Partita la Coppa del Mondo Slalom 2018

La Coppa del Mondo Slalom 2018 ha preso il via in quel di Liptovsky Mikulas nella Repubblica Slovacca laddove la canoa slalom vanta il canale più vecchio della nostra storia tra i pali dello slalom.  
L’edizione 2018 della Coppa del Mondo non parte con i migliori auspici e  tanti sono i  dubbi e le  incertezze legati ad  una formula che presenta i segni del tempo, senza considerare poi le troppe spese che devono sostenere i Comitati Organizzatori per garantire tutto quello che ICF chiede e pretende. Si fatica a capire il vero senso di questa manifestazione che quest’anno arriva alla 30esima edizione, mentre i valori per cui era nata,  grazie alla volontà e alla lungimiranza di Bill Endicott che tanto ci aveva creduto e investito in questo circuito,  si perdono in regolamenti e burocrazie assurde per il nostro sport. La Coppa del Mondo nasce non ufficialmente nel 1988 e  andava in pratica a sostituire, dopo nove edizione la Coppa Europa (1974 - 1990) che aveva cadenza biennale e cioè nell’anno in cui non si disputavano il Campionato del Mondo. 

I vincitori della Coppa del Mondo 2017 sono rispettivamente Renata Funk per il k1 donne, Vit Prindis per il k1 uomini, Jessica Fox per il C1 donne e Sideris Tasiadis per il C1 uomini, tutti atleti che saranno al via di questa edizione e non avranno vita  facile per cercare di difendere questo Trofeo che si svilupperà sostanzialmente in due fasi. La prima si gareggerà a cadenza settimanale a Liptovsky (SVK), Krakow (POL) e  Augsburg (GER) per riprendere poi a fine agosto a Tacen (SLO) e per concludersi a La Seu d’Urgell la prima settimana di settembre.  Mentre gli ultimi vincitori della Coppa del Mondo in C2 sono e rimangono i tedeschi Behling/Becker, visto che l’ICF ha cancellato dal programma questa specialità: amara consolazione per i teutonici che così concluderanno la carriera alla grande. 

C’è una nuova regola per tracciare i percorsi in Coppa del Mondo e cioè si utilizzerà un tecnico locale, che conosce  il canale, affiancato da un supervisore che arriva da una speciale commissione creata appositamente dall’ICF, ma guarda caso per questa prima prova nessuno della Commissione è arrivato e allora ad affiancare Stanislav Gejdoš, tecnico locale, c’è stato Milan Kubán allenatore dei giapponesi, ma slovacco di nascita e credo!  Risultato è stato quello di avere un tracciato scorrevole con le giuste difficoltà tecniche e ciò che più conta seguendo la musica e i ritmi che l’acqua ci regala nel suo defluire verso il mare. Mi verrebbe da dire: si vede chi lavora costantemente con gli atleti e mastica quotidianamente porte, acqua e canoe. Vi prego lasciate a chi sa fare le cose il compito di tracciare i percorsi di gara!

Improvvisamente siamo ricaduti dall’estate piena ad un rigido inverno con temperature calate di oltre 15 gradi, quindi pioggia e vento caratterizzeranno questo week-end di Coppa in Slovacchia nella speranza che l’estate riprenda quanto prima il sopravvento.

Alcune lamentele arrivano pure da chi assiste da casa le gare. Il video live è stato messo sulla piattaforma  Dailymotion,  guarda caso la stessa usata dalla FFCK,  e crea dei problemi non indifferenti per seguire le gare in tempo reale, causati probabilmente dalle troppe persone collegate e dal continuo aggiornamento dei dati di classifica.  Altro immenso problema è che per arrivare al sito dove seguire le gare non è facile e tanto meno intuitivo, insomma non potrà capitare a qualche sportivo o appassionato di internet caderci dentro e incontrare la canoa slalom per pura facilità perché tutto passa dal sito dell’ICF che come sempre vuole controllare ogni cosa, senza però trarne i vantaggi sperati.

A parte tutto ciò la Coppa comunque rimane un punto importante di riferimento per atleti ed allenatori, ecco forse è proprio questo il vero problema che facendo così solo chi è del settore potrà seguire le gare, mentre ci allontaniamo sempre di più dal pubblico e da possibili investitori in questo mondo. 


