La prima volta con 8 risalite

Si finisce come si parte in senso opposto con due risalite consecutive, ma la logica non cambia… se una logica questo percorso tracciato dai francesi Julien Billaut e Arnaud Brogniart ce l’avesse! Otto risalite, come lo permette il regolamento, poi sarà un zigzagare per il canale olimpico di Penrith senza però seguire la filosofia dell’acqua, andando alla ricerca delle porte che sembrano essere state messe a caso o meglio posizionate da chi vuole evitare onde e riccioli: una sorta di « chicken way tra i pali dello slalom » per non bagnarsi  neppure la faccia! Si andrà ben oltre ai 95 secondi consigliati dalla regola 23.2 come non sembra che ci sia possibilità di utilizzare il primo punto della regola 23.1 dove si dice che ci dovrebbe essere almeno una combinazione che offra agli atleti la possibilità di avere diverse opzioni di scelta. Tanto meno il punto 2. dove si dice di mettere le porte dove è possibile usare la tecnica sfruttando l’acqua.
Chi sono i tracciatori è presto detto. Partiamo da  Billaut che  è un francese 38enne che in carriera ha vinto due ori ai mondiali a squadre in K1 (2005 proprio qui e nel 2006 Praga) ed è stato protagonista di una vicenda piuttosto discussa in relazione al fatto che dopo il mondiale di Praga, dove sulla classifica era secondo dietro a Stefano Cipressi,  la sua nazione  presentò ricorso per il risultato andando contro a quanto era stato deciso durante il mondiale.  Trascorsi diversi mesi l’ICF assegnò il titolo di campione del mondo nel k1 uomini anche a Billaut così risulta, per la prima volta nella nostra storia,  che quel mondiale lo hanno vinto in due! Si è ritirato dall’agonismo nel 2009 e da qualche anno si è trasferito con la famiglia in Australia per allenare la nazionale. Segue in particolar modo Delfoure anche lui francese migrato da queste parti per avere una vita sportiva meno stressante rispetto a quella che ha lasciato nel paese natale. 
 

Arnaud Brogniart non ha grandi trascorsi da atleta e arriva da Toulose, ma sembra in procinto a lasciare la cittadella della Linguadoca conosciuta come «La Ville Rose» per il colore dei mattoni utilizzati per costruire numerose case della zona, per andare a stabilirsi alle porte di Parigi dove oramai è imminente l’inaugurazione del canale olimpico per il 2024. Ovviamente i transalpini hanno già iniziato a costruirvi la loro roccaforte fregandosene di qualsiasi fair play sportivo.  Attualmente Brogniart  allena Biazzizo che assieme a Neveu sembrano essere i due atleti che la FFCK ha individuato per essere i portacolori a Tokyo 2020, ma si sa che tra i due litiganti il terzo…

Bene! si torna in gara a distanza di una settimana per gli Oceania Championships aperti anche agli atleti europei che sono numerosi e soprattutto molto agguerriti. Rispetto a sette giorni fa non ci saranno però al via gli inglesi che sono ritornati a casa lunedì per preparare ora le selezioni a fine aprile sul canale di Lee Valley e le cose non sembrano facili per nessuno nella terra della amata regina.

Programma e orari praticamente uguali agli Australian Open una differenza sembra il tempo atmosferico. Infatti sembra che non ci sia nulla di buono all’orizzonte se non forti piogge!

Occhio all’onda!

Per seguire le gare in diretta cliccare qui

Clarke e Fox gli ultimi due ori degli Australian Open 2019

Il podio del K1 men da sinistra Delfour, Clarke e Schubert
Raffy per cena ha preparato un delizioso risotto agli spinaci e gamberetti: una abbinata vincente, forse inusuale, ma molto deliziosa. Peccato solo che ad accompagnare il tutto non ci fosse del rosè fresco  oppure un buon bicchiere di prosecco. Tutto non si può avere nella vita, ma accontentiamoci comunque perché le cose certo da queste parti non vanno male.

L’altra abbinata vincente sicuramente l’hanno fatta gli inglesi che dopo la vittoria di ieri con David Florence in C1 sono riusciti oggi  a strapparne un’altra con Joeph Clarke nel K1 uomini. Ci sarebbe però più da parlare della semifinale che della finale del britannico campione olimpico visto che  ha staccato  tutti di diversi secondi: 3.01 a Kauzer (che ha passato la 14 con un forte dubbio di massima penalità - foto 1), 3.40 a Tunka, 3.59 a Watkins, per arrivare fino ai 5.11 di Martin Dougoud, lo svizzero che ha preso l’ultimo posto disponibile per la lotta alle medaglie.
La chiave del successo è tutta da ricercare tra la porta 13 in risalita  alla successiva risalita 16. Qui Clarke riesce a far correre la canoa come nessun altro e piombare dentro la penultima risalita del percorso come una fulminata. Cosa che non gli riesce però in finale, infatti tra le sue due prove c’è una differenza di ben 2.90. Poco importa perché alla fine risulterà lui il vincitore davanti a Delfour e a un ritrovato Schubert. Con 90,16 Giovanni De Gennaro passa prima in finale con il nono tempo poi in finale si migliora di 16 decimi e finisce settimo. Zeno Ivaldi fa registrare un 90,06 più una penalità con il caschetto alla risalita 16 che gli cancella la possibilità di scendere in acqua per l’ultima e più importante manche di giornata. Prove da considerare più che positivamente per i due k1 italiani perché hanno dimostrato di essere competitivi. 

