipartita. Estasiati, ma nello stesso tempo umiliati da colui che in passato  ha rivoluzionato l'andare tra i pali dello slalom seduto e che da domenica scorsa ha disegnato una nuova era anche nella canadese monoposto. Il sogno americano che si concretizza nello scugnizzo che sbarca con la nave a Brooklyn e che conquista una intera nazione. Se avesse giocato a baseball sarebbe stato Joe di Maggio considerando che anche la sua Marilyn Monroe è una modella bionda che lo avvolge e gioisce con lui. Pagaiando tra i flutti dell'acqua che corre e danzando tra le porte di uno slalom che si fa sempre più stretto e complicato il suo nome  viceversa è  Fabien Lefevre. Un uomo  capace di genuflettere specialisti come Martikan, Benus, Slafkovsky e tanti altri. Capace di credere nei sogni impossibili; capace in due anni di salire sul gradino più alto dell'olimpo divino pagaiando da un lato solo.  Capace di incantare; capace di dare una lezione di vita a tanti; capace di accettare una nuova esistenza pur di arrivare dove sapeva di poter arrivare.

Le storie poi non arrivano mai sole e se l'eroe dei mondiali 2013 ha dovuto uscire di scena quest'anno in estrema sordina c'è chi ha preso il suo posto e, se pur in gonnella, non ha fatto rimpiangere nulla di quelle gesta praghesi di un Florence tanto sincero quanto bravo. L'edizione 2014 ha aggiunto due  particolarità al doppio titolo individuale vinto. La prima che effettivamente è un bis iridato veramente individuale,  senza ovviamente togliere nulla al C2.  La seconda è che cade giusto 25 anni più tardi da quando la sua mamma e il suo papà, guarda caso proprio in terra indiana, vinsero le rispettive categorie nelle prove individuali. La vita non lascia nulla al caso e Jessica Fox è la prova provata di quanto accaduto. Tutto ciò lo puoi ottenere solo se l'impegno quotidiano è massimo iniziando in fasce, se la fede infinita in una passione non conosce limiti, se la genetica ti assiste dal primo momento e se il destino aveva scritto tutto ciò in qualche stella prima che tu nascessi e l'affidasse ad una dea per concretizzare il tutto in una opera d'arte perfetta. Ma si sa anche che il mondo è nato per una casualità in una notte forse di luna piena ed è con questa luce che abbiamo salutato l'America e le sue storie.

Occhio all'onda! 


foto di Balint Vekassy (ICF)

1 commenti:

aniello ricciardi ha detto...

Grazie Ettore!

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