Sparerei poi sulla Croce Rossa se aggiungessi che questa manifestazione fatta di cinque gare (tutte in Europa) in cinque località e paesi diversi non hanno in comune un logo, un gadget o qualsivoglia merchandising, ma che ci volete fare chi la vincerà poi riceverà un premio in denaro decisamente esiguo e un trofeo che certamente non ricorderà neppure lontanamente il Mondo che vorrebbe rappresentare!  

Occhio all’onda! 






Ciao Mamma

Cara Mamma,

abbiamo la certezza che il papà, il tuo Raffaello, ti ha accompagnata in queste ultime due settimane di sofferenza come tu hai fatto con lui in questi 37 anni, cioè da quando in quel 14 ottobre del 1981 ci aveva lasciati per andare a scoprire ciò che aspetterà prima o poi a tutti noi. Hai sempre mantenuto vivo il suo ricordo, in ogni cosa, decisione, azione. Ti rivolgevi a lui quotidianamente perché anche se non era presente fisicamente lo era nello spirito, lo era in tutto ciò che facevamo. Ce lo ricordavi in ogni cosa: 


«Le to papà che te protege. Ecco le el  Lello  che te tien la testa sulle spalle ».  
 

Anche tu Cara mamma sei stata sempre presente, sei stata premurosa e lo sarai sempre per noi perché la morte non può cancellare le emozioni, le gioie che ci hai saputo sempre regalare. Non può neppure  farci dimenticare che momenti difficile ci sono stati, ma grazie proprio alla tua compattezza e a quella del papà, ne siamo sempre usciti a testa alta orgogliosi di avercela fatta con dignità e rispetto delle regole. 
Ci hai insegnato a lottare, ma nello stesso tempo ci hai dato sempre la sicurezza che qualsiasi cosa fosse mai successa tutto si sarebbe potuto risolvere con l’infinito Amore che una madre può avere per i suoi figli.  Questa tua infinita energia attiva nel bisogno si fondeva con la tua incredibile fermezza nel portare avanti sempre e comunque il bene della Famiglia. Hai sempre vissuto guardando al nostro futuro prima e poi a quello dei tuoi nipoti, pensando a non sprecare nulla:  eri l’esempio per noi nell’intransigenza assoluta che partiva proprio da te stessa.

"mamma ci   fermiamo a bere un caffè? »
Gheto voia de caffè? Andemo a casa che te lo fo mi».


Ecco,  anche dalle piccolissime cose partiva questa fermezza e rigidità rivolta sempre
ad un pensiero che andava oltre al momento stesso.

Mi hai appoggiato nelle mie scelte, certo non facili, per  seguire la passione della mia vita che mi portavano comunque lontano, ma che ci facevano restare uniti nella consapevolezza di poter sempre contare su di Te: 


"ti va che ghe penso mi alla Marina e ai buteleti".  

                                                  La nostra forza è sempre arrivata dalla tua tranquillità nel sapere come affrontare la vita, la tua capacità di trovare sempre e comunque soluzioni ai vari problemi che la vita naturalmente ci riserva e ci riserverà.

Poi c’erano quelle attenzioni e quelle telefonate che arrivavano giusto quando rimettevo piede a casa che sembravano impossibile, ma puntuali.
 

"Mamma sono arrivato giusto ora ti stavo per chiamare. Lo so che te si a casa l’è to papà che me l’ha dito adesso dormo tranquilla, chiama la prossima volta. Notte".

Notte mamma, riposa in pace e proteggici come sempre hai fatto vicino e con il papà. 








Austria successi dal settore rosa



 prosegue dal post precedente:

