Repubblica Ceca domina il medagliere assoluto


Con il mondiale 2019 si chiude un ciclo di tre edizioni iridate dopo i Giochi Olimpici di Rio 2016. Sappiamo bene che le stagioni agonistiche vengono programmate principalmente  sugli anni olimpici e che tutte le nazioni aspirano ad una grande prestazione a cinque cerchi che ripaga non solo l’atleta che la ottiene, ma tutto il movimento.

Un ciclo quindi di 3 campionati del mondo, 3 campionati europei e 3 coppe del mondo.

Ci sono squadre che hanno in parte la squadra pronta per Tokyo, altre che rimangono con pochi atleti a giocarsela e altre ancora che sono solo all’inizio di una selezione interna per formare il team olimpico. Il sistema adottato per qualificare le barche però si sta dimostrando decisamente inadeguato e che premia non la qualità degli atleti e neppure la costanza, ma avvantaggia chi alle Olimpiadi andrà per fare una sfilata solamente. Tanto più con le varie rinunce di quelle atlete che hanno qualificato la barca in tutte e due le specialità e che hanno dovuto fare una scelta liberando così posti nel K1 donne: si veda il più eclatante dei caso  e cioè quello dell’atleta delle Isole Cook che non passando neppure le qualifiche ai recenti campionati del mondo sarà al via della prova olimpica grazie a una regola assurda che penalizza non poco tutto il settore maschile. Questo è solo un dettaglio considerando il fatto che la stessa atleta ha gareggiato per 10 anni per la Nuova Zelanda e solo poco prima del mondiale della Seu, per convenienza, ha cambiato nazione. Non si capisce come il CIO ha potuto approvare questo cambiamento quando i regolamenti per la partecipazione olimpica parlano ben chiaro.  Nel 2018 a Rio era arrivata 43esima e quest’anno ha chiuso il suo mondiale al 39esimo posto sufficiente per qualificarsi grazie alla rinuncia di atlete qualificate in entrambe le specialità. Certo è che considerare a pari degli uomini qualifiche per 18 K1 donne sapendo dell’obbligo alla scelta significava abbassare il livello competitivo, ma evidentemente sono stati altri gli interessi che hanno spinto queste scelte. Un criterio che dovrà per forza essere rivisto per Paris 2024 se non vogliamo continuare a premiare la mediocrità a discapito della professionalità.

Tornado ad una analisi dei tre anni passati salta all’occhio che la Repubblica Ceca ha praticamente dominato la classifica iridata delle medaglie conquistandone ben 17 (4 ori, 6 argenti, 7 bronzi) pari al 20,24% del totale complessivo, seguita da inglesi con 11 medaglie (5 ori, 4 argenti, 2 bronzi) e dalla Germania con 9 ((4 ori, 1 argento, 4 bronzi). In una lista di 14 nazioni presenti nel medagliere.
Fa specie vedere l’Australia che si piazza in quarta posizione a parti merito con la grande Francia grazie in pratica solo alle 5 medaglie vinte da una sola atleta e solo 3 in collaborazione con le compagne a squadre, compagne che poi individualmente spesso e volentieri non hanno mai superato la fase della semifinale.
Impressiona poi se sommiamo all’assoluto  i medaglieri di  campionati del mondo Junior e Under 23 dove la Repubblica Ceca domina con un complessivo di 55 medaglie con 19 titoli iridati (23%). I francesi  di medaglie complessive ne ha conquistate 35 davanti agli inglesi con 26 e tedeschi 22.
Sono 19 le nazioni che entrano nel medagliere della canoa slalom in questi ultimi tre anni, un periodo di tempo che ci porta direttamente ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. 


Occhio all'onda! 



Lo slalom

Certamente il Campionati del Mondo di Slalom, conclusosi a fine settembre in Spagna,  non è stato solo caratterizzato dalle vittorie di Prskavec e Tercelj o dalla grande prestazione come squadra della Spagna descritti nei post precedenti. Certo questi sono stati sicuramente i punti più caratterizzanti, ma a contorno di tutto questo ci sarebbero mille storie da raccontare che hanno  preso forza non solo nei cinque giorni di gara, ma sono nate molto tempo prima grazie a tutti i partecipanti che hanno dato vita ad una edizione decisamente particolare.  Ci sarebbe da raccontare delle medaglie di Jessica Fox ancora e sempre protagonista, o dell’incredibile vittoria della Herzog  nella canadese monoposto femminile, ma ovviamente ci sarebbe anche da perderci un’intera giornata a parlare del neo campione del mondo nella canadese maschile  Joly, che ha messo la punta d’avanti a tutti cosa che sinceramente nessuno si sarebbe mai aspettato. Poi c’è la Jones che quest’anno sale per la terza volta sul podio tra Coppa e Mondiali. Ci sarebbe da raccontare le lacrime della Satila all’arrivo della finale del K1, un pianto liberatorio e di rabbia per un risultato mancato e che lei sente ormai molto vicino. Bisognerebbe parlare e capire perché la Funk non vince o scoprire dove Neveu ha lasciato il suo talento.
Lo slalom è tutto questo: fantasia, gioia, emozione, ma partiamo sempre da  programmazione, organizzazione, precisione che molto spesso lasciano comunque posto a chi sa sfruttare al meglio l’attimo. Le conferme e le  sicurezze, fanno da contrasto a sorprese ed incertezze che trasformano lo sport, un gioco codificato, in una magia di emozioni. Atleti che danzano sull’acqua passando tra i pali dello slalom, allenatori e compagni di squadra che corrono sulla riva sinistra danzando anche loro sulle scarpe da tennis evitando chi torna in partenza dopo aver percorso un minuto prima lo stesso cammino condito da urla, fischi e speranze. Mentre c’è chi sull’altra riva immobile fisicamente, ma ben mobile emozionalmente aspetta e poi rincorre figli, nipoti, amanti, amici, compatrioti.  Poi c’è chi segue in silenzio, c’è chi rimane in tenda a trattare gli atleti, c’è chi in sala video scarica video su video, guarda e riguarda prendendo tempi ed intertempi, c’è chi poi deve prendere delle decisioni, chi riprende, chi giudica, chi elabora e chi controlla che tutto si svolga come deve essere. Lo slalom questo infinito mondo che ci cattura, ci rapisce e che occupa le nostre menti da quando ti svegli a quando torni a letto.  Lo slalom: infinita storia  di  onde, pali, atleti, uomini, donne, tempi, tocchi, gesti, allenamenti, gare e … racconti!

Occhio all’onda!



