Manca Tasiadis? Nessun problema ci pensa Anton a vincere e Kuhnle si impone nel k1 donne

Ero allo stand di Galasport a misurare il muletto che dovrebbe usare Zeno in attesa della nuova canoa e una signora sulla sessantina abbondante leggendo il nome Ivaldi sulla canoa distrutta dopo essere stata persa in autostrada dagli sloveni mi chiede se conosco il proprietario. Ovviamente rispondo di sì e le spiego che è mio figlio. Lei mi guarda e mi abbraccia e inizia a spiegarmi che mi legge sempre e che è super felice di conoscermi dal vivo perché segue lo slalom attraverso il mio blog e mi riempie di complimenti. Sa anche che ballo il tango e presentandosi mi dice di chiamarsi Maria Ćwiertniewicz che è polacca, ma è da molti anni che vive a Vienna. Il nome non  mi suona nuovo e le faccio una domanda che suona decisamente stonata: "sei appassionata di canoa?" e mi rendo subito conto che a volte la fretta non ti lascia il tempo di pensare perché nel momento preciso in cui finisco la frase capisco  che si tratta di quella Maria Ćwiertniewicz che nel 1975 vinse il mondiale a Skopje e prima fu seconda sulla Muota dietro alla ex DDR Sybille Spindler. Tanto per la cronaca per la Germania dell’Est quello svizzero fu l’ultimo campionato del mondo a cui sarebbero stati presenti  perché da lì a breve Montreal non inserirà  lo slalom fra le discipline della XXI edizione dei Giochi Olimpic dell’era moderna, quindi i tedeschi comunisti non hanno nessun interesse a proseguire in questa disciplina. Si pensi che a Lipsia  sotterrano un canale che era la perfetta copia di Augsburg e fanno sparire tutto ciò che è canoa slalom.   Come tutti sappiamo abbiamo dovuto aspettare il  1992 per diventare sport ufficiale nei Giochi dopo la prova dimostrativa del 1972. 
Chiudiamo quindi qui anche la  parentesi "amarcord" che arriva giusto  dopo qualche settimana dall’incontro che il mitico Roberto D’Angelo ha avuto a  Merano, in occasione della gara ranking, con la  campionessa Olimpica Angelika Bahmann e dopo pure la "reunion" di Londra organizzata per ricordare lo scomparso Hedge. Tra l'altro Richard Fox mi faceva vedere le foto vintage scattate in quell’occasione sottolienando la fatica della sua discesa con i primi modelli di slalom risalenti allla fine degli anni '40, 

Tornando all’attualità partiamo dalla nota di colore hair fashion di  Katerina Kudejova che in qualifica ieri per la prima volta l’ho vista gareggiare con i capelli raccolti in una classica treccia a tre ciocche, ma la cosa è durata poco perché già in semifinale, la campionessa del mondo del 2015, è tornata a gareggiare con il capello sciolto che effettivamente non le rende giustizia. La nota di freschezza invece arriva dalla statunitense Evy Leibfarth che a solo 15 anni conquista la sua prima finale in una gara di coppa del mondo. La giovinetta era quest’inverno in Australia e agli Oceania Championships e aveva chiuso in 14esima posizione. Oggi è stata protagonista di una semifinale praticamente perfetta fino all’ultima risalita dove è arrivata lunga, ma il suo 104,31 se pur sommando la penalità alla 21 era un tempo di tutto rispetto che le regalava la 4^ posizione. In finale la ragazzina parte a ritmi forsennati facendola arrivare alla porta 10 con vantaggi stratosferici, ma che le fanno anche annebbiare la vista tanto è che dalla porta successiva sarà una sofferenza e una raccolta di penalità continua. E’ giovane e si farà!
Dovrei addentrarmi in alcune decisioni arbitrali decisamente difficili da condividere, ma che segnano la gara. Dei 50 evidentissimi con tanto di foto e grafici vengono fatti passare per passaggi corretti. Quindi meglio soprassedere e accettare, anche perché non si può fare diversamente, il verdetto arbitrale.
Gli slovacchi piazzano in finale del C1 tutti e tre i loro atleti che sono galvanizzati davanti ad un numeroso pubblico (costo del biglietto 5 euro al giorno o 10 per tutti i tre giorni), ma sul podio ci sale solo Benus che arriva secondo per 0,30 dietro a un Franz Anton ritrovato e il bronzo a Bozic. Savsek fa registrare un favoloso 93,74, ma con due salti di porta al limite 

e finisce al 9 posto davanti solo al ceco Heger.
Fra le donne sedute trionfa Corinna Kuhnle graziata in semifinale, seconda Luuka Jones e terza una sprecona Ricarda Funk. Fox solo sesta, lei il miracolo l’ha fatto in semifinale quando pur risalendo una porta riesce ad infilarsi nelle top 10, ma evidentemente non è giornata per lei. A fine gare ancora bagnata e sudata arriva in sala video ad analizzare la sua discesa e rimane con la madre fino a quando praticamente non si sbaracca tutto e si torna in albergo. E pensare che c'è qualche atleta che mi dice che non si deve guardare il video dopo la gara! Andando al parcheggio assieme mi sono permesso di dirle che forse è tempo di prendersi un po di pausa considerando che ogni volta che andavo sul canale lei era sempre in acqua. Con il suo sorriso, che da sempre la contraddistingue, mi ha fatto capire che la posta in palio è alta e  deve cercare di assicurarsi il posto olimpico con una vittoria. La domanda però mi sorge spontanea: ma se non va lei ai giochi Olimpici chi ci deve mandare l’Australia?

Occhio all’onda!  

   



Una Kudejova inedita con tanto di treccia a tre ciocche


Parte la seconda gara di Coppa del Mondo con alcune importanti defezioni

Lo confesso non sempre è facile restare a lungo lontani dai propri affetti,  tanto più che la mia mogliettina quando sono a casa  mi prende sempre per la gola, facendomi così sentire sempre di più la lontananza. Questa settimana però abbiamo avuto la fortuna di cenare molto bene e a prezzi veramente economici  al ristorante "Antica Toscana" a Rusovice che ci regala al calare del sole un pezzo dell’amata Italia.  Il proprietario è un italiano toscano con la mamma slovacca che da 14 anni si è trasferito da queste parti dando vita ad un localino particolare, intimo e con una cucina raffinata. Poi ora si può cenare nel giardino e questo mi fa sentire ancora di più a  casa.  Il tocco di classe è l’accoglienza con cui ci riceve ogni sera da quasi una settimana.  Mi raccontava che il ristorante è cresciuto negli anni con molta pazienza mettendoci di volta in volta qualche cosa di personale che certamente lo caratterizza non poco. Le pietanze sono ottime e la scelta è notevole.  Rusovice è una sorta di area autonoma della città di Bratislava e si trova sulla strada che porta a Cunovo dove c’è il canale di gara. Rusovice era ungherese fino al 1947 quando passò alla Cecoslovacchia. Tutta l’area si sta inglobando nella capitale e nuovi moderni palazzi invadono piano piano ogni spazio libero.  A pochi chilometri da qui si sta costruendo una super strada enorme che taglierà fuori Bratislava da tutto il passaggio che va da Vienna verso l’Est e vi assicuro che fino ad oggi attraversare la città sta diventando veramente stressante. La Slovacchia impressiona come sta crescendo e come si sta sviluppando, sappiamo pure che dal punto di vista canoistico è sicuramente una grande nazione anche se negli ultimi anni ha avuto una leggera "debacle" e la Federazione locale è stata molto criticata dai media. Ecco perché quest’anno per pubblicizzare l’evento di Coppa del Mondo hanno pensato di rilanciare l’immagine della canoa  stampando su mega cartelloni pubblicitari sparsi per la città e lungo le principali strade un poster che vuole esser da monito a tutti. Su sfondo bianco è stato scritto il numero  106 e  sotto la scritta: víťazstiev na podujatiach ICF Svetoveho pohara vKanoistike na divokej vode,  che tradotta  significa:vittorie alle gare ICF di Coppa del mondo in acqua mossa, allundendo ovviamente al numero in triplice cifra.  Insomma la Federazione ha voluto mettere in chiaro quale è stato il passato di questa nazione fra i paletti dello slalom, ma dal futuro incerto a mio modo di vedere.  C’è da dire che oggi l’impressione  è quella  di vedere una squadra allo sbando ognuno che coltiva il suo orticello, troppa autonomia anche ad atleti che non hanno ottenuto nessun risultato importante. Un termometro di quanto si nota ci è arrivato anche oggi se si pensa che per la Demo Run gli slovacchi non sono riusciti a piazzare in acqua tutte le barche per la dimostrazione del percorso, eppure gli elementi ci sono, ma non sono evidentemente stati presi in considerazione.

