Austria successi dal settore rosa



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Repubblica Ceca e Germania Europeo più che positivo


Chiudiamo le  analisi positive  con l’Austria che in questo 18esimo Campionato Europeo di Slalom,  disputato a Praga dall' 1 al 3 giugno ha incrementato di una medaglia il bottino del 2017. Questa nazione, guidata da Helmut Oblinger, che si avvale pure della consulenza tecnica di Jure Meglic,  ha partecipato con 3 k1 uomini, 3 k1 donne 2 C1 donne, per un totale  di 7 atleti (Viky Wolffhardt infatti gareggia sia in k1 che c1) conquistando complessivamente 3 finali (15% sul totale delle finali olimpiche). Pesanti le tre medaglie portate a casa  nel settore femminile che  con Viky Wolffhardt  vince l’oro nella canadese monoposto,  con Corinna Kuhnle  si piazza al secondo posto nel kayak femminile e con la  gara a squadre nel K1 femminile formata da  Wolffhardt, Kuhnle e Leitner finiscono seconde dietro alle tedesce e davanti alle ceche. 
 Una piccola nazione che da alcuni anni ha a disposizione un canale artificiale, ma che per la verità non viene utilizzato moltissimo considerando i costi molto elevati per far funzionare le pompe e per le limitazioni dovute ai fattori climatici. Vienna non è certo una città particolarmente mitigata e il freddo si fa sentire presto.  Quindi la loro scelta invernale è stata quella di andare per alcuni periodi negli Emirati Arabi a curare la preparazione fisica e tecnica. L’Austria da sempre ha vissuto con delle punte e mai con una squadra completa preferendo in assoluto il kayak. Probabilmente a tutt’oggi è  ancora Norbert Sattler l’atleta più medagliato in campo internazionale con il suo titolo iridato conquistato nel 1973 e la medaglia d’argento olimpica nel 1972.  Anche Peter Fauster fu campione del mondo nel 1979 davanti al suo compagno di squadra  Eduard Wolffhardt (zio di Viky e attuale progettista e produttore della Carvin Slalom). Un’altra medaglia iridata per l’Austria  arriva nel 2003 con Helmut Oblinger che al mondiale di Augsburg conquista il bronzo dietro ad un irraggiungibile Fabien Lefevre  e dopo David Ford. Per correttezza però non possiamo non citare nello storico di questa nazionale anche i mondiali conquistati da Kurt Presslmayr nel 1965 a Spittal, quindi in casa, e i precedenti di Hans Frühwirth nel 1951 e ancora prima nel primo mondiale nel 1949 disputato a Ginevra e vinto nel K1 da Otmar Eiterer.
La stessa cosa la si può dire al femminile dove spiccano oggi e nel passato delle individualità  come Corinna Kuhnle vincitrice di due mondiali 2010 e 2011 e l’Europeo dello scorso anno   o come Violetta Oblinger-Peter che oltre al bronzo iridato nel 2010 e l’europeo vinto nel 2007 ha al suo attivo bure il bronzo dei Giochi Olimpici di Pechino 2008. Se poi risaliamo agli albori troviamo Heidi Pillwein, Gerti Pertlwieser e Rosemarie Biesinger rispettivamente campionesse del mondo nel ’49 (Ginevra/Sui) nel ’51 (Steyr/Aut) e nel ’53 (Merano/Ita).
Austria quindi che sta crescendo non più individualmente, ma come squadra e se mette in evidenza delle prime donne capaci di dare stimolo e gloria, ha in serbo altre realtà che stanno venendo avanti  per dare continuità alla canoa slalom in un paese che fin dagli albori è sempre bene o male stato protagonista. 

... p r o s e g u e 

Tavola riassuntiva di tutte le medaglie assegnate alla XVIII edizione Continentale
 

Repubblica Ceca e Germania Europeo più che positivo

 
I volontari con i campioni europei del K1 men i cechi Prskavec, Prindis e Tunka.


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                               Partiamo dai numeri per analizzare gli Euro Slalom 2018


La Repubblica Ceca  nelle discipline olimpiche ha piazzato in finale sei atleti (2 nel k1M, 2 nei C1M e 2 nel K1W) e 2 equipaggi nel C2, specialità quest’ultima che a Praga ha disputato l’ultima sua gara ufficiale. Sparirà infatti dal programma del Campionato del Mondo e in Coppa del Mondo, mentre l’ECA non si è ancora pronunciata in merito.   Le medaglie conquistate sono state  9 in totale di cui 2 nel C2  quindi il 33% del bottino complessivo  anche se nel settore femminile si aspettavano qualche cosa in più specialmente nel kayak dove, dopo aver piazzato in finale due atlete,  la  medaglia era alla portata. La giovane Valikova finisce al decimo posto e Kudejova è sesta in finale, mentre Vojtova aveva fatto una semifinale disastrosa abbandonando ogni sogno di gloria. Impennata d’orgoglio nella gara a squadre per le tre ragazze ceche del Kayak che conquistano il  bronzo,  dietro ad Austria, seconde, e tedesche trionfatrici inarrivabili, le consola e il sorriso smagliante di tutte e tre torna vivo più che mai. I cechi,   nella canadese monoposto maschile,  stanno avendo un cambio generazionale con la fuoriuscita di Jezec e Jane a favore dei più giovani Rohan (classe ’95) e Rak (classe ’89) affiancati ancora da Gebas che si era preso il posto su Matyas Lotha (classe 1999 e atleta che  era già al mondiale lo scorso anno a Pau) per il rotto della cuffia. Sono però i primi due ad entrare in  finali e  Rak, con una gara senza sbavature, riesce a mettersi al collo un bronzo importante,  dietro ai due inglesi che hanno interpretato alla grande il tracciato praghese.
Oro e bronzo nel C2 rispettivamente con Kaspar/Sindler, strepitosi nel finale, e Karlovsky/Jane tra i due si inseriscono i tedeschi Behling/Becher.
La Repubblica Ceca manca l’appuntamento finale solo nel C1 donne.  Le loro prospettive però sono buone considerando le potenzialità della  Fiserova - seconda nel 2017 al mondiale assoluto a Pau e 2^ pure alla prova iridata U23 a Bratislava - e delle  giovani come Vrbova e Rihova (finaliste al mondiale Junior 2017 rispettivamente 5^ e 8^).  Europeo assolutamente positivo quindi per i padroni di casa sostenuti da un grande e numeroso pubblico.
Visto poi che parliamo di Repubblica Ceca due parole anche sull’organizzazione che come sempre è stata perfetta sotto ogni punto di vista a partire dalla cerimonia di apertura alla festa finale andata avanti, così mi dicono, fino alle prime ore dell’alba del nuovo giorno, con musica, balli e birra offerta e che ovviamente qui non può mancare!

