Le emozioni non finiscono mai

Lo dico subito così non ci penso più, anche perché so che non potrei restare zitto: l'emozione più forte della giornata è stata quella di essere riabbracciato da Jon Lugbill che ho rivisto dopo 10 anni. L'ultima volta che ci siamo incontrati era ad Atene ai Giochi Olimpici nel 2004. Lui era commentatore televisivo dell'evento, io direttore tecnico della squadra nazionale italiana di canoa slalom e discesa. Inutile nascondere la gioia nel ritrovare un amico che ha scritto la storia del nostro sport. Jon Lugbill, solo pronunciare questo nome mi da gioia e una forza unica, immaginate che cosa sia stato per me quell'abbraccio e sentirmi chiamare dalla leggenda vivente della canadese monoposto... a stento ho trattenuto le lacrime dalla felicità.
Lui è sempre uguale, sorridente, solare come un tempo abbiamo avuto solo modo di salutarci perché entrambi impegnati. Lui a correre dietro le richieste dei vari mass-media presenti, io a seguire i miei ragazzi. Pochi minuti, ma ricchi di significato. Aggiungo anche questa e poi chiudo con i miei personalismi e sentimentalismi di  vecchio lupo di fiume  e passo alla cronaca delle gare. A fine giornata, mentre stavo andando al "race office" a prendere le classifiche ufficiali e gli ordini di partenza per domani ho avuto modo di incontrare pure Bill Endicott con sua moglie e mi sono fermato a scambiare quattro parole. Come sempre lui è molto curioso e ha voluto sapere tutto della mia vita dal 2007 e cioè dall'ultima volta che ci siamo visti. Lui aveva avuto una piccola collaborazione con la squadra cinese in occasione dei campionati del mondo di canoa slalom proprio a Foz do Iguaçu dove ora vivo.  Bill Endicott oggi è un uomo impegnato con il comitato olimpico americano per tenere corsi agli allenatori di tutti gli sport e tiene conferenze in molte parti del mondo.

Le gare sono andate come ci si poteva immaginare alla vigilia e cioè con poche sorprese. L'unica vera è stata l'eliminazione dello sloveno Bercic fra i C1, reo di due discese con troppe penalità. Chi ha rischiato molto è stato Ander Elosegi che ha staccato l'ultimo biglietto possibile per prendere il via alla semifinale di sabato. Lo spagnolo, anzi meglio il basco, quest'anno ha preso tre finali in coppa del mondo, mentre l'anno scorso aveva sciupato malamente il mondiale nella finale alla porta numero nove, dopo una conduzione di gara perfetta. Gran seconda manche di Stefano Cipressi che con sei cambi di pala, e cioè praticamente ad ogni risalita, ha portato a casa qualifica e tanta fiducia per affrontare una semifinale con tanta energia e reali possibilità di accedere alla finale. Roberto Colazingari ha una prima discesa discreta, peccato solo per una penalità di troppo. Il suo tempo è di 19 centesimi più lento rispetto a quello del marinaio Cipressi, al quale però bisogna aggiungerci una penalità.
Mi è piaciuto per semplicità ed efficacia Alexander Slafkovsky e specialmente  in prima manche dove con 100,98 aveva di  fatto lanciato la sfida al mondo. Staremo a vedere cosa succederà.
La specialità in rosa della canadese ha tagliato le gambe a tutte e tre le americane e pure alle canadesi. Dalle americhe è passata solo Ana Satila che con il nuovo C1 ha guadagnato in abilità e velocità.

Nel Kayak maschile ci sono alcuni atleti di spicco che in  prima manche saltano delle porte e rischiano non poco.  Così è stato per  Fabian Dorfler, Mateusz e  Rafal Polaczyk, Michal Smolen, Jure Meglic che devono mantenere i nervi ben saldi per riscattarsi nella seconda discesa. Impresa che riesce indistintamente a tutti e cinque con la felicità di passare in semifinale. Bravo anche Pedro  Da Silva, il nostro "Pepe",  che è passato in semifinale grazie ad una seconda discesa molto reglare a ridosso dei migliori atleti al mondo. Una grande crescita per il Brasile e per tutto il movimento dello slalom che si sta impegndando molto in vista di Rio 2016.

Non ho commentato il tracciato di gara per le qualifiche e non lo farò visto che ormai sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Io credo però che a questo punto dovrebbero essere gli organizzatori e in seconda battuta il broad-casting a lamentarsi vivamente di quanto viene proposto dai tracciatori  con la supervisione dell'ICF. Così facendo si perde in spettacolo e in suspense oltre  al fatto di annientare la fantasia agli atleti che si vedono costretti a gareggiare come ai miei tempi, certo gloriosi ovviamente, ma passati e con materiali che permettono ben altre evoluzioni. 

Occhio all'onda!


io con la leggenda degli allenatori William T. Endicott e sua moglie Abigail















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