Veniamo al tracciato che avrebbe dovuto essere disegnato da Merixell Rodriguez e  Pierpaolo Ferrazzi, quest’ultimo ha però  dovuto dare forfait per problemi famigliari che sembrano comunque essere stati risolti nel miglior modo.   Ferrazzi quindi è stato sostituito da Soren Kaufmann che con la spagnola ha partorito un tracciato quasi classico per Cunovo anche se anonimo nel suo complesso. Sei le risalite e in qualifica alla rapida del "Niagara Fall" si transiterà diritti, mentre la classica risalita sotto il salto ci sarà per semifinale e finale.
Gli inglesi, che la scorsa settimana hanno dominato la prima prova di Coppa in casa, hanno mandato qui la squadra B. I tedeschi hanno operato  qualche sostituzione, ma i big come Funk, Aigner e Anton saranno al via domani. Cechi, francesi, australiani, spagnoli in toto. L’Italia al via con la squadra Under23 visto che alla prima squadra, dopo le selezioni olimpiche di Pau e Londra, è stata concessa una settimana di rigenerazione mentale e fisica. 


per la diretta risultati cliccare qui
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Occhio all’onda! 




la veduta dal giardino dell'Antica Toscana

Franklin bissa il successo del K1 anche in C1 e Clarke vince sbagliando


foto by ICFMEDIA
Prendete la classifica del kayak femminile e lasciate la Franklin e la Fox dove sono, togliete la Funk  e fate fare un salto di due posizione alla   Woods, aggiungete alla prima 7 secondi e 39, alla seconda 8,23 e alla terza 1 secondo e 58 e alla fine avrete pure il podio del Kayak femminile con tanto di tempi e distacchi. Quindi per chi si è perso la sintesi C1 donne  è: 1^ Franklin, 2^ Woods, 3^ Fox.   La gara è dominata dalla britannica dalle lunghe leve, che in casa ha decisamente trionfato con due ori al collo e tante aspettative in questo anno pre-olimpico. Finalmente i successi le regalano pure un sorriso che comunque rimane nei confini… British!
10 i motivi per cui i sudditi di sua Maestà la Regina possono andare orgogliosi considerato che è  il numero delle  finali conquistate. A questo magico e perfetto numero aggiungete  6 che sono le medaglie vinte: 3 ori, 1 argento e 2 bronzi. Insomma come diceva il buon Orazio nella prima delle Epistole, tanto per fare pure contento il mio amico Pino Scarpellino profondo conoscitore della lingua dei nostri famosi avi: "Dimidium facti, qui coepit, habet" che per le nuove generazioni a cui è stato tolto il privilegio di studiare il latino  sta a significare che chi inizia bene è a metà dell’opera! 


Joe Clarke ha dominato la discesa nel K1 uomini in una finale con qualche inaspettata new entry come quella del kiwi Gilbert al quale prima in semifinale è stata assegnata una penalità e poi tolta.  Clarke si è permesso pure di fare un  grave errore  nella sponda che lo portava dalla discesa 19 alla 20, sembrava tutto perduto e già Prskavec se la rideva sotto i baffi, ma una condotta di gara perfetta nel resto del tracciato gli ha permesso di assorbire l’erroraccio e di mettere ancora la punta davanti al ceco neo papà.  Clarke ha giocato per tutti i 90 secondo sul  filo del millimetro, sfidando i palini verdi e rossi con la maestria di chi sa il fatto suo.

Bravo al campione olimpico che dopo l’Europeo mancato si è preso una bella soddisfazione davanti al numeroso e festante pubblico nonostante un tempo atmosferico orribile.
E sulle note di "God save the Queen" si caricano i mezzi, si saluta prima che tutta la carovana  si trasferisca a Bratislava per nuove puntate di questa 32esima edizione di Slalom World Cup.

Occhio all’onda! 


Foto ICFMEDIA

Pierpa ed io con  il nostro Amico e nonchè guru di noi allenatori Jurgen Goetz

Le tre Fantastiche Fanciulle

Il podio del K1 donne da sinsitra Funk, Franklin e Fox.

Del tempo ho già parlato a lungo ieri e molto non è cambiato. Del folto pubblico devo averne già fatta menzione nei giorni scorsi e delle potenzialità che si sviluppano su questo canale ne parlo da sempre specialmente nei giorni di gara. Mi sa che non mi rimane che scrivere della gara, ma anche qui gli aneddoti e i nomi si ripetono con costanza specialmente nel kayak femminile. Infatti una strepitosa  Franklin ha dominato una dinamica Funk su una affaticata Fox, un trio Fantastico … anche l’aggettivo doveva avere la "F " come la prima lettera di queste tre Favolose (ci sono ricaduto) Figliole (il lupo perde il pelo, ma non il vizio)!
Devo aver letto da qualche parte che la prima lettera del nome, in questo caso del cognome, ha un significato preciso. Delle persone con la "F"si racconta che siano molto romantiche e davvero molto leali ed idealiste. Mettono il loro partner d'amore (la canoa in questo caso e non vi sono dubbi) al primo posto nella vita. Sanno essere sensuali e molto attive anche nei rapporti intimi di cui però non si vantano. Anche qui ci azzecchiamo perfettamente perchè quando le vedi danzare fra i paletti dello slalom ti rendi conto di quanta sensualità queste tre Fate (ancora con una "F" in più) hanno da esprimere.  Amano infatti la privatezza del rapporto anche se nel caso specifico di privatezza ne è rimasta ben poca considerando il fatto che praticamente le tre "F " dominano la scena da parecchio tempo e sono destinate  a trovare ottimi partner d’amore che nel caso di Franklin e Fox si chiamano C1. Si dice anche che persone il cui nome inizia con la lettera "F ", hanno una forte volontà e raggiungono importanti traguardi grazie alla loro capacità di lavorare duro per ottenere ciò che vogliono… di questo non ne ho nessun dubbio dopo averle viste lavorare in palestra, in acqua e  all’aria aperta in ogni dove e in qualsiasi condizione, senza risparmio di energie e tempo. Tre Femmine che certo non si tirano indietro su nulla e che ci stanno regalando grandi momenti di sport elevando la specialità del Kayak e non solo per Franklin e Fox ad altissimi livelli. 
Dovrei anche parlare della finale della canadese monoposto maschile che ha visto al via  il nostro Raffy, ma forse sarei troppo di parte e allora domani dopo le gare ci sarà il tempo di pensare dove  lavorare per capire cosa si deve migliorare per limare quel secondo che renderebbe le cose molto più effervescenti anche se per la verità molto lo sono già! Anche la nonna Gely sicuramente sarà orgogliosa del suo Raffaello e lui oltre alle gesta in acqua le regala un ricordo all'arrivo con quel dito rivolto al cielo dove  da un anno dalla sua dipartita ci osserva e ci protegge.
Non mi rimane che dirvi che oggi la giornata si è conclusa in perfetto stile vintage. Infatti sul canaletto di allenamento è stato piazzato un percorso vecchio stile con tanto di retro e paline formate da un palo verde (a destra del canoista) e uno rosso come era  lo slalom alle origini e su canoe dell’epoca sono scesi personaggi come Richard Fox e Mark Delaney. Si è rivista passeggiare sulla sponda anche la regina dello slalom: Liz Sherman che ha in Mallory Franklin la sua erede. Insomma un tuffo nel passato che ha riportato noi vecchi allenatori ai fasti del passato con una piccola nota di nostalgia e lacrimuccia. Qui qualche foto d'epoca che ci riporta indietro negli anni, un tributo questo voluto dal Windsor and District Canoe Club la società sportiva di  Martyn Hedges, il ciunista inglese che perì tragicamente alla vigilia dei Giochi Olimpici del 1992. Ricordo ancora oggi il momento emozionante e nello stesso tempo tristissimo all'inzio della gara a cinque cerchi quando la delegazione inglese depose sul canale spagnolo una corona di fiori subito dopo la tragedia che ci fece perdere uno dei più grandi specialisti della canadese monoposto mondiale. 

