La sintonia nel gesto

Chi vince non sempre è in grado di dare una vera e propria spiegazione per il successo ottenuto e fatica a trovare la chiave che magari lo ha portato ad una prestigiosa performance. Si vince di cuore e  si vince per aver congiunto in quel preciso momento tutto ciò che un atleta costruisce nella quotidianità. 
Spesso e volentieri chiedo ai campioni come sono riusciti a vincere quella gara piuttosto che un’altra o  se viceversa conoscono la motivazione per cui qualche prova non è andata come sperato. La maggior parte di loro non riesce a fare una obiettiva analisi della gara messa in acqua, generalmente sottolineano il fatto che si sono sentiti bene e che tutto è andato per il verso giusto, ma sostanzialmente non  cambiano una routine consolidata che offre una certa garanzia di riuscita. Qual è la sottile differenza tra chi sale sul podio e chi viceversa, pur arrivando nella finale, non lo raggiunge?  Trascuriamo elementi comunque e ovviamente ovvi come preparazione fisica e tecnica e diamoli come scontati perché così è per atleti che raggiungono le finali iridate e concentriamoci su quello che dovrebbe essere la sintonia che una atleta deve avere tra corpo-mente-acqua. Quindi, a quanto sopra descritto, aggiungiamo un altro elemento e cioè il fatto che i risultati arrivano di regola percorrendo strade diverse se pur con elementi che sono in  comune. Infatti  difficilmente ripercorrendo lo stesso cammino, anche per lo stesso atleta, si conquistano gli stessi successi. Troppo facile sarebbe utilizzare programmi di allenamento o tecniche di chi ha vinto olimpiadi o campionati del mondo e riproporli tali e quali per ottenere gli stessi risultati.   Anzi molte volte potrebbe essere deleterio mutuare l’esperienza di pari passo senza considerare tutti quegli elementi che fanno dell’uomo una unicità in mezzo a tanti simili. 
Una spiegazione a questo per la verità c’è perché non sempre tutto è comprensibile, ma soprattutto anche le grandi vittorie non sempre possono avere risposte precise ed uniche. Certo una serie di fattori come dedizione, allenamento, serietà coincidono per tutti, ma altri più specifici escono dalle singole necessità dell’atleta e della situazione. Noi facciamo uno sport di situazione con una forte componente di prestazione  e di conseguenza dobbiamo allenare a 360 gradi l’atleta senza trascurare nulla aggiungendo la componente di espressività che ogni atleta deve mettere ed esprimere tra le porte. Gli allenatori hanno principalmente questa funzione a questo livello, ma che può essere applicata solo se trovano atleti che da giovani sono stati cresciuti e sensibilizzati all’ascolto del proprio corpo unito ad una voglia di esprimere quello che sentono, concretizzando i desideri nella gestualità. 

Occhio all’onda!

Imparare ascoltando e ascoltandosi


L’occasione di scendere in acqua con un amico che si sta avvicinando allo slalom con passione e determinazione mi ha permesso di fare alcune riflessioni tecniche che ovviamente mi piace condividere con gli appassionati di questo magico sport che si chiama canoa.
La prima è quella che è importante qualche volta rimettersi seduti  in barca per non perdere il feeling con corrente e scafo e non restare sempre sulla sola teoria che, se non associata alla pratica, ti allontana dalla realtà …e pagaiare tra le porte dello slalom rimane sempre unico e fantastico.
La seconda riflessione arriva osservando attentamente, mentre si muove sull’acqua per fare le porte, l’allievo;  eviterei pero di utilizzare questo termine, secondo me obsoleto, sarebbe più opportuno definirlo un compagno di scoperte, perché ogni volta che si pagaia o si lavora con canoisti o atleti si scoprono nuovi confini sempre interessanti e a volte sconosciuti. Questo allenamento con il mio amico praghese, dicevo,  mi conferma che chi si avvicina allo slalom utilizza  il « Duffek » in maniera non corretta facendone un uso improprio, cosa che capita  anche tra i turisti di alto corso, non certo di livello, che pensano di risolvere problemi di direzione con questa manovra.  Il Duffek nello slalom deve essere considerato come  un gesto di rifinitura e di mantenimento dello scafo in una precisa e definita zona che va a trasformarsi da sfilata a punto di rotazione su cui la  barca stessa ruota.
Il Duffek ha delle forti controindicazioni a livello fisico capaci di procurare problemi alle spalle fino alla fuoriuscita della stessa.  Trascuriamo questo aspetto e concentriamoci sull’uso sfrenato che si fa  di quello che in Italia   chiamiamo    «aggancio» sinonimo per l’appunto del Duffek (se volete conoscere la storia di questo gesto rileggete il  post: «Duffek o aggancio come lo si voglia chiamare» - 13 dicembre 2016 cliccando qui). Molto spesso ci si sforza ad insegnarlo spiegando al giovane atleta o al canoista neofita come deve essere inserita la pala in acqua, come bisogna girare spalle e ancora che cosa devono fare le braccia perché il movimento si concretizzi. C’è poi chi ha perfettamente chiaro con quale angolo la pala debba entrare in acqua, ma senza dare la corretta velocità falsandone l’ effetto sulla canoa.  Si vuole trasformare un gesto tanto dinamico e naturale, con una forte componente di variabili, in un movimento preciso e definito da mettere in acqua sempre allo stesso modo. Si vuole, nel tentativo di insegnarlo,  schematizzare una manovra che nasce viceversa per esaltare l’espressività e che va ad adattarsi alle caratteristiche di ogni atleta in relazione al tipo di acqua che di volta in volta si incontra. L’approccio al Duffek deve arrivare da una trasformazione di una pagaiata, praticamente quello che succede a mio avviso nel tango dove tutto parte e ritorna alla camminata avanti dell’uomo. 
L’ amico con cui ho condiviso qualche ora in canoa è un grande ballerino e   maestro di tango, nel tempo libero suona pure il bandoneon  e  ha una caratteristica particolare: è molto sensibile e si lascia guidare in ogni cosa che fa da questa particolare dote sviluppata in ogni campo. E’ incredibile come in poco tempo Marek, questo il suo nome, sia entrato nella mentalità giusta per affrontare un’avventura come la canoa slalom. Ha abbandonato l’idea di fare manovre studiate su qualche video di gare su internet  e ha lasciato libera la sua qualità migliore: ascoltare il suo corpo muoversi all’interno di un kayak nell’acqua. Una sua ricerca personale che lo porta di volta in volta ad inseguire il feeling con acqua e scafo senza affannarsi ad imparare manovre su manovre che viceversa arriveranno con la pratica, lasciando liberi i suoi  recettori di percepire dall’acqua ogni emozione e sensazione. Solo entrando in questa modalità acquisiremo una capacità di crescere e gestire i movimenti che saranno la risposta giusta alle esigenze che si presentano di volta in volta.  Se lo compariamo al tango è come dire che prima di imparare a camminare in connessione con la propria ballerina e la musica iniziassimo da ganci e volcade! Insomma la strada che sta percorrendo Marek, che richiede impegno e dedizione è sicuramente la più dura, lunga e difficile, ma sarà quella che potrà alla fine portare grandi soddisfazioni.