L’avevo scritto che Jessica Fox soffre a gareggiare in casa e oggi ha rischiato di non vincere in C1 considerando che ha trovato una Ana Satila impressionante per modo di pagaiare e per determinazione specialmente dopo che in un primo momento sembrava che la brasiliana fosse finita 11esima in semifinale. Solo dopo oltre 15 minuti le è stata tolta una penalità che l’ha rimessa in corsa. L’occasione si è fatta ghiotta per lei e non se l’è fatta scappare finendo a 33 decimi dalla regina e padrona di casa, che saluta, ringrazia per il pericolo scampato e da appuntamento a tutti alla prossima settimana per gli "Oceania Championships".  Gare che si disputeranno sullo stesso canale e con le stesse modalità seguite per questo week-end.

Occhio all’onda! 


Il 50 di Kauzer in finale alla porta numero 20.

Il passaggio giudicato pulito alla porta 14 di Peter Kauzer in semifinale. Qualche dubbio però da queste immagini e sul percorso il campione sloveno ce l'ha posto.



Il podio C1 donne da sinistra Ana Satila (BRA) al centro Jessica Fox AUS) e destra Noemi Fox (AUS)

Daniel Watkins al termine della gara pedinato per l'antidoping!

Io con il mio amico Timmy Walker cresciuto canoisticamente al  mitico CCVR ora vive qui in Australia per amore! 

Semifinali e finali importanti per C1 uomini e K1 donne

Il podio C1 uomini all'Australian Open ICF Ranking 2019 - da sinistra secondo classificato M.Thomas, al centro il vincitore D.Florence e a destra il bronzo Raffaello Ivaldi.
In Australia praticamente è impossibile trovare il sale grosso! Trovate quello fino rosa dell’Himalaya, trovate il sale nero indiano oppure delle Hawaii, quello affumicato, ma ripeto quello grosso nulla da fare. Il motivo lo si capisce al volo perchè quando cuciniamo la pasta, rispettando i sacri dettami della nostra brava e attenta dottoressa Daniela, ne sentiamo la mancanza. Anche sulla carne alla griglia ci sta bene il sale grosso… bisognerebbe riuscire a  farglielo capire anche agli «Aussi»!

Florence, che oggi ha vinto la finale del C1 uomini,  non è solo un grande  campione, ma è anche molto  intelligente, dote che gli permette spesso e volentieri di essere il protagonista in finale. Lui non  teme nulla ed è sempre spinto dalla voglia di sperimentare sempre e comunque.  Si pensi, che oggi in semifinale e finale, uscito dalla porta ≠14 in discesa, ha cambiato lato di pagaiata per il resto della gara. Lui, che ha passato una vita pagaiando a destra e vincendo di tutto e di più, si è messo in discussione già dall’anno scorso pensando bene che forse in certe situazioni conviene cambiare lato di pagaiata. Oggi era evidente il vantaggio che ne derivava agli atleti di mano sinistra da quel punto preciso in cui il britannico ha pensato bene di cambiare, come altrettanto chiaro era che i destri erano avvantaggiati fino lì. Quindi va dato il merito  al 36enne scozzese di aver messo in acqua la strategia vincente piegando la resistenza dei più agguerriti avversari. Lui, che nel 2008 stava per lasciare la canoa per diventare un astronauta dopo essere stato inserito nel progetto dell’European Space Agency, ci ha fatto capire l’importanza di combattere fino all’ultima pagaiata.
La regola ICF numero 7.1.1 nel secondo capoverso recita: «Canadian canoes are decked boats propelled by single- bladed paddles and inside which the athlete must kneel ». Io a questo ci aggiungerei: «the male athlete in canadian canoes can’t change side of paddling after the start. It is only permitted to use the debordè stroke».

Macchiavelli direbbe che tutto è lecito per ottenere la vittoria, ma l’onore di esser destri o sinistri si dovrebbe però salvare!

Una bella lezioni l’ho imparata oggi anche dal nostro Raffy che nonostante in finale abbia commesso un grande errore tra la 2 e la 3 non ha mollato e ha portato a casa un terzo posto assoluto decisamente importante per la sua crescita sportiva. C’è da lavorare ancora  molto, ma mi sembra che il giovanotto non si faccia intimorire dai grandi nomi della specialità che oggi sono rimasti a guardare sulle rive: nessun slovacco in finale (Slafkovsky 17^, Benus 20^ e Mirgorodsky 25^), avvenimento certamente storico; non c’era neppure il campione del mondo Franz Anton  finito 15^ in semifinale, fuori anche Lukas Bozic 16^. Finale quindi in C1 con 3 francesi (ce ne sono 35 qui di atleti transalpini ad allenarsi tra tutte le categorie), 2 italiani, 2 Repubblica Ceca, 2 inglesi, 1 spagnolo.