Repubblica Ceca e Germania Europeo più che positivo


Chiudiamo le  analisi positive  con l’Austria che in questo 18esimo Campionato Europeo di Slalom,  disputato a Praga dall' 1 al 3 giugno ha incrementato di una medaglia il bottino del 2017. Questa nazione, guidata da Helmut Oblinger, che si avvale pure della consulenza tecnica di Jure Meglic,  ha partecipato con 3 k1 uomini, 3 k1 donne 2 C1 donne, per un totale  di 7 atleti (Viky Wolffhardt infatti gareggia sia in k1 che c1) conquistando complessivamente 3 finali (15% sul totale delle finali olimpiche). Pesanti le tre medaglie portate a casa  nel settore femminile che  con Viky Wolffhardt  vince l’oro nella canadese monoposto,  con Corinna Kuhnle  si piazza al secondo posto nel kayak femminile e con la  gara a squadre nel K1 femminile formata da  Wolffhardt, Kuhnle e Leitner finiscono seconde dietro alle tedesce e davanti alle ceche. 
 Una piccola nazione che da alcuni anni ha a disposizione un canale artificiale, ma che per la verità non viene utilizzato moltissimo considerando i costi molto elevati per far funzionare le pompe e per le limitazioni dovute ai fattori climatici. Vienna non è certo una città particolarmente mitigata e il freddo si fa sentire presto.  Quindi la loro scelta invernale è stata quella di andare per alcuni periodi negli Emirati Arabi a curare la preparazione fisica e tecnica. L’Austria da sempre ha vissuto con delle punte e mai con una squadra completa preferendo in assoluto il kayak. Probabilmente a tutt’oggi è  ancora Norbert Sattler l’atleta più medagliato in campo internazionale con il suo titolo iridato conquistato nel 1973 e la medaglia d’argento olimpica nel 1972.  Anche Peter Fauster fu campione del mondo nel 1979 davanti al suo compagno di squadra  Eduard Wolffhardt (zio di Viky e attuale progettista e produttore della Carvin Slalom). Un’altra medaglia iridata per l’Austria  arriva nel 2003 con Helmut Oblinger che al mondiale di Augsburg conquista il bronzo dietro ad un irraggiungibile Fabien Lefevre  e dopo David Ford. Per correttezza però non possiamo non citare nello storico di questa nazionale anche i mondiali conquistati da Kurt Presslmayr nel 1965 a Spittal, quindi in casa, e i precedenti di Hans Frühwirth nel 1951 e ancora prima nel primo mondiale nel 1949 disputato a Ginevra e vinto nel K1 da Otmar Eiterer.
La stessa cosa la si può dire al femminile dove spiccano oggi e nel passato delle individualità  come Corinna Kuhnle vincitrice di due mondiali 2010 e 2011 e l’Europeo dello scorso anno   o come Violetta Oblinger-Peter che oltre al bronzo iridato nel 2010 e l’europeo vinto nel 2007 ha al suo attivo bure il bronzo dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Se poi risaliamo agli albori troviamo Heidi Pillwein, Gerti Pertlwieser e Rosemarie Biesinger rispettivamente campionesse del mondo nel ’49 (Ginevra/Sui) nel ’51 (Steyr/Aut) e nel ’53 (Merano/Ita).
Austria quindi che sta crescendo non più individualmente, ma come squadra e se mette in evidenza delle prime donne capaci di dare stimolo e gloria, ha in serbo altre realtà che stanno venendo avanti  per dare continuità alla canoa slalom in un paese che fin dagli albori è sempre bene o male stato protagonista. 

... p r o s e g u e 

Tavola riassuntiva di tutte le medaglie assegnate alla XVIII edizione Continentale
 

Repubblica Ceca e Germania Europeo più che positivo

 
I volontari con i campioni europei del K1 men i cechi Prskavec, Prindis e Tunka.


 prosegue dal post precedente: 
                               Partiamo dai numeri per analizzare gli Euro Slalom 2018