Occhio all’onda!



0 all'organizzazione e 10 al Boarding Slalom ICF

Per fortuna che alla fine ci sono gli atleti che ci fanno dimenticare quanto può essere triste e povero un Campionato del Mondo se organizzato senza passione e amore per uno sport che vive principalmente di questi due grandi sentimenti umani. Il mondiale di Rio, che è da considerare la 40^ edizione iridata assegnata e la 39^ disputata, sarà ricordata come un evento riservato solo agli addetti ai lavori, una sorta di finale a porte chiuse come quello che successe al Napoli di Maradona nel 1987, quando al Bernabeu contro il Real Madrid, in quella che allora si chiamava Coppa dei Campioni, si giocò a porte chiuse lasciando tutta la tifoseria fuori dallo stadio a causa degli incidenti di qualche giorno prima. Tanto per la cronaca il Napoli perse 2 a 0,  gol di Michel al 18’ e autogol di De Napoli al 76’. 
A Rio si sarebbero dovute fare altre scelte rispetto a quelle adottate. Si doveva privilegiare e considerare di più gli atleti che all’arrivo non avevano a disposizione neppure un bicchiere d’acqua fresca o una zona dove potersi cambiare tranquillamente invece di quel grande "open space" in cui le parti intime venivano messe a nudo nel vero senso della parola.  Tecnici costretti a lavorare in sala video come fossero dentro un formicaio, servizi igienici insufficienti e i pochi mal funzionanti.  Completa assenza delle bandiere delle nazioni partecipanti sul campo di gara, segno di mancato rispetto nei confronti di tutti i paesi che hanno speso soldi, e tanti, per essere presenti e per gareggiare senza un minimo di riconoscimento. Siamo arrivati pure all'assurdo  di optare al momento della premiazione e dell'inno per uno sventolio virtuale su uno schermo; mentre agli atleti, nel paese della « natureza » per antonomasia non sono neppure stati offerti dei fiori. Sarebbe stata bella, facile ed econimica l'idea di offrire almeno dei cesti di frutta.
Abbiamo toccato il fondo sotto molti punti di vista considerando la completa assenza di  pubblico sul campo che rendeva l’atmosfera decisamente spettrale. La gente non può arrivare se non si pubblicizza l’evento in maniera adeguata e non mi si dica che anche questo ha un costo visto che chi ha organizzato e cioè la Federazione Brasiliana di Canoa, ha uffici e personale a disposizione 12 mesi all’anno e il direttore dei grandi eventi, e quindi anche di questo mondiale, Sebastian Quattrin,  certo non è uno sprovveduto.  Si pensi che nemmeno nel diretto circondario di Deodoro la gente era a conoscenza di questo evento di portata mondiale. Nessuno striscione, neppure all’entrata del Campo Olimpico per non parlare nel resto di una città che fa, dichiarati nel 2010, oltre 6 milioni di abitanti! Soldi? Problemi di sicurezza? Per favore non prendiamoci in giro e non prendiamo per i fondelli gli atleti che hanno diritto di disputare un mondiale con tutti i carismi che un mondiale deve avere.  
Non dico nulla sul merchandising perché nulla c’è da dire. Gli atleti, gli allenatori, i dirigenti e i pochi spettatori arrivati dall’Europa come francesi, tedeschi e inglesi (il papà di Davide Florence non può mancare altrimenti non si fanno le gare)  sono tornati a casa senza neppure un gadget,  una maglietta o un berrettino. Anche volendo acquistarli era impossibile visto che   solo allo staff organizzativo e ovviamente i giudici presenti era stato concesso l’onore di avere almeno una maglietta con il logo del mondiale. Vogliamo parlare del logo? Semplicemente di una banalità assurda,  un tentativo mancato  di trovare un aggancio tra la  città che ospitava il campionato del mondo con il profilo del «Pan de azucar» e la teleferica o meglio «bondinho» come la conoscono i carioca, e il Campionato del Mondo di  slalom.  Anche il carattere utilizzato avrebbe potuto essere quello che fu già di Rio 2016 e cambiando solo la data si sarebbe fatto un diretto collegamento ai Giochi Olimpici disputati sullo stesso canale solo due anni prima. Un simbolo adatto più ad un raduno canoistico che ad una competizione di così alto livello.
Dicevo che per fortuna gli atleti ci hanno regalato momenti indimenticabili grazie alla loro professionalità e voglia di vita che va oltre ad ogni inghippo organizzativo. Poi ci sono stati i Team Nazionali che hanno sopperito a tutte le mancanze organizzative cercando di mettere i propri atleti nelle migliori condizioni per esprimersi in acqua.
Da elogiare viceversa  il grande sforzo di chi dirige a livello internazionale il movimento dello slalom costretto ad operare in condizioni assurde andando a risolvere i più banali dei problemi che un Comitato Organizzatore deve conoscere e risolvere per suo proprio conto. Sicuramente l’ICF, che ha anticipato diverse migliaia di euro, ha fatto dei veri e propri miracoli per non cancellare un mondiale che se non disputato certo ci screditava agli occhi del CIO in maniera molto pesante. 
Archiviamo così il terzo mondiale assoluto disputato in Brasile (Tres Coroas 1997, Foz do Iguaçu 2007 e Rio 2018), guardiamo avanti e fiduciosi prepariamo la selezione Olimpica 2019 in una La Seu che certamente non ci deluderà fosse solo per rispettare una tradizione nata oltre 25 anni fa.

Occhio all’onda!  


