Tecnica legata alla strategia


A La Seu d’Urgell si mangia una ricotta a dir poco favolosa così come tutti i latticini che arrivano dal Cadì e cioè dalla montagna che sovrasta questa zona della Catalogna e che domina in lungo e in largo un’area dove la natura ha ancora un posto importante  e  di rilievo nella vita delle persone.  Il latte che viene prodotto dalle mucche al pascolo  ha ancora il sapore di un tempo, mentre la ricotta è pannosa e delicata nello stesso tempo.

Su campi di gara durante gli allenamenti vengono montate porte non ufficiali e normalmente, in maniera alternata,  i due pali che costituiscono la porta stessa sono uno di color rosso e un altro di color verde. Così facendo quando si spiega  il percorso agli atleti, in assenza di numeri sulle porte stesse, è più facile identificarle. Noi azzurri quando ci sono porte di questo genere le chiamano «porte Italia», con chiaro riferimento alla nostra bandiera,  mentre gli stranieri le identificano con i colori del Natale considerando che le chiamano: «Xmas gate». Due modi diversi per definire  la stessa cosa!

Il regolamento internazionale ICF ci dice che una gara di slalom dovrebbe durare 95 secondi con un «range»  maggiore o inferiore al massimo di 10 secondi. Sono ovviamente molti i fattori che determinano la buona riuscita della performance: dagli strumenti tecnici usati, alla condizione fisica, alle abilità tecniche, passando per la motivazione e la strategia di gara, senza poi considerare le esperienze precedentemente vissute.  Sono tanti gli atleti di diversi paesi che osservo e molti di loro mi incantano. Ce ne sono di molto bravi, moltissimi sono tecnicamente perfetti, un numero spropositato di slalomisti  su combinazioni di porte difficili trovano soluzioni veloci e dinamiche degne per vincere un campionato del mondo, ma solo pochi possono effettivamente aspirare ad una finale o vincere una prova iridata. Il risultato quindi, come si diceva,  è la somma di tanti fattori che devono coincidere nel preciso momento in cui c’è la prova stessa. Gli atleti passano tante ore con la pagaia in mano a provare e riprovare combinazioni di porte e altrettanto tempo viene dedicato alla preparazione a secco o ad osservare e studiare gli altri atleti per capirne i segreti e le tecniche.  Chi vince però ha la capacità di adattare la propria tecnica ad una strategia ben precisa che per una logica di tenuta fisica cambia per ogni fase della prova. Ecco quindi la necessità di allenare la tecnica tenendo sempre in considerazione che deve rendere ed esser efficace in conseguenza al momento della discesa stessa, molte volte invece ci si allena su  parti del tracciato finali come fossero affrontate nella fase di partenza, quindi nel momento in cui si arriverà in questa zona ci si troverà poco preparati ad affrontare le stesse porte con carichi di fatica molto pesanti che si pagano sia a livello fisico che mentale. 

Occhio all’onda! 

Altre proposte per migliorare il nostro tango

I distributori di benzina fanno un grosso errore nel posizionare il mega cartellone con i prezzi dei loro prodotti all’altezza dell’entrata stessa. Così facendo non ti lasciano il tempo di vedere ed eventualmente  di fermarti per il rifornimento. Quindi penso che possa essere una strategia precisa e voluta che ci sta a dire che la scelta di fermarsi non è legata all’informazione sui costi, ma dalla necessità di rifornire il proprio mezzo. 
Ho scoperto anche perché ai caselli di entrata delle autostrade ci sono due buchi diversi che emettono i ticket che certifica il punto di entrata. Il motivo è semplice: se il primo finisce parte il secondo e gli addetti hanno il tempo di essere avvertiti e di sostituire il rotolo finito con quello nuovo. La cosa mi ha rilassato perché era tempo che mi chiedevo perché a volte ritiravo il biglietto da uno e a volte dall’altro. Per la verità questo succede solo quando viaggio con i mezzi federali, perché sulle mie auto ho il telepass che è una grande e bella invenzione. 

Bene dopo questa serie di «profonde» riflessioni ne vorrei fare una che  mutuo dallo slalom al tango. Per preparare una gara, ma diciamo in generale per allenarsi col fine di migliorare la propria performance, non ci si limita a pagaiare nel modo più specifico possibile e cioè fra i paletti dello slalom, ma si utilizzano anche  mezzi come l’allenamento con sovraccarichi, la corsa, la bici o il nuoto, oltre all’allungamento del proprio corpo o a discipline sportive che possono in qualche modo aiutare poi ad esprimersi in slalom.
Mi sembra che nel tango, se pur nella sua forma non competitiva, poca importanza viene dato a tutto quello che si potrebbe considerare propedeutico a partire dallo stesso ascolto della musica.   In sostanza e in poche parole l’attenzione riservata al miglioramento degli aspetti condizionali generali è poca e, a mio modesto avviso, lavorando a « secco » si possono ottenere miglioramenti inaspettati.  
Esercizi propriocettivi specifici ci aiuterebbero a prendere più confidenza con i nostri piedi che nel tango assumono una funzione decisamente importante oltre che nella nostra vita, per non parlare poi dell’equilibro o di  esercizio di potenziamento che potrebbero stimolare diversamente ognuno di noi.  Ad esempio non sono molti i maestri che spingono in questa direzione poiché si concentrano di più su sequenze o passi e  poco si dedica ad esercizi di riscaldamento specifici.  Dare impulsi nuovi credo che sia importante per ogni tipo di attività perché in questo modo si mantiene vivo e stimolato il nostro apparato motorio offrendogli nuovi stimoli, ma con un obiettivo chiaro come quello di migliore il nostro ballo. Interessanti le proposte di ginnastica di gyrokinesis, pilates, o corsi di Yoga (al DNI di Buenos Aires ci sono ore dedicate proprio a questa disciplina finalizzata al tango). Per entrare nello specifico gli esercizi propriocettivi che i maestri propongono nelle lezioni di tecnica maschile o femminile  ci possono  offrono stimoli nuovi per migliorare e conoscere sempre meglio il nostro corpo e la sua bellezza nell’occupare lo spazio che ci circonda nel modo più elegante e personale possibile. 

Occhio all’onda!



 

C2 che bella barca!