Che dire della finale nel Kayak femminile dominata da una Riccarda Funk fuori portata anche per Jessica Fox che ci ha provato con ogni mezzo, ma alla fine ha contenuto il distacco in 1,16. Bronzo alla tedesca Schornberg che però dalla compagna di squadra si prende la bellezza di 4 secondi e 45. Kuhnle, che aveva vinto la semifinale, non si smentisce e finisce nelle retrovie con 4 penalità, ma anche con oltre 5 secondi di ritardo dalla vincitrice.

Domani per noi, questa notte per ci segue dall’Italia, semifinali e finali per K1 uomini e C1 donne. Tra gli uomini abbiamo in gara Giovanni De Gennaro e Zeno Ivaldi, mentre le azzurre della canadese sono a Ivrea ad allenarsi con il tecnico federale Erik Masoero, loro hanno un solo due obiettivi quest’anno… crescere tecnicamente e fisicamente poi il resto verrà da solo!

Occhio all’onda! 


Raffaello Ivaldi si concentra prima della semifiale, cosa c'è di meglio se non guardare l'acqua che corre!

Daniele Molmenti in attesa della partenza degli azzurri si rilassa sui puffi!

Il direttore tecnico Maria Grange Prigent delle specialità olimpiche della canoa della Francia durante una pausa lavarando al computer.

Daniele Molmenti analizza il video con Roberto Colazingari tra la semifinale e la finale.

Pierpaolo Ferrazzi rigusta il podio olimpico 19 anni dopo!

Qualifiche in archivio


Ci sono due cose che gli allenatori in Australia acquistano ogni anno e sono più esattamente  il berretto in paglia e l’ombrello marchiato «Bunnings Warehouse». Il motivo è semplice perché con 10 dollari australiani  ti compri due cose assai utili da queste parti sia che ci sia il sole sia che tiri vento e pioggia! Il primo ci fa sembrare un pochino tutti cow-boy che nascondo nel fodero no il revolver, ma la telecamera e il cronometro, forse oggi dovrei dire I-Pad e I-Watch considerando l’alto numero di tecnici che li stanno usando. Il secondo, l'ombrello, è di colore verde scuro ed è meglio, appena lo si acquista, scriverci con pennarello indelebile il nome e la nazione, altrimenti rischia di confondersi con gli altri cento che trovate lungo il percorso. Questa oggettistica torna a casa con gli allenatori oppure a volte si abbandona nelle macchine a noleggio lasciando un pezzo di noi in quel baule. Al momento del commiato però, chiudendo lo sportello, li guardi e rivedi  in un attimo tutto il tempo trascorso in quella parte di mondo che tutti chiamano «down under» e capisci quanto anche loro sono stati utili nella tua missione!

Siamo in un week-end di gare e come sempre le gare ci regalano emozioni e tremiti in continuazione e ci fanno ricordare il motivo per cui alleniamo i nostri ragazzi. Si passa, magari,  tutto il giorno a preparare una manche. Ti  alzi all’alba per tornare a letto solo a notte inoltrata dopo aver rivisto attentamente per la centesima volta le manche della giornata o, come nel caso di tutti i venerdì competitivi, la dimostrazione del percorso per le gare di semifinali del giorno dopo. Ma questa è la nostra vita che forse nessuno di noi vorrebbe cambiare per altre.
 
Siamo all’inizio, ma cose interessanti si sono già viste fin dalle qualifiche. Ci sono state conferme come quelle del campione olimpico nel K1 men seguito dal folletto Prskavec, ma c’è stato anche un terzo posto, nonostante un errore nel traghetto alla « main wave » di metà percorso, di Zeno Ivaldi che ha fatto una gara molto contenuta con il chiaro scopo di cercare di trovare i ritmi giusti,  così come ha fatto Giovanni De Gennaro che nonostante un 50 dubbio alla 11 in prima manche si è portato a casa la vittoria in seconda manche con un 93,69 che esprime tutto il valore di questo atleta bresciano.  Anche nella canadese monoposto gli azzurri hanno tempi per entrare in finale nella gara vinta dal campione olimpico Gargaud. Nel kayak femminile Funk ci fa capire che su quest’acqua in casa della grande rivale Jessica Fox  ha una marcia in più che si chiama leggerezza. A perdere l’australiana ci può anche stare purché succeda una volta sola considerando poi che in C1 il suo 108,32 non è decisamente male considerando che sarebbe stato il 14esimo tempo nel kayak femminile e solamente di 0,04 più lento della sua manche in k1. Bisogna dire però per onestà (rischierei la radiazione dall’ordine dei giornalisti se non lo facessi) che da seduta ha pagato tanto per i due tocchi fatti e forse c’era pure della tensione poiché per gli australiani valgono pure come prove di selezione. Ora pensare che una campionessa del suo calibro posso essere tesa per una banalità come quella di passare le selezioni  nazionali ci fa capire quanto possa incidere, anche su mostri sacri del suo calibro,  il fattore emozione!