Il logo scelto per il mondiale di slalom numero 40 
 
Area atleti


Onore al campione del mondo Franz Anton

Il prossimo 23 ottobre Franz Anton festeggerà il suo 29esimo compleanno e per la prima volta da Campione del Mondo assoluto della canadese monoposto slalom. Il tedesco nato a Lutherstadt Wittenberg nell’alta Sassonia quella che era un tempo Germania dell’Est, ha stupito il mondo a Rio grazie ad  una discesa pressoché perfetta senza sbavature e con una regolarità che lo ha portato alla vittoria. La vera chiave del suo successo o meglio la vera differenza con i suoi avversari che Franz Anton opera è nella combinazione 20 - 23. Qui il tedesco ha costruito la sua vera vittoria credendo fermamente nella possibilità di portare a casa un grande risultato.  E’ stato l’unico finalista in questa categoria a non sbagliare in una quaterna di porte non facili, ma soprattutto molto insidiose se non fosse altro per il fatto che gli atleti  ci arrivavano provati. La lucidità e il coraggio di provarci erano le due qualità necessarie per portare a casa un grande risultato, cosa non riuscita al favorito assoluto Alexander Slafkovski che entrava nella 20 con un vantaggio su Anton di 78 centesimi che era andato crescendo dopo l’intermedio a metà gara di 16 centesimi. Gli errori, del numero 2 del ranking mondiale nonché vincitore della Coppa del Mondo 2018 (ne aveva già vinte due 2012 e 2016),  nascono  da un’uscita troppo diretta dalla risalita 20 che lo costringe a tentare il recupero con un estremo debordè dopo la discesa 21. Non gli riesce completamente e finisce contro il palo  di sinistra incappando nella penalità e una volta estratto il colpo, nell’estremo tentativo di non toccare finisce lungo sulla 23. Perde in questa frazione 2 secondi e 52 decimi oltre ai 2 secondi di penalità inevitabili: 4 secondi e 32 troppi anche per lui per sperare ancora in una medaglia.
Di tutt’altra finitura tecnica la combinazione finale messa in scenda dal teutonico sposato con Rebecca Juttner, fotografa ufficiale della squadra tedesca. Infatti Anton esce anche lui diretto verso la 21 ma sull’acqua che monta dopo il buco ci piazza una frenata decisa dal suo lato e la cosa lo proietta bene sulla prima discesa e gli permette di essere in anticipo sulla 22. Qui ha tutto il tempo per cadere nel buco seguente e spingersi verso la risalita 23. 

Il  cammino di Franz Anton alla finale non è stato così semplice come sicuramente lui avrebbe voluto. Dopo la prima manche di qualifica era 40esimo con un tempo decisamente alto - 97,53 - al quale si aggiunge pure un tocco, quindi è costretto a passare dai ripescaggi.  In seconda manche però riesce a migliorarsi di 5 secondi e 92 decimi che significa secondo posto e passaggio in semifinale. Qui si qualifica per la finale con il 6^ tempo conquistando così la sua  quarta finale in un Campionato del mondo. Una serie iniziata nel 2014 negli Stati Uniti dove si mise al collo un bronzo dietro a Lefevre e Savsek, proseguita  poi ai mondiali di Londra con un 8^ posto, quindi 9^ alla prova iridata di Pau per arrivare al titolo quest’anno con una gara superlativa. Costruita ad hoc la stagione di Franz Anton che lo ha visto in secondo piano per tutta la prima parte di Coppa (15^Europei a Praga - 23^ a Liptovosky, 16^ a Krakow e 17^ ad Augsburg)  per poi vederlo protagonista in tutta la seconda parte: a Tacen in Slovenia è 3^ , una settimana più tardi in Spagna a La Seu d’Urgell finisce secondo, per andare a vincere i mondiali su quel canale che ai Giochi Olimpici  nel 2016 lo aveva visto tra i protagonisti in C2 con il suo compagno Jan Benzin. Vinsero la semifinale e chiusero al 4^ posto perdendo il bronzo per 0,34 dai francesi Klauss/Peche.  
 

C’è anche un altro  aspetto interessante in questo campione del mondo ed è la sua capacità di migliorarsi tra manche e manche. Lo ha fatto ancora tra semifinale e finale dove è riuscito ad abbassare il suo tempo da 100,73 a 97, 07.  Una qualità decisamente importante per riuscire a raggiungere certi traguardi sportivi.
 
Occhio all’onda! 



K1 uomini una finale senza possibilità di replica












 

















I recenti campionati del mondo di slalom, da poco conclusi a Rio de Janeiro, sul canale olimpico, ci offrono spunti di riflessione per analisi tecniche.
Partiamo dal Target Time (TT) e cioè prendiamo la somma degli otto migliori intermedi  fatti registrare in semifinale o finale da una rosa di sette atleti, di cui tre sono i vincitori delle medaglie. Dopo la semifinale il TT era di 87,88, mentre  dopo la finale questo riferimento si è abbassato a 85,85 con una percentuale di potenziale miglioramento ribassata dell’2,3%.
Queste informazioni ci forniscono molti dati, ma andiamo per ordine.

E’ evidentemente che gli atleti in finale conoscono meglio il tracciato e possono trovare soluzioni tecniche più veloci confermate dal rilevamento degli intermedi.
Il vincitore ha solo due intermedi migliori di tutti e sono gli ultimi due (siamo intorno ai 10 secondi totali, mentre il secondo classificato ha un solo miglior tempo assoluto, il terzo e cioè dopo circa 30 secondi di gara, mentre il terzo classificato ha i primi due intermedi come migliori assoluti.
I dati cronometrici confermano che  non si vince con la miglior prestazione assoluta per ogni singola frazione di gara, ma si vince o si prendono medaglie con una prestazione che ha una somma di percentuali più vicino alla miglior prestazione singola.  Logico si potrebbe pensare, ma non sempre è così perché molto spesso l’errore comune è quello di ragionare su singole situazioni tecniche trovando la soluzione nell’ottica di quel singolo tratto. Viceversa i dati confermano che la vittoria e le medaglie arrivano da una costante, attenta e accorta strategia di gara nel suo complesso.  

Il tempo del vincitore 89,69 è  a 3,84 secondi  dal TT assoluto che vale un 4,47% dall’ideale  performance.  Questo dato secondo il mio modo di vedere e di analizzare le gare è molto, molto significativo, perché ci può dare la dimensione di come dobbiamo affrontare la gara dal punto di vista tattico e strategico.
Hannes Aigner, il tedesco  29enne vincitore nel k1 uomini, certo non è uno sconosciuto considerando che ai Giochi Olimpici di  Londra 2012 fu bronzo e a Rio rimase giù dal podio per un 0.03 cioè per un qualcosa non quantificabile. A distanza di  due anni  si prende una bella rivincita proprio su Jiri Prskavec che lo aveva lasciato giù dal podio a Rio nel 2016.

La gara del tedesco è molto regolare, subisce una accelerazione impressionante all’uscita della porta numero 3 fino alla porta numero 4 dove guadagna 0,72 su Prskavec. C’è un video (cliccare qui per visualizzarlo) molto interessante che mette in sovrapposizione Aigner e Prskavec e si nota decisamente come il teutonico all’uscita della porta 3 guadagna metri sul ceco che alla fine arriverà secondo. Aigner è costantemente sotto il secondo di distacco dal target time per i primi sei intermedi, riuscirà negli ultimi 10 secondi di gara a far registrare pure due migliori split-time di tutta la gara. Ha solo un tentennamento ed è all’entrata della risalita numero 20, ma seppur in evidente anticipo riesce a rimettersi in assetto grazie ad un colpo largo di sinistro seguito da una rotazione di spalle verso l’interno infilando il fianco della sua coda in acqua per cercare di stabilizzare lo stesso scafo imprimendogli però rotazione al fine di scappare via dalla risalita. 125 sono le pagaiate messe in acqua  dal tedesco  per vincere questo mondiale che certo non si presentava facile per nessuno.