Ricevo questa foto da Carlo Alberto Cavedini e pubblico
Oggi in sala video ho ricevuto un lungo applauso dai colleghi tecnici. Il motivo è molto semplice: ho aperto due tendoni laterali permettendo  all'aria di entrare, creando così immediatamente una piacevole sensazione di fresco.  Gesto semplice, ma che presumeva  pure dei rischi partendo però da un presupposto essenziale: avere iniziativa!  Molte volte questo sostantivo femminile è completamente ignorato da molti a discapito di chi viceversa ne ha troppa e che si trova costretto a fare più del dovuto.

Il C2 misto (un uomo e una donna) è la sublime combinazione di forza ed eleganza che porta ad un gesto affascinante  e nello stesso tempo unico.  La barca lunga identifica più di qualsiasi altra specialità  l’identità di  un paese facendoci immedesimare in essa. Il C2 misto fece la sua prima apparizione nel 1955 al mondiale di Tacen e proseguì fino alla prova iridata di  Bala nel 1981, poi un’interruzione di 36 anni per riapparire in Francia nel 2017. Per gli Under23 e per gli Junior viceversa quello di Cracovia in questa specialità sarà la terza edizione dopo Bratislava 2017 e Ivrea 2018. In genere questa accoppiata sportiva tra i due sessi è spinta parecchio dal CIO, tanto che nella sessione esecutiva di ben due anni fa del massimo organismo sportivo internazionale sono state introdotte per Tokyo 2020 gare miste per judo, tiro con l’arco, triathlon, tennistavolo,  ma non solo, infatti anche nell’atletica leggera, regina delle attività olimpiche, ci sarà una 4x400 mista così come per il nuoto con la 4x100. Nello slalom invece sembra andare avanti una linea che ancora una volta si discosta da quella che le altre disciplina stanno portando avanti, infatti l’impressione è che se le medaglie aumenteranno per la canoa saranno quelle dell’Extreme Slalom e non con il C2 misto.  Canoa Slalom quindi fuori dalle righe… come sempre, seguendo una strategia del tutto personale.

Giornata più che positiva per i colori azzurri infatti quasi tutti giovani atleti junior dell’Italia hanno raggiunto l’obiettivo minimo prefissato e cioè quello di entrare in semifinale. Peccato solo per Tommaso Barzon che per un tocco di troppo chiude qui la sua esperienza iridata.

Occhio all’onda! 


Il vero Amore lo si porta in spalle!




Tracciato molto discutibile

I tracciatori del percorso meditano sul lavoro fatto. 
Il momento più magico della giornata è quando si scende al campo di gara e si va a guardare con il proprio atleta per l’ultima volta il tracciato prima della manche.  Una infinita serie di emozioni ti assalgono e assapori ogni respiro tuo e di chi ti sta vicino che sempre ti guarda con occhi a volte dolci a volte dubbiosi e a volte severi. Si arriva alla fine del cammino e si ripassa minuziosamente quanto visto mimando gesti accompagnati da poche, ma essenziali parole. Poi ci sono  quei  gesti scaramantici da ripetere con doviziosa precisione e ci sono le ultime parole prima della partenza. Poi la corsa per seguire la gara fatta tutta di un fiato per arrivare alla fotocellula momento in cui, nel bene e nel male, si liberano tutti i pensieri, tutte le preoccupazioni che si trasformano in saggezza e consocenza. La corsa in sala video per scaricare i filmati, qualche veloce analisi con l’atleta stesso per poi dedicarsi ad un approfondimento di ogni particolare  con comparazione ed intermedi e la condivisione con gli altri tecnici per cercare di capire quale dovrà essere il passo successivo da fare.

Due parole bisogna pur spenderle sul percorso disegnato da Meritxell Rodriguez e Jean Michel Prono o forse bisognerebbe tacere perché qui rischiamo veramente l’incidente diplomatico, visto che in molti sono stati sorpresi per il rientro del francese anche in questo ruolo. Parlando l’altro giorno con Jordi Domenjo, un raffinato e profondo conoscitore del nostro sport nonché ex grande atleta della canadese monoposto e saggio tecnico, mi diceva che era contento nel rivedere il nostro Jean Michel all’opera nel disegnare il percorso perché così avremo capito finalmente quale dovrebbe essere la vera e pura  filosofia che l’ICF vuole portare avanti per il nostro lo slalom.
Bene… oggi l’abbiamo capito!  Rimaniamo tutti molto perplessi però  per i passi all’indietro che stiamo facendo discostandoci da quello che tutti gli altri sport stanno cercando di portare avanti e cioè: dinamicità e velocità. Si pensi che anche la ginnastica artistica, sport fatto di regole ferree e movimenti che devono avere una precisa ripetizione sono stati eliminati gli esercizi obbligatori per lasciare spazio ai soli esercizi di libera composizione. In altre parole significa che la gente e i media non sopportavano più spendere tempo e denari per vedere quelli che si considerano i fondamentali che viceversa vengono fatti per muovere i primi passi. Si vuole aprire, anche in uno sport così schematico, lo spazio alla fantasia.

Entrando nello specifico possiamo tranquillamente dire che le combinazioni 5/6, 8/9 e 14/15 non hanno una logica tecnica che possa supportare tale scelta. Lo scopo forse è quello di obbligare gli atleti a fare due retro, come viene consigliato nel regolamento dello slalom, ma che comunque molte volte non si rispetta. Se fosse questo lo scopo avrebbero avuto senso se messe a favore di corrente  in maniera tale da renderle dinamiche. Viceversa si costringono gli atleti a girare sull’acqua ferma con una manovra brutta da vedere e che blocca l’azione di scorrevolezza della canoa. Ci sono poi quei  sei  «Cost to Cost» dalla porta 5 alla 11 che rallentano e che fanno girare la testa anche agli spettatori.  
La mia idea di slalom è quella vista nelle gare a squadre con un percorso veloce a favore di corrente con le giuste sponde e con la dinamicità che il nostro sport esige per non cadere nella noia guardando atleti che lottano con correnti e flutti e che devono risalire le porte perché non ci arrivano direttamente.

Occhio all’onda! 



Cassio Ramon Petry, il tecnico brasiliano, in un momento di relax nella pausa tra mattina e pomeriggio.

Ben 4 atlete sul percorso contemporaneamente, questo fa capire la natura dello stesso.

Il campione olimpico Pierpaolo Ferrazzi  con il giovane Martino Barzon.
 