Domenica di scena C1 donne e K1 uomini, poi si sbaracca tutto e si va a Bratislava per la seconda tappa di Coppa.

Occhio all’onda! 



Martyn Hedges in azione scomparso alla vigilia dei Giochi di Barcellona del 1992, ieri ricordato con uno slalom vintage.
Ciao Mamma e Ciao Nonna

Io con Rafael Bellio sul canale di Londra. Rafael è stato un mio giovane atleta quando allenavo il Brasile, una volta terminate le scuole superiori ha lasciato la canoa e si è dedicato allo studio. Oggi è un veterinario che è venuto qui per fare esperienza nel suo campo e per perfezionarsi nella lingua inglese. Sono molto orgoglio di lui per la sua scelta che sicuramnte gli darà grandi soddisfazioni. Grazie Rafael che sei passato a salutarci. 



Partita la Coppa del Mondo di Slalom edizione XXXII

Mia moglie, che è una attenta osservatrice del nostro sport con un occhio assai critico e specializzato, non fosse altro per seguire i suoi   pargoletti, oggi oltre il metro e ottanta,  nel guardare le  gare on line in una Verona soleggiata ed estiva, mi commentava così il percorso: «le barche si fermano un sacco e il percorso non bellissimo» ed effettivamente il canale olimpico di Londra non brilla certo per velocità  e neppure per fluidità. I ritorni d’acqua e le onde con riccioli non finiscono mai e se ne salti uno ne prendi altri tre in faccia prima di ritrovarti magari con la testa sotto. La filosofia da adottare su questo tracciato deve essere la fusione tra forza, tecnica e tenuta mentale, dove la capacità di non mollare mai la fa da padrona.
Al di là di tutto questo il primo venerdì di Coppa edizione numero 32 ce lo ricorderemo a lungo non fosse altro per i colori di un cielo che è stato il vero protagonista di questa giornata con i suoi acquazzoni, i suoi repentini cambiamenti e la sua luce o non luce  in una Inghilterra decisamente invernale e tenebrosa.  Eppure sulla collinetta della riva destra del canale  si sono assiepate per tutta la giornata scolaresche e numerosi fans. Mi diceva, Mark Ratcliffe, che sono stati venduti da tempo tutti i 6.500 biglietti messi a disposizione per queste gare e che purtroppo per ragioni di sicurezza hanno dovuto contenere in questa cifra, perché se superata bisognava prevedere e rispettare  tutta una serie infinita, oltre ad essere molto costose, di norme e attrezzature in tema terrorismo e sanità pubblica.
I tracciatori del percorso, che da quest’anno sono dei veri e propri professionisti nominati dall’ICF, sono stati Mark Delaney e Dan Goddard personaggi con esperienza e che se vogliamo hanno dato una vera e precisa connotazione al percorso, anche se per la verità e per onestà professionale c’è da dire che non è facile su questo canale uscire dagli schemi tradizionali e magri proporre novità, nonostante tutto questo certamente i due inglesi hanno fatto degnamente il loro lavoro. Non sono riusciti però a rispettare i 95 secondi consigliati per i K1 uomini (considerando che Joe Clarke ha chiuso poco sopra gli 83 secondi  e ci si qualificava con 9,92 in più).


Il percorso di domani, dopo la Demo Run di questa sera, sembra essere più divertente: speriamo perchè non vorrei fare arrabbiare mia moglie! Si parte con una prima parte spigolosa e stretta, una parte centrale con combinazioni sfasate e con un finale che certo non sarà facile da affrontare considerando che sull’ultimo salto ci si arriverà con le braccia a pezzi dove bisognerà scegliere se la penultima porta sarà meglio farla in discesa oppure in retro. 

33 le nazioni presenti per un totale di 214 barche, mentre gli atleti sono 185 e 29 di loro sono impegnati nella doppia specialità.

In casa Italia nel giorno delle qualifiche passano 7 atleti su 10. Domani di scena semifinali e finali per C1 uomini e K1 donne e sembrerebbe che il cielo ci dia qualche ora di sole con temperature che potranno andare dai 10 ai 18 gradi… non male considerando che stiamo entrando nell’estate!


Occhio all’onda!

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C1 uomini sotto esame agli Euro 2019

Se con i K1 uomini le cose non sono facili certo non si fanno sconti neppure fra  i C1 uomini. Tanto per farsi un’idea agli Euro 2019  non passano le qualifiche personaggi come Gargaud (campione olimpico), Anton (campione del mondo), Benus (argento olimpico), mentre Roberto Colazingari, che qui all’inizio di Aprile alla Pyrenees Cup era arrivato secondo con una penalità, ma con il miglior tempo dietro a Ander Elosegi che agli Europei è arrivato settimo,  non ce la fa a passare il turno.   Devono fare la seconda manche per accedere in semifinale pure personaggi come Tasiadis, Elosegi e Martikan (i primi due poi li ritroveremo anche in finale) tanto per rendervi conto del livello competitivo in questa categoria.
Partiamo dal vincitore e cioè da Benjamin Savsek che ritorna sul trono continentale dopo il titolo già vinto nel 2015 e dopo essere rimasto fuori dalla finale all’edizione 2018. Lo sloveno ad inizio stagione ha ritrovato quella maturità che due anni fa gli permise di vincere un mondiale in grande stile.  Il trentaduenne sloveno, allenato da Jose Vidmar, 

costruisce la sua gara all’uscita della porta 3 (una discesa in morta a destra) quando cioè pianta in acqua il debordè (manovra sulla quale si possono costruire interi sonetti che potrebbero essere ispirazione di romanzi cavallereschi e su cui ho già espresso la mia puerile poetica) e lo toglie solo all’entrata della porta 7 senza quasi mai estrarre la pala dall’acqua. L’effetto è devastante perché il suo scafo sembra un siluro che non si fermerà mai se non dopo aver tagliato il traguardo. Sembra non fare nulla, apparentemente, ma la canoa è sempre sopra l’acqua e credo che in tutta la discesa non abbia nemmeno preso una goccia in faccia. Il vincitore, a differenza di tutti gli altri, non ama svernare in Australia perché preferisce fare dei micro cicli di allenamento negli Emirati.  Quindi torna nella sua Lubjana, dove ha casa e famiglia,  per i lavori a secco, per  poi fare ancora un altro ciclo al caldo curando tecnica e velocità. 
Alle spalle dello sloveno il francese che usa come nome Martin e come cognome Thomas... così come è per  Franz Anton! Il transalpino parte dal suo lato di pagaiata e cioè a sinistra, ma uscendo dalla tre cambia mano e passa a destra fino a pochi metri dall’entrata della 8 e non cambierà più fino alla fine. Messi a confronto i primi due del podio hanno condotte di gara fotocopiate fino all’uscita della 9 e poi Savsek gli prende spazio progressivamente fino all’ultima porta dove ha un vantaggio di 1 secondo e 09 nello scatto finale però Thomas è particolarmente veloce e recupera 30 decimi che fanno soffrire Benjamin tanto più che il francese è sceso immerso in una folla che lo incitava senza nessun ritegno neppure da parte dello speaker al quale comunque vanno i complimenti per aver dato voce ad un Europeo che non era facile da commentare e da esaltare. 
Dei 10 finalisti  5 (Tasiadis, Burgess, Mirgorodsky, Westley e Florence)  erano già nella finale del 2018 mentre due di loro (Thomas e Elosegi) non erano neppure in squadra nazionale.  Da sottolineare l’assenza, per problemi fisici,  di Alexander Slafkovsky che nel 2018 aveva chiuso al 4^  e aveva già al suo attivo tre titoli e cioè nel 2017, 2016 e 2014.

Occhio all’onda!