Due ulteriori considerazioni: la prima è che Jiri Prskavec sia sceso in finale con l’idea di portare a casa una medaglia e non tanto per cercare la vittoria finale. Il ceco, classe 1993, già campione del mondo nel 2015 e tre volte campione d’Europa evidentemente ha guardato più al futuro che a prendere il massimo dal momento stesso, considerando il fatto che questa sua medaglia gli permetterà di avere già assicurato un posto in squadra per il 2019 e così potrà presentarsi ai mondiali di La Seu d’Urgell veramente preparato con il solo obiettivo di vincerli per andare diretto ai Giochi Olimpici di Tokyo. Poi la sua soddisfazione l'aveva già conquistata poche settimane prima vincendo la sua prima Coppa del Mondo.  Se gareggi per la Repubblica Ceca questi conti li devi assolutamente fare perchè essere l'atleta che rappresenta questo paese ai giochi a cinque cerchi la tua olimpiade la devi vincere in anticipo sui tuoi compagni di squadra!
La seconda considerazione è su Peter Kauzer che, come lui stesso ha dichiarato a fine gara, a Rio era andato solo per vincere, null’altro poteva interessarlo. La sua condotta di gara lo testimonia; infatti fino alla 15 era decisamente in vantaggio su chi poi si è messo le medaglie al collo. Favoloso ancora nel traghetto 15-16 poi entrando nella risalita 20 tocca il fondo con la pala destra, si sbilancia e tocca il palino interno della stessa risalita. Qui capisce che la sua impresa è messa a rischio e prova a forzare, affronta la 21  troppo da sinistra e va diretto  nella 22. A questo punto però si accorge che non riuscirà a ruotare la sua gialla canoa verso l’ultima risalita e prova a frenare profondamente con il sinistro in acqua. Troppa velocità e anche per un campione come lui si dimostra essere decisamente impossibile recuperare la linea ideale e finirà fuori dalla porta in discesa. 

Occhio all’onda! 




4 medaglie ad un mondiale: record uguagliato da Mallory Franklin

Io spero tanto che Mallory Franklin non me ne voglia se non ho ancora parlato di lei, ma lo faccio ora con immenso piacere perché le sue gesta sono sicuramente ispirazione per scrivere poemi di raffinata letteratura epica. I motivi per farlo sono tanti  primo fra tutti per quello che ha fatto vedere in Brasile sul canale Olimpico dove  ha gareggiato senza risparmiarsi e le sue 4 medaglie vinte ne sono la vera infinita e sublime conferma: oro nella gara a squadre nella canadese con le compagne Woods e Forrow,  due argenti individuali nel kayak e nella canadese e  bronzo nella gara a squadre in kayak con Pennie e Woods. Il secondo motivo per cui questa splendida e raffinata ragazza nata 24 anni fa a Windsor nel Berskire dove « the British Royal Family » ha una delle sue residenze ufficiali, è per quel suo elegante e raffinato stile di pagaiata che tanto mi riporta alla sua connazionale  Elizabeth Sharman, colei che io ho sempre considerato  una vera e propria regina dello slalom. Quindi la giovane Mallory, che ha avuto solo la sfortuna (mi verrebbe da dire qualcos’altro però!) di trovare sul suo cammino Jessica Fox, sicuramente eredita dalla Sharman infinita classe e stile e non solo in canoa. Se la più anziana britannica (campionessa del mondo K1 slalom 1983 e 1987) ha dimostrato la sua ecletticità anche sulla barca da velocità partecipando alle olimpiadi di Seul nel 1988 in K2 500 metri, la giovane Franklin di talento ne ha da vendere considerando la sua infinita bravura anche nella canadese monoposto, novità non certo per lei già campionessa del mondo lo scorso anno a Pau. Quest’anno in C1 in tutta la stagione ha avuto una sola défaillance (per dirla alla francese) nella gara di Cracovia dove non è entrata in finale, per il resto solo podi e successi finendo costantemente dietro alla sua coscritta australiana: le due infatti sono  distanziate dalla nascita di soli 8 giorni, e cioè Jessica Fox è nata l’11 giugno e Mallory il 19 giugno 1994.  
Mallory è stata un talento da subito infatti a soli 12 anni  era l’atleta più giovane di sempre ad entrare nella «UK's canoe-slalom Premier Division», ma certo non è stata fortunata considerando che dopo gli Europei di categoria nel 2013 ha avuto problemi con la sua schiena e l’anno successivo non ha partecipato ai mondiali negli States per un problema al ginocchio. Poi piano piano si è ripresa e oggi è la Mallory che tutti noi apprezziamo, capace di uguagliare il record di medaglie ad un mondiale assoluto cosa riuscita prima di lei solo a Fabien Lefevre a Bratislava nel 2011. E' sicuramente un esempio da imitare ed è oggi  una  protagonista assoluta nel settore femminile. E’  allenato dall’amico Craig Morrison, tecnico di raffinata sensibilità, e ovviamente fa parte di quel programma speciale che gli inglesi stanno portando avanti senza risparmio di sterline e mezzi.

A Rio il TEAM GB è salito sul podio sempre individuale e a squadre.  Unica assenza nel K1 uomini dove il loro campione olimpico in finale ha fatto  registrare il miglior tempo assoluto, ma le due penalità lo hanno piazzato solo in quinta posizione finale.

Occhio all’onda! 


Craig Morrison coach di Mallory Franklin.

Gli dei hanno la precedenza

I saluti e gli abbracci sono  sempre emozionanti perché ti riportano in un istante al senso della vita. Tra questi ci sono gli addi perché con qualcuno hai la certezza che difficilmente le strade torneranno ad unirsi.  Ti fanno capire però  che hai la fortuna di vivere costantemente un sogno che si concretizza e prende colore e forza in una discesa tra paline, onde e pagaiate: una frazione di tempo circoscritta che prepari con cura per un anno intero e che appena finisce non vedi l’ora che possa ripartire per una nuova avventura, per una sorta di nuova vita arricchita dell’esperienza maturata. 

Le lacrime versate oggi da Jessica Fox scendendo dal gradino più alto del podio della C1 donne, al termine di un mondiale che l’ha vista protagonista indiscussa, 
non erano di sola gioia, ma liberavano le emozioni, le tensioni, le paure, le difficoltà che questa splendida ragazza poco più che ventenne ha accumulato in questa stagione  che ha dominato dall’inizio alla fine con una grandezza che non ha uguali. L’ho capito però solo quando sono andato a complimentarmi con lei : “Ettore è stata una settimana difficilissima - mi diceva  con una voce ancora segnata dall’emozione del pianto mentre  mentre l’abbracciavo e ha aggiunto - non pensavo fosse così duro“. Eppure lei, che ci ha abituati a queste imprese, ma soprattutto ci ha insegnato che si vince sì con il sorriso, ma lavorando duramente e credendo nei sogni, ha lottato su ogni pagaiata in ogni fase di questo infinito e stressante mondiale. Nella finale del  Kayak sembrava fosse tutto perduto alla porta 21, tutti ne eravamo convinti e l’urlo di stupore uscito naturalmente all’unisono dai presenti lo confermava,  eppure con un guizzo miracoloso, la figlia della Volpe, ha ripreso in mano la situazione come nulla fosse successo, riportando la sua canoa rossa e nera sulla giusta linea per entrare veloce sull’ultima risalita. A quel punto,  con quel  gesto, paragonabile solo alla bellezza infinita espressa nei dipinti di Picasso futurista, ci siamo resi conto che alle sue avversarie non sarebbero rimaste che le briciole, perché lottare contro le divinità è impresa impossibile per chi è ancora umano. 24 ore più tardi si presenta al via non più seduta sul suo guscio, ma in ginocchio e dopo 109 secondi e 07 decimi dalla sua partenza e dopo aver fatto 6 cambi di lato di pagaiata ha la certezza che a salire sul gradino più alto del podio sarà ancora lei per la sua quarta volta nelle sette edizioni disputate di un  mondiale nato nel 2010.