Veniamo alla grande Germania che come squadra aumenta di 3 il bottino di medaglie rispetto al 2017 piazzando in finale 7 atleti sui 12 e altri 3 nel C2 maschile. La protagonista è sicuramente Renata Funk che finalmente trova serenità e continuità. E’ lei la donna da battere in questo 2018 come lo era stata lo scorso anno perché è sempre lei che può alla fine fare la differenza per la vittoria o per un piazzamento. La tedesca in finale ha una prima parte di gara attenta e non forza praticamente mai, è per questo che guardandola si ha la quasi certezza assoluta che sia il suo grande momento, se solo saprà aspettare ed arrivare pulita fuori dall’ultima risalita avendo poi a sua disposizione un rush finale ancora e che giocherà tutto a suo favore. Il ritardo di 0,22 all’intermedio non preoccupa perché c’è la consapevolezza che quest’atleta appena ne avrà  la possibilità di distendersi per spingere sul suo scafo recupererà il ritardo. C’è una sorta di incertezza quando alla risalita 18 la sua canoa si impenna e invece di ruotare si spinge verso monte, forse il colpo largo dato a destra arrivato dopo il Duffek non ha tenuto conto del ritorno d’acqua salito sopra la su coda che l’ha aggredita più del dovuto. L’errore però le da ancora più determinazione e coraggio per affrontare i due salti successivi con determinazione e grinta. Uscita dalla 21 in risalita a destra cambia marcia e si proietta verso l’oro Continentale.  Brava Renata, dal corpo longilineo, dal timido carattere e dal delicato e dolce sorriso.
I tedeschi hanno in Tasiadis il loro punto di forza nella canadese monoposto. Ovviamente Sideris, dalle chiare  origini greche, ma tedesco in ogni suo aspetto, ha passato l’inverno a casa, non ama spostarsi e preferisce curare la preparazione con tanta palestra. Poi c’è quella sua riluttanza a cambiare e ad adeguarsi ai cambiamenti degli scafi infatti gareggia ancora con il « Pink and Yellow » che certamente ha fatto il suo tempo, ma che forse oggi potrebbe essere inadeguato. Eppure il suo esordio a Praga è stato più che ottimo con la vittoria in qualifica che aveva messo in fila tutti con estrema facilità. Da lì in poi per Tasiadis non è tutto così semplice visto che accede alla finale con l’ultimo tempo utile e quindi in decima posizione, a 1,81 dal vincitore Florence, ma al quale vanno sommati i due secondi della penalità alla 8 in risalita. In finale, la medaglia olimpica di Londra 2012, non fa nulla di particolare, ma per vincere bisogna fare qualche cosa di più e non limitarsi a non fare errori.  La tendenza oramai, specialmente in finale, è quella di attaccare su ogni pagaiata senza risparmio di energie e credendoci con tutto se stessi. Tasiadis finirà il suo Europeo senza lode e infamia, ma certamente per il futuro deve pensare ad un giro di vite per cercare di tornare il Tasiadis che tutti noi consociamo. Per restare nella specialità della pagaia ad una sola pala devo aggiunger che ho visto un Franz Anton spento poco brillante rispetto al suo solito, ma non ho avuto occasione di approfondire.
Nel Kayak maschile Aigner sfiora il podio e lo manca per  0,26, mentre Schubert dopo il 50 alla 10 non è più in gara.
Ci rimane solo da sottolineare la medaglia della Apel nella canadese monoposto femminile, ma che mi offre l’occasione per parlare ancora una volta di questa specialità che inserita nel panorama olimpico rischia però di creare danno a tutto il movimento se non adottiamo i giusti accorgimenti per farla apprezza appieno.  Infatti, sembra, che  una delle ragioni per cui Eurosport non ha comprato i diritti televisivi dello slalom sia proprio  per il fatto che non ritengono il C1 donne televisivamente idoneo e  alcuni sponsor non hanno gradito la cosa tanto da ritirare il loro contributo  se fosse rimasta nel programma il C1 in gonnella.  La prova nel C1donne dura circa 28 secondi di più di una gara del K1 uomini cioè in pratica un terzo in più. Questo non è il vero problema che in parte non si riscontra nelle prime sette otto atlete, il problema maggiore è nella fase di qualificazione e di semifinale e sui vari sconvolgimenti complessivi di tutta la gara. Infatti durante le qualifiche c’è qualche impennata casuale di qualche atleta che poi puntualmente non si conferma nel proseguo della gara.  Bisogna, lo ripeto per l’ennesima volta, creare dei percorsi specifici per il settore femminile in modo tale che questa specialità possa esprimersi sia sotto l’aspetto fisico, tecnico, strategico e tattico.







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Il podio a squadre C1 men primi Francia, secondi Slovacchi e terzi Cechi.
Il podio del K1 donne con Germania prima, seconda Austria e terze Repubblica Ceca.

Partiamo dai numeri per analizzare gli Euro Slalom 2018

 I Campionati Europei entrano negli archivi ed è tempo quindi di qualche riflessione su questa 18esima edizione Continentale  che ha lanciato la canoa slalom  2018. Una stagione lunga e difficile visto che si concluderà  solo a fine settembre in Brasile con i Campionati del Mondo sul canale olimpico di Rio.

Affidiamoci prima ai numeri per cercare di capire cosa e come si sta evolvendo lo slalom nel Vecchio Continente e successivamente, una volta presa coscienza di questi dati, possiamo fare dei ragionamenti più approfonditi in merito.
   

       Ecco i numeri dell’Europeo 2018

- 26 le Nazioni presenti;
- La partecipazione numerica per categoria è la seguente:15 C2, 36 C1W, 65 K1M, 40 C1M, 43 K1W, per un totale di 199 barche e 210 atleti.