Il percorso di domani sostanzialmente non cambia nella forma e tanto meno nella sostanza:  si velocizza un pochino considerando che la prima sponda è stata alzata e quindi sarà più veloce. La parte centrale praticamente non cambia. Al salto si sono invertite le risalite quindi prima sinistra e poi a destra rendendo la cosa più fluida, mentre alla rapida che qui chiamano « Jack’s » si è spostata la verde sul buco e la sponda è inevitabile… sarebbe contente la mia amica Cristina Giai-Pron che per la verità non ha mai amato molto farsi prendere dai buchi per farsi trasportare da parte a parte, lei era una che lavorava con la testa e la determinazione e se poteva ci restava bella lontana dalle sponde! Il tracciato chiude con una parte finale ancora più veloce di quella delle qualifiche, infatti la 19 discesa andrà affrontata salendo sul buco per poi farsi portare tutto a sinistra per imbucare al volo l’ultima delle sei risalite.

I disegnatori, anche per le semifinali e finali,  non hanno voluto arrischiarsi nello sperimentare l’opportunità di mettere otto risalite. Noi confidiamo nella settimana   prossima   per gli "Oceania Championships", forse per allora saranno più audaci e pronti per osare un pochino di più? Mah... è la domanda che ci stiamo facendo tutti qui a testa in giù, ma in attesa della risposta godiamoci le gare che entrano nel vivo!

Occhio all’onda! 








Si inizia con la stagione di gare 2019


Tre settimane fa l’attenzione nel fine settimana era tutta per le fasi finali dell’Australian Open di tennis che si sono concluse con la resa incondizionata di  Rafael Nadal che non ha saputo scardinare un Novak Diokovic impenetrabile attento su ogni palla e scattante come una gazzella nella savana,  conscio più che mai  che il minimo errore avrebbe aperto una breccia ad un leone affamato, ma confuso tra l’azzurro campo di battaglia che lo ha visto trionfare una sola volta nella sua incredibile carriera sportiva. Arrivare alla finale senza aver perso un  solo set poteva essere presagio ad una trionfale vittoria, ma mai farsi ingannare dalle apparenze. Haines Aigner agli europei del 2016 a Liptovsky entrò in semifinale come 40^, in finale come 10^ e alla fine salì sul podio. Franz Anton nel 2018, anno che lo consacra campione del mondo in C1, ha preso 3 medaglie: due in coppa e una per l’appunto ai mondiali,  passando però sempre dalla seconda manche di qualifica. Quindi quando tutto sempre essere svanito ecco il colpo di genio, la determinazione e la voglia di non mollare riprende consistenza  stravolgendo ogni più rosea aspettativa.  
La settimana successiva ad intrattenerci c’è stato Sanremo, una  69esima edizioni che puntuale ci ha regalato gossip, musica e tante parole lette e ascoltate. Bisio si è  dimostrato di valere quello che effettivamente è: un grande professionista dell’arte recitata e professata con la voce e con la mimica di un corpo che sottolinea ogni sua sillaba. Virginia Rafaelle mi è piaciuta: brava, brava. Poi c’è stato lui il Claudio Baglioni che a mio modo di vedere è stato preciso e puntuale come lo è stato l’anno scorso.
Sull’esito finale della gara canora non mi esprimo non essendo un esperto, anche se devo dire che qualche perplessità mi è venuta guardando certi risultati.
Questo fine settimana invece a tenerci impegnati ci sarà l’esordio agonistico della canoa slalom a livello internazionale con gli Australian Open sul canale olimpico di Penrith e con al via il meglio che lo slalom mondiale può offrire in questo momento. In pratica ci sono tutti. Tanto per dire in C1 mancano solo Tasiadis e Martikan, nel kayak maschile non parte il numero 1 del ranking ICF Prindis, che c’è ma essendo a corto di preparazione preferisce rimandare l’esordio agonistico, poi in pratica ci sono tutti i primi 30 del ranking. Lo stesso si può dire per il k1 donne dove unica assente di prestigio Mallory. Alto anche il numero di partecipanti: 122 K1 men, 70 C1 men, 80 donne in K1 e 46 in C1. Il percorso è stato tracciato da Pierpaolo Ferrazzi (sarà tracciatore anche a Bratislava per la Coppa del Mondo) e da Mike Druce. 20 porte con 6 risalite molto classiche, nessun punto particolarmente difficile o ambiguo. Bisognerà far correre la barca dall'inizio alla fine e sicuramente  avremo una classifica molto corta. 


Insomma l’apertura 2019, anno in cui si decideranno le barche olimpiche, parte con il botto, quindi l’obbligo di seguire le gare e potete farlo cliccando qui!

Occhio all’onda!


 