 
MEDAGLIERE EURO SLALOM 2019

... fine terza parte 

Euro 2019 prima verifica per atleti e Teams

Classifica Finale K1 men - Euro 2019

Il Campionato Europeo da molti anni rappresenta la prima tappa agonistica importante per gli atleti che aspirano ad essere protagonisti nella stagione. Diventa un punto di verifica della preparazione invernale e permette agli atleti e alle squadre di intervenire per aggiustare o per confermare il lavoro programmato, quindi addentriamoci nei dati per fare il punto della situazione.

Affrontiamo l’analisi individuale dal punto di vista nazionali e mettiamo a confronto i risultati con l’edizione 2018. Quest’anno sono stati 14 i paesi che hanno messo in finale (considerata a 10) i loro atleti, mentre nel 2018 erano 13, si è aggiunta Andorra (si veda Tabella 1) .  Le medaglie nel 2018 sono state distribuite in 5 nazioni e cioè: Great Britain, Repubblica Ceca, Germania, Austria e Slovenia. Da questo gruppo nel 2019 sono  uscite la Germania e l’Austria e sono entrate: Polonia, Spagna e Francia. 




TABELLA 1
 Prendiamo il Kayak maschile dove in finale (a 15 e non a 10 come nelle altre categorie) ci sono 10 nazioni di cui 5 con due atleti che sono  Repubblica Ceca, Italia, Francia, Polonia e Spagna. Con un rappresentante invece troviamo Austria, Germania, Gran Bretagna,  Russia e  Svizzera. Non ci sono in finale squadre quotate come Slovenia e Slovacchia. Si entra in finale con un 4,48% dal primo, una percentuale che si riducerebbe a 3,41% se prendessimo i primi 10 in ottica Coppa o Mondiale. In questo caso anche le nazioni si ridurrebbero a 7 e solo 3 Team passerebbero con due atleti (CZE, ITA e FRA).
Il vero duello per l’oro è stato  tra Vit Prindis e Dariusz Popiela. Quest’ultimo ha 33 anni e l’anno scorso aveva preso due finali in Coppa del Mondo e più precisamente chiuse in seconda posizione a Liptovsky  e fu 6^ in casa a Krakow. Al mondiale di Rio non agguantò la finale e si dovette accontentare del 19esimo posto. Vit Prindis di anni ne ha 30 e nel 2018 ha preso 3 finali in Coppa, un argento agli europei e arrivò 7^ ai mondiali di Rio. Il ceco è sicuramente l’atleta più costante di tutto il circuito internazionale, come è costante il suo modo di esprimersi in gara. In sostanza il bravo Vit, ha dalla sua equilibrio e scorrevolezza, non eccelle in nessun intermedio, ma è sempre tra i migliori e la sua condotta di gara è impostata per crescere costantemente:  pagaiata dopo pagaiata costruisce i suoi successi. Il polacco, che vanta una lunga storia agonistica iniziata nel 1999 con gli europei junior e che poi lo ha visto vincere gli Euro U23 nel 2006, quindi 8^ ai Giochi Olimpici del 2008, 4^ agli Euro 2011, 5^ nel 2015 e già argento nel 2017, ha decisamente un’altra strategia. Infatti aggredisce ogni porta fin dalle prime battute, mettendoci dentro anima e corpo. Confrontando le due discese si capisce bene quanto sopra descritto e la gara si è risolta all’uscita dell’ultima risalita nonché penultima porta del tracciato. Il ceco, qui,  è riuscito a lasciare la sua canoa nella corrente lavorando sul palo interno, rischiando non poco, mentre il polacco in uscita è caduto sull’onda che si rompeva e lo ha rallentato. 

Terzo il transalpino Quentin Burgi che fino ad oggi non aveva certo eccelso, l’anno scorso chiuse il mondiale in 36esima posizione. Qui in casa è riuscito a scendere bene approfittando pure del tocco del campione olimpico alla porta numero 15. Infatti Joe Clarke, che aveva fatto registrare il miglior tempo di gara, si è piantato alla risalita sotto il ponte e ha dovuto lasciare i sogni di gloria ai due secondi presi per il tocco. Eppure aveva dominato le prove fino all’ultima battuta dimostrando una grande compattezza e soprattutto un equilibrio che era tempo che non si vedeva in questo campione.
In generale il livello di questa categoria è decisamente cresciuto, tanto che sono rimasti fuori dalle semifinali personaggi come Grigar e Malek. Poi in finale, comunque allargata a 15, non sono entrati Schubert, Forbes-Cryans, Kauzer, Hradilek oltre a Mathurin Madore, l’atleta di casa che aveva fatto molto bene nelle prove di selezioni su questo circuito. Nel Kayak maschile non basta più fare una bella gara per prendere una medaglia, bisogna andare oltre ai propri limiti viaggiando sempre sul filo del rasoio cercando di restare in equilibrio senza ferirsi troppo!

Occhio all’onda! 


                                                          … fine seconda parte -

Europei in archivio: analisi



I Campionati Europei di Slalom appena conclusi a Pau in Francia ci offrono la possibilità di fare alcune riflessioni ed analisi, nell’ottica di capire in che direzione sta andando il nostro amato sport e soprattutto analizzare a freddo i risultati che ci arrivano dal campo in una stagione molto, molto calda dal punto di vista agonistico.

Partiamo dal regolamento sul percorso dell'ECA che  si differenzia da quello  ICF e fissa una regola ben precisa:
«As a recommendation for the Course Designers, the course should be navigable for K1M in a time close to 80 seconds».
Bene in sostanza il percorso dovrebbe aggirarsi attorno al minuto e venti di gara per il Kayak maschile secondo più secondo meno.  Ora il campione europeo Vit Prindis viene incoronato tale grazie al suo 93,67 e cioè 1 minuto e 33 secondi, sforando quindi di oltre 13 secondi il tempo «raccomandato». E’ come se ad un ottocentista dell’atletica leggera  gli spostate  traguardo ai 900 metri oppure gli imponete di  correre la stessa distanza con il passo delle donne, impiegandoci cioè circa 10 secondi in più. Si capisce bene che così facendo cambia completamente la filosofia della gara stessa. Ora mi chiedo come due persone intelligenti e preparate come Narduzzi e Hounslow, cioè i tracciatori dei percorsi di gara, se ne siano infischiati del regolamento, ma soprattutto come Andrej Jelen, membro importante del border, non sia intervenuto. Eppure quando disegni il percorso più o meno ci  azzecchi quasi sempre sul tempo necessario per percorrerlo, forse un margine normale di errore è più o meno di 2/3 secondi al massimo,  ma se l’occhio non bastasse ci sono sempre in acqua atleti che possono provare a fare le varie combinazioni in modo tale che ti offrano l’opportunità di schiacciare qualche tasto sul cronometro per verificarne la durata.
 

Un altro aspetto che non ho digerito in relazione al tracciato  sono le due combinazioni in cui la porta successiva era più a monte della precedente (10/11 e 19/20); nonostante si sia cercato di bilanciare tra i due lati del percorsi, si evidenziavano  diversità evidenti  tra i C1 destri e sinistri. Era palese la facilità con cui i sinistri risolvevano la combinazione 19/20 e fatalità ha voluto che fino al 7^ classificato sono tutti di questa mano. Poi Thomas ha addirittura fatto la prima parte pagaiando a destra.    

Terzo punto che fa riflettere sono i distacchi nella canadese femminile.
Si vince con un 17,38% dal miglior k1 men, che non è male tanto più se consideriamo che Jessica Fox l’anno scorso il mondiale lo aveva vinto con un 21,61%,  ma tra la prima e la seconda c’è un 10,8%  cioè tradotto in secondi si parla di
10 secondi e 2 decimi e sulla terza la percentuale è di 16,4% e in secondi siamo sui 15,74. Se poi consideriamo che in finale si entra nella canadese donna con una percentuale del 36,5%, pari a 30 secondi dall’ultimo k1 qualificato (mentre il 10^ k1 men è a 31 secondi), si capisce bene che in  questo modo non aiutiamo questa specialità ad evolversi e la gente non si affeziona come dovrebbe perché il divario è troppo evidente e consistente. La logica e triste  conseguenza è che si svilisce la categoria, non offrendo a tutte le partecipanti, che comunque sono parecchie (38 a questo europeo) le stesse opportunità evidenziando così il divario che effettivamente c’è tra le prime due/tre a livello mondiale. Ci vogliono percorsi dedicati a loro,  in modo tale che i distacchi siano minimi e si possa soffrire fino alla fine, tenendo il pubblico sulle spine!  Quando Mallory Franklin, la neo campionessa europea della specialità, tagliava il traguardo, Nuria Vilarrubla, seconda classificata,  si avvicinava a mala pena all’ultima risalita. In sostanza la britannica avrebbe potuto nel frattempo bersi un caffè e vincere ancora, prima che la spagnola (forse preferirebbe essere chiamata catalana) concludesse la sua performance.
Ci sono anche note positive come l’introduzione delle «wild card» per i Campioni Europei dell’edizione precedente che hanno pure gareggiato con il pettorale specifico che indicava il loro status, la numerosa presenza di pubblico in tutti i giorni di gare e ovviamente l’organizzazione che se pur ridotta al minimo sindacale si è comunque dimostrata efficiente e competente come sempre. Certo che un piccolo sforzo in più ci sarebbe potuto comunque stare bene!