Tabella riassuntiva con percentuali relative alla prima manche di qualifica.



Mondiali Junior & U23 aperti oggi ufficialmente

Ci sono oggetti talmente perfetti che si fa fatica a non apprezzarne l'esistenza. Semplicità unita all’utilità portano praticamente alla perfezione che di per sé esige sempre una collocazione temporale per essere definita tale, considerando che tutto si può sempre migliorare.  Ci sono poi momenti che diventano unici con la stessa semplicità  con cui nascono, prendete ad esempio una seduta di allenamento fatta alle prime luci dell’alba con ragazzi e ragazze che sorridono ed irradiano energia senza confini. Poi sulla riva ce ne sono altri pronti a salire in barca appena scatta l’ora. Poi ci sono gli organizzatori che qui a Cracovia stanno allestendo alla grande un canale che è stato ristrutturato recentemente, cosa che lo rende unico dal punto di vista tecnico e molto interessante per gareggiare. Solo il tempo atmosferico fa le bizze, ma non solo qui da quanto si legge in internet e allora qualche piccolo aggiustamento al programma va doverosamente fatto.


Il  campionato del mondo 2019 per gli Junior sarà il numero 21 mentre per gli Under 23 rappresenterà la nona edizione, seconda per  Cracovia dopo quella del 2016. Per la verità questa edizione si sarebbe dovuto  disputare a Rio ad Aprile, ma il Brasile aveva  rinunciato dopo i mondiali assoluti dello scorso anno a settembre  per una serie di problemi economici e politici, quindi la Federazione polacca si è fatta avanti affidando a Zbigniew Miazek tutta la macchina organizzativa. Per raccontare chi è Miazek dovrei scrivere più di un post considerando il fatto che oltre ad essere il presidente del Krakow Kayak Club è anche il direttore del Centro Sportivo Kolna un complesso spettacolare con palestre, piscine, canale per gli sport fluviali, hotel e ristorante. Nel suo passato oltre a quello di atleta (era alle olimpiadi del 1992 in C1 e chiuse al 15esimo posto) c’è quello di allenatore che ha dovuto però abbandonare per dedicarsi a gestire un impianto meraviglioso come quello alle porte di Cracovia. Ci conosciamo da tanti anni  anche se il vecchio amico nel 2007 a Liptovsky Mikulas per poco mi faceva restare secco dopo avermi fatto assaggiare una sorta di grappa prodotta da lui che sfiora la purezza assoluta con i suoi 90 gradi! Ricordo che tentai più volte di ringraziare dicendo che non avevo ancora mangiato e quindi mi avrebbe procurato seri danni, ma dopo infinita insistenza e soprattuto per non mettere a repentaglio l'amicizia con il polacco,  mi vidi costretto a deglutire tale liquido che una volta raggiunto lo stomaco produsse quello che mi immaginavo... dolori allucinanti e senzazione di prendere fuoco.

Una semplice, ma coinvolgente cerimonia di apertura ha dato inizio ufficialmente alle danze, anche se per la verità le gare vere e proprie inizieranno solo martedì 16 luglio con le prove a squadre. Un programma, quello del mondiale per queste categorie, molto intenso e pieno che si concluderà solo sabato per poi lasciare la domenica all’extreme slalom. Al via oltre 350 giovani atleti in rappresentanza di 46 nazioni che si sfideranno a colpi di pagaia su questo nuovo tracciato. Il percorso verrà  disegnato dalla spagnola Maritxell Rodriguez Cadena, che fino ad oggi non ho mai assolutamente visto al canale, in collaborazione con Jean Michel Prono che oltre ad essere il Chairman del boarding ICF Slalom e Chief Official  ritorna pure a disegnare i percorsi di gara…

Occhio all’onda! 


in attesa dell'acqua... selfi con Erik Masoero e Lorenzo Biasioli!


 
Pierpaolo Ferrazzi con Chico fedele amico.


Il gruppo di atleti che fa parte del progetto ICF per lo sviluppo in paesi con meno tradizioni canositiche

Irati Goikoetxea con un gruppo di atlete dello sviluppo internazionale.


Un sabato italiano con 5 finali e 1 bronzo

Charalampos Troiannos ha 19 anni è greco e a Ivrea nel 2018 al mondiale Junior nel kayak uomini è arrivato 58esimo, mentre  qui, cioè agli Europei U23 di slalom,  è uscito di scena al 47esimo posto. La cosa che si evidenzia però non è il risultato, ma il suo cognome... che per un greco mi risulta decisamente strano!  