La Repubblica Ceca  nelle discipline olimpiche ha piazzato in finale sei atleti (2 nel k1M, 2 nei C1M e 2 nel K1W) e 2 equipaggi nel C2, specialità quest’ultima che a Praga ha disputato l’ultima sua gara ufficiale. Sparirà infatti dal programma del Campionato del Mondo e in Coppa del Mondo, mentre l’ECA non si è ancora pronunciata in merito.   Le medaglie conquistate sono state  9 in totale di cui 2 nel C2  quindi il 33% del bottino complessivo  anche se nel settore femminile si aspettavano qualche cosa in più specialmente nel kayak dove, dopo aver piazzato in finale due atlete,  la  medaglia era alla portata. La giovane Valikova finisce al decimo posto e Kudejova è sesta in finale, mentre Vojtova aveva fatto una semifinale disastrosa abbandonando ogni sogno di gloria. Impennata d’orgoglio nella gara a squadre per le tre ragazze ceche del Kayak che conquistano il  bronzo,  dietro ad Austria, seconde, e tedesche trionfatrici inarrivabili, le consola e il sorriso smagliante di tutte e tre torna vivo più che mai. I cechi,   nella canadese monoposto maschile,  stanno avendo un cambio generazionale con la fuoriuscita di Jezec e Jane a favore dei più giovani Rohan (classe ’95) e Rak (classe ’89) affiancati ancora da Gebas che si era preso il posto su Matyas Lotha (classe 1999 e atleta che  era già al mondiale lo scorso anno a Pau) per il rotto della cuffia. Sono però i primi due ad entrare in  finali e  Rak, con una gara senza sbavature, riesce a mettersi al collo un bronzo importante,  dietro ai due inglesi che hanno interpretato alla grande il tracciato praghese.
Oro e bronzo nel C2 rispettivamente con Kaspar/Sindler, strepitosi nel finale, e Karlovsky/Jane tra i due si inseriscono i tedeschi Behling/Becher.
La Repubblica Ceca manca l’appuntamento finale solo nel C1 donne.  Le loro prospettive però sono buone considerando le potenzialità della  Fiserova - seconda nel 2017 al mondiale assoluto a Pau e 2^ pure alla prova iridata U23 a Bratislava - e delle  giovani come Vrbova e Rihova (finaliste al mondiale Junior 2017 rispettivamente 5^ e 8^).  Europeo assolutamente positivo quindi per i padroni di casa sostenuti da un grande e numeroso pubblico.
Visto poi che parliamo di Repubblica Ceca due parole anche sull’organizzazione che come sempre è stata perfetta sotto ogni punto di vista a partire dalla cerimonia di apertura alla festa finale andata avanti, così mi dicono, fino alle prime ore dell’alba del nuovo giorno, con musica, balli e birra offerta e che ovviamente qui non può mancare!

Veniamo alla grande Germania che come squadra aumenta di 3 il bottino di medaglie rispetto al 2017 piazzando in finale 7 atleti sui 12 e altri 3 nel C2 maschile. La protagonista è sicuramente Renata Funk che finalmente trova serenità e continuità. E’ lei la donna da battere in questo 2018 come lo era stata lo scorso anno perché è sempre lei che può alla fine fare la differenza per la vittoria o per un piazzamento. La tedesca in finale ha una prima parte di gara attenta e non forza praticamente mai, è per questo che guardandola si ha la quasi certezza assoluta che sia il suo grande momento, se solo saprà aspettare ed arrivare pulita fuori dall’ultima risalita avendo poi a sua disposizione un rush finale ancora e che giocherà tutto a suo favore. Il ritardo di 0,22 all’intermedio non preoccupa perché c’è la consapevolezza che quest’atleta appena ne avrà  la possibilità di distendersi per spingere sul suo scafo recupererà il ritardo. C’è una sorta di incertezza quando alla risalita 18 la sua canoa si impenna e invece di ruotare si spinge verso monte, forse il colpo largo dato a destra arrivato dopo il Duffek non ha tenuto conto del ritorno d’acqua salito sopra la su coda che l’ha aggredita più del dovuto. L’errore però le da ancora più determinazione e coraggio per affrontare i due salti successivi con determinazione e grinta. Uscita dalla 21 in risalita a destra cambia marcia e si proietta verso l’oro Continentale.  Brava Renata, dal corpo longilineo, dal timido carattere e dal delicato e dolce sorriso.
I tedeschi hanno in Tasiadis il loro punto di forza nella canadese monoposto. Ovviamente Sideris, dalle chiare  origini greche, ma tedesco in ogni suo aspetto, ha passato l’inverno a casa, non ama spostarsi e preferisce curare la preparazione con tanta palestra. Poi c’è quella sua riluttanza a cambiare e ad adeguarsi ai cambiamenti degli scafi infatti gareggia ancora con il « Pink and Yellow » che certamente ha fatto il suo tempo, ma che forse oggi potrebbe essere inadeguato. Eppure il suo esordio a Praga è stato più che ottimo con la vittoria in qualifica che aveva messo in fila tutti con estrema facilità. Da lì in poi per Tasiadis non è tutto così semplice visto che accede alla finale con l’ultimo tempo utile e quindi in decima posizione, a 1,81 dal vincitore Florence, ma al quale vanno sommati i due secondi della penalità alla 8 in risalita. In finale, la medaglia olimpica di Londra 2012, non fa nulla di particolare, ma per vincere bisogna fare qualche cosa di più e non limitarsi a non fare errori.  La tendenza oramai, specialmente in finale, è quella di attaccare su ogni pagaiata senza risparmio di energie e credendoci con tutto se stessi. Tasiadis finirà il suo Europeo senza lode e infamia, ma certamente per il futuro deve pensare ad un giro di vite per cercare di tornare il Tasiadis che tutti noi consociamo. Per restare nella specialità della pagaia ad una sola pala devo aggiunger che ho visto un Franz Anton spento poco brillante rispetto al suo solito, ma non ho avuto occasione di approfondire.
Nel Kayak maschile Aigner sfiora il podio e lo manca per  0,26, mentre Schubert dopo il 50 alla 10 non è più in gara.
Ci rimane solo da sottolineare la medaglia della Apel nella canadese monoposto femminile, ma che mi offre l’occasione per parlare ancora una volta di questa specialità che inserita nel panorama olimpico rischia però di creare danno a tutto il movimento se non adottiamo i giusti accorgimenti per farla apprezza appieno.  Infatti, sembra, che  una delle ragioni per cui Eurosport non ha comprato i diritti televisivi dello slalom sia proprio  per il fatto che non ritengono il C1 donne televisivamente idoneo e  alcuni sponsor non hanno gradito la cosa tanto da ritirare il loro contributo  se fosse rimasta nel programma il C1 in gonnella.  La prova nel C1donne dura circa 28 secondi di più di una gara del K1 uomini cioè in pratica un terzo in più. Questo non è il vero problema che in parte non si riscontra nelle prime sette otto atlete, il problema maggiore è nella fase di qualificazione e di semifinale e sui vari sconvolgimenti complessivi di tutta la gara. Infatti durante le qualifiche c’è qualche impennata casuale di qualche atleta che poi puntualmente non si conferma nel proseguo della gara.  Bisogna, lo ripeto per l’ennesima volta, creare dei percorsi specifici per il settore femminile in modo tale che questa specialità possa esprimersi sia sotto l’aspetto fisico, tecnico, strategico e tattico.