Parliamo di donne

Maialen Chourraut con  il marito allenatore Xabi
Maialen Chourraut, la campionessa olimpica di Rio 2016, gira come una trottola sul canale di Penrith, sia di mattina che di pomeriggio sotto gli occhi attenti del marito nonché allenatore Xabi che riprende ogni sua pagaiata. Con loro c’è la figlioletta Anè e  la nipote Maite. Quest’ultima è la  figlia della sorella di Xabi quindi Xabi è lo zio che usa il cappello quando c’è il cielo  bigio e non quando c’è il sole. Io per la verità  una spiegazione ce l’ho, ma aspetto Taberna, l’altro allenatore spagnolo che è in viaggio per arrivare qui con altri atleti, per consultarmi con lui che conosce bene il nostro amico in comune Xabi, marito di Maialen e zio di Maite! Quindi per i dettagli ci aggiorneremo lo prometto. 
C’è pure Riccarda Funk, che per qualche giorno si è allenata con la barca vecchia di Jessica Fox, tanto lei se ne va sul lago del canottaggio con la barca giallo verde da velocità a macinare in solitudine, ma accompagnata dalla musica, chilometri sul bacino che aveva visto trionfare, in una giornata di vento e onde, la nostra campionessa di un tempo, poi ministra, nonché senatrice e oggi credo solo mamma Josefa Idem. Ahimè anche i teutonici hanno dovuto piegarsi alla disorganizzazione delle compagnia di bandiera che ha lasciato nelle fredda Germania le barche di tutta la squadra, arrivate con qualche giorno di ritardo. Riccarda sembra aver perso qualche chilo, ma non certo la voglia di allenarsi considerando le migliaia di porte che ogni giorno divora scendendo con frenesia sulle acque calde di Penrith, seduta dentro una canoa arancione e rosa  che governa con estrema grazia ed eleganza, fanno paura le sue accelerazioni tanto che lo scafo sembra non toccare neppure l’acqua. C’è poi la leggenda delle tirate alla sbarra che sembra fare in grande quantità con un peso pari alla metà del suo corpicino dalle gambe lunghe, ma anche  un pochino segnato dalla scoliosi.  Tutti siamo consapevoli del suo valore e lo mostra ogni volta che cavalca queste onde, l’unica incertezza forse è solo nel superare la paura di vincere che potrebbe essere l’elemento decisivo nella sfida eterna con la Fox.
Kaliska, Kudejova, Kragelj, Haratonova, Vojtova, Wood e la nostra Horn sono qui da tempo e lo si nota per l’abilità nel scendere il canale, ma anche dal colore della loro pelle: ambrata da un sole che quando è alto nel cielo diventa un elemento ulteriore da considerare e da combattere. Arrivate da qualche giorno invece Kuhlne, Wolffhardt, Satila, Hilgertova, quest’ultima da non confondere con la zia  bio-olimpionica ritirata ufficialmente della gare alla fine del 2017 che in questi giorni ha postato  qualche foto in canoa in mezzo alla neve abbondante a Praga. C’è anche Galuskova, la più vecchia delle due, la più giovane è a casa a completarle gli studi. Ci sono poi le Prigent al completo e la brava e affascinante transalpina Lucie Baudu che pagaia sia da seduta che in ginocchio. A questo appello mancano solo Mallory e Fiona che hanno preferito restare nel vecchio Continente ad allenarsi se pur con freddo e gelo. La prima certamente per seguire il suo allenatore Craig che non può lasciare l’amata Patria perché è in attesa dell’arrivo del secondo genito, mentre la seconda non ci è dato sapere il motivo di questa scelta. Mancherebbe dall’elenco anche Martina Wegman l’olandesina volante che il prossimo 12 giugno compierà 30 anni e che a Rio lo scorso anno è arrivata seconda nel mondiale Extreme. Il motivo della sua assenza è più che giustificato dal fatto che ieri in Nuova Zelanda è diventata la signora  Dawson. Eh sì!  Mike si è ritirato dalle gare e ha pensato bene di ufficializzare il suo rapporto con l’amata canoista. Da indiscrezioni, a rappresentare il mondo dello slalom, presenti alla cerimonia gli amici  di sempre e cioè Haridilek e Smolen, ma anche di questo aspettiamo approfonditi racconti che un giorno si trasformeranno in leggende forse grazie ai prodi che i due baldi giovani presto metteranno al mondo che,  visti i natali,  non potranno che scegliere di pagaiare!

Occhio all’onda! 


a sinistra Papia Prigent l'attuale direttore tecnico delle discipline olimpiche della canoa in Francia, mentre a destra Myriam Jerusalmi Fox allenatrice e madre di Jessica Fox. Con loro  ho condiviso la mia priam trasferta oltre oceano nel 1985 a Washington DC nel tempio di Jon e David.

Riccarda Funk all'opera in palestra

Anè la figlia di Maialen e Xabi sempre al loro finco a dare forza ed energia.