Spagna in casa domina


Veniamo al terzo punto che ha caratterizzato questi campionati del mondo di slalom organizzati molto bene, fatta eccezione per qualche errore di protocollo alla cerimonia di apertura, ma che hanno visto una buona partecipazione di pubblico sugli spalti e un buon seguito mediatico.  Inutile nasconderlo che l’attesa per la squadra di casa era tanta e la Spagna non ha tradito le aspettative, anzi è andata ben oltre, ma soprattutto è stata presente dove meno ci si aspettava.  Certo che gareggiare in casa aiuta non poco, ma a volte potrebbe anche essere l’elemento che viceversa crea tensione e aspettative troppo elevate, come probabilmente è stato per Maialen Chourraut. Invece gli iberici,  sotto la super visione di Guille Diez Canedo, il direttore tecnico della canoa spagnola per quanto riguarda la canoa fluviale, sono stati esemplari.  Iniziano da subito bene con le gare a squadre:  Oro nel k1 uomini, Argento C1 uomini e C1 donne e 4^ nel K1 donne. Poi arrivano ancora due argenti con Ander Elosegi nel C1 uomini a soli 51 centesimi dall’oro e con David Llorente nel K1 uomini. A tutto questo si unisce il bronzo di Joan Crespo nel K1 uomini. Quindi un successo di squadra per la verità annunciato da tempo e che ha un precedente storico molto importante nel mondiale di dieci anni fa sempre qui a La Seu d’Urgell. Nel 2009 infatti le medaglie conquistate dalla Spagna  erano state ben 4: due individuali e due a squadre.  Le prime due furono ad opera di Maialen Chourraut che fu seconda nel K1 donne e il bronzo di Carles Juanmarti nel K1 uomini, mentre a squadre conquistarono due bronzi, uno  nel  K1 uomini (Diez-Canedo, Juanmarti, Crespo) e uno nel  C1 uomini (Domenjo, Erguin, Elosegi).  Fatto curioso che Crespo, Elosegi e Chourraut  erano già presenti in squadra 10 anni fa e sono stati da allora ad oggi le colonne di questa squadra che ha avuto nel 1989 il suo anno di svolta o meglio di nascita. Prima, per la verità,  c’era ben poco, ma a partire da quell’anno, quindi 30 anni fa,  si va a completare l’opera del canale olimpico a La Seu d’Urgell che ospiterà il rientro ai Giochi Olimpici della canoa slalom e che verrà inaugurato nell’ottobre del 1990.  Contemporaneamente arriva ad allenare gli atleti  iberici un certo Jean Michel Prono e da qui parte un progetto tecnico di sviluppo che negli anni ha visto diversi allenatori stranieri alternarsi alla guida della Spagna. Guille Diez Canedo, che ho avuto l’onore di allenare per i Giochi Olimpici di Benjin 2008 e che poi è stato mio collaboratore tecnico in Brasile per 5 anni e per uno in Italia, alla domanda quale sarebbe, se dovesse scegliere l'elemento che ha reso possibile la conquista di ben 6 medaglie iridate e che li pone dietro solo alla squadra della Repubblica Ceca, mi risponde: « non potrei dirne uno solo, ma se devo proprio secegliere direi magari il momento. E’ da anni che la Spagna ha questo potenziale. Hanno lavorato molto e quest’anno si sono sentiti uniti e con buoni  risultati in tante gare; se sommiamo a tutto questo  ai dei mondiali bellissimi organizzati in casa, si è creata l'occasione perfetta che l’ha reso possibile ». Ed in effetti il DT spagnolo dice bene: i suoi atleti  hanno avuto il merito di concretizzare in casa un lavoro lungo e costante portato avanti negli anni e che su un'acqua amica e ben navigata ha portato a questo enorme successo, anche se per la verità avrebbe potuto arrrichirsi con le mancate prestazioni di un fenomeno come Maialen Chourraut e di Nuria Vilarrubla. Della prima ho già parlato mentre della catalana 27enne nata e cresciuta nella valle del Segre ho detto poco se non il fatto che dopo aver vinto la semifinale crolla malamente alla sponda del ponte dove finisce con la testa sotto perdendo 7 secondi e 25 centesimi, un ritardo che la allontana dal podio iridato. Eppure lei  in casa aveva già vinto la finale di Coppa del Mondo lo scorso anno e come già fece nel 2016. Quest’anno poi aveva preso un argento, se pur con distacco abissale di 8.2 dalla vincitrice Mellory, agli Europei a Pau di fin maggio. Poi, sempre quest’anno,   aveva vinto la quarta gara di Coppa del Mondo a Leipzig davanti a Fiserova e Fox e quindi si presentava al mondiale sicuramente come una delle favorite. Un momento di indecisione e il fianco sinistro l’hanno  tradita non poco nella fase più delicata di tutto il Campionato del Mondo, impedendole così di portare una medaglia in più al suo Paese. La Spagna fino ad oggi dal 1949 ha vinto 13 medaglie ai Campionati del Mondo: 1 oro, 5 argenti e 7 bronzi. Di queste medaglie 3 argenti e 5 bronzi sono individuali.  Statisticamente parlando questa nazione si pone al 17esimo posto in una classifica di medaglie che vede presenti 24 paesi. Ai mondiali spagnoli le nazioni che sono andate a medaglia sono state 12, mentre quelle che hanno già qualificato barche per le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono state 25.   

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Il podio iridato del K1 men a sinistra argento a David Llorente (ESP), al centro oro a Jiri Prskavec (CZE) e a destra bronzo a Joan Crespo (ESP).

Il DT spagnolo Guille Diez Canedo
Medagliere dei Campionati del Mondo Slalom 2019 - La Seu d'Urgell
 

Il primo titolo iridato per la Slovenia in rosa

da sinistra Luukas Jones al centro Eva Tercelj e a destra Jessica Fox il podio del k1 donne al mondiale di slalom 2019.