Per parlare della canadese e del kayak in versione maschile ci sarà tempo visto che gli dei, in questo caso le dee, hanno la precedenza assoluta su tutti e tutto.


Occhio all’onda! 


 

Kayak azzurri tutti in semifinale

Bella prova di Zeno Ivaldi che dopo un periodo molto difficile a causa di problemi fisici è rientrato competitivo a livello internazionale. Il suo secondo posto in qualifica lo testimonia nonostante qualche sbavatura nella parte finale. 
Ieri qui a Rio si festeggiavano i Santi Cosme e Damiano,  due fratelli martiri sotto Diocleziano il cui culto fu portato in Brasile nel 1530 da Duarte Coelho Pereira quando sbarcò nel nord a Igarassu. I due Santi erano medici che svolgevano la loro professione gratuitamente e per questo che sono considerati i patroni per medici e farmacisti, ma anche per le creature specialmente per quelle afro-brasiliane. Infatti ieri lungo le strade erano assiepati tanti, ma tanti bimbi di colore perché tradizione vuole che la gente passando con le auto si fermi e regala a loro dolci e biscotti. Flotte di bambinetti  belli vispi,  vestiti di short e a petto nudo senza scarpe che nell’attesa giocavano tra loro per guizzare veloci ogni qualvolta qualche auto si fermava per dare a loro leccornie di ogni genere. Una sorta, per noi veronesi, di Santa Lucia tanto amata e annualmente attesa da grandi e piccini.  Quindi il cammino verso il canale ieri è stato particolarmente colorato come il ritorno che ci ha visto però nello stesso tempo molto soddisfatti e appagati per le prestazioni messe in acqua dai nostri kayak uomini. C’è poco da aggiungere quando si pagaia bene e si è competitivi anche se il cammino da qui in avanti non è certo facile, ma decisamente la positività e la consapevolezza acquisita con queste prove garantisce a tutti loro la possibilità di scontrarsi alla pari in questo Campionato del Mondo di slalom.

Iniziate pure ieri pomeriggio le prove cronometrate per l’Extreme Slalom che ci sembra però ancora molto approssimativo e diciamo non certamente professionale come è lo slalom attualmente.  Bene Stefy Horn che ottiene il terzo tempo e bene anche Christian De Dionigi che con il sesto tempo si è garantito una buona prima manche diretta per domenica.

Oggi pomeriggio  in acqua donne in kayak e C1 uomini per le semifinali, mentre la mattina è dedicata al C2 misto che sta cercando di trovare la sua identità.

Occhio all’onda! 


e dopo la gara un buon estratto di canna da zucchero è quello che ci vuole per recuperare.




Pubblico e bandiere assenti

Lo sport  regala storie infinite, ma non sempre a lieto fine ed è altrettanto selettivo e non perdona neppure
«The King of Slalomia» che deve soccombere al sogno di riprendersi la corona di campione del mondo nella canadese monoposto che aveva conquistato quattro anni fa e che poi era entrato in una sorte di oblio  misterioso. Tanti aneddoti si sono raccontati sugli anni di silenzio di Fabien Lefevre  e  l’attesa di rivederlo all’opera era tanta come erano tanti gli atleti e gli allenatori che questa mattina erano al via per seguire in diretta questo rientro da tempo annunciato e cioè da dopo che aveva vinto le selezioni americane.  Lui il francese, che vive dal 2012 negli Stati Uniti e che sta cercando di prendere nazionalità a stelle e strisce, ha fatto tutto come sempre con la solita meticolosità e con la rinomata saggezza. Prima della gara con il suo «guru»,  arrivato direttamente dalla terra natia per mettere a puntino fisico e mente,  ha analizzato il percorso e si è preparato al via dopo il riscaldamento. Mentre nel frattempo la riva di sinistra si animava  di gente competente e curiosa  per assistere e testimoniare il grande rientro del 36enne di Orleans che nella sua carriera tra i pali dello slalom è riuscito a vincere con qualsiasi mezzo ammesso e concesso dall’ICF.  Purtroppo la prima manche è finita nel boato di sorpresa del popolo assiepato sulla riva  quando, dopo poche porte, l’idolo Fabien è finito a testa sotto  e nel riemerge ha guardato la pagaia come se fosse successo qualche cosa al suo strumento di propulsione. Nella seconda manche ci riprova ma finirà a 3 secondi e 10 dal potenziale passaggio del turno.  La parola fine per questo campione a questo mondiale non è ancora da scrivere considerando che ora metterà tutte le energie nella prova del Kayak maschile che lo vedrà, anche qui, partire per primo. 

Gare di qualifiche interessanti e senza grosse sorprese in tutte le categorie.

Nella canadese monoposto tutti i big passano anche se qualcuno, tipo Franz Anton (bronzo a Tacen e argento a La Seu d’Urgell e cioè nella IV e V coppa del mondo), deve tornare in acqua per la seconda manche  dopo una prima discesa decisamente lenta e sporca. La cosa gli era già successo a Liptovsky in Coppa. In casa Italia le penalità sono state determinanti per far passare o meno i nostri atleti in semifianle.  L’impresa di pasare il turno  riesce purtroppo solo a Raffaello Ivaldi nonostante un tocco all’ultima risalita.

Fra le donne in kayak si preannunciava già  la lotta tra Fox, Chourraut, Funk e Kuhnle. Piccolo cambio dei programmi con le ultime due atlete che devono partire anche in seconda manche per conquistare il passaggio successivo cosa però che alle due fuoriclasse riesce molto agevolmente.   In questa categoria alcune big finiscono malamente e così per Eva Tercelj (SLO) e  Marta Martinez (ESP), solo per citarne alcune, dovranno guardare le prossime gare dalla riva.  

Le note di colore in ordine sono:  il caldo che non lascia tregua e l’assenza di pubblico così come le bandiere delle nazioni. Infatti gli spettatori si contano su una mano e le bandiere delle 31 nazioni con 270 atleti neppure l'ombra. Mancanza di rispetto per i paesi presenti che non hanno neppure la soddisfazione di vedere  sventolare il  loro  vessillo per cui lottano e l'onorano con la fatica degli allenamenti quotidiani.  Tanto per avere un termine di paragone nel 2017 le nazioni al mondiale di Pau erano 59 per un totale di 355 atleti.