Un Europeo o un Mondiale di categoria hanno sapori ed immagini diverse rispetto ad un evento di pari importanza nella massima categoria e hanno la capacità e la forza di riportare lo slalom alle sue origini, quando cioè al seguito di chi gareggiava si univano genitori, parenti, amici e fans.  Si campeggiava con la tenda a lato del fiume e alla sera ci si riuniva attorno al tavolo per preparare la cena. Poi c’era sempre qualcuno che aveva la chitarra e alla fine si  cantava e si parlava a lungo. Considerando poi che i video erano per pochi eletti si iniziava a raccontare di gare e di come i campioni avevano vinto: lì nascevano le leggende che prendevano sempre più forza ed energia ad ogni ripetizione. Oggi le tende sono sparite sostituite dai camper e  la musica è via bluetooth… ma vi siete mai chiesti perché è stato dato questo nome alla tecnologia di trasmettere i dati senza fili che letteralmente significa "dente blue". Si dice che il nome di questo sistema  sia stato ideato e proposto da Jim Kardach, ingegnere Intel, che in fase di sviluppo stava leggendo il libro "The Long Ships" di Frans Gunnar Bengtsson, un romanzo storico sui vichinghi: fra i personaggi di questo libro compare proprio il re danese Harald Gormsson, detto "Bluetooth" ecco quindi che il passaggio in pratica è stato automatico.
Beh! non c'entra molto con il filo del racconto, ma a volte le cose nascono spontanee senza pensarci troppo, come nascono per puro caso incontri ed amicizie che poi si coltivano negli anni perché animati dalle stesse passioni. Oggi lungo il canale sento chiamare il mio nome e mentre  mi giro mi ritrovato difronte a Robert Knebel che mi fa i complimenti per le medaglie vinte e mi dice che era orgoglioso che io avessi premiato sua figlia che ieri è  arrivata seconda dietro alle nostre azzurre nella gara C1 a squadre Junior. Costui è una sorta di leggenda per la canoa discesa, non solo per i risultati ottenuti da atleta, ma anche per l’impegno che ha profuso per questa specialità.  Lo ricordo con piacere  nel 2004 a Garmish quando a vincere quel mondiale ci pensò, con una gara perfetta,  Carlo Mercati davanti proprio al potente ceco che si dovette accontentare del secondo posto. Knebel vinse ancora un argento individuale nel 2011 nella prova sprint ad Augsburg e un oro a squadre.  La figlia, Tereza Kneblova,  è molto brava e promette molto bene, in qualifica è arrivata seconda, vedremo in semifinale cosa saprà fare di importante.
Lo slalom è uno sport pieno di sorprese e Amalie Hilgertova lo sa bene, infatti se a Pau agli Europei assoluti era sorpresa per aver vinto una gara che proprio non si sarebbe mai aspettata di vincere, qui viceversa la sorpresa arriva dal fatto che non vince quando sembrava cosa abbastanza facile da fare. Finisce quarta a 4 secondi da Tereza Fiserova, quella stessa Fiserova che gareggia pure in C1 e che a Pau viceversa nella specialità in ginocchio era arrivata a ridosso del podio che ha mancato solo per un eccesso di penalità.
Nella canadese U23 la finale è a 11 considerando che Chaloupka e Ceccon hanno lo stesso tempo e lasciano fuori per un centesimo Miquel Trave, campione del mondo junior  nel 2018 che quest’anno si trova a gareggiare nella categoria maggiore come il suo collega Flavio Micozzi interprete, quest'ultimo,  di una semifinale da incorniciare e da ricordare a lungo visto che la vince su atleti più maturi di lui. In finale però commette qualche imperfezione tecnica e si deve accontentare di un comunque ottimo 9^ posto nell’anno del suo esordio fra gli U23. Il francese Nicolas Gestin, una sorta di fotocopia di Tony Estanguet per modo di pagaiare e per la barca che usa, sorprende tutti e si porta a casa un meritatissimo titolo continentale. Raffaello Ivaldi parte bene, ma paga pesantemente il calo di velocità tra la 10 e la 14 finisce in 5^ posizione con Paolo Ceccon ottavo. Non male però avere avuto 3 italiani in finale in questa specialità.

Il capolavoro tricolore della giornata arriva però da Francesca Malaguti che ad un anno di distanza si riprende una medaglia che le avevano rubato in maniera molto triste a Bratislava. Un bronzo che fa emozionare non poco il suo tecnico Paolo Borghi, che da sempre l’accompagna e la guida nella sua crescita agonistica e che oggi sicuramente viene ripagato dei tanti sforzi fatti in questi anni. Bravo a lui e a tutta la sua Società che è decisamene impegnata in prima linea sotto questo fronte.

Occhio all’onda! 




Europei Junior e U23 protagonisti di questa settimana di luglio



Il  canale intitolato alla memoria del suo inventore nonché progettista Ondrej Cibak quando si veste a  festa, e cioè durante le gare di slalom,  ha un elemento inconfondibile  molto particolare che tra le altre cose mi riporta indietro nel tempo quando giovinetto venivo da queste parti per allenarmi e per gareggiare. Eravamo intorno alla fine degli anni ’70 e per passare la frontiera ci volevano parecchie ore perché ti facevano tirare fuori tutto dal pulmino oltre al fatto di scaricare  canoe  per controllare ogni minimo particolare trasportato. Si doveva dichiarare dove si sarebbe andati, a molte volte serviva la lettera di invito della federazione stessa per quella gara che ti faceva evitare qualche lungaggine, ma non era detto. Si dovevano comperare i buoni benzina alla frontiera e certo non potevi sgarrare perché rischiavi di restare a piedi se per caso sbagliavi strada e facevi più chilometri di quelli programmati. Eravamo nella Cecoslovacchia comunista che aveva subito tra il 20 e 21 agosto del 1968 l’invasione delle truppe del Patto di Varsavia, mandando in fumo il tentativo di Alexander Dubček per fare uno stato socialista dal volto umano. Poi sappiamo tutti com’è andata  a finire la storia moderna: oggi la Repubblica Slovacca è una grande e bella nazione e la canoa  slalom è sport d'orgoglio nazionale,  un vero e proprio simbolo grazie ai risultati che dal 1996  ottengono con costanza impressionante.  
Dicevo di cosa caratterizza questa gara in maniera decisamente unica e sono le bandiere che puntualmente vengono fissate sui due ponti che attraversano il canale slovacco. Sul primo ce ne sono 7 e sul secondo 6 e tutte riportano il logo del "Kanoe Tatra Klub" di Liptovsky Mikulas che ha una tradizione nata nel 1946 mentre le prime gare di slalom sono datate 1956. Un tuffo nella storia del nostro sport che inevitabilmente per noi vecchi e attenti alle tradizioni ci fa ancora più apprezzare le gesta di questi nuovi eroi della pagaia. Tanta bella gioventù che con il sorriso e con la spensieratezza dei loro pochi anni di vita ci regalano momenti magici e  indimenticabili. L’esperienza che si vive con loro è unica e ha la capacità di dare vigore e forza non solo a noi, ma a tutto il movimento dello slalom.

Le classifiche certamente sono importanti perché premiano il lavoro di un’Italia più che mai attiva e di una nazione che unita sa portare questi ragazzi a realizzare i loro sogni, ma il sorriso dei nostri giovani atleti uniti ai momenti assieme sono la vera linfa per vedere il futuro in maniera molto positiva.

Occhio all’onda! 