Il secondo elemento che ha caratterizzato il XL campionato del mondo di canoa slalom è stata la vittoria della 27enne Eva Tercelj che così diventa la prima atleta donna della Slovenia a vincere un titolo iridato assoluto dopo che i suoi compatrioti maschi lo avevano conquistato con Kauzer in k1 uomini nel 2009 e 2011 con Lukas Bozic e Saso Taljat nel 2014 nel C2 uomini e nel 2017 con Benjamin Savsek nel C1 uomini.  Una stagione quella di Eva Tercelj in continua crescita: inizia con il quinto posto in finale agli Europei di Pau a fine maggio, poi all’esordio in Coppa a Londra prende un’altra finale e finisce settima, poi a Bratislava sarà ottava e in casa a Tacen prende l’argento a 34 centesimi dalla vincitrice Stefanie Horn. In Germania, dopo la pausa estiva, nella quarta gara di Coppa del Mondo rimane fuori dalla finale per 27 centesimi. A Praga nella super finale di Coppa prende il bronzo dietro a Ana Satila e Jessica Fox.  Eva chiude la Coppa del Mondo 2019 in seconda posizione dietro solo alla figlia della « Volpe »  distaccata di 13 punti, quindi si presenta in Spagna molto carica e determinata.  C’è da considerare, secondo me, un piccolo particolare che libera psicologicamente l’atleta slovena e che se vogliamo è del tutto indipendente dall’atleta stessa. Infatti succede  che la sua compagna di squadra Ursa Kragelj durante l’ultimo allenamento prima dell’inizio delle seconda gara di Coppa del Mondo a Bratislava si lussa una  spalla e rientra velocemente a casa per poi essere operata pochi giorni dopo. La cosa ovviamente potrebbe non avere nessun risvolto su i propri compagni di squadra, ma probabilmente Eva, che da  sempre teme Ursa, si sente più libera e forse anche con più responsabilità  per qualificare la barca. Diciamo anche,  per tranquillizzare i sostenitori della sfortuna Kragelj,  che 82 giorni dopo il fattaccio è rientrata in barca e ora il suo recupero diventa sempre più veloce e consistente.
Eva Tercelj ha cambiato negli anni molti allenatori e dallo scorso gennaio è passata da Aleš Kuder a Jerney Abramic che la prende subito sotto la sua ala e la segue meticolosamente. Sostanzialmente l’esperto allenatore di Nova Gorica individua nelle gare il principale problema di questa atleta che ha dalla sua una grande abilità tecnica e una acquaticità invidiabile. Quando però si trova a confrontarsi con cronometro e avversarie le cose cambiano e sembra imballarsi. Ecco quindi che ad  ogni workout viene  proposta una sequenza di  tre prove da migliorare ogni volta. In sostanza allenatore e atleta lavorano per  trovare quella giusta personale  velocità che ti permette di  controllare sempre il tuo mezzo facendoti  esprimere il tuo reale potenziale: niente di più, niente di meno. Il vero segreto arriva dalla capacità di viaggiare  su quella « border line » che non può essere  troppo sotto i tuoi limiti, precludendoti la  finale, e non può neppure  essere troppo oltre visto che ti porterebbe ad andare fuori giri e magari schiantarti prima o poi su qualche combinazione. Il segreto  del successo  è dato  dalla capacità di dominare tutta la  velocità massima che l’atleta può esprimere. Il rammarico, molte volte, più grande per chi compete è quello di non riuscire ad esprimere tutto quello che ha dentro di sé, perchè si fa prendere dal voler far di più o viceversa di meno, senza lasciare libero il proprio corpo di esprimersi.
In semifinale Eva Tercelj è precisa non fa nulla di strano, ma soprattutto non ha nessuno sbandamento. Soluzioni con retro sicure e con pagaiate ben tirate le garantiscono il passaggio in finale con il tempo di 97.89 a 1.50 da Riccarda Funk che vince la semifinale e con una Fox che fa  registrare un 94.61. Tempo che fa capire che per vincere bisognerà abbassare non poco i tempi visti in semifinale,  il tocco alla 3 dell’australiana le costa il terzo posto in questa fase.   In finale l’architetta slovena sostanzialmente mantiene la stessa strategia: le retro rimangono retro, ma c’è più potenza nei  colpi. Ha una parte centrale veloce, ma non eccelsa con la massima centralità nelle porte. La gara però la vince tra la 22 e la 23: qui fa un capolavoro saltando bene e infilandosi subito dentro l’ultima risalita. Esce a velocità doppia rispetto alla Fox, mantiene lucidità e ferma il cronometro a 94.27. Un tempo  inattaccabile anche da Jessica Fox che si piazza alle spalle della slovena per 42 centesimi. Eppure l’australiana ha impostato la sua finale in maniera ineccepibile, ha un vantaggio fino alla 7 di 0.64, poi ha una eleganza unica tra la 10 e la 11 risalita, usa  i fianchi come solo una ballerina di  « hula hoop » sa fare; al ponte nella sponda è precisa e veloce. Al secondo intermedio guadagna un altro secondo e il suo vantaggio ora è di 1,63. Poi si approccia alla  20 con troppa foga ed esagera nell’entrare in morta e la sua coda sbatte inevitabilmente sulla riva facendole perdere velocità, ma soprattutto consistenza nell’azione. Da qui alla fine accumula un ritardo di  1 secondo e 41 centesimi, troppi anche per lei che  probabilmente questa volta sente sulle braccia tutto il peso di una stagione che l’ha vista sempre protagonista. Il suo sorriso, anche dopo aver controllato il tabellone dei risultati giusto all’arrivo che le diceva che era seconda, non si spegne saluta e irradia gioia di vivere a tutto il mondo. Un’altro mondiale da incorniciare per lei con due argenti e un oro a squadre.
Le vere deluse di questa gara sono però due: Maialen Chourraut e Riccarda Funk. La spagnola, o meglio la basca considerati i tempi difficili che la penisola Iberica sta passando,  agguanta la finale per il rotto della cuffia e probabilmente sente troppo la pressione di casa. Non è lei e lo si capisce quando arriva al ponte dove sbaglia letteralmente la sponda. Lei che su quell’onda ha passato giorni interi, lei  che di  questo canale conosce ogni minimo dettagli, nessuno credo che possa vantare più discese e ore di allenamento sue queste acque come la campionessa olimpica di Rio 2016 e bronzo Olimpico di Londra 2012.  C’è l’azzardo o meglio l’ultimo tentativo di recuperare tempo prezioso tagliando mostruosamente la risalita 20, ma l’impresa  non le riesce e prendere pure un 50 secondi di penalità.
La seconda delusione arriva dalla tedesca, nata 27 anni fa nella celtica città di Bad Neuenahr, tocca la 3 nello stesso modo di Jessica Fox in semifinale, e si presenta al primo intermedio con un ritardo di 1.75, quindi sta a significare che il tempo c’è, peccato solo per il tocco, poi si rende conto che deve fare tutto alla perfezione per puntare al podio, ma non ci riesce considerando che perde al secondo split  2.18, quindi è più lenta dalla 7 alla 15 di 43 centesimi senza considerare la penalità. La sua ultima parte di gara non è come quella che ha sfoderato a Leipzig, perde ancora 76 centesimi e si deve accontentare del 5^ posto finale.  Alla fine la teutonica Riccarda saluta timidamente  il pubblico e telecamere alzando la sua mano sinistra a mo’ di una graziosa principessa. 
Un plauso va sicuramente anche a Luuka Jones che non aveva iniziato bene la stagione mancando la finale  in Coppa a Londra, poi però è seconda a Bratislava, non si presenta al via ne a Tacen ne a Makkleeberg per poi arrivare ancora seconda a Praga nella finale di Coppa. In Spagna arriva a mezzo secondo dalla vincitrice e a 8 centesimi dall’argento di Jessica Fox. Non male per la neozelandese che il prossimo 18 ottobre compierà 31 anni ed  allenata dallo scozzese, nonché suo compagno di vita, Campbell Walsh che fu argento alle Olimpiadi di Atene 2004 e due volte terzo ai mondiali rispettivamente nel 2006 a Praga e nel 2007 a Foz do Iguaçu. Tanto più che Luukas ha preso la finale pure nel C1 donne.
Una conferma di grande crescita al mondiale spagnola arriva da Ana Satila che quest’anno è seconda nella classifica finale di Coppa del Mondo in C1 e quarta in quella dei k1. La 23enne brasiliana ha dimostrato di essere nella rosa delle atlete da finale in entrambe le specialità con qualche puntata al podio.
Stagione da incorniciare anche per Stefanie Horn che ha centrato 4 finali su 5 gare (3 in Coppa e una al mondiale) vincendone una, Tacen dove ha dominato in ogni fase, e terza in un'altra, Makkleeberg.   L’atleta della Marina Militare ora ha un solo obiettivo preparare al meglio le gare olimpiche di Tokyo 2020.




Qui il parallelo della finale  tra Fox e Tercelj. 


da questo fotogramma si capiscono quanti sono 42 centesimi di differenza tra Tercelj e Fox all'ultima porta.
Riccarda Funk saluta le telecamere e il pubblico all'arrivo della sua finale.La tedesca ora ha la certezza di andare alle sue prime Olimpiadi.


                                                             …prosegue

Campionati del mondo slalom: le prime riflessioni e analisi

Da sinistra la mamma del campione del mondo che ha in braccio il figlio Jiří.  Alla sua sinistra la sua compagna e mamma del piccolo, mentre a destra papà Jiří. Anche il nonno si chiama Jiří !
Ci siamo! E’ passato il giusto tempo per iniziare a parlare del campionato del mondo di canoa slalom che ci ha animato tutti fino agli ultimi giorni di settembre. Doveva passare del tempo per metabolizzare emozioni, gioie e delusioni per poi dedicarsi ad una attenta analisi con l’obiettivo di trovare soluzioni e proposte per migliorare la performance degli atleti alla luce degli ultimi risultati.  La pausa, le riflessioni, lo studio, l’analisi per arrivare ora al momento della condivisione di elementi che hanno influenzato e determinato l’esito di una prova iridata che ha avuto un duplice risvolto e cioè quello di assegnare le medaglie del campionato del mondo e di riflesso le quote olimpiche.