- 14 Nazioni hanno raggiunto l’obiettivo delle finali (considerando solo le specialità Olimpiche). Di queste l’Inghilterra ha una percentuale impressionante con il 91% dei suoi atleti in finale per un totale di 11 finali sulle 12 disponibili, quindi un 24,44% sul totale delle finali. Segue Germania con 7 finalisti quindi 15,56%, Repubblica Ceca con 6 finalisti 13,33%, Francia con 5 11,11%, Slovacchia e Austria con 3 pari al 6,65%, Spagna e Svizzera 2 per un 4,44%, Polonia, Italia, Svezia, Slovenia. Ucraina e Russia con 1.

- 9 Nazioni hanno preso medaglie considerando gare individuali e a squadre;

- in testa al Medagliere la Repubblica Ceca con 2 ori (C2 individuale e K1M a squadre), 2 argenti (K1M individuale e C2 a squadre) e 5 bronzi (C2, K1M e C1M individuale, K1W e C1M a squadre). Questa nazione ha avuto un incremento di 3 medaglie rispetto all’edizione 2017 a Tacen (Slovenia); segue Great Britain con un totale di 5 medaglie che rispetto al 2017 significa un aumento di 3; a più 3 pure Germania con un totale di 5, segue con più 1 Austria, mentre rimangono stabili Slovenia e Spagna. In negativo Polonia con meno 4 medaglie, Italia e Francia  meno 2, Slovacchia e Svizzera meno 1.

E’ evidente la forte crescita del Regno Unito che ha piazzato 11 finalisti sui 12 atleti a loro disposizione. Una nazione che sta investendo molto e che sta crescendo a fronte di un impegno costante e duraturo.  C’è da sottolineare che la squadra nazionale inglese per il 2018 è praticamente la stessa dello scorso anno. La struttura tecnica è rimasta uguale c’è stato solo un avvicendamento per il fatto che Mark Delaney ha lasciato e in sua vece è entrato Richard Houslon, mentre è stato confermato in toto lo staff che cura video e video-analisi. Così come medico, psicologo, preparatore atletico e fisioterapisti. 
Confermato il valore della Repubblica Ceca che forse in casa però si aspettava qualche acuto individuale maggiore specialmente nel Kayak maschile dove è uscito di scena il campione del Mondo in carica Ondrej Tunka. C’è da dire che è stato molto bravo a recuperare Vit Prindis che ha passato l’ultima settimana prima della gara in ospedale per una brutta lombo-sciatalgia che lo aveva messo ko dopo un allenamento in palestra.  Mentre Jiri Prskavec, che ha dominato in maniera impressionante la qualifica, ha poi raggiunto la finale con una semifinale segnata da un tocco e perde la finale, nonostante sia capace di scendere sotto la barriera dei 90 secondi, ancora per un tocco e più esattamente alla porta in discesa numero 12. 


                                                         ... prosegue 





Kauzer immensa classe con il sorriso


Il primo che lo introdusse fu Milo Duffek intorno agli anni ’50 e noi italiani lo abbiamo chiamato «aggancio alto», mentre il mondo intero lo battezzò con il nome del suo inventore. Un manovra che via via nel tempo si perfezionò ed è considerata tutt’oggi  una sorta di fondamentale per chi naviga sui fiumi o chi si diletta tra i pali dello slalom. A circa 70 anni di distanza possiamo tranquillamente affermare che il «Duffek» è stato messo in pensione dai grandi campioni che non lo utilizzano praticamente  più per fare le risalite,  una sorta di fuori uso sostituito dal colpo largo. Per gli increduli e per i tradizionalisti classici basterà dire che Peter Kauzer e Jiri Prskavec per vincere e per mettersi al collo un bronzo europeo non lo hanno mai utilizzato in nessuna delle sei risalite  e l’argento Vit Prindis ha pensato di metterlo in pratica solo all’ultima risalita e cioè alla porta numero 21. Magari quel mezzo secondo di differenza che divide l’argento  dall’oro è da ricercare proprio sull’ultima risalita  affrontata in maniera classica dal numero 1 del ranking mondiale che arrivando un pochino lungo si è trovato a dover rilanciare la canoa  all’interno della grande morta spingendola appunto con l’aggancio. Complimenti al 35enne sloveno che torna sul primo gradino del podio Continentale per la seconda volta dopo il successo del 2010 a Bratislava in quell’Europeo che era stato prima sospeso e cancellato per la piena del Danubio e poi recuperato ad agosto. La domanda spontanea è come possa Peter Kauzer essere ancora l’uomo da battere dopo tanti anni al vertice se si pensa che nel suo curriculum individuale ci sono oltre all’argento olimpico del 2016, due titoli iridati nel 2009 e nel  2011, 3 coppe del mondo 2009, 2011 e 2015. La risposta la  troviamo nella sua innata ed immensa capacità di adattarsi ad ogni situazione con freschezza e serenità. Pero, come nel nostro mondo è conosciuto, ha quel elemento in più che consiste nel  fondersi completamente e integralmente nel suo scafo da sempre giallo su fondo naturale carbonio.  

Nel C1 donne abbiamo assistito ancora una volta ad una gara di chi sbaglia meno tanto che Mellory Franklin sfiora l’oro dopo essere risalita per recuperare una porta, nella gara vinta dall’austriaca  Viky Wolffhard che all’arrivo ha conquistato il numeroso pubblico con un sorriso meraviglioso e sincero. Quando si capirà di far gareggiare questa categoria su un percorso che possa permettere a tutte di esprimersi sia dal punto di vista tecnico, tattico e fisico (essenza dello sport) sarà sempre troppo tardi anche in visione Giochi Olimpici.  


Siamo stati testimoni dell’ultimo grande evento della canadese biposto che ha chiuso il suo capitolo con il teatrino messo in atto da Matthieu Peche e Gauthier Klauss a fine gara.  I due francesi, campioni del mondo e bronzo olimpico a Rio 2016, indossata una tuta bianca da lavoro hanno tagliato in due il loro C2 con un flessibile per simboleggiare amaramente l’epilogo amaro di una specialità che ci ha regalato momenti magici, anche nel suo ultimo atto nella gara di ieri. Prospettive per il futuro non sembrano essercene per loro e per tutti gli specialisti di questa specialità che tanti di noi hanno amato. Vincono quest’ultimo titolo i padroni di casa  Kaspar/Sindler con una gara impeccabile.