 
Raffy @photo


Slalom un tango d'autore

Nel Vals mi piacciono i passi lunghi e mi piace la fluidità che si sviluppa  se c’è intesa tra ballerino, ballerina e musica. L’arma della condivisione sulle note musicali nasce spontanea dopo anni di  studio e di assidua pratica. Non c’è altra spiegazione sul fatto che mi piaccia cosi tanto  il tango se non per la sua capacità di sintetizzare in un ballo  l’idea perfetta dello slalom fra i flutti dell’acqua.  Mi piace ballare, ma mi piace guardare i ballerini bravi che regalano a noi osservatori gesti armoniosi, eleganti e spontanei, che vengono ripetuti come se fossero movimenti unici ed esclusivi.  La bellezza arriva proprio dalla somma di queste cose unite alla semplicità di chi mette in atto tutto ciò infilandoci al suo interno la sua espressività che racchiude ovviamente sentimento, fatica, gioie e dolori. L’unica difficoltà che noi fruitori ci troviamo ad affrontare è riuscire ad entrare nella loro intimità per capire e gioire di  ogni minimo particolare. In sostanza è quello che mi è successo lo scorso fine settimana osservando e ammirando le discese di   Roberto Colazingari, Stefanie Horn e Giovanni De Gennaro che nella terza prova di Coppa del Mondo a Tacen hanno danzato sull’acqua in maniera sublime, ma con la semplicità di chi esprime tutta la sua energia e volontà per raggiungere un grande risultato.   Il canale sloveno e a pochi chilometri dal centro di Lubiana, dove mercoledì sera l’Italia si era portata a casa un’altra bella soddisfazione con le vittorie nelle rispettive specialità  dei fratelli Ivaldi nel parallelo di slalom, fossero state queste una sorta di preludio al trionfo azzurro, perché di impresa epica si deve proprio parlare.
Dal punto di vista tecnico c’è poco da dire quando si vince, dal punto di vista emozionale viceversa si potrebbero riempire libri di parole perché solo quando si arriva al vertice ci si rende conto di quanto lavoro e passione c’è dietro a questi ragazzi che hanno fatto gioire l’Italia della pagaia.
La stagione è lunga ma come diceva Orazio nelle Epistole (spero che Pino Scarpellino me lo confermi)  «Dimidium facti, qui coepit, habet» in sostanza chi ben comincia è a metà dell’opera!

Occhio all’onda!


 
 


Percorsi: questi protagonisti!

Percorso facile e particolarmente scorrevole quello su cui oggi si sono disputate la prove di qualifica della terza tappa di Coppa del Mondo sul canale ormai collaudassimo di Tacen in una Slovenia decisamente estiva.  Sole a picco e con la gente alla ricerca dell’ombra per non farsi cucinare sulle tribune slovene esposte dalla mattina alla sera al sole. Domani, per semifinale e finali di C1 uomini e K1 donne, sono attese parecchie persone. Costo 15 euro per i tre giorni, mentre per singola  entrata 10.  Predisposti ampi parcheggi, giochi per i bimbi, chioschi per cibo e ovviamente per la  birra fresca che qui va alla grande. Angusta la sistemazione per i Team che sono stati piazzati a lato dei campi da tennis in un tendone sotto il sole al cui interno sono stati posti dei separè con degli ondulati! Per fortuna che il Team Italia è dotato di propria tenda che è stata montata a lato del fiume sotto gli alberi e in zona ventilata.  Nella tenda video i computers si surriscaldano e la temperatura crea non pochi problemi al loro regolare funzionamento.  Vi lascio immaginare come noi allenatori dobbiamo operare al suo interno. 

Il tracciato è stato disegnato da Mike Druce e da Mates Trampuz. Il primo è stato per un paio di cicli olimpici team leader dell’Australia, poi dall’anno scorso si occupa di promuovere lo slalom su tutto il territorio e di formare i nuovi tecnici.  Il secondo è un tecnico locale responsabile del settore junior della Slovenia e segue pure  qualche giapponese. C’è da dire e da sottolineare che se per la qualifica il tracciato si è dimostrato azzeccato, non credo  di  poter dire altrettanto per le fasi successive: essenzialmente non capisco certe scelte che costringono gli atleti a girovagare di qua e di là senza seguire il vero flusso dell’acqua. Il tracciato influenza positivamente o negativamente tutto l’evento e ha una fortissima responsabilità sulla buona riuscita della manifestazione  stessa. Bisogna permettere agli atleti di giocarsela alla pari e non affidare alla casualità la propria discesa. Mi immagino poi i poveri telecronisti che domani dovranno commentare le gare di finale dove ci saranno imbarazzanti decisioni arbitrali.

La terza tappa di Coppa non vede al via la squadra maggiore della Germania. Gli inglesi sono a ranghi ridotti. I francesi gareggiano con gli Under 23 che poi si trasferiranno a Liptovsky per gli Europei di categoria.  Gli obiettivi poi degli italiani sono soprattuto tecnici alla ricerca di prepara al meglio l’appuntamento di fine settembre a La Seu d’Urgell, dopo gli Europei e la prima gara di Coppa del Mondo a Londra che sono serviti per iniziare a punteggiare gli azzurri in vista dei Giochi  Olimpici 2020.

Occhio all’onda!   



 

Quant’è bella giovinezza... di doman non c’è certezza!

Jessica Fox con la mamma-coach subito dopo l'eliminazione dalla finale del C1 -

Poche sono le certezze nella vita anche se  qualcuna in più pensavo di averne nello sport, ma ahimè anche in questo campo devo  ricredermi dopo  che ho visto Jessica Fox fuori dalla  finale in C1 nella seconda gara di Coppa del Mondo a Bratislava. Ora se mi chiedete quando  è stata l’ultima volta che la ricciolona figlia della Volpe non è entrata in finale mi mettereste in seria difficoltà considerando che sono anni che domina la scena in tutte e due le specialità. Quest’anno stenta a partire o meglio non è così brillante come lo scorso anno perché probabilmente anche lei sente la pressione dell’anno pre-olimpico in cui bisogna raffinare ogni cosa e assicurarsi il posto prima della fine della stagione.  Anche i grandi campioni quindi sono soggetti alle umane debolezze che devono superare e combattere come l’ultimo dei partecipanti, perché comunque nulla è dato per scontato tanto più nello slalom. 