Tre gli elementi eclatanti che hanno dato a questa edizione iridata una vera e propria identità: il trionfo annunciato di Jiří
Prskavec, la vittoria di Eva Tercedj nel kayak femminile e l’exploit della squadra Spagnola. Dal punto di vista delle squadre possiamo decisamente dire che Germania, Francia e Gran Bretagna sono rimaste lontane dal loro potenziale.  
Iniziamo con Jiří Prskavec. Per il campione ceco confermarsi ai vertici  non era assolutamente facile, soprattutto quando vieni dato per favorito numero uno. Gli esempi in negativo sono molti basta pensare a Peter Kauzer che a Tacen nel 2010 che davanti alla sua gente e alla sua fedele  tifoseria era dato per assoluto favorito per la conquista del titolo.   Eppure in quell’occasione il campione sloveno si perse tra le porte del campo da slalom che lo ha visto crescere e vincere tanto e a lungo. Daniele Molmenti  fu decisamente bravo a sfruttare l'opportunità per vincere il suo titolo iridato alla grande davanti a Hradilek e Meglic, mentre Stefano Cipressi, al suo ultimo mondiale in kayak, chiuse in ottava posizione.
Certo Prskavec non era in casa e forse questo gli ha reso le cose più facili, circondato solo dalla sua famiglia e dall’amore del suo bebè che certo lo teneva impegnato tra un allenamento e l’altro. Per la verità Prskavec, solo tre settimane prima,  nella  finale di Coppa del Mondo nella sua Praga sul campo di Troja, aveva vinto dominando la gara a suo piacimento. Qeusto è stato il giusto biglietto da visita per presentarsi a La Seu come l’uomo da battere dopo  due anni di digiuno di vittorie.  In Spagna, il già campione del mondo 2015 e il detentore delle ultime due edizioni di Coppa del Mondo, è arrivato presto con la sua auto con tanto di sue effigi e autografata con a bordo la mamma fisioterapista,  il papà allenatore e la compagna nonché mamma del suo
Jiří Junior oltre ovviamente a: borse, passeggini, biberon, pannolini e l’immancabile bianca-celeste canoa.  L’ho visto spesso in allenamento sul canale catalano nelle settimane precedenti alla gara e mi ha impressionato  per precisione e velocità. Tutti lavori  con molto recupero con video e molte volte guardato dopo ogni prova.  Non c’era nessun gesto esagerato, nessuna prova di forza, si percepiva una  grande concentrazione in ogni seduta  e una ricerca spasmodica sull’intensità nel colpo. Questo atleta, classe 1993, negli anni è maturato molto grazie ad una costante ricerca del gesto tecnico. L’arma vincente, a mio modestissimo avviso, è stata la sua determinazione e la capacità di contenere la sua esuberanza agonistica che nel passato lo ha portato sì a tanti successi, ma lo ha pure tradito in più di una occasione. In qualifica ha una prima parte molto veloce, poi al ponte, uscendo dalla risalita di destra, è leggermente in ritardo e la cosa si protrae fino all porta 19. Prima della 20 ha un sussulto, probabilmente la sua idea era quella di farla dritta come Kauzer e Prindis, ma il colpo di destro non  tiene la sua punta in linea con  corrente e morta. Quindi si vede costretto a cambiare strategia all’ultimo e optare per una retro, che per la verità non gli riesce troppo bene. Chiude la gara in quinta  posizione a 1.61 da un  Grigar ritrovato. In semifinale ha un solo obiettivo e cioè quello di raggiungere la finale per giocarsi le medaglie. 104 pagaiate e tre  spinte sul muro: la prima di sinistro alla 5 risalita, la seconda di destro alla 10 in risalita e subito dopo di destra ancora per proiettarsi fuori dalla 11. Nella sua discesa non ci sono sbavature così come nella sua finale dove riesce a migliorarsi di 8 centesimi. C’è un cambio di strategia alla risalita 11 dove in finale non si spinge sul muro e entra ed esce con un Duffek proiettandosi in avanti con tutto il peso per non toccare il palino interno. Al ponte, e cioè alla sponda, in finale fa decisamente meglio: non viene fermato dal ritorno d’acqua come invece era successo nella fase precedente. Arriva il grande rischio all’ultima risalita di sinistra la numero 20 dove la barca si ferma,  Jiří pennella il palo di sinistra guardandolo, poi insiste con la pagaiata larga di destro, pianta la coda ed esce verso la 21 con qualche fatica in più rispetto alla semifinale.  Riesce a riposizionarsi velocemente sull’acqua più veloce e riprendendo padronanza del mezzo chiude la gara fermando i cronometri dopo 84 secondi e 26 centesimi dalla sua partenza sufficienti per vincere una gara che già da tanti (tecnici, atleti, giornalisti)  veniva assegnata a lui.

Chi invece nella finale iridata  di La Seu d’Urgell ha lasciato tre anni di lavoro, ma soprattutto la possibilità di disputare un’altra Olimpiade da protagonista, è stato Joseph Clarke che butta al vento risultato e qualifica per Tokyo 2020. Il britannico 26enne tocca prima la risalita 11, il palo interno entrando, ma rimane in corsa per le medaglie. Poi c’è ancora una penalità con la punta alla discesa 19 e qui il campione olimpico di Rio 2016 abbandona ogni speranza di salire sul podio ed esce in pratica automaticamente dalla squadra GB olimpica visto che a prendersi il posto sarà Bradley Forbes-Cryans. Infatti,  in base ad una serie di punteggi interni inglesi, il suo quarto posto in finale gli permette di realizzare il sogno a cinque cerchi restando davanti di 79 centesimi al suo compagno di squadra  Clarke.  Il cammino del 24enne, nato in Scozia a Edimburgh, ma residente da tempo a Lee Valley dove cioè c’è il canale olimpico, non è stato sicuramente facile considerando che alle selezioni inglesi era dietro a Clarke, poi in Coppa centra solo una finale quella di Tacen che chiude in quinta posizione. Eppure il complesso sistema inglese per decidere chi andrà a Tokyo 2020 gli permette di centrare l’obiettivo solo per il fatto di restare davanti al compagno di squadra, decisamente più titolato di lui,  al mondiale spagnolo. Un sistema che ha escluso dai Giochi pure David Florence che a La Seu è l’unico del suo paese in finale, ma ha la sfortuna di finire sesto che significa restare a casa dalle Olimpiadi. Ci andrà in C1 per i sudditi di sua maestà la Regina un certo Adam Burgess.  Certo è che non avere Joe Clarke al via nella gara olimpica fa tirare il fiato a tanti atleti e rende le cose più facili per tutti.

La vera battaglia  si è vista però in semifinale considerando che nessun atleta è riuscito ad entrare in finale con penalità. 10 finalisti tutti con zero. Anche lo stesso campione del mondo uscente, Hannes Aigner, che fa registrare un tempo stratosferico 83.22, è costretto a guardare la finale dagli spalti per il tocco alla 3, dovuto probabilmente ad una scelta di linea decisamente azzardata. In finale ci sono 3 atleti con 84 secondi divisi tra di loro da pochi centesimi, poi 4 con 85 secondi  e anche qui divisi da pochi centesimi e altri 3 con 86, lasciando fuori il francese Burgi che fa registrare 86.62 a 21 centesimi dal passaggio del turno. Poi rimangono fuori pure  altri tre atleti (De Gennaro, Oschmautz e Ivaldi) che hanno un 85, ma i primi due con 1 tocco e il terzo con 2 tocchi, tutte penalità sfiorate e una assegnata dal Video Judge. Una gara decisamente tirata la semifinale iridata considerando il fatto che in tutte le altre gare di coppa si sono  prese finali anche con una penalità. Questo ci fa capire il livello di attenzione e precisione che c’è stato  in questo Campionato del Mondo. Finale  k1 uomini con due atleti cechi, due inglesi, due spagnoli e uno per  Slovacchia, Australia, Russia e Portogallo. In chiave olimpica salta all’occhio la mancata qualifica della Polonia, infatti era passato in semifinale solo Michal Pasiut, e questa già era una grande sorpresa poichè   l’esperto Dariusz Popiela (secondo agli Europei a Pau a soli 82 centesimi dal vincitore Prindis) e il giovane Krzysztof Majerczak (10^  in finale agli Euro 2019) si erano fermati in qualifica con due manche praticamente disastrose. La cosa desta ancora più imbarazzo dopo la medaglia di bronzo che i tre polacchi avevano conquistato nella gara a squadre dietro a Spagna, oro,  e alla  Repubblica Ceca.
Pasiut, fidanzato con Wiki Wolffhardt (anche lei esce male da questo mondiale, ma ne parleremo a suo tempo), in semifinale prende un 50 alla 17 e un tocco alla 11. Un salto di porta ad una discesa che è costata pure  la « testa » a Peter Kauzer con l’unica differenza che al polacco la massima penalità è stata data subito dal giudice sulla riva, mentre  allo sloveno è arrivata più tardi dal Video Judge. C’è da dire però che anche senza il 50 il tempo di Kauzer non gli avrebbe permesso di entrare in finale, infatti il suo 86.97 con zero sarebbe stato l’11 tempo.