                                                                                                                          prosegue ...



Il podio a squadre C1 men primi Francia, secondi Slovacchi e terzi Cechi.
Il podio del K1 donne con Germania prima, seconda Austria e terze Repubblica Ceca.

Partiamo dai numeri per analizzare gli Euro Slalom 2018

 I Campionati Europei entrano negli archivi ed è tempo quindi di qualche riflessione su questa 18esima edizione Continentale  che ha lanciato la canoa slalom  2018. Una stagione lunga e difficile visto che si concluderà  solo a fine settembre in Brasile con i Campionati del Mondo sul canale olimpico di Rio.

Affidiamoci prima ai numeri per cercare di capire cosa e come si sta evolvendo lo slalom nel Vecchio Continente e successivamente, una volta presa coscienza di questi dati, possiamo fare dei ragionamenti più approfonditi in merito.
   

       Ecco i numeri dell’Europeo 2018

- 26 le Nazioni presenti;
- La partecipazione numerica per categoria è la seguente:15 C2, 36 C1W, 65 K1M, 40 C1M, 43 K1W, per un totale di 199 barche e 210 atleti.

- 14 Nazioni hanno raggiunto l’obiettivo delle finali (considerando solo le specialità Olimpiche). Di queste l’Inghilterra ha una percentuale impressionante con il 91% dei suoi atleti in finale per un totale di 11 finali sulle 12 disponibili, quindi un 24,44% sul totale delle finali. Segue Germania con 7 finalisti quindi 15,56%, Repubblica Ceca con 6 finalisti 13,33%, Francia con 5 11,11%, Slovacchia e Austria con 3 pari al 6,65%, Spagna e Svizzera 2 per un 4,44%, Polonia, Italia, Svezia, Slovenia. Ucraina e Russia con 1.