Occhio all’onda! 


                      ... fine prima parte -
 

Chiuso l'Euro Slalom 2019


Mallory Franklin e Vit Prindis sono sicuramente i protagonisti di questa ultima giornata di gare europee a Pau. La prima vince in C1 dopo l’argento di ieri in kayak e si conferma nella sua estrema umiltà una regina tra i paletti dello slalom. Il trentenne praghese Vit  la fa da padrone nel kayak maschile, ma di questo e di altro mi  occuperò più avanti perché prima voglio condividere un pensiero che oggi, ma non solo da oggi, mi segue e mi rende comunque felice. Sì perché quando sei circondato da persone che credono in quello che si fa contribuendo con la propria specifica professionalità, si diventa un gruppo compatto e sempre più forte e competente. L'operare in gruppo diventa parte integrante di un meccanismo che rende  tutto più facile, più divertente, più esaltante e più emozionante. Perché di questo Euro 2019 non resteranno solo i successi sportivi come le tre finali conquistate e le diverse semifinali conseguite, ma resteranno incisi dentro di noi tutti i sorrisi, le carezze, la disponibilità, le tenerezze, le competenze e le gioia che hanno animato tutto lo  staff azzurro nessuno escluso.  Professionisti che mettono a disposizione il loro tempo oltre a quello dovuto senza chiedere nulla in cambio.  Professionisti che seguono ogni pagaiata di tutti i nostri atleti, senza perdere nessuna sfumatura o particolare. Gioiscono quando vedono i loro atleti felici e soffrono quando le cose non vanno per il verso sperato. C’è poi  chi va di corsa in cucina, sì perché la squadra italiana ha anche il servizio ristorazione personale (e che ristorazione!) per  preparare le pietanze tra una prova e l’altra, per dare la giusta energia a chi deve gareggiare e il giusto comfort per chi viceversa deve impegnarsi ad assistere gli atleti. Un Team che lavora compatto e che ha un segreto nascosto, che poi tanto nascosto non è, visto che è alla luce di tutti e da tutti apprezzato. Una gara per far stare sempre meglio i nostri ragazzi per farli  volare in alto verso i loro sogni, verso le loro mete. Quindi il primo grande grazie, dopo quello doveroso ai 10 atleti azzurri presenti qui a Pau, va a Carlo, Claudio, Daniela, Davide, Fabrizio e Luciana che ci hanno permesso di lavorare al meglio sempre con il sorriso.

Delle gare vi racconto tutto domani visto che c’è tempo prima dell’inizio della Coppa del Mondo edizione 2019  e di cose da analizzare  e da approfondire ce ne sono parecchie -

Occhio all’onda!     


Il giudice italiano Lussorio Pidia in azione - come sempre grande competenza anche a livello  internazionale

I nostri medici Carlo Martinelli fisiatra e Daniela Capra medico sportivo e specializzata nell'alimentazione con il DT Daniele Molmenti.
 

Semplicità e perseveranza le chiavi del successo per Amalie Hilgertova

Due occhi lucidi e uno sguardo molto imbarazzato quasi volesse chiedere scusa per essere lì sopra a dominare tutti dall’alto verso il basso, lei che a 21 anni si è timidamente presentata al via di una finale che aveva lasciato fuori personaggi come Chourraut,  Pennie, Kudejova e aveva aperto le porte ad atlete meno conosciute come la slovacca Mintalova e la polacca Zwolinska.
Amelie Hilgertova è figlia d’arte da parte di  mamma Marcela  e papà Ivan che sono anche i titolari di Hiko Sport, oltre ad essere la nipote della Stepanka Hilgertova che tutti noi conosciamo. Nel 2013 aveva vinto il mondiale Junior a Liptovsky, poi da senior ha preso una finale nel 2018 sempre sullo stesso percorso dove aveva guadagnato la maglia iridata. Quest’anno ha cambiato allenatore e dal gruppo di Prskavec, troppo affollato in una anno pre-olimpico,  è passata sotto la guida di  Michal  Buchtel  e come compagne di allenamento ci sono le sorelle Galsuskova.
La sua finale è un compendio di semplicità ed eleganza oltre di concentrazione che non le fa praticamente sbagliare nulla per tutta la gara, ma che soprattutto le ha permesso di mantenere lucidità nei due punti critici del percorso. Quando cioè bisogna prima fare un risalita a valle per poi rimontare sull’onda a monte di un metro  per fare la successiva porta in retro (10 - 11 e 19 - 20)... un assurdo per certi versi! Combinazioni così non ne vedevo più dal 2015 mondiali di categoria a Foz do Iguaçu e sinceramente non ne capisco il senso. 
Alle spalle distanziata di nulla c’è la britannica Mallory Franklin mentre il bronzo va alla tedesca, non più giovanissima, Jasmin Schornberg, mentre la super favorita Funk paga un 50 alla porta 20 dove, purtroppo per lei, si infila dento a malapena con metà testa. Stefany Horn, dopo una semifinale dominata, crolla sulla finale uscendo troppo lanciata dalla 10 si ritrova oltre la 11 che è costretta a risalire per non incappare in un 50 e qui praticamente finisce la sua gara Continentale in ottava posizione. Per lei non c’è tempo di replica si infila in macchina e torna a casa con Jerney Abramic e la sua atleta Eva Tercelj che ha chiuso al 5^ posto con una gara onesta.

Nella C1 uomini si rimpossessa del titolo europeo, che fu già suo nel 2015,  Benjamin Savsek che fin dalle prime pagaiate dimostra di essere in gran forma pennellando tutti i passaggi. I francesi salvano l’onore con l'argento di Thomas, terzo il teutonico  Tasiadis che, al contrario dello sloveno trionfatore, ha dato l’impressione di lottare su ogni porta. Il suo distacco di 2 secondi e 18 lo testimonia.
Il nostro Raffy si ferma in semifinale al 12esimo posto: peccato perché fino alla porta 23 era in perfetta linea per passare in finale. All’entrata dell’ultima risalita la canoa si è piantata tenendolo a un metro dal palino interno perdendo poi all’entrata dell’ultima porta più di 2 secondi che gli sarebbero bastati per andare a lottare per le medaglie.

L’Europeo si chiude oggi con semifinale e finali per C1 donne e K1 uomini.

Occhio all’onda!

Equamente distribuite le medaglie d'oro nelle gare a squadre

La squadra italiana agli Europei Slalom 2019 al completo nella foto di rito.

Partiamo dalla fine di questa ultima giornata di qualifiche e di gare a squadre  e cioè dalla cena ufficiale per i capi squadra dove com’è buona abitudine anche i più riservati Team Leaders si aprono e parlano liberamente dopo qualche buon  bicchiere di Souternes generosamente offerto dal comitato organizzatore che quest’anno ha pensato bene di organizzare il meeting culinario nella nuova sede del canoa club locale. Due milioni di euro spesi per dare una nuova sede ad un Club e che sono arrivati grazie all’ottima riuscita del mondiale 2017 e al diretto interessamento di Tony Estanguet che ormai qui è considerato una sorta di Santo Protettore capace di ogni miracolo. La serata è andata avanti con le canzoni di Albert Wood, presidente dell’ECA, che si è concesso ai presenti con due pezzi a lui molto cari come «Yesterday» e una canzone greca ricordo delle origini materne. Quindi dopo la sua dipartita si è dato libero sfogo alle più sfrenate danze con musiche anni ’70 e ’80 per arrivare pure a ballare su  «Bella ciao»! Padrone e grande mattatore della pista  Jean Michel Prono, chairman ICF per lo slalom, qui in veste solo di ospite di riguardo e che quindi non ha veri e propri impegni da addempiere. 