Una considerazione deve essere fatta anche sugli italiani in gara che hanno conquistato la quota olimpica per esser al via a Tokyo 2020.
De Gennaro e Ivaldi sono stati decisamente penalizzati dai tocchi di porta, considerando che entrambi avevano tempi che avrebbero permesso loro di essere in finale tranquillamente. Il carabiniere 27enne di Brescia è sicuramente una bella realtà della nostra squadra e quest’anno ha trovato guizzi vincenti in più di un’occasione. Il marinaio 25enne di Verona, uscito dalla 20  in risalita ha avuto un attimo di esitazione che ha pagato con troppo anticipo sulla 22 poi la penalità alla 23, assegnata a posteriori dal Video Judge, è stata una sorpresa per tutti. C’è stata una grande maturazione tecnica da parte dei due azzurri di punta che ora si giocheranno il posto per rappresentare l’Italia alle Olimpiadi ai prossimi Campionati Europei a maggio 2020 sul canale di Londra. Il migliore di loro due andrà a Tokyo. Cresciuto molto anche Marcello Beda sia dal punto di vista tecnico che fisico, un valido inserimento tra i big internazionali con due prove ottime come quelle di Makkleeberg in Coppa e La Seu mondiale.

                                                         … prosegue

Qualche sorpresa nel C1 uomini!

I bimbi delle scuole elementari hanno addobbato la galleria del corso principale della Seu d'Urgel con disegni e bandiere.
L'autunno si fa già sentire, ma per fortuna solo alla mattina presto: l'aria alle 7 è frizzante e bisogna indossare pantalone lungo e pile. Vado al canale di buon ora per accendere le stufette nella tenda atleti, cosí facendo tolgo l'umidità della notte e metto un po di tepore. Nel frattempo e in attesa dell'arrivo dei primi atleti mi bevo il caffé con Camporesi e Barzon che sono in pratica operativi H24 direttamente sul campo di gara. Casa Italia, con i suoi pasti caldi e gli spuntini, è diventata una meta anche per le autorità presenti a questo 40^ Campionato del Mondo di Slalom. La cucina tricolore inutile dirlo è molto apprezzata tanto più se é curata da un grande Claudio Camporesi sotto le direttive della dottoressa Daniela Capra che oggi non solo consiglia cosa mangiare, ma anche opera direttamente sui fornelli.
Questa mattina poi ho incontrato Myriam Jerusalmi mamma e allenatrice delle sue figlie e le ho fatto i complimenti, visto che l'Australia ieri ha vinto la gara a squadre nel C1 donne con Noemi, Jessica e Rosaline Lawerence. Quindi in casa Fox a questo punto sono tutti almeno una volta Campioni del Mondo... con il suo sorriso mi ha anche detto che non ci aveva pensato fino a quel momento!
Veniamo al percorso di qualifica che tutto si può dire, ma non certo che è banale. Tante le penalità oltre a qualche problema di altezza delle porte che hanno costretto gli atleti, specialmente in prima manche, a scendere molto controllari e attenti. Tanto è che la seconda discesa, con porte regolate correttamente, è risultata essere più veloce per molti atleti.
Si parte lanciati con una serie di 4 discese di cui una (3) molto sfasta e la prima risalita è solo al bivio per poi infilarsi nel canale centrale disseminato di porte, ben otto, con due risalite una a destra e una a sinistra. Al ponte una combinazione classica con la risalita a destra per uscire sul cavo ed infialrsi dentro la 15. Qui si inizia a far lavorare i fianchi e la destrezza ha il sopravvento su forza e velocità: ancora otto porte tutte in discesa e tutte che ti lasciano con il fiato sospeso. Al salto finale risalita a sinistra - discesa - risalita e poi scatto finale. Un tracciato certamente all'altezza della situazione considerando la posta in palio.
Qualche grossa sorpresa c'è sicuramente stata e la più grande è l'eliminazione di Sideris Tasiadis il bronzo mondiale dello scorso anno, argento ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e quinto nel 2016 alle Olimpiadi di Rio. Quest'anno aveva vinto le selezioni tedesche, poi bronzo agli Europei di Pau a fine maggio. 15 giorni più tardi a Lee Valley vince la prima gara di Coppa del Mondo, poi non gareggia più fino alla 4 gara di coppa a Lepzig dove finisce 7^. In prima manche Tasiadis prende un 50 alla risalita 23: l'anticipa troppo si sposta con la punta la palina interna e passa nel senso opposto la porta in risalita. Il suo 96.14 sarebbe stato il terzo tempo senza il salto di porta. In seconda manche il tedesco, numero 1 nel ranking mondiale della specialità, dà l'impressione di essere imballato e finirá solo 16^ con una penalità di troppo che lo cancella dalla semifinale e gli fa dire addio alla sua potenziale terza olimpiade.
Grande delusione per Roberto Colazingari, purtroppo il 50 in seconda manche, alla 15, lo taglia fuori dal resto della manifestazione. Peccato perchè il sublacense aveva condotto una stagione tutta in crescita e i suoi tempi senza penalità lo confermano alla grande.

Nel Kayak femminile tutto nella norma nessuna sorpresa neppure in veste quota olimpica.

Domani di scena K1 uomini e C1 donne per le prove di qualifica al termine conosceremo il tracciato per semifinale e finale anche se per la verità è gia sulla carta, ma bastano 30 centimetri a farti cambiare una filosofia di corsa!


Occhio all'onda!



Un momento di relax in partenza da parte della squadra dell'India.

XL Campionati del Mondo Slalom ufficialmente aperti


Il tempo ha due velocità che si adattano al momento che stai vivendo. A volte corre velocemente, altre volte ogni secondo diventa una lunga attesa per quel fatidico 3,2,1 go!
Ci sono poi situazioni, cose e persone che hanno la capacità di fermare il tempo che non sarà più una unità che segna il nostro cammino, ma si trasforma in un mezzo per proiettarti in un’altra dimensione.  Il respiro, il battito cardiaco, le sensazioni di calore o gelo, l’euforia o la tristezza si alternano alla velocità della luce infischiandosi di quello che tu veramente vorresti. La vita è così e non ci si può fare nulla se non apprezzare ogni minima sfumatura.

Poi ci sono le contraddizioni come quella che la Germania investe  54 milioni di euro per un progetto antinquinamento tassando aerei a vantaggio dei treni e poi la Cina spende 11 miliardi di dollari  per realizzare un aeroporto che gestirà entro 2040, 100 milioni di passeggeri. Il mondo è così… godiamoci quelle che abbiamo magari mantenendo comunque fede ai nostri ideali.