A vincere la gara del kayak maschile  c’è un certo Andrej Malek classe 1995 slovacco che ha al suo attivo un titolo europeo U23 nel 2016 e in quello stesso anno arrivò 3^ ai mondiali di categoria a Cracovia dove aveva vinto Jakub Grigar, suo compagno di squadra, mentre secondo era arrivato Zeno Ivaldi. Il miglior risultato assoluto che Malek aveva ottenuto prima di questa vittoria in una gara di Coppa del Mondo era un 8^ posto nel 2013 a Tacen a soli 18 anni, nel 2015 c'è un bronzo  agli Europei a Leipzig, poi  nulla fino agli Europei del 2017 che chiuse  al 10^ posto.  A Bratislava, nella sua Bratislava, nella seconda tornata di gare di Coppa del Mondo arriva 5^ in qualifica, poi 4^ in semifinale e in finale dà il meglio di sé e piazza la zampata vincente con una discesa onesta, ma non priva di imperfezioni che  in più di un’occasione mettono a rischio la sua performance. Le più pericolose sono state al "Niagara Fall" dove entrando nell’ultima risalita rischia un 50. Poi all’uscita della porta in risalita successiva quando si pianta nel buco e gli si intraversa la punta: bravo a  richiamare subito la sua nera canoa verso valle per lanciarsi sulla fotocellula che aspetta un suo segnale per chiudersi. Il tempo di 88,54 è sufficiente per far suonare finalmente Nad Tatrou sa blýska’ e cioè l’inno slovacco che dice:«Ci sono fulmini sopra i Tatra fermiamoli fratelli loro spariranno gli slovacchi si rianimeranno».

Occhio all’onda! 

Classifica finale k1 uomini   - World Cup 2019 Bratislava

Classifica finale C1 donne  - World Cup 2019 Bratislava 
Andrej Malek in azione nella sua finale vincente - foto ICFMEDIA 


Manca Tasiadis? Nessun problema ci pensa Anton a vincere e Kuhnle si impone nel k1 donne

Ero allo stand di Galasport a misurare il muletto che dovrebbe usare Zeno in attesa della nuova canoa e una signora sulla sessantina abbondante leggendo il nome Ivaldi sulla canoa distrutta dopo essere stata persa in autostrada dagli sloveni mi chiede se conosco il proprietario. Ovviamente rispondo di sì e le spiego che è mio figlio. Lei mi guarda e mi abbraccia e inizia a spiegarmi che mi legge sempre e che è super felice di conoscermi dal vivo perché segue lo slalom attraverso il mio blog e mi riempie di complimenti. Sa anche che ballo il tango e presentandosi mi dice di chiamarsi Maria Ćwiertniewicz che è polacca, ma è da molti anni che vive a Vienna. Il nome non  mi suona nuovo e le faccio una domanda che suona decisamente stonata: "sei appassionata di canoa?" e mi rendo subito conto che a volte la fretta non ti lascia il tempo di pensare perché nel momento preciso in cui finisco la frase capisco  che si tratta di quella Maria Ćwiertniewicz che nel 1975 vinse il mondiale a Skopje e prima fu seconda sulla Muota dietro alla ex DDR Sybille Spindler. Tanto per la cronaca per la Germania dell’Est quello svizzero fu l’ultimo campionato del mondo a cui sarebbero stati presenti  perché da lì a breve Montreal non inserirà  lo slalom fra le discipline della XXI edizione dei Giochi Olimpic dell’era moderna, quindi i tedeschi comunisti non hanno nessun interesse a proseguire in questa disciplina. Si pensi che a Lipsia  sotterrano un canale che era la perfetta copia di Augsburg e fanno sparire tutto ciò che è canoa slalom.   Come tutti sappiamo abbiamo dovuto aspettare il  1992 per diventare sport ufficiale nei Giochi dopo la prova dimostrativa del 1972. 
Chiudiamo quindi qui anche la  parentesi "amarcord" che arriva giusto  dopo qualche settimana dall’incontro che il mitico Roberto D’Angelo ha avuto a  Merano, in occasione della gara ranking, con la  campionessa Olimpica Angelika Bahmann e dopo pure la "reunion" di Londra organizzata per ricordare lo scomparso Hedge. Tra l'altro Richard Fox mi faceva vedere le foto vintage scattate in quell’occasione sottolienando la fatica della sua discesa con i primi modelli di slalom risalenti allla fine degli anni '40, 

Tornando all’attualità partiamo dalla nota di colore hair fashion di  Katerina Kudejova che in qualifica ieri per la prima volta l’ho vista gareggiare con i capelli raccolti in una classica treccia a tre ciocche, ma la cosa è durata poco perché già in semifinale, la campionessa del mondo del 2015, è tornata a gareggiare con il capello sciolto che effettivamente non le rende giustizia. La nota di freschezza invece arriva dalla statunitense Evy Leibfarth che a solo 15 anni conquista la sua prima finale in una gara di coppa del mondo. La giovinetta era quest’inverno in Australia e agli Oceania Championships e aveva chiuso in 14esima posizione. Oggi è stata protagonista di una semifinale praticamente perfetta fino all’ultima risalita dove è arrivata lunga, ma il suo 104,31 se pur sommando la penalità alla 21 era un tempo di tutto rispetto che le regalava la 4^ posizione. In finale la ragazzina parte a ritmi forsennati facendola arrivare alla porta 10 con vantaggi stratosferici, ma che le fanno anche annebbiare la vista tanto è che dalla porta successiva sarà una sofferenza e una raccolta di penalità continua. E’ giovane e si farà!
Dovrei addentrarmi in alcune decisioni arbitrali decisamente difficili da condividere, ma che segnano la gara. Dei 50 evidentissimi con tanto di foto e grafici vengono fatti passare per passaggi corretti. Quindi meglio soprassedere e accettare, anche perché non si può fare diversamente, il verdetto arbitrale.
Gli slovacchi piazzano in finale del C1 tutti e tre i loro atleti che sono galvanizzati davanti ad un numeroso pubblico (costo del biglietto 5 euro al giorno o 10 per tutti i tre giorni), ma sul podio ci sale solo Benus che arriva secondo per 0,30 dietro a un Franz Anton ritrovato e il bronzo a Bozic. Savsek fa registrare un favoloso 93,74, ma con due salti di porta al limite 

e finisce al 9 posto davanti solo al ceco Heger.
Fra le donne sedute trionfa Corinna Kuhnle graziata in semifinale, seconda Luuka Jones e terza una sprecona Ricarda Funk. Fox solo sesta, lei il miracolo l’ha fatto in semifinale quando pur risalendo una porta riesce ad infilarsi nelle top 10, ma evidentemente non è giornata per lei. A fine gare ancora bagnata e sudata arriva in sala video ad analizzare la sua discesa e rimane con la madre fino a quando praticamente non si sbaracca tutto e si torna in albergo. E pensare che c'è qualche atleta che mi dice che non si deve guardare il video dopo la gara! Andando al parcheggio assieme mi sono permesso di dirle che forse è tempo di prendersi un po di pausa considerando che ogni volta che andavo sul canale lei era sempre in acqua. Con il suo sorriso, che da sempre la contraddistingue, mi ha fatto capire che la posta in palio è alta e  deve cercare di assicurarsi il posto olimpico con una vittoria. La domanda però mi sorge spontanea: ma se non va lei ai giochi Olimpici chi ci deve mandare l’Australia?