Buona prima domenica di febbraio


Il 22 dicembre è una data che mi ricorderò sicuramente anche se associata ad anni e a persone diverse che comunque in qualche modo si intersecano fra loro nelle storie della loro e della mia vita. Il 22 dicembre  1993 nasce Zeno, il 22 dicembre 2018 si sposa Giorgio. Ora raccontarvi chi è il primo mi sembra scontato mentre per il secondo  mi ci vorrebbe molto tempo perché dovrei riassumere la storia dei miei primi otto anni di allenatore di club. Dovrei quindi scrivere una sorta di autobiografia dove Giorgetto, Teo, Lu, Corinna, Luca e tanti altri baldi giovani, che ho avuto l’onore di vedere crescere con la canoa, erano i veri protagonisti all’interno di una Società sportiva che per tanto tempo era diventata per molti di noi una sorta di grande famiglia. Questi giovani, che oggi sono dottori, uomini, donne, genitori, sanno ancora emozionarmi non solo nei ricordi che porto sempre con me e che sono fonte ispiratrice per vivere ogni giorno intensamente, ma lo sono anche quando li incontro, se pur ormai raramente.  Piccoli o grandi particolari che spesso rivivo forti dentro di me, vecchi ricordi rinfrescati dai nostri, come dicevo, pur rari incontri. Con alcuni di loro ci siamo comunque sempre nei momenti che contano con  con la speranza, che è più una certezza, che questo grande affetto non si perderà mai. Ecco quindi  che l’abbraccio e le parole che ho ricevuto da Giorgetto alla fine del matrimonio sotto la cupola del San Micheli è uno di quei momenti che ti resteranno dentro per sempre e che conservi con le belle parole che il neo sposo mi ha sussurrato con l’emozione del momento nel forte abbraccio che ci siamo regalati. Quel sabato mattina il sagrato, di una delle più belle chiese di Verona, San Giorgio in Braida per l’appunto, al cui interno si ammirano opere del Tintoretto e di Paolo Caliari, con i loro capolavori del  martirio di San Giorgio e del battesimo di Gesù, era vivo di bei giovani che portano sempre nel cuore la canoa,  elemento comune che li ha resi unici e forgiati all’amicizia e all’intensità della vita.  Gente sorridente, fresca, energica che si stringeva attorno a Gloria e Giorgio, una  coppia pronta ad affrontare una nuova avventura che sicuramente regalerà  loro grandi emozioni e gioie indimenticabili. In quel momento ho rivisto dentro di me le ore di allenamenti, trasferte, discussioni, vacanze,  che ci hanno uniti per molti anni e che hanno suggellato il nostro reciproco rispetto.  Al mio fianco,  come sempre,  a capire, a percepire e a condividere  la mia emozione Amur che è stata a lungo  per tutti quei giovani la sorella più grande, la più onesta e la più saggia compagna di viaggio per tutti noi. Senza il suo sorriso e senza la sua energia poco avrei fatto e anche in questa occasione, in cui vedevamo un figlioccio maritarsi, era lì presente al mio fianco per darmi forza  e sicurezza come sempre.  
A questo punto non ci rimane che augurare a Gloria e a Giorgio… figli canoisti che siano maschi o femmine poco importa comune potranno seguire le gesta del padre su un fiammante C1! 


Occhio all'onda!





PS - purtroppo è arrivata dall'Italia una brutta notizia, noi non possiamo che  stringerci nel dolore della Famiglia e del Canoa Club Bologna, le nostre preghiere sono tutte le loro.

Buona ultima domenica di Gennaio 2019

Da allenatore sono 16 anni che percorro il cammino inverso dei gabbiani, da atleta l'ho fatto per la metà: scappo dall’inverno per andare a cercare l’estate per preparare al meglio  un’altra stagione per chi vuole dare vita e concretezza ai sogni di gloria, ma soprattutto per chi ha la capacità di farmi sempre sognare e vivere intensamente. Mi emoziono ogni mattina quando la luce dell’alba entra dalla finestra della mia stanza e mi preannuncia un’altra giornata ricca  di lavoro, sorrisi, sofferenze e gioie. Mi eccito ogni volta che sento la sirena che preannuncia l’apertura dell’acqua sul canale olimpico di Penrith, mentre quando salgo lentamente con il termos dell’acqua fresca e lo zaino sulle spalle la piccola collina che mi separa dal punto di partenza,  mi rendo conto di essere fortunato perché sta per iniziare una nuova avventura che sicuramente mi regalerà emozioni. Si sta costruendo e posando un altro piccolo tassello per crescere, per migliorare, per dare forza e positività a tutti noi.  Rivivo ogni volta l’incanto di una magia che mi ha catturato 45 anni fa  in un sabato pomeriggio autunnale sulle acque dell’amato Adige e che non mi ha più lasciato.  Cosa sarebbe la vita senza tutto ciò? Il «parterre du roi» che mi circonda scintilla di allori  olimpici, iridati e continentali. In acqua su quel laghetto di partenza c’è pronta a scattare allo scoccare dell’ora il meglio che la nostra gioventù possa offrire in questo momento. Atleti forgiati da ore e ore di pagaiate tra onde e riflussi che danzano in continuazione come folletti in un paradiso di fiori e frutta fresca, balzando da fiore in fiore, da porta in porta  come api che  golose si nutrono di nettare fresco e puro. Ogni giorno che passa la fatica si dipinge sempre più sui loro volti e la pelle ormai ambrata testimonia ogni sforzo compiuto. Per noi allenatori,  che camminiamo avanti e indietro saltelando tra l’erba e la corsia rovente di cemento capace di assorbire e trasmettere tutto il calore che solo il sole australiano offre, c’è l’immensa gioia di godere in diretta di tutta quella maestria che  sul canale olimpico ogni giorno si esprime. Opere d’arte che si vanno via via costruendo e che si potranno ammirare nella loro compiutezza solamente  a distanza di mesi e forse per taluni di anni. Per qualcuno l’opera rimarrà incompiuta o nascosta, ma infondo quante Gioconde noi tutti conosciamo? ma quante in realtà ne esistono nell’anima di ognuno di noi e nella mano di migliaia di sconosciuti artisti? Poco importa saperlo se nel nostro animo c’è la felicità di averci provato con la passione che solo la gioia della stessa è capace di offrirti.