Tra, allenamenti, analisi video, parole, gesti,  pensieri e sentimenti è arrivata anche la cerimonia di apertura dei XL Campionati del Mondo di Canoa Slalom che ci proietta inevitabilmente in questa settimana che porterà le prime quote olimpiche e ovviamente assegnerà titoli e medaglie iridate.

Dico subito quello che non è funzionato così poi posso parlare del messaggio profondo e sincero che Yldor Lllach ci ha trasmesso.
 

Mancato principalmente il protocollo: inaccettabile che la bandiera ICF venga issata all’inizio della cerimonia, cosa che invece dovrebbe essere fatta solo dopo che la carica politica presente più alta ha dichiarato aperti i Campionati del Mondo. Mancato l’inno spagnolo, anche se capisco che comunque non c’è molto sentimento comune per quella che dovrebbe essere la musica che unisce un popolo. Comunque sia queste gare sono fatte in Spagna e il Presidente del Comitato Organizzatore è il presidente della Reale Federazione Spagnola di Canoa nato in Castilla y León, quindi profondamente iberico!
Sul palco è mancato il presidente del Boarding dello Slalom che secondo me comunque avrebbe dovuto perlomeno essere presente.
E’ mancata la scenografia del palco: il canestro poteva essere tolto o coperto,  due fiori ci sarebbero stati pure bene, e magari pure i banner degli sponsor.  Lasciare le autorità in piedi sul palco non è molto carino e neppure decentrare il logo ICF sul mega schermo. Sempre da protocollo ci dovrebbero essere state oltre alla bandiera del paese ospitante anche quella dell’Europa.
A parte tutto questo è giusto riconoscere che la scelta del palazzetto è stata sicuramente una grande cosa, con l’aggiunta di una platea numerosissima e festosa. Da apprezzare le traduzioni sullo schermo che fanno risparmiare una montagna di tempo senza appesantire i discorsi ufficiali.
Veniamo però allo spettacolo offerto che ha visto in Yldor Lllach il vero mattatore della cerimonia di apertura di questi campionati del mondo. L’artista 34enne, diplomato in Canada alla scuola circense, ci ha regalato grandi numeri acrobatici sulla sua rossa bicicletta ai quali ha voluto connettere la sua infanzia da canoista. Oltre a tutto ciò Yldor ci ha saputo però trasportare nella magia della sua arte nata per puro caso quando il papà ha tolto le rotelle dal suo velocipede e il caso ha voluto che la ruota d’avanti si sganciasse e lo lasciasse pedalare in perfetto equilibrio su una ruota sola. La bellezza e la semplicità di una ruota che gira lo ha portato a volersi identificare con essa per diventarne un tutt’uno. Ecco qui che nasce il gioco della ruota entrandoci dentro e facendo parte di essa stessa.
Alla fine dello spettacolo il piacere poi di potermi complimentare direttamente  con lui e con grande ammirazione l’ho abbracciato ringraziandolo di essere andato oltre alla performance atletico-sportiva con il messaggio che ha voluto trasmetterci così profondo e sincero.

Occhio all’onda! 


La Squadra Italiana Slalom e Discesa presente a La Seu d'Urgell 2019.






Mondiali di slalom alle porte

Gli anziani, che la vedono lunga, hanno tirato fuori dall’armadio i pantaloni in velluto e il giaccone pesante senza maniche. Eppure il sole, quando esce,  ci scalda come fosse piena estate ed è stato così pure questa mattina per chi seguiva gli atleti nella zona illuminata, mentre, coachOmar, che viceversa operava  all’ombra ha dovuto tenersi il pile fino alla fine dell’allenamento. Mai abbiamo disputato un Campionato del Mondo così avanti nella stagione, una rassegna iridata che ha anche il valore di assegnare le quote olimpiche per Tokyo 2020. Si inizierà domenica 22 settembre con la cerimonia inaugurale  al Palazzetto dello Sport,  anche se l’alcalde, Jordi Fàbrega,  avrebbe preferito mantenere fede alla tradizione che voleva  l’apertura delle gare di canoa nella piazza principale sotto la casa comunale e a lato della cattedrale.  Poi le gare vere e proprie inizieranno solo mercoledì 25 con le prove a squadre. Da Giovedì le giornate saranno particolarmente intense visto che oltre allo slalom al via anche il mondiale di Sprint per il settore discesa. Due specialità che tornano assieme dopo l’esperimento del 2017 a Pau (Francia) che sembra aver dato buoni frutti per partecipazione ed interessamento da parte dei media e della gente.  

La Seu d’Urgell ospiterà quindi per la terza volta il Campionato del Mondo dopo quello del 1999 e del 2009. Riguardando le classifiche di 10 anni fa ritroviamo atleti che saranno al via anche in questa edizione come ad esempio la tedesca Jasmin Schornberg che vinse quel mondiale nel K1 donne davanti a Maialen Chourraut, campionessa olimpica 2016, e che rimane una delle favorite per questa edizione, oltre a Jana Dukatova, chiuse in 6^ posizione, e ancora allora e oggi presenti come  Elena Kaliska (9^), Corinna Kuhnle (11^), una giovanissima Viktoria Wolffhardt (25^), Eva Tercelj (34^), Viktorya Us (36^), Hanna Craig (37^), Ekaterina Perova (40^), Luuka Jones (59^) e per finire le sorelle Cassini.  Nel C1 uomini c’era e ci sarà Michal Martikan, argento dietro a Tony Estanguet, e ancora David Florence (5^), Denis Gargaud (7^), Ander Elosegi (9^), Alesxander Slafkovsky (10^), Takuya Haneda (13^), Matej Benus (15^), Casey Eichfeld (30^), Roberto Colzingari (45^), Sebastian Rossi (48^). Nel k1 uomini nel 2009 la gara la vinse Peter Kauzer davanti a Boris Neveu e quindi il duello si ripeterà anche a dieci anni di distanza. Al via anche Mathieu Doby (15^), Vavrinec Hradilek (18^), Darius Popiela (22^), Marcel Potocny (23^).
Se poi facciamo un salto di 20 anni e cioè risaliamo al mondiale del 1999 ritroviamo solo   Kaliska (6^) nel k1 donne,   Martikan in C1 che,  fu bronzo dietro a Robin Bell nella gara vinta da Emmanuel Brugvin,  e Alexander Slafkovsky (35^).

 Ma a la canoa slalom da queste parti ha una lunga tradizione iniziata nel 1980 con una prova di Coppa d’Europa e il Club locale,  il « Cadì Canoë Kayak »,  nasce nel 1964 e quest’anno festeggia i 55 anni di attività. Indiscusso il valore organizzativo che ha al suo attivo anche i Giochi Olimpici del 1992 e 18 tappe di Coppa del Mondo. Cambio al vertice dello staff che oggi è coordinato da Meritxell Rodriguez che ha preso  il posto di Nuri Villarrubla, mentre il direttore esecutivo rimane sempre l’inossidabile  Ramon Ganyet. 

Numeri importanti dal punti di vista della partecipazione visto che sono iscritte 65 nazioni per un totale di 510 atleti di cui 382 per lo slalom e 128 per la discesa.
                                                        … continua

Occhio all’onda! 


Il giorno 17 settembre il boarding dello slalom  ICF ha organizzato una interessante Coaches Conference. Dopo i lavori tutti in fiume per una garetta in canoa e per una cena conviviale.

Con il mio ex atleta brasiliano e ora impegnato nel progetto per il desarrollo internazionale João Vitor Machado.

Con noi ieri si è allenato Charles Correa e alla fine foto ricordo.