- 9 Nazioni hanno preso medaglie considerando gare individuali e a squadre;

- in testa al Medagliere la Repubblica Ceca con 2 ori (C2 individuale e K1M a squadre), 2 argenti (K1M individuale e C2 a squadre) e 5 bronzi (C2, K1M e C1M individuale, K1W e C1M a squadre). Questa nazione ha avuto un incremento di 3 medaglie rispetto all’edizione 2017 a Tacen (Slovenia); segue Great Britain con un totale di 5 medaglie che rispetto al 2017 significa un aumento di 3; a più 3 pure Germania con un totale di 5, segue con più 1 Austria, mentre rimangono stabili Slovenia e Spagna. In negativo Polonia con meno 4 medaglie, Italia e Francia  meno 2, Slovacchia e Svizzera meno 1.

E’ evidente la forte crescita del Regno Unito che ha piazzato 11 finalisti sui 12 atleti a loro disposizione. Una nazione che sta investendo molto e che sta crescendo a fronte di un impegno costante e duraturo.  C’è da sottolineare che la squadra nazionale inglese per il 2018 è praticamente la stessa dello scorso anno. La struttura tecnica è rimasta uguale c’è stato solo un avvicendamento per il fatto che Mark Delaney ha lasciato e in sua vece è entrato Richard Houslon, mentre è stato confermato in toto lo staff che cura video e video-analisi. Così come medico, psicologo, preparatore atletico e fisioterapisti. 
Confermato il valore della Repubblica Ceca che forse in casa però si aspettava qualche acuto individuale maggiore specialmente nel Kayak maschile dove è uscito di scena il campione del Mondo in carica Ondrej Tunka. C’è da dire che è stato molto bravo a recuperare Vit Prindis che ha passato l’ultima settimana prima della gara in ospedale per una brutta lombo-sciatalgia che lo aveva messo ko dopo un allenamento in palestra.  Mentre Jiri Prskavec, che ha dominato in maniera impressionante la qualifica, ha poi raggiunto la finale con una semifinale segnata da un tocco e perde la finale, nonostante sia capace di scendere sotto la barriera dei 90 secondi, ancora per un tocco e più esattamente alla porta in discesa numero 12. 


                                                         ... prosegue 





Kauzer immensa classe con il sorriso


Il primo che lo introdusse fu Milo Duffek intorno agli anni ’50 e noi italiani lo abbiamo chiamato «aggancio alto», mentre il mondo intero lo battezzò con il nome del suo inventore. Un manovra che via via nel tempo si perfezionò ed è considerata tutt’oggi  una sorta di fondamentale per chi naviga sui fiumi o chi si diletta tra i pali dello slalom. A circa 70 anni di distanza possiamo tranquillamente affermare che il «Duffek» è stato messo in pensione dai grandi campioni che non lo utilizzano praticamente  più per fare le risalite,  una sorta di fuori uso sostituito dal colpo largo. Per gli increduli e per i tradizionalisti classici basterà dire che Peter Kauzer e Jiri Prskavec per vincere e per mettersi al collo un bronzo europeo non lo hanno mai utilizzato in nessuna delle sei risalite  e l’argento Vit Prindis ha pensato di metterlo in pratica solo all’ultima risalita e cioè alla porta numero 21. Magari quel mezzo secondo di differenza che divide l’argento  dall’oro è da ricercare proprio sull’ultima risalita  affrontata in maniera classica dal numero 1 del ranking mondiale che arrivando un pochino lungo si è trovato a dover rilanciare la canoa  all’interno della grande morta spingendola appunto con l’aggancio. Complimenti al 35enne sloveno che torna sul primo gradino del podio Continentale per la seconda volta dopo il successo del 2010 a Bratislava in quell’Europeo che era stato prima sospeso e cancellato per la piena del Danubio e poi recuperato ad agosto. La domanda spontanea è come possa Peter Kauzer essere ancora l’uomo da battere dopo tanti anni al vertice se si pensa che nel suo curriculum individuale ci sono oltre all’argento olimpico del 2016, due titoli iridati nel 2009 e nel  2011, 3 coppe del mondo 2009, 2011 e 2015. La risposta la  troviamo nella sua innata ed immensa capacità di adattarsi ad ogni situazione con freschezza e serenità. Pero, come nel nostro mondo è conosciuto, ha quel elemento in più che consiste nel  fondersi completamente e integralmente nel suo scafo da sempre giallo su fondo naturale carbonio.  