Occhio all’onda! 

Il grande Milo Duffek.

E' arrivata anche mamma Marina a Praga per seguire le gare del Campionato Europeo 2018.



Kudejova alla posta radio allestita sul canale di Troja. Grande spiegamento di mezzi e giornalisti per seguire questo evento che nella giornata di ieri ha visto la presenza di iltre 10.000 persone.


Lo stand dove si può  acquistare il libro "Dooka voda" con tema ovviamente la canoa in Repubblica Ceca, magari ci facciamo un pensierino per una edizione italiana!

I vinciotri della gara a squadre nel K1 uomini da sinsitra Prskavec, Prindis e Tunka. Quest'ultimo, campione del mondo in carica, è rimasto fuori dalla finale a 15 nella prova individuale.

io con il mitico, unico ed incredibile staff di Siwidata... manca Florian che stava ancora lavorando e ovviamente il grande capo Christian che controlla tutto dal satellite!

Qualifiche archiviate in una giornata segnata dal maltempo

Jirj Prskavec firma il libro con le sue foto -
Due sono le armi vincenti di Jiri Prskavec. La prima è il modo in cui affronta le porte in retro cosa che però qui gli hanno privato e la seconda sono le uscite dalle risalite cosa che per forza di cose nessuno può togliere dal tracciato! Il pagaiatore praghese classe 1993 già campione del mondo, europeo e medaglia olimpica ha raffinato ciò che era già un punto di forza di Daniele Molmenti e di Peter Kauzer. Prskavec è riuscito a fondere, secondo me,  i due stile di questi due grandi campioni, rilanciando alla grande la canoa ogni volta che esce da una risalita. Un’evoluzione passata attraverso molti anni partendo da una strategia suicida come quella di tagliare tutte le risalite con il collo per poi, attraverso il lavoro e le bastonate prese in gara,  perfezionare e rendere unica una tecnica che lo porta a dominare il kayak uomini con molta facilità: vincere o perdere dipende solo da lui! Dipende da quanta irruenza mette nel suo gesto tecnico. Il Ceco porta divinamente il suo scafo ovunque lo voglia con estrema facilità, ciò che lo può limitare è solo la fretta di mettere in atto la sua opera d’arte.
Nuvole nere all’orizzonte non spaventano l’organizzazione, solo all’arrivo di tuoni e fulmini si decide di sospendere la la prova in attesa che le condizioni meteo lo permettano. Alla fine nessuna sorpresa nei Kayak uomini dove tutti i titolati alla finale rimangono in gara e tra questi anche Giovanni De Gennaro che mi è piaciuto particolarmente nella prima parte di gara con pagaiate decise e con la barca sempre sulla linea giusta.
I C1 uomini dimostrano, se ce ne fosse stato bisogno, che lo slalom è un arte allo stato pure e loro, questi immensi uomini di monopagaia, ci regalano momenti magici su un tracciato che sembra disegnato per mettere in mostra non i muscoli, ma le sfumature dei colori… che hanno la capacità di concretizzare l’anima di questo sport. Poi ci sono secondi e penalità che decretano una classifica, ci sono le tinte forti che segnano il risultato finale che a volte ti fa sorridere e a volte di fa capire che c’è ancora del lavoro da fare, ma sempre con lo spirito di esaltare una natura che ti regala ogni giorno forti emozioni.
Nel Kayak femminile si spegne la luce di una stella che non sa appendere la pagaia al fatidico chiodo. Una stella che negli anni ha saputo dominare questa categoria, ma che non riesce a ritrovare il coraggio che l’ha portata due volte all’oro olimpico e che questa volta le servirebbe per dedicarsi ad altro.

Oggi semifinali e finali per C2, C1 donne e K1 uomini con le relative gare a squadre per queste categorie.

Occhio all’onda! 





il tavolo di lavoro dello staff italiano in sala video... la bandiera nel cuore sempre!

Europei Slalom al via


I mezzi pubblici a Praga sono decisamente meglio delle auto sia di  giorno che di notte. La bellezza è dopo mezzanotte quando cioè chiude la metropolitana e i tram e i filobus si aspettano da una fermata all’altra per combinare eventuali coincidenze. I ragazzi, che hanno diritto fino a 16 anni di viaggiare gratis,  leggono i libri mentre vanno da una parte all’altra per fare sport o per tornare a casa da scuola e ci sono tanti passeggini spinti da mamme giovani, dinamiche e super attive. In metro,  tram, ma anche sui bus ci puoi caricare la bici o nel mio caso il patinet che mi rende dinamico e veloce che mi permette di  guardare  il mondo e la gente che mi circonda da una posizione eretta.   Puoi fare un abbonamento di trenta giorni per un costo giornaliero di 0,86 centesimi di euro, ma se lo fai per un anno ti costa la metà.

Jiri Prskavec allenatore  è stata la prima persona che questa mattina ho incontrato arrivando  sul campo di gara e mi ha confidato che non è molto contento del tracciato di gara perché ha dovuto cedere alle pressioni del suo collega
polacco Bogdan Popiela , designato dal sorteggio in una rosa di candidati tra cui avevamo inserito anche Matteo Appodia.  Diciamo che il percorso di Praga si presta a delle fantastiche combinazioni che vanno a ritmo e sui tempi dell’acqua ed è proprio questo che manca nella proposta fatta dai disegnatori. C’è una prima parte lanciata, con una parte centrale che farà sicuramente la differenza considerando che tra la porta 9 e la 13 si possono perdere molti secondi. La differenza secondo me la faranno anche le penalità che potranno essere l’ago della bilancia per passare il turno o restarsene seduti sulle rive tra le oltre 25.000 persone che gli organizzatori si aspettano arrivare per questi tre giorni che aprono in maniera perfetta la stagione 2018. Quattro i cambiamenti che si faranno per semifinale e finale, ma che  non cambieranno  la filosofia del tracciato proposto per questa 18esima edizione della rassegna continentale nata nel 1996 ad Augsburg e che Praga ospita per la prima volta in assoluto.
Tutto pronto quindi e si parte, ma due parole bisogna pure spenderle per la bella e dinamica cerimonia di apertura che si è svolta mercoledì sera al teatro Hybernia in stile imperiale in pieno centro di Praga. C'è da sottolineare che questa organizzazione è sempre impeccabile, precisa, innovativa e completamente a tema, come lo è stato lo show offerto alle 27 nazioni presenti con oltre 300  atleti in gara. Ballerine e ballerini che hanno danzato  sul tema acqua con musiche forti e divertenti che hanno saputo catturare l'attenzione di atleti e non solo. Brava pure il sindaco di questa città, una bella signora che ha dialogato con il presentatore in un perfetto inglese e non si è persa nel politichese! 
Emozionato il professor  Pollert che ha voluto ricordare che questo evento sarà l'ultimo in assoluto di una certa importanza per il C2, lo ha sottolineato con voce decisamente rotta dall'emozione perchè cancellare questa categoria è come cancellare un pezzo importantissimo di storia del nostro sport. 
Un momento tanto esaltante che Albert Wood, presidente della Federazione Europea della Canoa, ha dichiarato aperti non i   campionati Europei ma bensì i Capionati  del mondo 2018!