Occhio all’onda!  

   



Una Kudejova inedita con tanto di treccia a tre ciocche


Parte la seconda gara di Coppa del Mondo con alcune importanti defezioni

Lo confesso non sempre è facile restare a lungo lontani dai propri affetti,  tanto più che la mia mogliettina quando sono a casa  mi prende sempre per la gola, facendomi così sentire sempre di più la lontananza. Questa settimana però abbiamo avuto la fortuna di cenare molto bene e a prezzi veramente economici  al ristorante "Antica Toscana" a Rusovice che ci regala al calare del sole un pezzo dell’amata Italia.  Il proprietario è un italiano toscano con la mamma slovacca che da 14 anni si è trasferito da queste parti dando vita ad un localino particolare, intimo e con una cucina raffinata. Poi ora si può cenare nel giardino e questo mi fa sentire ancora di più a  casa.  Il tocco di classe è l’accoglienza con cui ci riceve ogni sera da quasi una settimana.  Mi raccontava che il ristorante è cresciuto negli anni con molta pazienza mettendoci di volta in volta qualche cosa di personale che certamente lo caratterizza non poco. Le pietanze sono ottime e la scelta è notevole.  Rusovice è una sorta di area autonoma della città di Bratislava e si trova sulla strada che porta a Cunovo dove c’è il canale di gara. Rusovice era ungherese fino al 1947 quando passò alla Cecoslovacchia. Tutta l’area si sta inglobando nella capitale e nuovi moderni palazzi invadono piano piano ogni spazio libero.  A pochi chilometri da qui si sta costruendo una super strada enorme che taglierà fuori Bratislava da tutto il passaggio che va da Vienna verso l’Est e vi assicuro che fino ad oggi attraversare la città sta diventando veramente stressante. La Slovacchia impressiona come sta crescendo e come si sta sviluppando, sappiamo pure che dal punto di vista canoistico è sicuramente una grande nazione anche se negli ultimi anni ha avuto una leggera "debacle" e la Federazione locale è stata molto criticata dai media. Ecco perché quest’anno per pubblicizzare l’evento di Coppa del Mondo hanno pensato di rilanciare l’immagine della canoa  stampando su mega cartelloni pubblicitari sparsi per la città e lungo le principali strade un poster che vuole esser da monito a tutti. Su sfondo bianco è stato scritto il numero  106 e  sotto la scritta: víťazstiev na podujatiach ICF Svetoveho pohara vKanoistike na divokej vode,  che tradotta  significa:vittorie alle gare ICF di Coppa del mondo in acqua mossa, allundendo ovviamente al numero in triplice cifra.  Insomma la Federazione ha voluto mettere in chiaro quale è stato il passato di questa nazione fra i paletti dello slalom, ma dal futuro incerto a mio modo di vedere.  C’è da dire che oggi l’impressione  è quella  di vedere una squadra allo sbando ognuno che coltiva il suo orticello, troppa autonomia anche ad atleti che non hanno ottenuto nessun risultato importante. Un termometro di quanto si nota ci è arrivato anche oggi se si pensa che per la Demo Run gli slovacchi non sono riusciti a piazzare in acqua tutte le barche per la dimostrazione del percorso, eppure gli elementi ci sono, ma non sono evidentemente stati presi in considerazione.

Veniamo al tracciato che avrebbe dovuto essere disegnato da Merixell Rodriguez e  Pierpaolo Ferrazzi, quest’ultimo ha però  dovuto dare forfait per problemi famigliari che sembrano comunque essere stati risolti nel miglior modo.   Ferrazzi quindi è stato sostituito da Soren Kaufmann che con la spagnola ha partorito un tracciato quasi classico per Cunovo anche se anonimo nel suo complesso. Sei le risalite e in qualifica alla rapida del "Niagara Fall" si transiterà diritti, mentre la classica risalita sotto il salto ci sarà per semifinale e finale.
Gli inglesi, che la scorsa settimana hanno dominato la prima prova di Coppa in casa, hanno mandato qui la squadra B. I tedeschi hanno operato  qualche sostituzione, ma i big come Funk, Aigner e Anton saranno al via domani. Cechi, francesi, australiani, spagnoli in toto. L’Italia al via con la squadra Under23 visto che alla prima squadra, dopo le selezioni olimpiche di Pau e Londra, è stata concessa una settimana di rigenerazione mentale e fisica. 


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Occhio all’onda! 




la veduta dal giardino dell'Antica Toscana

Franklin bissa il successo del K1 anche in C1 e Clarke vince sbagliando


foto by ICFMEDIA
Prendete la classifica del kayak femminile e lasciate la Franklin e la Fox dove sono, togliete la Funk  e fate fare un salto di due posizione alla   Woods, aggiungete alla prima 7 secondi e 39, alla seconda 8,23 e alla terza 1 secondo e 58 e alla fine avrete pure il podio del Kayak femminile con tanto di tempi e distacchi. Quindi per chi si è perso la sintesi C1 donne  è: 1^ Franklin, 2^ Woods, 3^ Fox.   La gara è dominata dalla britannica dalle lunghe leve, che in casa ha decisamente trionfato con due ori al collo e tante aspettative in questo anno pre-olimpico. Finalmente i successi le regalano pure un sorriso che comunque rimane nei confini… British!
10 i motivi per cui i sudditi di sua Maestà la Regina possono andare orgogliosi considerato che è  il numero delle  finali conquistate. A questo magico e perfetto numero aggiungete  6 che sono le medaglie vinte: 3 ori, 1 argento e 2 bronzi. Insomma come diceva il buon Orazio nella prima delle Epistole, tanto per fare pure contento il mio amico Pino Scarpellino profondo conoscitore della lingua dei nostri famosi avi: "Dimidium facti, qui coepit, habet" che per le nuove generazioni a cui è stato tolto il privilegio di studiare il latino  sta a significare che chi inizia bene è a metà dell’opera! 