Nel C1 donne abbiamo assistito ancora una volta ad una gara di chi sbaglia meno tanto che Mellory Franklin sfiora l’oro dopo essere risalita per recuperare una porta, nella gara vinta dall’austriaca  Viky Wolffhard che all’arrivo ha conquistato il numeroso pubblico con un sorriso meraviglioso e sincero. Quando si capirà di far gareggiare questa categoria su un percorso che possa permettere a tutte di esprimersi sia dal punto di vista tecnico, tattico e fisico (essenza dello sport) sarà sempre troppo tardi anche in visione Giochi Olimpici.  


Siamo stati testimoni dell’ultimo grande evento della canadese biposto che ha chiuso il suo capitolo con il teatrino messo in atto da Matthieu Peche e Gauthier Klauss a fine gara.  I due francesi, campioni del mondo e bronzo olimpico a Rio 2016, indossata una tuta bianca da lavoro hanno tagliato in due il loro C2 con un flessibile per simboleggiare amaramente l’epilogo amaro di una specialità che ci ha regalato momenti magici, anche nel suo ultimo atto nella gara di ieri. Prospettive per il futuro non sembrano essercene per loro e per tutti gli specialisti di questa specialità che tanti di noi hanno amato. Vincono quest’ultimo titolo i padroni di casa  Kaspar/Sindler con una gara impeccabile.


Occhio all’onda! 

Il grande Milo Duffek.

E' arrivata anche mamma Marina a Praga per seguire le gare del Campionato Europeo 2018.



Kudejova alla posta radio allestita sul canale di Troja. Grande spiegamento di mezzi e giornalisti per seguire questo evento che nella giornata di ieri ha visto la presenza di iltre 10.000 persone.


Lo stand dove si può  acquistare il libro "Dooka voda" con tema ovviamente la canoa in Repubblica Ceca, magari ci facciamo un pensierino per una edizione italiana!

I vinciotri della gara a squadre nel K1 uomini da sinsitra Prskavec, Prindis e Tunka. Quest'ultimo, campione del mondo in carica, è rimasto fuori dalla finale a 15 nella prova individuale.

io con il mitico, unico ed incredibile staff di Siwidata... manca Florian che stava ancora lavorando e ovviamente il grande capo Christian che controlla tutto dal satellite!

Qualifiche archiviate in una giornata segnata dal maltempo

Jirj Prskavec firma il libro con le sue foto -
Due sono le armi vincenti di Jiri Prskavec. La prima è il modo in cui affronta le porte in retro cosa che però qui gli hanno privato e la seconda sono le uscite dalle risalite cosa che per forza di cose nessuno può togliere dal tracciato! Il pagaiatore praghese classe 1993 già campione del mondo, europeo e medaglia olimpica ha raffinato ciò che era già un punto di forza di Daniele Molmenti e di Peter Kauzer. Prskavec è riuscito a fondere, secondo me,  i due stile di questi due grandi campioni, rilanciando alla grande la canoa ogni volta che esce da una risalita. Un’evoluzione passata attraverso molti anni partendo da una strategia suicida come quella di tagliare tutte le risalite con il collo per poi, attraverso il lavoro e le bastonate prese in gara,  perfezionare e rendere unica una tecnica che lo porta a dominare il kayak uomini con molta facilità: vincere o perdere dipende solo da lui! Dipende da quanta irruenza mette nel suo gesto tecnico. Il Ceco porta divinamente il suo scafo ovunque lo voglia con estrema facilità, ciò che lo può limitare è solo la fretta di mettere in atto la sua opera d’arte.
Nuvole nere all’orizzonte non spaventano l’organizzazione, solo all’arrivo di tuoni e fulmini si decide di sospendere la la prova in attesa che le condizioni meteo lo permettano. Alla fine nessuna sorpresa nei Kayak uomini dove tutti i titolati alla finale rimangono in gara e tra questi anche Giovanni De Gennaro che mi è piaciuto particolarmente nella prima parte di gara con pagaiate decise e con la barca sempre sulla linea giusta.
I C1 uomini dimostrano, se ce ne fosse stato bisogno, che lo slalom è un arte allo stato pure e loro, questi immensi uomini di monopagaia, ci regalano momenti magici su un tracciato che sembra disegnato per mettere in mostra non i muscoli, ma le sfumature dei colori… che hanno la capacità di concretizzare l’anima di questo sport. Poi ci sono secondi e penalità che decretano una classifica, ci sono le tinte forti che segnano il risultato finale che a volte ti fa sorridere e a volte di fa capire che c’è ancora del lavoro da fare, ma sempre con lo spirito di esaltare una natura che ti regala ogni giorno forti emozioni.
Nel Kayak femminile si spegne la luce di una stella che non sa appendere la pagaia al fatidico chiodo. Una stella che negli anni ha saputo dominare questa categoria, ma che non riesce a ritrovare il coraggio che l’ha portata due volte all’oro olimpico e che questa volta le servirebbe per dedicarsi ad altro.