Coppa numero 32 archiviata

Il podio della Classifica complessiva di Coppa del Mondo del K1 uomini - primo: Jiri Prskavec (CZE), secondo: Peter Kauzer (SLO) e terzo: Vit Prindis (CZE).
La Coppa del Mondo Slalom 2019 ha vissuto a Praga il giusto grande e trionfale epilogo grazie ad un’organizzazione sublime  e a due atleti che hanno regalato emozioni  fino all’ultima porta.
Facile si potrebbe dire che tutto sia perfetto quando ad organizzare le gare ci sono ex-atleti di livello che sanno unire le figure professionali con i giovani  volontari, anche se non sempre tutto ciò è scontato.  Uno staff quindi che conosce esigenze e dettagli di chi gareggia e di chi lavora, con la consapevolezza che se il prodotto non viene visto e pubblicizzato poco importa e allora risalto anche al pubblico che entra a fare parte dello spettacolo,  trasformando la gara in una grande festa capace pure di fermare previsioni atmosferiche disastrose.

Jiri Preskavec  non ha vinta la finale di Coppa del Mondo nel K1 uomini, l’ha dominata semplicemente iniziando dalla semifinale. Il ceco, classe 1993,  ha pagaiato sulle acque di casa come solo un cavaliere errante è capace di fare. Ha pagaiato con la maestria di chi su quel canale ha costruito la sua intera carriera sportiva. Non ha sprecato un colpo è riuscito a tenere a freno l’impeto di chi qui a Praga doveva prendersi una grande rivincita e tornare sul gradino più alto di Coppa dopo due anni di assenza. Non poteva scegliere teatro migliore, non poteva fare regalo più bello al suo pubblico, non poteva tradire le aspettative che lo vedevano in azione su manifesti che hanno invaso la città. Sì! perché qui quando parli di slalom la gente comune sa di che cosa stai parlando, conosce vita, morte e miracoli dei loro atleti che viaggiano su auto che le aziende fanno a gara per fargli usare con tanto di  effigi, nomi e gare vinte. Qui Prindis, Prskavec, Tunca, Hradilek, Hilgertova sono una sorte di eroi nazionali, la canoa nella Repubblica Ceca ha  una lunga e consolidata tradizione, usata da tanta gente per scendere lungo i fiumi super attrezzati ad accogliere i naviganti della pagaia.  
Una domenica che ha regalato a Jiri Prskavec la sua seconda coppa del mondo dopo quella già  vinta lo scorso anno. Un traguardo che lo mette in corsa per uguagliare il record di Paul Ratcliffe che di questo Trofeo ne ha vinti tre consecutivi: ’98, ’99, ’00.
 

Jessica Fox  domenica sale per la 50esima volta su un podio di Coppa ed è un record che difficilmente si potrà uguagliare o superare con tanta facilità. Lei, l’angelo dei paletti dello slalom, in C1 ha il guizzo vincente mettendosi al collo l’oro della gara che significa pure vincere l’ambito trofeo  per la quinta volta, terza consecutiva. La canadese femminile nasce nel 2010 e su 10 edizioni 5 sono sue! Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro se non il fatto che l’australiana, dopo un avvio difficile, per lei visto che comunque è sempre stata tra le protagoniste,  si è presentata in finale di Coppa in uno stato di forma eccelso pronta più che mai ad affrontare il mondiale imminente da protagonista.

Coppa 2019 in archivio.  Prskavec vince in K1 uomini, Jessica Fox in K1 donne e C1 donne,  mentre Benus si porta a casa la coppa per la terza volta dopo quelle del 2010 e 2015 nella canadese uomini.

Chiusa anche la 32esima edizione di questo Trofeo che quest’anno  è stato ideato e  creato da Davide Prete,  un artista che arriva dai paletti dello slalom e che trasferitosi negli Stati Uniti ha trovato la sua dimensione artistica di grande prestigio oltre alla sua docenza all’università americana forte della sua laurea in architettura. 

Occhio all’onda! 

La conferenza stampa dove è stata presenta la Coppa del Mondo 2019. In primo piano il trofeo orgoglio italiano.
Il pubblico numeroso anche sotto la pioggia non ha abbassato la guardia seguendo fino alla fine ogni fase della gara.
Con Ana Satila la brasialiana che ha chiuso la Coppa del Mondo in seconda posizone in C1 e quarta in k1 a soli 8 punti dal terzo posto. L'atleta più completa dopo Jessica Fox.

Jessica Fox al centro trionfatrice in K1 donne alza al cielo la Coppa disegnata e creata dall'artista italiano nonchè canoista  Davide Prete.




La Slovacchia eterna protagonista

Matej Benus vincitore della gara e della Coppa del Mondo



Che spettacolo seguire la sfida che sembra non avere mai fine tra  Benus, Martikan e Slafkovsky per quell’unica quota olimpica che lo slalom a cinque cerchi possa offrire a loro. Uno solo infatti potrà essere al via di Tokyo 2020 perché la Slovacchia, come tutti gli altri paesi che qualificheranno, potrà far scendere in acqua un solo atleta per categoria. Una guerra, quello del posto olimpico, interna iniziata solo una settimana fa con la 4^ prova di Coppa del Mondo a Makkleeberg, proseguita qui a Praga e che si concluderà  ai Campionati del Mondo di La Seu d’Urgell a fine settembre con il verdetto finale.  Vincerà l’esperienza e la caparbietà di  Martikan? oppure avrà la meglio il 31enne Benus che ha dalla sua lunghe leve e 9 anni meno del suo più anziano rivale? Ma ancora ci potrebbe essere una sorte di  giustizia sportiva che offrirebbe  al 36enne Slafkovsky l’ultima chance per vincere un qualsiasi metallo olimpico, unico trofeo ancora assente nel suo palmares? La situazione attuale è:  una vittoria e un 5^ posto per Benus, una vittoria e un 10^ posto per Slafkovsky e un 4^ e 5^ piazzamento per Martikan.  Insomma non ci rimane che aspettare il mondiale e il verdetto finale arriverà inesorabile.
Oggi a Benus sono servite 98 pagaiate per fermare i cronometri su quel 100.46 che gli ha regalato vittoria di gara e gli ha consegnato nelle mani la Coppa del Mondo 2019 che vince per la terza volta dopo quelle del 2010 e 2015.  Lui, il pagaiatore di Bratislava, è entrato quest’anno in 4 finali (5’ a Lee Valley, 2^ a Bratislava, 5^ Makkleeberg e 1^ a Praga), quindi non ha centrato solo la finale di Tacen dove ha chiuso al 17esimo posto. Una stagione che era iniziata con un secondo posto in Australia a Febbraio in occasione degli Oceania Championships e poi con la vittoria alla Segre Cup di aprile. Chi invece si è visto sfuggire la Coppa dalle mani è stato Lukas Bozic alla porta  19, quando cioè la sua spalla sinistra  ha toccato il palo interno: i due secondi di penalità gli hanno tolto la seconda  posizione e 10 punti sulla classifica finale che lo vede secondo con solo due lunghezze di distacco dal vincitore Benus.
Jessica Fox quando ci sono i momenti importanti non delude mai. Affronta la finale come un atto liberatorio e non pensa minimamente al risultato come lei stessa confessa a fine gara. Vince questa prova e la coppa  davanti a una ritrovata Ana Satila in K1, che all’arrivo ammalia tutto il pubblico con il suo sorriso,  la sua energia e la sua semplicità. Terza in questa finale Eva Tercelj che si porta a casa però l’argento nella classifica finale distaccata di 13 punti dall’australiana. 

Oggi semifinali e finali per C1 donne e K1 uomini poi si impacchetta tutto si saluta Praga e si va in Spagna a giocarci le quote olimpiche!