Pomeriggio dedicato alle gare a squadre e penso che la Repubblica Ceca non abbia mai avuto tre k1 uomini così forti come si ritrova ad avere in questo momento, senza considerare il fatto che è rimasto a casa un  quarto che qui a Pau aveva vinto il mondiale! Prskavec, Prindis e Hradilek, campioni europei in carica, hanno inflitto a tutti distacchi abissali con la stessa facilità con cui si deglutisce un bicchiere d’acqua. Alle loro spalle Slovenia, Germania, Great Britain, Spagna e Italia tutti all’interno di 70 centesimi e tutti con una penalità. Insomma si sale o si scende dal podio per 52 centesimi.
La marsigliese è suonata una sola volta e il merito va alle ragazze del kayak femminile che si sono riscattate della prova individuale, infatti solo una di loro, Lafont, ha passato il turno e la ritroveremo domani in gara in semifinale, mentre Baudu e Prigent si tolgono la soddisfazione di aver conquistato il titolo continentale a squadre  su Germania e Austria, ma nelal prova individuae resteranno sulla riva a guardare le avversarie senza posibilità di repplica. Le inglesi donne in canadese l’hanno spuntata su Germania e Repubblica Ceca, quest’ultima nonostante un percorso pulito si sono dovute accontentare del bronzo. Grande gara nella gara a squadre C1 uomini con Slovenia che la spunta sulla Francia per 16 decimi mentre i russi mettono la punta davanti alla Slovacchia per soli 44 centesimi. I nostri azzurri sono costretti a fare i conti con una partenza rocambolesca e con una penalità di troppo: finiscono in sesta posizione.

Mattina in scena C1 donne e  K1 uomini. Brave Sabattini e Borghi che con la prima manche riescono a passare in semifinale. Si inizia così a vedere e a concretizzarsi il lavoro che la Federazione ha iniziato due anni fa con un progetto specifico per la canadese donne. I kayak italiani hanno sofferto un pochino più del dovuto, infatti Giovanni De Gennaro e Zeno Ivaldi hanno dovuto usare la seconda manche per passare in semifinale, mentre Marcello Beda ha detto addio ai sogni di gloria lasciando la competizione con le gare di qualifiche. 
Mi ha impressionato Joe Clarke, il campione olimpico, che ha vinto la qualifica, ma poco conterebbe se non fosse il mondo con cui si è imposto. Il britannico impressiona per precisione e per scorrevolezza, qualità che se mantenute gli permetteranno di restare ai vertici come ormai è abituato a fare da tempo.

Occhio all’onda!  


Il team organizzativo di Pau e al microfono Cristophe Prigent attuale Direttore Tecnico dell'Euro 2019.

Albert Wood durante la sua perfomance canora.

Tanti big del C1 fuori dalla qualifica

Il tanto discusso pontile della partenza con il mega logo che già fu adottato per i mondiali del 2017.

Il Campione Olimpico 2016, il Campione del Mondo 2018, l’Argento Olimpico 2018, il Bronzo Euro 2018, che rispondono rispettivamente ai nomi di Gargaud, Anton, Benus, Rak, solo per citare i più titolati,  rimangono fuori dalla qualifica sia in prima che in seconda manche, mentre il russo Setkin, il tedesco Tasiadis, lo slovacco Martikan e gli spagnoli Elosegi e Trave, hanno dovuto ricorrere alla seconda manche per passare in semifinale. Una seconda discesa che ha avuto più il sapore di una finale olimpica che di una manche di ripescaggio di qualifica e a farci le spese sono  pure i nostri Roberto Colazingari e Stefano Cipressi. A Raffaello Ivaldi invece basta la prima discesa e nonostante una penalità alla porta numero 1 riesce a passare in semifinale in decima posizone, ma con il secondo miglior tempo di manche. Un risultato che gli fa ritrovare fiducia in se stesso, ma soprattutto, dopo tanti problemi fisici, serenità nell’affrontare la stagione che si presenta lunga e complessa.

«Far partire la stagione con queste gare continentali e con un regolamento che penalizza non poco la canadese monoposto non è cosa facile » mi diceva oggi  Paul Ratcliffe, il super boss della canoa inglese,  alla fine delle gare seduti sul divano della reception di Victoria Garden, la struttura dove siamo ottimamente alloggiati con inglesi, spagnoli, portoghesi e andoresi. Ed in effetti il format che vede per C1 uomini, K1 donne e C1 donne il passaggio nella prima manche delle prime 15 barche e successivamente il ripescaggio a 5 è decisamente selettiva. Nel Kayak maschile, se pur non facile  i numeri sono diversi infatti passano i primi 20 con la prima discesa e altri 10 in seconda manche, mentre in finale rispetto alle altre categorie, che sono aperte a 10 barche, i kayak uomini gareggeranno  in 15.
Due parole anche sul percorso che come dicevo è stato disegnato da Narduzzi e Hounslow. C’è una prima parte molto veloce, con una parte centrale tecnica da cesellare, seguita da una chiusura di gara con risalite che possono creare problemi a livello fisico e anche tecnico come è successo a Stefany Horn che alla 21 in prima manche ha tagliato troppo la risalita e si è trovata con un 50 senza possibilità di replica. Per fortuna che l’atleta italiana in seconda manche ha mantenuto freddezza e concentrazione e ha vinto il ripescaggio con molta facilità.  

Nel settore del kayak in rosa le sorprese arivano dall'eliminazione di due big come Corinna Kuhnle e Ursha Kragelj oltre alle due francesi Baudu e Prigent, mentre Jana Dukatova, al rientro dopo la maternità, è ancora in ritardo di preparazione e le ore di barca non fatte si fanno sentire specialmente dal punto di vista tecnico. Infatti le sue discese sono state segnate da troppe penalità per sperare di passare il turno. La testa alta della classifica vede la grande sfida continentale tra Chourraut e Funk, vedremo chi saprà mettersi in mezzo alle due donne che in questo momento sembrano essere in gran forma fisica, tecnica e mentale.

Domani C1 donne e K1 uomini alla mattina, pomeriggio dedicato alle gare a squadre.

La nota di colore del giorno ci arriva dal regolamento che ha messo in difficoltà un po tutti noi considerando il fatto che il pontile di partenza è posizionato a ridosso della fotocellula e non è ammesso spostarsi verso il centro del fiume per partire, ma bisogna solo pagaiare diritti senza nessuna spinta diretta dal pontile stesso. Per fortuna che un apripista era partito nel modo non ammesso e questo ha permesso di mettere in allarme il buon Colin Woodgate, chief judge, che sul gruppo dei team leader in WhatsApp ha iniziato a mandare video di cosa non fare!

L’altra nota: il sole… finalmente non più problemi di pioggia e atleti quasi tutti in maniche corte più liberi e leggeri sul canale di Pau, animato fin da oggi da un colorato pubblico allegro, festoso e competente.

Occhio all’onda! 


All'arrivo del nastro trasportatore che riporta in partenza c'è una comoda cassetta in legno per mettere le bottiglie degli atleti in modo tale che non cada nulla in acqua.

Si parte in sordina agli Europei Slalom 2019!

Ricarda Funk si confermerà sulla vetta d'Europa anche quest'anno?

Dopo i grandi e fantasmagorici fasti e  fuochi d’artificio del 2017 in occasione dei Campionati del Mondo la Francia lancia la ventesima edizione dei Campionati Europei con una Open Ceremony decisamente povera ed imbarazzante. Certe cose è meglio farle solo se si fanno bene altrimenti rischiamo di rendere un brutto servizio al nostro amato sport. Mia nonna diceva che è meglio stare zitti e far credere di essere stupidi che aprire la bocca e confermarlo. Ecco meglio non fare che fare cerimonie di apertura come è stata fatta questa sera, tanto più se la mettiamo a confronto con quella di un anno fa a Praga… questa volta chapeaux va fatto ai cechi mentre ai transalpini bisogna tirare le orecchie. Assente, ingiustificato, pure Tony Estanguet che da quando  ha raggiunto i suoi personali obiettivi politici sportivi è sparito dallo slalom!