Occhio all’onda!   

I tracciatori:  a destra Jiri Prskavec, designato dal Comitato Organizzatore, con Bogdan Popiela estratto da una rosa di candidati tra gli allenatori che si sono proposti.





Un sabato interessante!



Devo cambiare abbigliamento ed iniziare ad usare camicie o magliette con tasca frontale, il motivo è semplice: mi devo adeguare all’età. Quindi la tasca potrebbe essere la soluzione ideale per non chiedermi sempre dove ho messo gli occhiali da vista, anche se per la verità non mi sono serviti un granché oggi nel seguire il primo avvenimento di giornata veramente importante considerando che l'attenzione era alle stelle!
Ovviamente sto parlando del matrimonio di Harry e Meghan che ha catturato  l’attenzione di milioni di persone in mondovisione. Diversi i momenti intensi della cerimonia  a partire dalle parole del reverendo Michael Curry che, leggendo sul suo I-Pad, citando Martin Luther King Jr.dice : "Dobbiamo scoprire il potere dell'amore, il potere redentore dell'amore e, quando lo faremo, saremo in grado di fare di questo vecchio mondo un nuovo mondo. L'amore è l'unica via". Poi con stile decisamente americano prosegue il suo sermone parlando liberamente dell’Amore in ogni sua forma ed eccezione e aggiunge: « e se non vi fidate di me, pensate a quando vi siete innamorati la prima volta e capirete la forza che c'è nell'amare».  Forse solo Camilla, che indossava praticamente in testa la torta nuziale, orrendo quell’ottovolante pastello, non ha colto appieno le parole e l’energia del capo della chiesa espiscolape in America. La cosa ha  invece messo di buon umore un George Clooney in gran forma, che deve chiedersi ogni volta che si guarda allo specchio quanto figo è! Poi c’è Kate Middleton, che solo poche settimane fa ha partorito il suo terzo genito, che  gusta l'occhio considerando la  splendida forma in cui si trova. E' indaffarata a tenere a bada i paggetti, indossando il suo  abito di Alexander McQueen che abbiamo già rivisto ben tre volte: al battesimo nel 2015, poi l’anno scorso nel suo viaggio in Belgio  e oggi al matrimonio di suo cognato. Chiaro il segnale che ha voluto dare la moglie del futuro Re d’Inghilterra al popolo che sempre di più l’ama e rivede in lei una indimenticabile Lady Diana Spencer. 
Ed infine la Regina, di giallo lime vestita  con il copricapo ornato dai fiori di lillà, ha dominato ancora una volta la scena. Impeccabile e perfetta in ogni minimo dettaglio. Grande momento poi quando nella Cappella di St. George si è cantato « God save the Queen ». Tutti a guardare questa donna che da oltre 60 anni  siede su un trono che in certi momenti ha traballato non poco. La Regina accompagnata dal suo Filippo, fedele consorte da oltre 70 anni, aveva dato il suo ok allo sposalizio nonostante la sposa uscisse già  da un matrimonio precedente e che la differenza di età comunque tra i due non è poca: lui 33, lei 36.
Poi c’è stato quel lungo trasferimento dalla chiesa al castello per i ricevimenti ufficiali uno offerto dalla Regina, finger food, e l’altro più tardi da Carlo che ovviamente sono stati esclusi dalla diretta televisiva. Ci è bastato però seguire il corteo nuziale che ha percorso poco più di qualche chilometro tra due fasce di folla festanti, per capire quanto gli inglesi alla fine sono legati alla Royal Family. Se questo non bastasse per capire quanta importanza è stato dato a questo matrimonio l’ho potuto notare anche con gli amici inglesi  su Facebook che hanno messo foto sorridenti per festeggiare l’avvenimento. Insomma c’è ancora  necessità di principi e principesse per uscire a volte da una realtà troppo cruda e amara. Loro lo sanno e recitano a perfezione la loro parte per regalare al popolo momenti indimenticabili portandolo nel mondo dei sogni e delle speranze se pur leggiadre comunque fatte d'amore. 


L'altra faccia della giornata è sempre colorata con il colori inglesi... è infatti Chris Froome che si prende la tappa con arrivo sul mitico Zonclan dopo aver fatto il passo Duron (già il nome la dice lunga con tratti al 18%) e  Sella Valcada, insomma una impresa epica nel giorno in cui l'Inghilterra si è dedicata a sognare.

Prendo la palla al balzo o meglio la penna in mano per ringraziare tutti coloro che mi hanno fatto gli auguri di buon complenno, in parte ho risposto in parte lo farò quanto prima. Grazie veramente di cuore anche questo è Amore.

Occhio all'onda!