Occhio all’onda! 

Jessica Fox in azione in finale.
 
Ana Satila al suo arrivo in finale risulterà essere seconda, risultato che aveva già ottenuto nel 2016.


Il podio finale della Coppa del Mondo Slalom C1 2019 da sinistra Bosic al centro Benus e a destra Martikan.

Il podio finale di Coppa del Mondo K1 women da sinsitra Tercelj, Fox e Kuhnle.

Qualifiche su un tracciato veloce ma classico

Le risalite, sul tracciato di qualifica, si presentavano  con un sequenza alternata con le porte in discesa in questo modo: 3,7,4,3,3,0. Mentre per semifinale e finale la sequenza cambia in: 2,0,8,2,4,2. Facile e chiaro quindi  capire qual é  e qual é stato l’intento e l’idea che i tracciatori (Delaney e Aghulon) hanno avuto nel disegnare il percorso. Quella sequenza lunga di porte in discesa é un classico sul canale di Troja, che ha come prerogativa la velocità dell’acqua e il suo treno di onde. 
Il canale con tutta l'area circostante é stata vestita a festa come solo qui sanno fare. Ogni minimo dettaglio è curato per pubblico e per atleti. Il pubblico può seguire la gara su 4 mega schermi guidati da due esperti e bravi commentatori in lingua inglese e in ceco. Gli atleti qui a Praga trovano tutti i confort di cui necessitano, dall’ampia sala per seguire le gare fornita di ogni tipo di leccornia, all’area privata per ogni Team. Anche i tecnici sono trattati alla grande visto che la tenda video finalmente ha una copertura scura che permette di vedere perfettamente le immagini sui monitor privati e sui due grandi televisori piazzati al centro.
Giornata lunga, quelle del venerdì,  con tutte le qualifiche per tutte le categorie e in più con le demo run per semifinali e finali. Il venerdì anche qui è un regolare giorno  lavorativo, ma nonostante questo il pubblico é stato numeroso e partecipe. Chissà domani quanta gente animerà i beniamini di casa che qui sono considerati veri eroi e sostenuti a gran voce.  Le previsioni meteorologiche non sono delle più confortanti e così i bravi commentatori hanno raccomandato a tutti di portarsi una giacca in più e magari l’ombrello, ma hanno sottolineato il fatto che non si potrà perdere lo spettacolo che sicuramente i migliori atleti al mondo ci regaleranno senza risparmio di forze ed energie: la posta in palio è alta! Nessuna Coppa ha già un vincitore certo, dipenderà tutto quello che accadrà tra sabato e domenica.
Nel C1 uomini passano praticamente tutti i big, piccola delusione per Raffy Ivaldi che in prima manche paga un tocco alla 7 con la punta e all'essere finito lungo alla 24 gli pregiudica il passaggio diretto finendo  22esimo. In seconda manche  il veronese ha un 50 che gli taglia decisamente la possibilità’ di passare il turno. Peccato perché il 97.10 era decisamente un gran tempo. Fuori Lukas Rohan anche lui per un 50 sempre alla porta  8. Nella canadese in rosa rimane fuori solo Wiktoria Wolffhardt che così esce dai giochi per la conquista della Coppa  che la vedeva in terza posizione e ancora in corsa per la vittoria finale. Nel Kayak maschile routine con qualche brivido per Peter Kauzer costretto a passare per la seconda discesa dopo una prima manche disastrosa. Chi invece perde una grande occasione in vista di Tokyo 2020 é Martin Halcin che per un tocco alla porta 13 rimane fuori e vede sfumare la carta olimpica. Gli slovacchi in fatti avevano questa gara come prova selettiva per i prossimi Giochi Olimpici.


Occhio all'onda!

Vit Prindis capolavoro dell'arte moderna post comunismo




Domenica, uscendo dal parcheggio riservato alle squadre, ho incrociato Alexander Slafkovsky e mi sono fermato a fargli i complimenti scusandomi per non aver già provveduto il sabato: non ero riuscito più a vederlo dopo la sua gara; ho anche approfittato per ringraziarlo, visto che ci ha regalato una discesa pressoché perfetta con una eleganza unica e sublime come ho scritto a commento della finale dei C1 uomini. Prontamente l’atleta slovacco dalle lunghe leve e grande appassionato di sci d’alpinismo mi ha risposto : "thank you very much Ettore, it was a good run to look - poi un attimo di pausa e aggiunge - like today Vit". Ed in effetti anche Vit Prindis ha dominato la finale come i grandi campioni sanno fare. Tanto più se si considera che tra semifinale e finale si è migliorato di 2 secondi e 77 e se tralasciamo la piccola sbavatura in finale alla porta 10 in risalita, tra l’altro risolta con molta freddezza, possiamo annoverare la sua discesa tra i maggiori capolavori dell’arte moderna post rivoluzione comunista. 87.78 è un tempo stratosferico che gli fa mettere l’oro al collo con un vantaggio di quasi 2 secondi e mezzo sull’australo-francese Lucien Delfour che fino a questa gara certo non aveva brillato in Coppa del Mondo. Infatti, quest’ultimo, aveva ottenuto come miglior prestazione due 34esimi posti: il primo a Lee Valley e il secondo a Tacen, anche se per la verità in qualifica sembrava essere pronto ad un grande risultato: nella prima gara di coppa era quinto, poi a Bratislava secondo e ottavo a Tacen, mentre a Makkleeberg era dietro solo a Jiri Prskavec. Il ceco, neo papà, è sceso sempre spingendo ma a mio modo di vedere ha cercato troppo spesso le soluzioni estreme trovandosi in più di una occasione (vedi porta 10 o 12 o ancora traghetto 14/15) con la canoa piantata nell’acqua. Certo il praghese ha dalla sua dinamicità e soprattutto una incredibile motivazione che lo porta sempre a spingere al massimo ogni volta che scende in acqua sia in allenamento che in gara. Un atteggiamento sicuramente vincente, ma forse ancora alla ricerca definitiva di un un equilibrio generale che ancora gli manca. Che dire della finale nella canadese donne? Forse è il caso di sottolineare che è Jessica Fox a fare il bello e il brutto di questa specialità? Lei la gara la può solo perdere come ha fatto domenica toccando e aggiungendoci ben tre errori: il primo alla porta numero uno che tocca con la spalla sinistra, poi tra la 7 e la 8 quasi perde la pagaia e l’incertezza tra la 14 e la 15 le costa quei 16 decimi di distacco dalla vincitrice Nuria Vilarrubla che si aggiudica la gara dopo essere passata per la seconda manche di qualifica e con il quinto tempo in semifinale. Seconda è Tereza Fiserova a 0.04 dall’iberica. L’equazione logica quindi è: quando la bionda volpe australe fa di tutto per non vincere, per una serie di ancestrali motivi, il resto del mondo in rosa e in ginocchio deve essere pronto ad afferrare il mostro per le gambe e cercare di dare il meglio di sè considerando che le possibilità di farlo non sono molte, se il dominio della volpe rimane così forte e determinato! A Makkleberg, Jessica Fox, è salita per la 32esima volta sul podio di Coppa partendo dalla sua prima partecipazione e cioè dal 2010. Un palmares così suddiviso: tre bronzi, 5 argenti e 24 ori. Se poi, ai successi nella canadese, aggiungiamo anche quelli nel kayak allora i podi totali passano a 48 con la possibilità anche di arrivare a quota 50 entro fine settimana!
 
Occhio all’onda! 


Il podio del K1 Men da sinistra Delfour (secondo con 90.21) al centro Prindis (vincitore con 87.78) a destra Prskavec (terzo con 90.32).