182 le barche al via per un totale di 173 atleti (considerando il fatto che ci sono 9 donne che parteciperanno nella doppia categoria) in rappresentanza di 25 nazioni, questi i numeri di questo  Campionato Europeo che ha preso il via oggi ufficialmente alle ore 19.40  nello stadio dell’acqua viva francese di Pau. Siamo nella regione della Nuova Aquitania nel dipartimento dei Pirenei Atlantici e si dice che nei giorni di sereno l’Atlantico lo si può vedere dalla terrazza che sporge a picco dal centro storico. Per il momento quello che noi abbiamo visto è solo tanta pioggia e tanta acqua nel canale rimodernato da poco. Ci sono due cose interessanti in questa cittadella di poco più di 80.000 persone. La prima è il castello dei conti di Foix dove nacque nel 1553 Enrico IV, il primo re   Borbone che noi italiani  ci ricordiamo bene non fosse altro per il Regno delle Due Sicilia; mentre la seconda sono le canoe olimpiche esposte all’interno del centro acquatico, qui la fa da padrona quella di Tony Estanguet, di Denis Gargaud e di Benoit Peschier che sono appese a monito di tutti i giovani che frequentano assiduamente questo centro perfetto per gli sport fluviali. 

I tracciatori sono il britannico Richard Hounslow e il francese Yves Narduzzi. Il primo è stato estratto su un gruppo di tre dove oltre a lui erano presenti il russo Alexander Lipatov e il polacco Marcin Pochwala. Da prime indiscrezioni ci saranno sei risalite sia in qualifica che in semifinale e finale, solo domani però verrà posizionato il percorso e solo allora potremo avere una idea più precisa su cosa si dovranno aspettare gli atleti.

Per seguire la gare in diretta basterà cliccare qui

Occhio all’onda e buon europeo a tutti!




 

Europeo segnato dal mal tempo



Pioggia e ancora pioggia… queste sono le premesse per questa XX edizione del Campionato Europeo  che purtroppo, secondo le previsioni, proseguirà fino a mercoledì 29 maggio, con temperature che andranno da una minima di 8 ad una massima di 10 gradi.

Il Campionato Europeo Slalom nasce ufficialmente  nel 1996 ad Augsburg, per proseguire poi con cadenza biennale fino al 2004, mentre dal 2005 sarà presente ogni anno. In Francia torna per la seconda volta dopo la prima edizione transalpina di 13 anni fa (2006) a L’Argentiere La-Bessée quando ancora qualche gara sui fiumi era concessa e anche molto amata.  Il percorso francese per la verità, nel tratto dello slalom, è stato aggiustato e sistemato, senza però togliere il gusto di pagaiare su un tratto di fiume quasi naturale, quello che in gergo viene definito come un percorso semi-artificiale.  La Durance  rimane comunque uno dei più affollati  torrenti  per canoisti e raftisti, grazie alle sue acque cristalline nella regione dell’Hautes-Alpes-Côte d’Azur. Area vocata allo sport all’aria aperta da sempre e organizzata con ottime strutture logistiche per supportare tali attività.

Sono 5 le località dove si sono già  disputati i Campionati Continentali per ben due volte e più precisamente:

- Ausgusburg  (GER) 1996 e 2019
- Bratislava  (SVK) 2002 e 2010
- Tacen (SLO)  2005 e 2017
- Liptovsky (SVK) 2007 e 2016
- Krakow  (POL) 2008 e 2013

Anche in Italia si sono organizzati gli Europei e più precisamente in Val di Sole sul fiume Noce nel 2000 quando vinse quella edizione in K1 uomini Pierpaolo Ferrazzi e poi con Enrico Lazzarotto e Matteo Pontarollo l’Italia portò a casa anche l’oro nel K1 uomini a squadre. Per restare in tema Italia bisogna ricordare le due vittorie consecutive a questa manifestazione di Daniele Molmenti nel k1 men e più precisamente quella del 2011 a La Seu d’Urgell e quella dell’anno successivo ad Augsburg, Vittoria quest’ultima che fu da premessa all’oro olimpico di Londra. Una piccola curiosità è quella che tutti i vincitori dell’oro europeo nell’anno olimpico hanno poi vinto anche medaglie alle gare a cinque cerchi, quindi sembra di buon auspicio salire sul podio continentale nell’anno delle Olimpiadi per il kayak maschile. In parte questo titolo ha portato fortuna anche per il C1 uomini. Infatti fu così pure per Tony Estanguet che vinse nel 2000 il trofeo continentale e poi le Olimpiadi, per Michal Martikan nel 2008 che di titoli europei ne ha vinti 4 consecutivi (2007 - 2010), contro i tre di Alexander Slafkovsky (2014, 2016 e 2017) che quest’anno,  per una brutta infezione virale che non gli ha permesso di  allenarsi bene nelle ultime tre settimane, non sarà al via. Peccato perché il campione slovacco è presente su tutti i manifesti e loghi specifici per questo evento. Al suo posto ci sarà il giovane compagno Marko Mirgorodsky, che l’anno scorso a Praga all’Europeo finì 7^ e al quale si chiederà di contribuire a portare il 12esimo titolo nella prova a squadra dove gli slovacchi da sempre dominano.

Da quest’anno c’è una grossa novità,  come direbbe Lucio Dalla con la sua canzone «l’anno che verrà», infatti per i campioni europei in carica c’è una «wild card» speciale in modo tale che la nazione che ha il detentore del titolo potrà mettere in acqua praticamente 4 atleti. Quindi la Slovenia avrà  4 K1 uomini al via considerando che Peter Kauzer ha vinto lo scorso anno a Praga, la Germania nel kayak femminile con Riccarda Funk, che cercherà di difendere il titolo, il Regno Unito con Ryan Westley. Mentre l’Austria che aveva vinto con Viktoria Wolffhardt la gara nella canadese donne gareggerà solo quindi con la campionessa in carica e con Nadine Weratschnig  considerando che oltre a loro questa nazione non ha altre atlete titolate per essere presenti alla gara di Pau.

Rinnovato pure il percorso francese dopo i Campionati del Mondo del 2017. Infatti è stato modificato il tratto in curva per cercare di recuperare dislivello e ridistribuirlo fino alla fine. Cosa perfettamente riuscita e che darà alla gara un pizzico di brio in più fino all’arrivo.

Le gare inizieranno il 30 maggio alle ore 15 con la qualifica per donne in Kayak e uomini in C1, mentre la mattina del venerdì 31 saranno in scena le donne in C1 e gli uomini in K1. Pomeriggio gare a squadre. Sabato 1 giugno semifinali e finali per C1 men e K1women. Mentre si chiuderà l’Europeo domenica 2 giugno con il resto di semifinali e finali.

Occhio all’onda!    





Veronika Vojtova poteva essere un poker d'assi!