Terza giornate di gare con C1 donne e K1 uomini poi nel pomeriggio le prove cronometrate per l’Extreme Slalom. 

Occhio all’onda!

Mondiali slalom assegnati i titoli nelle prove a squadre



Il canale di Rio è lungo poco più di 300 metri ha una pendenza di 4,5 metri e la sua portata dichiarata, ma non reale è di 9,6 metri cubi al secondo, funziona con tre pompe attive sulle quattro a disposizione. I tracciatori dei percorsi di gara  sono Marianne Agulhon e Mark Delanay una francese e un inglese e su di loro non c’è necessità di aggiungere nulla se non il fatto che il tracciato disegnato, sia per la gara a squadre che per le gare di qualifica, parlano positivamente per loro. Non chiedetemi nulla sull’organizzazione e sulla cerimonia d’apertura, stendiamo un velo pietoso e concentriamoci solo sulle gare in acqua che come giustamente mi faceva notare oggi Stefany Horn sembra di essere ad un allenamento ben organizzato fra nazioni diverse: «bello - diceva la nostra atleta tornando con l’auto dalla demo-run e proseguiva -  stiamo facendo un allenamento di simulazione gara tra tante nazioni diverse, ma quando sarà la gara vera? ».  Purtroppo tutto quello che è il contorno di un mondiale o di un evento di tale portata è completamente assente, dimenticato, sparito nel nulla. Tanto per dire una cosa l'acqua ogni Team deve portarsela e per le Squadre è organizzata una sorta di tendopoli senza divisorie e senza elettricità. Atleti che si cambiano mostrando tutti gli attributi al vento e le ragazze poverine che si contorcono per indossare slip e reggiseni. La sala TVS (e cioè il sistema video) è un loculo dove sono ammassati gli allenatori in mezzo a cavi elettrici e computers, mentre di bagni neppure l'ombra nei pressi del campo di gara. Speriamo solo che fino a domenica reggano le pompe per caricare l’acqua e l’energia elettrica per alimentare i computer di Siwidata, perchè effettivamente il rischio che salti tutto è molto elevato.

Liquidiamo velocemente quanto visto nelle prove a squadre che hanno assegnato le prime medaglie iridate dicendo che gli slovacchi nel C1 mantengono la loro imbattibilità dal 2009 quindi Martikan, Slafkovsky e Benus  conquistano l’ottavo titolo mondiale consecutivo davanti a sloveni e a inglesi, mentre per Michal Martikan si tratta del suo decimo titolo di campione del mondo in questa specialità. Tanto per rinfrescare la memoria diciamo che  il suo primo titolo arrivò nel 1997 ai mondiali di Tres Coroas nello stato del Rio Grande do Sul qui in Brasile e ben 21 anni fa!
I C1 italiani con una penalità sono finiti noni, ma hanno fatto vedere belle cose. Peccato solo per qualche piccola sbavatura che è costa a Raffaello Ivaldi, Roberto Colazingari e Stefano Cipressi l’amarezza di una posizione lontana dalle loro vere potenzialità. 
Nel settore femminile del kayak stupenda prova delle francesi che hanno avuto la meglio su tedesche e inglesi. Per restare nel settore rosa nella canadese hanno piazzato il guizzo vincente le inglesi davanti a Repubblica Ceca e Francesi. Ancora inglesi su podio più alto nel k1 uomini con Bower, Forbes e Clarke seguiti da  polacchi e cechi. Italia finisce in ottava posizione, ma convince con alcuni suoi elementi in vista della prova individuale.

Per il secondo giorno di gare sono previste  le prove di qualifica per C1  uomini e K1 donne. Riposano i K1 uomini, C1 donne e C2 misto. Ad aprire le danze udite bene sarà… Fabien Lefevre che abbiamo visto in gara l’ultima volta solo alla finale di Coppa del Mondo a Pau (Francia) nel 2016 e poiché non ha gareggiato per due anni nelle gare ranking ICF non ha punteggio e partirà per questo motivo per primo sia in C1 che in K1 e sicuramente non ci deluderà! 




Occhio all’onda! 

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Allenatori al lavoro durante la demo-run.

La canoa ti lascia ricordi indelebili nell' anima e certamente tra questi ci sono gli atleti con i quali un tempo hai condivisio sogni e vita. Spero di aver lasciato in loro l'energia per affrontare la vita sempre con il sorriso e con l'energia giusta. Da sinistra: Cassiano Vieria Alfredo, atleta nel C2 ai campioanti del mondo 2014 negli Stati Uniti d'America, al centro Thiago Serra un ottimo C1 che non è riuscito a trovare la tranquillità giusta per esprimersi. Alla sua sinistra Pedro Aversa impeganto per anni nella canadese doppia con Rafael Souza. Con questi miei e atleti l la moglie di Denis Terezani al tempo mio in Brasile faceva parte della Commissione Tecnica Nazionale, la signora Giovana Bottene.

Ultimi allenamenti specifici prima della prova iridata


Atleti con volti scavati, fisici tirati, allenamenti  specifici, sorrisi rubati, pagaie che girano nel vortice di onde e riccioli,  tecnici sulla riva che corrono, parlano, filmano e anche loro hanno volti tirati espressioni assenti, preoccupate, concentrate.  Anche loro immersi in una sorta di isolamento meditativo pre-gara.  Di contorno il fermento di una miriade di persone che di giorno in giorno aumentano a dismisura. Si montano tende, mega schermi, banner pubblicitari. Si prendono misure, si apportano migliorie e si cerca di rendere perfetto, unico e magico il luogo in cui fra non molto si consumeranno battaglie epiche che ben presto si trasformeranno in storie da raccontare e da ricordare entrando  nell’archivio della memoria di ognuno di noi. Le leggende nasceranno e si annideranno nella parte più profonda e sensibile di chi un giorno le saprà  condividere perché solo il tempo e le parole e aggiungere la musica  hanno la forza di trasformare i momenti della vita in storia eterna per  cullare un giorno le nuove generazioni di canoisti.

Un weekend ancora di allenamenti e poi entreremo nella settima iridata.

Si inizia lunedì 24 con cerimonia di apertura alle 15.30 (in Italia 20.30) seguirà la dimostrazione del percorso alle 16,45 per il percorso della gara a squadre che assegnerà in manche unica il titolo il giorno successivo e cioè martedì 25 settembre.  Bella cosa iniziare con questa prova in modo tale di mettere tutti sullo stesso piano e soprattutto  c’è la possibilità di far gareggiare gli atleti su un percorso pensato e montato per una discesa a squadre.
Si proseguirà il mercoledì 26 con qualifiche C1 uomini e K1 donne, quindi giovedì 27  in acqua le donne in canadese e gli uomini in K1. Semifinali per C1 uomini e donne K1 venerdì 28 e per loro le finali solo il 29 alla mattina, mentre il pomeriggio del sabato sarà dedicato alle semifinali C1 donne e K1 uomini, categorie queste che disputeranno le finali domenica 30. Il mondiale si concluderà poi nel pomeriggio della stessa domenica con tutte le varie fasi fino alla finale per lo Slalom Extreme.