 


Domenica importante e ... magari con un'azione di solidarietà lo sarà ancora di più




«five on five» era l’allenamento trainante degli americani tra la fine degli anni ’70 e inizio ’90, quando cioè dominavano lo slalom mondiale senza ombra di dubbio.  In sostanza erano percorsi di velocità tra le porte da ripetere cinque volte per cinque serie. Jon Lugbill costruiva tatticamente le sue gare con questa idea e cioè quella di dividere il tracciato in cinque parti e cacciarsi giù come fosse una serie intera di velocità senza recupero effettivo, ma solamente mentale.  Michal Martikan non l’ho mai visto fare velocità in allenamento, ma osservando a lungo il campione slovacco ci si può rendere conto che basa la sua preparazione fisica e se vogliamo pure quella tecnica  su migliaia di discese intere. I suoi ritmi non sono stratosferici, ma ciò che impressiona è la qualità di ogni singolo gesto che si unisce all’intensità. Myriam Jerusalmi, la mamma allenatrice del fenomeno Fox, l’ho vista raramente con in mano il cronometro, ma più spesso con telecamera e ultimamente con I-Pad. Gli inglesi hanno ruoli ben precisi e un allenatore fa solo l’allenatore: non prende video, ma lo trova pronto dopo l’allenamento per visionarlo con   i suoi atleti. Curano ogni dettaglio con gli specialisti di ogni settore a partire dal preparatore atletico, al coach per i pesi, fisio e via dicendo.
I percorsi di selezione dei Cechi sono molto spigolosi e anche i migliori sono costretti ad adottare delle retro. Le «retro» sono passaggi  bellissimi e il più grande interprete attuale è Jiri Prskavec che diversamente dagli altri pianta la coda sulla porta stessa e mantenendo il peso sulla stessa fa passare il suo scafo impennato dentro la porta sotto il paraspruzzi.  Vit Prindis è pulito, centrale ed è decisamente il kappa uno che meglio di altri sa far scorrere la sua canoa in modo sublime.  Non c’è nulla di esaltante in ogni sua pagaiata se non il fatto che ogni sua pagaiata è esaltata dalla continuità d’azione. Vavra Hradilek perde la sfida con Jiri Prskavec per accaparrarsi l’unico posto a disposizione nella squadra nazionale dei K1 uomini. L’argento di Londra 2012 e l’iride del 2013 ha perso con l’onore delle armi e con il sorriso che non lo abbandona mai neppure nei momenti più difficile per un atleta come quello di dover rimanere al palo per un altro anno e chissà se per lui di possibilità ne rimarranno ancora in questo campo. Mentre Michal Martikan festeggia la sua 24esima presenza in nazionale dopo un lungo week-end di sfide con il giovane Marko Mirgorodsky già due volte campione del mondo Junior e attuale campione del mondo U23.
Jiri Rohan, l’allenatore ceco,  ha iniziato ad indossare il sandalo quindi caldo garantito, mentre  alla prima edizione della Tango Marathon "Primavera in Praga"  pomeriggio strepitoso con la musica di una sempre grandissima ed unica "La Ros"... complimenti ad entrambi!

Buona domenica a tutti e specialmente al mio collega Daniele Molmenti impegnato in queste ore in una traversata in canoa per raccogliere fondi a favore dell’ASLA di Pordenone per la ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica:  forza ragazzi diamogli una mano anche noi da casa contribuendo con una donazione in base alle nostre possibilità se pur piccola comunque sempre importante.

Occhio all’onda! 




Concerto 1^ maggio brutto e volgare, pagaiare per far correre la canoa


Non ci sono più i concerti del primo maggio di una volta, quelli che ti regalavano emozioni ogni volta che un cantante saliva sul palco in piazza San Giovanni e certamente  Lodo Guenzi non è Vincenzo Mollica o Claudio Bisio, storici presentatori di questo concerto che nasce nel 1990 organizzato dai sindacati confederati CGIL, CISL e  UIL.  Ambra Angiolini, icona degli anni ’90, non ha stonato nel suo ruolo di co-conduttrice, ma siamo anni luce dall’energia che fino a pochi anni fa si respirava e si trasmetteva dalla Capitale. Musica di una banalità unica capace solo di usare parole forti e volgari che non ci regalano nulla, ma evidenziano e sottolineo lo stato di degrado a cui siamo arrivati.  Specchio di una realtà sociale,  politica e umana decisamente senza più ideali e il  romanticismo delle lotte politiche di cui ci siamo nutriti fin dalla giovane età sono solo un ricordo di un passato per fortuna vissuto intensamente.  Anche  Gianna Nannini, mezza inferma e seduta su un trono che poco le si addice, ci ha provato  a caricare il pubblico, ma poco è servita la sua energia che se n’è andata con lei una volta scesa claudicante dal palco.  E già che ci sono la dico tutta perché c’è una cosa che mi dà particolarmente fastidio ogni volta che rientro nella mia amata  Verona anche se  la sua magnificenza mi accoglie sempre alla grande con quella vista che si gode in cima al cavalcavia provenendo da  Verona Sud:   le colline, i Lessini,  il Baldo e  poi scendo e trovo  porta Nuova, splendida opera di Michele  Sanmicheli sulla cui sommità  dovrebbe sventolare il tricolore con la bandiera dell’Europa e invece c’è un tricolore malconcio, una bandiera della regione Veneto e il vessillo di Verona anche lui in condizioni vergognose. Del simbolo d’Europa che per legge (22/1998) dovrebbe essere sempre presente quando c’è il tricolore neppure l’ombra e allora questo mi mette tristezza e mi chiedo se nessuno di dovere ha mai pensato di intervenire. Dalle piccole cose si parte per fare star bene la gente che merita rispetto e attenzione.

Torniamo nel seminato e dopo due giorni di  gare in quel di Ivrea emergono dati interessanti. Chi ha capito  che non bisogna sempre  pagaiare come forsennati per fare bene le porte, anzi molto spesso bisogna saper aspettare e usare esattamente quel colpo per entrare, per fare e per uscire da una risalita o da una porta in generale, inizia ad avere  i primi importanti riscontri positivi.  La tendenza è quella di anticipare troppo i tempi corretti nella messa in atto della manovra, poiché c’è disconnessione tra la capacità di saper aspettare con  la necessità del dover fare per tranquillizzare il nostro cervello che corre sempre e troppo spesso più veloce della nostra canoa. Spesso ci si dimentica dell’elemento essenziale del vero unico, secondo me, protagonista, dell’azione e della sua risultanza: la pagaiata e cioè lo sviluppo del colpo in acqua per far avanzare la canoa. Poco si lavora sotto questo aspetto eppure tutto è nascosto dietro a questo splendido, sublime ed unico movimento che in  base all’angolo di entrata in acqua può prendere altre definizioni, ma senza però cambiarne la sostanze e cioè il suo scopo principale quello cioè di far correre sempre lo scafo.