Joe Clarke ha dominato la discesa nel K1 uomini in una finale con qualche inaspettata new entry come quella del kiwi Gilbert al quale prima in semifinale è stata assegnata una penalità e poi tolta.  Clarke si è permesso pure di fare un  grave errore  nella sponda che lo portava dalla discesa 19 alla 20, sembrava tutto perduto e già Prskavec se la rideva sotto i baffi, ma una condotta di gara perfetta nel resto del tracciato gli ha permesso di assorbire l’erroraccio e di mettere ancora la punta davanti al ceco neo papà.  Clarke ha giocato per tutti i 90 secondo sul  filo del millimetro, sfidando i palini verdi e rossi con la maestria di chi sa il fatto suo.

Bravo al campione olimpico che dopo l’Europeo mancato si è preso una bella soddisfazione davanti al numeroso e festante pubblico nonostante un tempo atmosferico orribile.
E sulle note di "God save the Queen" si caricano i mezzi, si saluta prima che tutta la carovana  si trasferisca a Bratislava per nuove puntate di questa 32esima edizione di Slalom World Cup.

Occhio all’onda! 


Foto ICFMEDIA

Pierpa ed io con  il nostro Amico e nonchè guru di noi allenatori Jurgen Goetz

Le tre Fantastiche Fanciulle

Il podio del K1 donne da sinsitra Funk, Franklin e Fox.

Del tempo ho già parlato a lungo ieri e molto non è cambiato. Del folto pubblico devo averne già fatta menzione nei giorni scorsi e delle potenzialità che si sviluppano su questo canale ne parlo da sempre specialmente nei giorni di gara. Mi sa che non mi rimane che scrivere della gara, ma anche qui gli aneddoti e i nomi si ripetono con costanza specialmente nel kayak femminile. Infatti una strepitosa  Franklin ha dominato una dinamica Funk su una affaticata Fox, un trio Fantastico … anche l’aggettivo doveva avere la "F " come la prima lettera di queste tre Favolose (ci sono ricaduto) Figliole (il lupo perde il pelo, ma non il vizio)!
Devo aver letto da qualche parte che la prima lettera del nome, in questo caso del cognome, ha un significato preciso. Delle persone con la "F"si racconta che siano molto romantiche e davvero molto leali ed idealiste. Mettono il loro partner d'amore (la canoa in questo caso e non vi sono dubbi) al primo posto nella vita. Sanno essere sensuali e molto attive anche nei rapporti intimi di cui però non si vantano. Anche qui ci azzecchiamo perfettamente perchè quando le vedi danzare fra i paletti dello slalom ti rendi conto di quanta sensualità queste tre Fate (ancora con una "F" in più) hanno da esprimere.  Amano infatti la privatezza del rapporto anche se nel caso specifico di privatezza ne è rimasta ben poca considerando il fatto che praticamente le tre "F " dominano la scena da parecchio tempo e sono destinate  a trovare ottimi partner d’amore che nel caso di Franklin e Fox si chiamano C1. Si dice anche che persone il cui nome inizia con la lettera "F ", hanno una forte volontà e raggiungono importanti traguardi grazie alla loro capacità di lavorare duro per ottenere ciò che vogliono… di questo non ne ho nessun dubbio dopo averle viste lavorare in palestra, in acqua e  all’aria aperta in ogni dove e in qualsiasi condizione, senza risparmio di energie e tempo. Tre Femmine che certo non si tirano indietro su nulla e che ci stanno regalando grandi momenti di sport elevando la specialità del Kayak e non solo per Franklin e Fox ad altissimi livelli. 
Dovrei anche parlare della finale della canadese monoposto maschile che ha visto al via  il nostro Raffy, ma forse sarei troppo di parte e allora domani dopo le gare ci sarà il tempo di pensare dove  lavorare per capire cosa si deve migliorare per limare quel secondo che renderebbe le cose molto più effervescenti anche se per la verità molto lo sono già! Anche la nonna Gely sicuramente sarà orgogliosa del suo Raffaello e lui oltre alle gesta in acqua le regala un ricordo all'arrivo con quel dito rivolto al cielo dove  da un anno dalla sua dipartita ci osserva e ci protegge.
Non mi rimane che dirvi che oggi la giornata si è conclusa in perfetto stile vintage. Infatti sul canaletto di allenamento è stato piazzato un percorso vecchio stile con tanto di retro e paline formate da un palo verde (a destra del canoista) e uno rosso come era  lo slalom alle origini e su canoe dell’epoca sono scesi personaggi come Richard Fox e Mark Delaney. Si è rivista passeggiare sulla sponda anche la regina dello slalom: Liz Sherman che ha in Mallory Franklin la sua erede. Insomma un tuffo nel passato che ha riportato noi vecchi allenatori ai fasti del passato con una piccola nota di nostalgia e lacrimuccia. Qui qualche foto d'epoca che ci riporta indietro negli anni, un tributo questo voluto dal Windsor and District Canoe Club la società sportiva di  Martyn Hedges, il ciunista inglese che perì tragicamente alla vigilia dei Giochi Olimpici del 1992. Ricordo ancora oggi il momento emozionante e nello stesso tempo tristissimo all'inzio della gara a cinque cerchi quando la delegazione inglese depose sul canale spagnolo una corona di fiori subito dopo la tragedia che ci fece perdere uno dei più grandi specialisti della canadese monoposto mondiale. 

Domenica di scena C1 donne e K1 uomini, poi si sbaracca tutto e si va a Bratislava per la seconda tappa di Coppa.

Occhio all’onda! 



Martyn Hedges in azione scomparso alla vigilia dei Giochi di Barcellona del 1992, ieri ricordato con uno slalom vintage.
Ciao Mamma e Ciao Nonna

Io con Rafael Bellio sul canale di Londra. Rafael è stato un mio giovane atleta quando allenavo il Brasile, una volta terminate le scuole superiori ha lasciato la canoa e si è dedicato allo studio. Oggi è un veterinario che è venuto qui per fare esperienza nel suo campo e per perfezionarsi nella lingua inglese. Sono molto orgoglio di lui per la sua scelta che sicuramnte gli darà grandi soddisfazioni. Grazie Rafael che sei passato a salutarci.