Occhio all’onda! 


        qui sotto il programma nel dettaglio






Alle porte la 39esima edizione iridata per la canoa slalom

Verso le 5 della sera una luce speciale  si impadronisce  del canale olimpico  di Deodoro. Il sole, nel suo scendere dietro la montagna, colora di rosso tutto ciò che incontra e lentamente sparisce inghiottito dall'infinita storia dei cicli della vita. Lascia dietro di sé una magica serenità negli animi di chi chiude la giornata sugli ultimi flutti di corrente che vengono fermati all’imbrunire. Anche i rumori si colorano di un rosso intenso e caldo come gli animi degli atleti che ripongono con cura i loro oggetti di culto. Sul profilo all’orizzonte la favela Muquico che ci regala, con una immagine sola e pulita,  l’essenza e il cuore di un paese trascinato nell’oblio di un tempo statico e primordiale. In questa zona, un tempo,  si coltivava lo zucchero che veniva caricato su uno dei primi treni di Rio. Il bario è dedicato a Manuel Deodoro da Fonseca un generale dell’impero di Pietro II che però nel 1889 gli si rivoltò contro perché oramai era tempo che il Brasile si allontanasse dagli  invasori portoghesi  che tanto e troppo lo avevano sfruttato e derubato. Si arriva all’indipendenza e quel generale  divenne  il primo presidente del Brasile repubblicano.  Oggi, grazie alle opere fatte per le Olimpiadi del 2016, l’area è collegata con il centro di Rio con una superstrada ribattezzata con il nome di Transolimpica, ma sostanzialmente la gente, le case e i pochi negozi sono rimasti quelli di sempre e l'illusione che questa zona potesse traformarsi in una sorta di grande centro sportivo sembra essersi vanificata. 

Il Brasile ospiterà quindi per la terza volta i Campionati del Mondo assoluti dopo l’edizione del 1997 a Tres Coroas e quella del 2007 a Foz do Iguaçu. Quindi, con cadenza praticamente decennale, la prova iridata sbarca nuovamente in Sud America. Un programma intenso che vedrà l’apertura martedì  25 settembre con le gare a squadre, una manche e si assegnano le medaglie,  per poi proseguire fino a domenica 30.  Questo canale aveva ospitato due anni fa i Giochi Olimpici e le attese perché si trasformasse  in un vero e proprio centro di alta specializzazione  per tutta l’America sono naufragate con i tanti debiti rimasti da pagare dopo le gare a cinque cerchi. Anche il budget iniziale per questo prova, che doveva essere di 4 milioni di reals e cioè poco meno di 800 mila euro, è stato ridotto a 1 milione e mezzo e cioè a circa 300 mila euro.  Probabilmente appena sufficienti per garantire i servizi essenziali perché il mondiale si possa disputare.





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Occhio all’onda!

Coppa a Prskavec k1 men, Slafkovsky c1 men e Fiserova/Jane C2 misto

E’ Jiri Prskavec il vincitore della Coppa del Mondo 2018  nel K1 uomini e per lui costituisce un altro successo da inserire nella sua bacheca dei grandi trionfi dopo 3 europei,  un mondiale e un bronzo olimpico. Il 25enne praghese, allenato dal papà,  è stato il protagonista sempre presente in finale e per ben 4 su 5 sul podio anche se non è mai riuscito a portare a casa una vittoria pur andandoci spesso e volentieri molto vicino. Solo le penalità lo hanno tenuto giù dal gradino più alto del podio, ma comunque non gli hanno tolto le medaglie dal collo. Vince la Coppa grazie quindi alla sua costanza, cosa che non è riuscita ai cinque diversi vincitori delle diverse tappe di Coppa. L’atleta ceco ha dalla sua una grande abilità tra le porte e uno stato fisico eccezionale capace di grandi prestazioni per tutta la stagione, grazie ad un sistema consolidato e aggiustato di volta in volta in base alle necessità del momento.
Schubert, Clarke, Kauzer, Jakse e De Gennaro, rispettivamente vincitori a Liptovsky, Krakow, Augsburg, Tacen (qualifica valida come classifica di coppa per piena fiume) e La Seu non sono riusciti a restare costanti per tutte le prove. Unica eccezione probabilmente per il britannico che non partecipando alla quarta gara di Coppa ha visto penalizzato il suo punteggio complessivo. Il campione olimpico ha preso 3 finali su 4 gare a cui ha partecipato e in Spagna, arrivando 11esimo in semifinale a 0.04 dal decimo (Delfour),  si è limitato a guardare l’atto finale da    «bordo campo».  Interessante questa cosa che ci insegna che per portare a casa l’importante Trofeo mondiale bisogna puntare più alla costanza che al grande risultato in una singola prova. Fatto strano che Mathieus Biazizzo, che è il quarto atleta  nella squadra francese e che quindi non parteciperà al mondiale in Brasile, prendendo solo tre finali (Liptovsky, Augsburg e Seu) e rimanendo  fuori a Krakow riesce ad classificarsi al secondo posto nella over all finale. Addirittura il fidanzato di Jessica Fox per bene due volte deve passare dalla seconda manche di qualifica per accedere alla semifinale e il suo miglior risultato è il 5^ posto della prima prova in Slovacchia. Terzi finiranno a pari punteggio Vit Prindis e Joseph Clarke.