Occhio all’onda!

Specifico generale

 

"Sono grato a tutte quelle persone che mi hanno detto NO. 
  E' grazie a loro se sono quel che sono"      - Albert Einsten -



Una recente analisi del National Assessment of Educational Progress (NAEP) sul livello di preparazione dei giovani americani  è arrivata a dire che si dovrà lavorare di più sulle conoscenze in generale e meno nelle competenze ritenendo i Test (su cui la scuola americana è basata) poco attendibili e che dal 2001 (da quando cioè sono stati introdotti) hanno deviato il vero scopo dell’educazione.  In sostanza si dice che i giovani americani faticano a comprendere ciò che leggano perché mancano di una cultura di base che gli permetta di collegare poi le varie tematiche dando un senso logico e portando allo sviluppo successivo di una apertura mentale capace pure di creare ed innovare.
Mi chiedo se pure nello sport succede tutto ciò perché la tendenza generale è la specificità fin dalla giovane età, dove si propongono ai giovani metodiche di allenamento fisiche e tecniche mutuate dagli atleti di alto livello. Effettivamente anche nel settore slalom trovo troppo spesso giovani che sono piccole imitazioni di atleti di alto livello, ma se a loro chiedi di scendere un fiume oppure a secco di fare degli esercizi di riscaldamento rimangono completamente spaesati. Non sono attratti  dalla storia agonistica della canoa  e poco sanno e non parlano di sport se non in generale, concentrati come sono a pubblicare se stessi sui social.  
C’è la forte tendenza di lavorare con ragazzi e ragazze solo in mezzo alle porte e soprattutto in acqua corrente, magari esclusivamente su canali che poi ospiteranno gare nazionali od internazionali. A mio modo di vedere manca quella che possiamo definire preparazione tecnica e fisica generale fra i giovani. Pochi di loro praticano altri sport come lo sci di fondo, il basket o la pallavolo per non parlare di atletica leggera o nuoto. Questa massima specificità ad un certo punto si arena e si fatica a migliorare. Allenatori che non capiscono perché il loro giovane atleta, magari trattato come un finalista olimpico con tanto di periodizzazione,  dieta alimentare, video analisi, non riesce a fare un ulteriore salto in avanti quando magari da Junior o da Under si inizia a pensare di ottenere grandi risultati. Si lavora sullo specifico stretto e non su uno specifico allargato come possono essere proposte di allenamento scendendo un fiume o allenamenti senza porte  per assimilare ritmi e tempi dell’acqua e farli propri o ancora allenamenti su altri tipi di imbarcazione. Una delle giustificazioni che sento dagli allenatori è quella che se a questi giovani si propongono attività alternative si corre il rischio che si stufino e che abbandonino pure lo slalom. In realtà assecondiamo a volte troppo la volontà dei ragazzi preoccupandoci solo di farli divertire sempre e comunque. Ci manca a volte la consapevolezza di trasmettere loro il principio che per arrivare bisogna fare fatica, bisogna soffrire e bisogna pure condividere le gioie con il dolore. Gli allenatori, come i genitori, hanno perso autorità forse per una propria comodità come ci ricorda Paolo Crepet nel suo ultimo libro, ma mi sento di dire che per costruire un grattacielo bisogna partire da fondamenta profonde e bene ancorate su basi solide, altrimenti rischiamo di illudere i nostri giovani a successi che difficilmente possono arrivare se non costruiti fin dalla giovane età e dobbiamo avere pure la forza di dire "no" come Einsten ci ha insegnato.

Occhio all’onda! 


   Quanta tristezza e solitudine nascondo i nostri  
   telefonini! 









YOG interessanti le prove di qualifica, ma...


Gli Youth Olympic Games sono certamente un tentativo sano ed onesto per  stimolare il mondo sportivo mondiale giovanile educandolo a quelli che sono i valori olimpici, ma organizzare le prove di qualifica come sono allo stato attuale diventano un "vorrei ma non posso"  rilegando lo sport ad una sorta di Giochi senza Frontiera e secondo il mio modesto parere senza logica di crescita. Vanno fatti comunque i complimenti a Jean-Michel Prono, Cyril Nivel e a Lluis Rabaneda e a tutti i loro collaboratori per il lavoro  profuso già da tempo nel portare avanti questo impegno. Speriamo che da questo evento possano ricevere molti feedback  al fine di non perseverare su questa strada, ma per trovare la via giusta nel promuovere il nostro magico sport in maniera più propositiva.
Gli YOG nascono per volontà del CIO che ha preso la palla al balzo da un’idea di Johann Rosenzopf che voleva dare uno stimolo a combattere l’obesità giovanile offrendo a loro la possibilità di cimentarsi con lo sport. Sostanzialmente l’organo internazionale ha questi obiettivi che sono:  radunare i migliori e talentuosi giovani sportivi di tutto il mondo, offrire a loro lo spirito olimpico con i suoi valori e informare e formare i giovani sui valori Olimpici;  partendo dal presupposto di non spingere troppo sull’agonismo considerandolo un fattore negativo. Forse  su questo ci sarebbero da aprire grandi discussioni in merito, ma sorvoliamo… Due le edizioni estive ed invernali già fatte e cioè le prime a Singapore nel 2010 e a  Nanjing 2014, mentre quelle invernali a  Innsbruck 2012 e a Lillehammer 2016.

62 i paesi che hanno partecipato alla selettiva mondiale disputatasi recentemente alle porte di  Barcellona sul canale olimpico del 1992 a Castelldefels per un totale di circa 300 atleti che hanno gareggiato nella prove di velocità e slalom o meglio hanno gareggiato in due specialità  riviste, corrette ed adattate a quelle che dovrebbero essere le discipline della canoa da velocità e dello slalom.

Sostanzialmente  sono quattro gli errori  di fondo.