Buona domenica e … occhio all’onda! 



Rallentare per andare più veloci


Per andare forte bisogna saper andare piano! Sembra assurdo, ma a volte il reale problema per affrontare bene alcune combinazioni di porte dipende dalla velocità con cui ci si approccia  alla stessa, quindi dobbiamo imparare a gestire velocità diverse per ogni singola azione. Gli atleti non amano rallentare in corsa il loro scafo e tanto meno diminuire la frequenza di pagaiata poiché il tutto è visto come una perdita di tempo.  Il fare associato alla fatica diventa l’elemento tranquillizzante dal punto di vista psicologico: faccio fatica e giro le braccia velocemente quindi significa che sto andando forte. Rallentare un’azione per esprimere effettivamente il potenziale completo dovrebbe essere la norma assoluta e non dovrebbe essere viceversa la preoccupazione maggiore.  La paura di non fare cattura il cervello che ti stimola in continuazione con mille suggerimenti, ma l’abilità è prendere il toro per le corna e dirgli: « senti cervello stai calmo, apprezzo il tuo contributo, ma tu ascolta la musica dell’acqua e il ritmo del cuore. Dagli spazio per mandarti segnali positivi e ascolta.  Goditi il momento e in ogni gesto mettiamoci tutta l’energia che Tu, cuore, anima siete capaci di tirare fuori, al resto ci pensano braccia, schiena e gambe». Restare quindi  in attesa diventa il vero problema e il motivo è semplice: gestire il silenzio interiore probabilmente è complesso perché solo con l’ascolto si diventa partecipi della propria azione.
I cambi di ritmo non devono essere solo intesi in accelerazione, come ad esempio dopo essere usciti da una risalita o dopo una combinazione, devono esser anche percepiti nel  senso contrario e cioè in decelerazione. Quindi portare la canoa a rallentamenti voluti per impostare una risalita o per preparare la stessa per specifiche manovre diventa il vero segreto dei campioni. Le espressioni che molte volte chi guarda usa come: « sembra non aver fatto fatica » oppure « ma come ha fatto essere così veloce che non pagaiava? » riassumono  meglio di mille compendi tecnici la vera filosofia su cui bisogna spingere quando alleniamo perché solo se abituiamo i giovani all’ascolto e alla percezioni di scorrevolezza dell’imbarcazione potremo poi, quando saranno più maturi, concentrarsi ad elevare all’ennesima potenza questa loro qualità. In tutto questo c’è pure un altro aspetto da considerare che è quello che non sempre il nostro corpo ci ridà feedback corretti. Consideriamo sempre che il corpo umano è progettato per la conservazione della specie ed eventuali dolori o disagi vengono utilizzati per metterci in guardia al fine di salvaguardare principalmente la salute.  Ecco quindi che i messaggi, che non sono altro che sensazioni,  devono essere interpretati nel giusto modo per non cadere nell’inganno che tutto quello che percepiamo è corretto. Come ogni cosa il tutto deve passare sotto alcuni filtri  che ci permetteranno di capire la validità dell’informazione ricevuta direttamente dall’acqua e dal nostro corpo.
Gli indicatori che possiamo ricevere dall’esterno sono l’occhio attento dell’allenatore, il supporto video e quello cronometrico. Elementi che vanno incrociati e che ci porteranno poi a ponderarli con le sensazioni percepite dai nostri atleti.

Occhio all’onda! 





 