Oggi semifinali e finali per C2, C1 donne e K1 uomini con le relative gare a squadre per queste categorie.

Occhio all’onda! 





il tavolo di lavoro dello staff italiano in sala video... la bandiera nel cuore sempre!

Europei Slalom al via


I mezzi pubblici a Praga sono decisamente meglio delle auto sia di  giorno che di notte. La bellezza è dopo mezzanotte quando cioè chiude la metropolitana e i tram e i filobus si aspettano da una fermata all’altra per combinare eventuali coincidenze. I ragazzi, che hanno diritto fino a 16 anni di viaggiare gratis,  leggono i libri mentre vanno da una parte all’altra per fare sport o per tornare a casa da scuola e ci sono tanti passeggini spinti da mamme giovani, dinamiche e super attive. In metro,  tram, ma anche sui bus ci puoi caricare la bici o nel mio caso il patinet che mi rende dinamico e veloce che mi permette di  guardare  il mondo e la gente che mi circonda da una posizione eretta.   Puoi fare un abbonamento di trenta giorni per un costo giornaliero di 0,86 centesimi di euro, ma se lo fai per un anno ti costa la metà.

Jiri Prskavec allenatore  è stata la prima persona che questa mattina ho incontrato arrivando  sul campo di gara e mi ha confidato che non è molto contento del tracciato di gara perché ha dovuto cedere alle pressioni del suo collega
polacco Bogdan Popiela , designato dal sorteggio in una rosa di candidati tra cui avevamo inserito anche Matteo Appodia.  Diciamo che il percorso di Praga si presta a delle fantastiche combinazioni che vanno a ritmo e sui tempi dell’acqua ed è proprio questo che manca nella proposta fatta dai disegnatori. C’è una prima parte lanciata, con una parte centrale che farà sicuramente la differenza considerando che tra la porta 9 e la 13 si possono perdere molti secondi. La differenza secondo me la faranno anche le penalità che potranno essere l’ago della bilancia per passare il turno o restarsene seduti sulle rive tra le oltre 25.000 persone che gli organizzatori si aspettano arrivare per questi tre giorni che aprono in maniera perfetta la stagione 2018. Quattro i cambiamenti che si faranno per semifinale e finale, ma che  non cambieranno  la filosofia del tracciato proposto per questa 18esima edizione della rassegna continentale nata nel 1996 ad Augsburg e che Praga ospita per la prima volta in assoluto.
Tutto pronto quindi e si parte, ma due parole bisogna pure spenderle per la bella e dinamica cerimonia di apertura che si è svolta mercoledì sera al teatro Hybernia in stile imperiale in pieno centro di Praga. C'è da sottolineare che questa organizzazione è sempre impeccabile, precisa, innovativa e completamente a tema, come lo è stato lo show offerto alle 27 nazioni presenti con oltre 300  atleti in gara. Ballerine e ballerini che hanno danzato  sul tema acqua con musiche forti e divertenti che hanno saputo catturare l'attenzione di atleti e non solo. Brava pure il sindaco di questa città, una bella signora che ha dialogato con il presentatore in un perfetto inglese e non si è persa nel politichese! 
Emozionato il professor  Pollert che ha voluto ricordare che questo evento sarà l'ultimo in assoluto di una certa importanza per il C2, lo ha sottolineato con voce decisamente rotta dall'emozione perchè cancellare questa categoria è come cancellare un pezzo importantissimo di storia del nostro sport. 
Un momento tanto esaltante che Albert Wood, presidente della Federazione Europea della Canoa, ha dichiarato aperti non i   campionati Europei ma bensì i Capionati  del mondo 2018!

Occhio all’onda!   

I tracciatori:  a destra Jiri Prskavec, designato dal Comitato Organizzatore, con Bogdan Popiela estratto da una rosa di candidati tra gli allenatori che si sono proposti.