Secondo il mio modesto parere la vera rivelazione delle gare di selezione per la squadra della Repubblica Ceca ha un nome e un cognome e più precisamente il nome è quello di  Veronika  mentre il suo cognome è Vojtova. Bene questa 29enne  atleta, che nel 2015 a Londra aveva vinto il mondiale a squadre con Stepanka Hilgertova e Katerina Kudejova,  ha praticamente dominato tutte e quattro le gare di selezione disputate a Veltrusy e a Troja. Tre vittorie e un decimo posto, con il miglior tempo, ma con un 50 molto dubbio alla porta 4 in discesa nell’ultima finale, altrimenti la bionda pagaiatrice avrebbe portato a casa un bel  poker d’assi d’eccezione. Veronika Vojtova, che per un certo tempo era fidanzata con il giovane Jiri Prskavec e allenata dal padre di quest’ultimo, ha sempre pagaiato bene, ma non hai  eccelso in nessuna gara, solo qualche piazzamento. Un’atleta di taglia media  sul metro e sessanta, tanta volontà e determinazione e dal 2007 ruota attorno alla squadra nazionale prima in quella giovanile e poi nel 2010 l’esordio nella massima rappresentativa in coppa del mondo dove finirà solo al 47esimo posto. Il primo campionato del mondo assoluto sarà quello statunitense nel 2014,  ma le è mancato fino ad oggi  quello che è da considerare il «guizzo del campione» quella serie di risultati che sanno trasformare un atleta da mediocre in un pagaiatore di livello.  Vojtova aveva iniziato la stagione agonistica 2019  in Australia e agli Australian Open era finita 4^. Poi c’è una gara a Marzo  a Pau dove vince la prima manche con un 92,00. Iniziano le selezioni per prendere il posto in squadra e lei esordisce subito con una vittoria rifilando alla seconda un  distacco di 1,71. Fa ancora meglio nella seconda gara dove vince con un margine di 3,73 e  poi alla terza mette la punta davanti alla Kudejova (campionessa del mondo nel 2015 individuale e a squadre con lei) di 16 centesimi. Nell’ultima gara, con già la qualifica in tasca, come già detto, un 50 dubbio la priva della soddisfazione di vincere anche l’ultima prova. Poco importa perché comunque una gara su quattro viene eliminata e lei è la prima atleta ad entrare in squadra seguita da Amelie Hilgertova, brava anche lei, e per il rotto della cuffia da Katerina Kudejova.
Che cosa è cambiato da un anno all’altro è presto detto, infatti la Vojtova lascia la corte di Prskavec e dopo un breve periodo nel gruppo di Jiří Rohan approda nelle mani  Pavel Kubričan e rivoluziona completamente il suo allenamento: ora c’è più interesse in ogni sessione di allenamento che sia in acqua o i palestra,  ma soprattutto trova nei giovani di questo gruppo, come il campione del mondo junior Jan Bárta, stimoli forti e buoni punti di riferimento per confrontarsi costantemente.
Non è stato facile, mi confessa l’atleta ceca, cambiare e accettare questa nuova sfida, ma a quanto sembra sta pagando molto bene e scherzando mi dice anche che probabilmente la chiave del successo è da ricercare nel fatto che finalmente la sua canoa è dei colori che ama di più e cioè il rosa e il turchese che semplicemente la fanno volare! Si sa la vita è tutta questione di quanto colore riusciamo a dare ad ogni nostra giornata ed evidentemente Vojtova ha trovato la combinazione giusta per esprimere tutto il suo potenziale che quest’anno è decisamente alto in vista di Tokyo 2020.

Occhio all’onda!  








Onore e gloria a Vavrinec Hradilek che torna nel dream Team CZE


Immensa la  felicità  che irradiava dagli occhi  Vavrinec Hradilek all’arrivo della finale dell’ultima gara di selezione su quel canale praghese  che tanto gli ha regalato e tanto gli ha tolto. In una giornata a dire poco invernale con pioggia e raffiche di vento, ma con spalti gremiti, si è conclusa quindi una sorta di Odissea per il campione ceco che durava dal 2016 quando cioè per 1 centesimo perse l’europeo che gli negò il posto ai Giochi Olimpici di Rio. Da quel momento inizia una crisi profonda chiusa solo probabilmente domenica scorsa quando cioè, dopo anni di buio, vede la luce in fondo al tunnel che lo riporta nel  Team della Squadra nazionale della Repubblica Ceca a 32 anni  fatti lo scorso 10 marzo e con all'attivo: un argento olimpico a Londra nel 2012 e un  mondiale vinto  in casa l’anno successivo, oltre ad una innumerevole serie di vittorie in coppa del mondo e in gare internazionali. Eppure il potente pagaiatore della Repubblica Ceca in questi anni non è certamente rimasto al palo a guardare le stelle considerando il fatto che oltre ad aver intrapreso la strada per diventare attore, ha girato un film che ha avuto anche un discreto successo, ma ha anche preso il brevetto di pilota di aerei e ha messo in piedi una attività con il suo bar lungo il fiume in pieno centro a Praga. Tutto questo mantenendosi in forma strepitosa tra i paletti dello slalom. L’anno scorso, quando cioè c’era un posto solo a disposizione per entrare in squadra considerando il fatto che Tunka aveva vinto il mondiale e Prindis era arrivato secondo conquistandosi così entrambi il posto in squadra per l’anno 2018, se l’era giocata con Jiri Prskavec e l’aveva persa alla fine al fotofinish per un nonnulla. L’anno scorso però si tolse la soddisfazione di vincere il campionato nazionale che lo fa gareggiare  tutt’ora con il pettorale «Mistr» e cioè letteralmente «Campione». Quest’anno si è ritrovato a duellare dopo le prime due gare, considerando che Via Prindis era già messo molto bene con le due vittorie nelle prime due sfide, mentre  Prskavec viceversa con il bronzo iridato era già in squadra, con Ondrej Tunka sulla quale solo alla fine ha avuto la meglio. Eppure Vavra, come tutti noi lo chiamiamo, non era partito bene con un 50 sulla prima gara in finale alla risalita 17, nonostante che  il suo 75,16 era il secondo tempo assoluto. Il secondo giorno tocca in finale la porta 4 in risalita con il tubo della pagaia uscendo, ma prosegue senza indecisioni e chiude in 3^ posizione davanti comunque a Tunka.  5 giorni dopo la comitiva si trasferisce di pochi chilometri e va da Veltrusy a Troja per il gran finale.  Due parole però bisogna spenderle per il canale di Veltrusy che dista poco meno di 30 chilometri dall’impianto di Praga e che è stato costruito nel 1983. Infatti questo canale è particolarmente interessante per la sua varietà di onde e riccioli che offre  ed è uno dei primi canali costruiti per la canoa slalom e poi riammodernato dieci anni più tardi dotandolo di ottimi servizi per organizzare gare e ospitare squadre ad allenarsi.

A Praga le cose rimangono incerte e  rocambolesche fino alla fine. Infatti nella finale della  prima gara, quindi la terza in totale, succede l’inverosimile per il campione del mondo del 2017 e cioè Ondrej Tunka che arrivato alla porta 22 perde l’equilibrio e cade in acqua, ma ciò che è ancora più incredibile è che prima di riemergere il povero Tunka fa molta strada con la testa sotto e perde così le ultime due porte. Hradilek, che stava aspettando il rivale a fondo gara come un coccodrillo che aspetta a bocca aperta la sua preda, vede la scena del capovolgimento del suo più agguerrito rivale e non può che tirare un sospiro di sollievo poiché si rende conto che questo giro la dea bendata è dalla sua parte. Questa gara però rimette in gioca un terzo atleta e cioè Tomáš Zima che arriva  3^ poichè  aveva già  al suo attivo un 7^ e un 5^ posto. Quindi a 24 ore dal verdetto finale ci sono Tunka, Hradilek e Zima in corsa per  l’ultimo posto mancante, dando per scontato che Vit Prindiš, nonostante  fosse rimasto fuori dalla finale nella terza gara fosse sufficiente entrare nei 10 per prendersi quando aveva ipotecato nelle prime due gare. 
Si parte per la finale, ma prima c’è l’eliminazione del giovane Zima che abbandona i sogni di gloria. Gli occhi sulla finale sono quindi  tutti puntati sui due contendenti alla maglia nazionale.  Tunka fa una gara impeccabile fino alla porta 17, sembra saltare bene sul ricciolo che taglia in due il canale prima dell’ultimo ponte, ma purtroppo per lui fa l’errore di mettere il peso del suo corpo sulla pagaia con la conseguenza che l’aggancio non tiene e la canoa perde metri preziosi per entrare nella risalita 18. Dalla 17 alla 18 il suo passaggio è di 6 secondi e 23, mentre quello di Hradilek è di 3, 43 quindi 2 secondi e 80 più lento, mentre avrà un ritardo a fine gara di 1,78 che significa per lui uscire dalla squadra nazionale, ma soprattutto vede allontanarsi il sogno a cinque cerchi! Vavra Hradilek scende contenuto sa che deve stare davanti a Tunka e ci riesce mantenendo la promessa che aveva fatto a se stesso e cioè quella di tornare ad essere altamente competitivo in vista di Tokyo 2020.

Occhio all’onda! 


Il 50 di Hradilek alla porta 17 nella prima gara di finale.