Risalite da 6 a 8

Il 2019 ci porta  novità nel campo delle gare di slalom. La prima fra tutte è l’inserimento della possibilità da parte dei tracciatori di inserire due porte in risalita in più rispetto alle tradizionali 6 già previste: si potranno quindi avere anche 8 manovre in controcorrente (rules ICF Slalom 23.4)  A prima vista si  potrebbe pensare che si tratti di un piccolo cambiamento, ma in realtà non è così. Infatti sono molti gli aspetti che possono cambiare tra l'avere un tracciato a 6 o a 8 risalite, questa innovazione cambia in un certo senso la filosofia globale di una gara di slalom e di conseguenza dobbiamo porre degli accorgimenti in fase di preparazione.  Una scelta questa che se vogliamo ha due risvolti: la prima è quella di lasciare al libero arbitrio dei tracciatori  questa opportunità e la seconda è quella di contribuire a rendere ancora meno regolari i tracciati di gara nella loro totalità.  Dalla Tabella  A si capisce bene l’incremento in percentuale che avranno le risalite in relazione al numero di porte che si posizioneranno sul campo di gara: meno porte totali e più le risalite influenzeranno il modo in cui si dovrà affrontare l’intero percorso. Ad esempio su un percorso di 25 porte con 8 risalite queste ultime costituiranno il 32% delle porte da fare, fino ad arrivare su un percorso di 18 porte e con 8 risalite ad una percentuale del 44,4% quindi quasi la metà delle porte costringerebbero ad andare contro il senso della corrente! Nel primo caso di media ci sarà una risalita ogni 3 discese e nel secondo caso una risalita ogni 2 porte in discesa. Contro le attuali 5 e o 7. 
Tutto ciò potrà portare alla variazione della velocità di gara e in relazione a ciò paradossalmente il maggior numero di risalite renderanno il percorso più semplice da un punto di vista tecnico, incrementando invece l’aspetto fisico. Saranno più presenti le combinazioni risalita-risalita da destra a sinistra e viceversa così facendo si è già a 4 porte inserite ne rimarranno altre 4 da distribuire con un una combinazione a esse da un lato e una dall’altro e altre 2 risalite classiche una a destra e una a sinistra.  Questo per quello che potrebbe essere un quadro ideale, ma non tutti i canali e i tracciati offrono queste opportunità. Il gioco dello slalom quindi con più risalite diventa tecnicamente più facile perché si rallenta la velocità di discesa dell’atleta. Quindi con minori velocità diminuiscono i margini di errore considerando il fatto che le risalite in sé non sono  il vero elemento di differenza tra atleta e atleta, come si è potuto notare bene in questi ultimi anni di gare di alto livello.  La differenza tra competitori quindi la si fa all’uscita della stessa risalita e cioè dalla reattività con cui ogni atleta ritorna a pagaiare verso valle e quindi verso l’arrivo. Gestire la velocità complessiva su tutto il percorso è la vera chiave per un successo o per una buona prova.   Se viceversa impostiamo un tracciato con 8 risalite senza inserire una doppia combinazione di risalita significa che in pratica ci sarebbe una risalita ogni 2 porte in discesa, così facendo si capisce bene che la velocità di discesa verrebbe continuamente interrotta spezzando ritmi e fluidità.
C’è da chiedersi perché il boarding dello Slalom ha voluto fare questo inserimento che a mio avviso rallenta la spettacolarità che arriva solo se si aumentano le velocità di discesa e non certo inserendo più manovre in controcorrente. Una risposta vera non c’è data sapere e forse si tratta ancora una volta di un esperimento senza un preciso fine logico o con obiettivi chiari.
Alcuni anni fa era stata geniale l’idea di eliminare un palo nelle risalite, veniva lasciato solo quello interno e in questo modo gli atleti potevano lanciarsi veramente sul palo e ruotare in maniera estremamente veloce la loro canoa. si guadagnava dal punto di vista dello spettacolo, mantenendo comunque elevato il gesto tecnico estremizzandolo e nello stesso tempo si toglievano problemi su eventuali penalità.

Occhio all’onda! 




Amore non teme


L’infinita dolcezza di un padre che suggerisce al proprio piccolo le parole di un Cesare protagonista in una commedia per i bimbi allestita e gestita in un dopo pranzo di un primo giorno dell’anno ti fa apprezzare la magia della vita.  Poi ci sono quegli occhi lucidi e curiosi nello scartare i regali per le 40 primavere passate che ti riempiono il cuore di emozioni, ma scoprirai che non saranno le sole perché da lì a poco il cuore e l’anima della festeggiata scioglierà anche i più duri e alti muri che la nostra società a volte sa ereggere a difesa di una individualità che non ha motivo di esistere. La condivisione di gioie e dolori dovrebbero essere materie di insegnamento, dovrebbero essere la base per un vivere intensamente la vita. Perché ci propinano in età scolare, storia, filosofia,  arte, letteratura  e mille meravigliose poesie e romanzi se poi non incentivano a capire la tenerezza di un abbraccio o di un semplice sguardo? Cosa serve la sensibilità di poeti e scienziati se poi abbiamo paura ad aprirci al mondo e quindi agli altri nostri simili?
Entrare a far parte di un gruppo e sentirsi parte integrante nel solo tempo di togliersi gli scarponi per infilarsi le ciabatte non è sempre scontato e non è certo la normalità. Io credo nell’infinita bontà umana, ma soprattutto credo che in ognuno di noi esista la potenzialità per contribuire a  migliorare la vita sia propria, ma anche degli altri.
Le vere poesie non sono solo quelle  scritte, ma sono anche quelle percepite e  che viaggiano nello spettro elettromagnetico che chiamiamo luce e che vanno a colpire il cuore,  interagendo direttamente con la materia più profonda che l’umanità ha: l’anima!   Questa impalpabile, leggiadra ed infinita dolcezza l’ho percepita nel momento preciso in cui i tuoi occhi si sono illuminati di immenso incontrando quelli teneri, passionali e di un profondità unica del tuo amato e che mai aveva smesso di fissarti. Emozionarsi per un prodotto della terra e che ti ha accompagnato fin dal tuo nascere, una sorte di coscritti, che  come Te ha preso  valore ogni giorno passato, non è comune per tutti e ci ha fatto capire che le emozioni arrivano dal profondo del cuore senza intermediari.
Tu sei cresciuta, hai studiato (e pure tanto), hai generato altre vite, hai girato il mondo in lungo e largo, hai amato, hai lasciato, hai gioito e hai pure sofferto, eppure dalle cose semplici come può essere il buon vino hai preso la freschezza e la genuinità integralmente. 

Grazie di tutto ciò cara e splendida donna  e grazie ai tuoi meravigliosi Amici che come te sono dotati di estrema nobiltà d’animo e che sono animati da un grande amore per la loro grande  ed unica Lavi.

Occhio all’onda!