-  Il primo è quello  legato all’età degli atleti ammessi ai Giochi Olimpici Giovanili (Young Olympic Games), infatti a queste prove e ovviamente a quelle  finali a Buenos Aires sono ammessi atleti nati negli anni 2002 e 2003 e cioè 16 e 15 anni, una fascia d’età che ormai ha già definito il suo futuro sportivo e in modo pure ben preciso e specifico e che certo non aspettano questo tipo di gare per avere soddisfazioni agonistiche o per decidere a quale delle due specialità dedicarsi in futuro. Tanto meno si scoprono talenti in queste occasioni, ma soprattutto a queste età.  Senza contare il fatto che, specialmente nel settore maschile, sono anni in cui c’è una grande disparità sotto l’aspetto dello sviluppo psico-fisico. Possiamo avere giovani già formati che si confrontano con compagni che devono viceversa  ancora iniziare la loro fase di sviluppo. 
- Il secondo errore sostanziale è non aver riservato delle quote specifiche per ogni disciplina e cioè se per l’Europa sono concessi sei posti si sarebbero dovuti dividere 3 per il settore velocità e 3 per il settore slalom, mentre  si distribuiranno questi sei posti dalla somma fatta nelle due specialità da ogni singolo atleta. Tanto più che nella Capital verranno assegnate le medaglie per specialità e allora qual'è il senso di una selezione sommando le prove?
- Il terzo punto sono le gare che sono state organizzate che hanno prima di tutto un costo elevatissimo come mi ha ben spiegato Lluis Rabaneda, il team manager di questo evento, oltre al fatto che sono un costo esagerato anche per le squadre che vi partecipano considerando il fatto che sarebbe stato più logico disputare queste qualifiche a livello di Continente oppure prendere di riferimento le prove di Campionato del Mondo Junior delle due varie specialità come era stato fatto fino ad oggi per le edizioni precedenti. Le gare di Barcellona sicuramente hanno avuto un valore competitivo sicuramente più elevato di quello che ci sarà a Buenos Aires ad ottobre, anche solo pr il fatto che erano ammessi due atleti per ogni nazione su ogni specialità.
- Il quarto punto è la lungaggine delle gare disputate in tutte le fasi, anche se contavano i tempi nelle batterie, con la formula «head to head». Ciò comporta tempi lunghissimi con l’inevitabile cambiamento meteorologico che influenza non poco i risultati specialmente nelle batterie che contavano i tempi.

Facciamo un ragionamento tecnico e l’esempio più eclatante è quello della vincitrice nel K1 slalom donne, Lili Bryant, che non ha guadagnato la qualificazione olimpica poiché nella prova di velocità ha chiuso al 57^ posto. Quindi sommando lo zero dello slalom con la prestazione sulla barca lunga il totale da 57 che significa 22^ nel ranking mondiale assoluto è la 16^ in Europa e la sua compagna Lois Leaver che è arrivata 4^ nella velocità e 48^ in slalom la precede diventando la Gran Bretagna la 9^ nazione per il  Continente Europa. Rocambolesca pure la vittoria della britannica che nelle batterie non si qualifica nelle prime cinque e deve quindi passare per i ripescaggi. Qui ottiene l’ultima posizione utile per passare di 0,21 sulla spagnola Bernardez.
Considerate che la Bryant non era nella squadra nazionale Junior 2017, ma aveva finito le selezioni di categoria in 11^ pozione. Neppure quest’anno è entrata nella squadra che rappresenterà il Regno Unito ai Mondiali di categoria di Ivrea e agli Europei di Bratislava.  Ha partecipato nel 2017 all’ECA Cup Junior prendendo qualche podio e finendo in classifica generale al 5^ posto sulle 88 atlete partecipanti.
Il Regno Unito aveva organizzato delle vere e proprie selezioni a Holme Pierrepont, Nottingham, il 25 Novembre dello scorso anno, così in anticipo per offrire la possibilità  a questi giovani di allenarsi nelle due diverse specialità. La Bryant che normalmente ha dalle 8 alle 10 sezioni di allenamento alla settimana, una volta selezionata i suoi allenatori, Richard Lee e Tommy Power, le hanno inserito anche degli allenamenti settimanali nella canoa da velocità. Il risultato, se eccellente nello slalom, non c’è stato in una specialità come quella della velocità che richiede moltissimo tempo per riuscire ad esprimersi tecnicamente su un mezzo che è molto complesso e difficile.
La stessa cosa ha fatto Marc Domenjo per la sua atleta di Andorra, Noemi Font-Voorhoeve, allenandola tre volte alla settimana sulla barca da velocità a La Seu d’Urgell. Anche in questo caso i risultati non sono stati sufficienti per qualificarsi a Buenos Aires.
Eszter Rendessy, l’atleta ungherese che ha vinto la qualifica nella prova velocità e la classifica complessiva, di 1 punto  sulla francese  Romane Charayron ha chiuso la prova in slalom al 19^ posto, mentre la transalpina ha due decimi posti. Quindi per la magiara, di ovvia estrazione velocità, si è trattato di imparare l’eskimo e nulla di più, mentre per la Charayron si è trattato di essere mediocre in tutte e due le specialità.

Ora il dibattito si apre sotto l’aspetto tecnico e soprattutto sulla propedeuticità di queste proposte in ottica futura. Liquidiamo velocemente la prova dello slalom che con lo slalom olimpico non ha nulla a che spartire e soprattutto non aiuta i giovani ad avvicinarsi alla vera disciplina. Completamente opposto il principio tecnico proposto con quello che viceversa è lo slalom in acqua corrente, principalmente per il fatto che agli YOG le porte sono immerse nell’acqua mentre nello slalom sono appese. Capite bene la sostanziale differenza e che cosa ciò comporta.
Gli specialisti della velocità mi dicono che non incontrano affinità con la disciplina olimpica, certo è che comunque rimangono valide le proposte tecniche fosse solo per  il mezzo proposto ed utilizzato. 






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Elena Borghi sulla sinistra con la campionessa olimpica di Slalom Emile Fer presente alle prove di qualifica come testimonial per la Francia.

La squadra dell'Argentina

con il  tecnico della Spagna Ander Diez Lizarribar sulla sinsitra, al centro il tecnico di Andorra Marc Domenjo e io. 

A destra Guille Diez Canedo attuale direttore tecnico slalom della Spagna con Maiara tecnco giovanile del Brasile e giudice arbitro di slalom internazionale.