Nel settore canadese i quattro secondi posti di Alexander Slafkovsky sono il marchio di garanzia che gli consegnano la sua terza coppa del mondo dopo quelle del 2012 e 2016. Per raggiungere il suo avversario di sempre, nonché compagno di squadra,  Michal Martikan al bravo e simpatico slovacco mancano ancora però due Trofei.
Drammatica l’ultima gara per Slafkovsky che in un un primo momento sembrava dovesse rimanere fuori dalla finale con l’aggravante che sarebbe entrato Sideris Tasiadis. Infatti nella prova di semifinale dello slovacco gli viene assegnato una penalità alla porta 14 in risalita. Pronta la reazione del Team del campione che contesta il tocco e che alla fine gli viene giustamente tolto: dal video è chiaro che la palina interna viene mossa dallo spruzzo d’acqua e non c’è nessun contatto da parte dell’atleta.  Slafkovsky entra in finale con la Coppa praticamente già nelle sue mani  sfilandola a Sideris  Tasiad che a malincuore deve cederla dopo averla conquistata con tanta fatica l’anno scorso. A lui rimarrà l’amara consolazione di finire terzo nella classifica finale preceduto anche dallo sloveno Lukas Bozic.  
Una nota di merito va proprio al secondo classificato nella classifica finale, Luka Bozic che vince alla grande l’ultima prova in Spagna. Lo sloveno è un eclettico della mono pagaia,  infatti nasce come  C2 e con il suo compagno Saso Taljat conquistano il titolo iridato nel 2014 e ai Giochi Olimpici di Rio arrivano settimi. Considerando poi che il C2 non avrà più seguito l’equipaggio della Slovenia  si ritira ufficialmente congedandosi dal loro pubblico proprio a Tacen in occasione della finale di Coppa del Mondo. Grandi applausi e commoventi ricordi di una carriera lunga e redditizia che ha spaziato pure nel settore discesa dove vincono l’iride nella prova sprint. Bozic però non ci sta ad appendere la pagaia al chiodo e prosegue nella barca singola che per la verità ha sempre coltivato e allenato.  L’anno scorso aveva chiuso in quinta posizione la Coppa del Mondo, mentre ai mondiali in Francia a Pau era uscito in qualifica in malo modo.  Decisamente dotato fisicamente ha saputo in poco tempo inserirsi nel gota degli specialisti della canadese monoposto dando del filo da torcere proprio al suo compagno di squadra nonché campione del mondo Savsek. La lotta tra i due è soprattutto in chiave olimpica, ma per questo c’è ancora del tempo.  Certo è che la Slovenia nella canadese monoposto è cresciuta molto in questi ultimi anni anche  perché oltre ai due campioni ci sono anche elementi come Lukas Bercic, Jure Lenarcic e altri ancora.

Nel C2 misto vincono la prima Coppa ufficiale in questa specialità l’equipaggio della Repubblica Ceca Fiserova/Jane seguiti dai francesi campioni del mondo Prigent/Henry e bronzo va ai cechi Vojtova/Masek. 19 gli equipaggi entrati in classifica in rappresentanza di 9 nazioni. 


Dei premi in euro che sono stati elargiti ho già detto nel post precedente  e non voglio aggiungere nulla, lascio al lettore la libera interpretazione di questo impegno finanziario che è quantificabile in poco meno poco più di 30.000 euro così ognuno potrà tirare le proprie conclusioni. 
Una considerazione però la voglio fare invece sul Trofeo che è stato dato ai vincitori della Coppa e cioè i vincitori sono stati premiati con un "vaso" di cristallo. Io capisco le ristrettezze a cui tutti noi siamo sottoposti, capisco le difficoltà dei comitati organizzatori, capisco meno le esigenze imposte dal Boarding, ma le possiamo accettare, ma non capisco assolutamente la mancanza di sensibilità nel dare ai vincitori un vaso in cristallo che nulla richiama l'oggetto della manistazione vinta. Ora se voi vincete la Coppa del Mondo, traguardo certo non facile da raggiungere, vi piaccerebbe farvi fotografare con una sorta di Trofeo che richiami, anche in minima parte, il mondo che rappresentate e che avete appena conquistato e invece cosa ricevete: un anonimo vaso di cristallo per cacciarci dentro quattro fiori da ornare il tavolo della salone degli ospiti!  


A parte tutto ciò si archivia anche la 31esima Coppa del Mondo che nel bene e nel male  sempre e sempre lo sarà una manifestazione a cui gli slalomosti ci tengono assai, nonostante le tante difficoltà per chi vi partecipa e per chi l'organizza.  

Occhio all’onda! 




La Coppa del Mondo in rosa



Terminata la Coppa del Mondo Nicola Micozzi  si chiedeva se la formula che raddoppia il punteggio nell’ultima gara sia giusta oppure no considerando il fatto che Jessica Fox ha rischiato di perdere la Coppa di un punto dopo aver vinto 3 gare su 5 e dopo che la sua diretta avversaria Riccarda Funk aveva ottenuto un 3^/4^/5^ e 6^ posto nelle gare precedenti alla finale, per poi andare a vincere alla Seu. Se anche sull’ultima gara si fossero assegnati gli stessi punteggi l’australiana avrebbe vinto con un margine ben superiore e cioè di 33 punti sulla tedesca campionessa d’Europa e che era in corsa per vincere la sua terza Coppa consecutiva, come avevano già fatto prima di lei Myrian Jerusalmi Fox (la mamma di Jessica ’89/’90/’91), Lynn Simpson (’94/’95/’96), Elena Kaliska che ne ha vinte quattro consecutive sulle sei complessive e  Jana Dukatova (’09/’10/’11). Ma considerando che i regolamenti prevedono tutto ciò dal mio punto di vista mi sembra che sia una cosa interessante e soprattutto stimolante. La storia quindi ci consegna comunque una Jessica Fox trionfatrice fino alla fine considerando il fatto che porta a casa la Coppa in K1 per la prima volta dopo che è stata due volte campionessa del mondo (Mc Henry USA 2014 e Pau FRA 2017) e che l’ha vista per ben tre  gare vincere, un secondo posto a Tacen e in finale ha chiuso con  una 10^ posizione (secondo miglior tempo)  con un 50 alla risalita 8 che qualche dubbio ha lasciato un po a tutti, non tanto sul fatto che ci fosse, ma per la banalità di come è stato fatto. 
Riccarda Funk seconda "over all" e in terza posizione Corinna Kuhnle. Sicuramente sono state queste tre ragazze le atlete che più hanno combattuto per il successo finale, aggiungerei solo a questo trio Mallory Franklin che a parte la debacle di Cracovia è sempre stata comunque protagonista. La britannica chiude nella classifica totale  in quinta posizione, davanti a lei anche la slovena Eva Tercelj, ma ha partecipato a quattro gare rinunciando alla prova di Tacen per motivi di scelta di squadra.  Quattro atlete che hanno sicuramene buone possibilità di essere le vere protagonista dell’imminente mondiale di Rio. Con loro da inserire sicuramente Maialen Chourraut, che in Brasile nel 2016 ha vinto l’oro olimpico, e Ana Satila atleta di casa che durante questa stagione ha messo a segno importanti manche specialmente in qualifica e semifinali, mancando solo nelle finale forse ancora per mancanza di esperienza sulla lunga distanza.


Restiamo nel settore femminile con la canadese monoposto e ritroviamo  Jessica Fox che in questa specialità ha vinto tutte e 5 le gare stabilendo  un record assolutamente storico ed unico, infatti  nessuno prima di lei è riuscito a concludere la Coppa a punteggio pieno come ha fatto il fenomeno australiano.  Alle sue spalle Mallory Franklin che nulla ha potuto per contrastare il predominio della sua rivale Fox. Per Jessica si tratta della sua quarta Coppa di specialità conquistata dopo quelle del 2013, '15 e '17.
Chiude con il bronzo al collo e con i mille euro di premio l’austriaca Viktoria Wolffhardt. Tanto per una corretta e completa  informazione  il premio in euro  è stato di 3.800 per il primo e 1.800 per il secondo.   Due parole sulla bella Vicktoria che è decisamente dimagrita rispetto la stagione passata e   che quest’anno è maturata molto ed è cresciuta sotto l’aspetto tecnico guadagno su agilità e velocità.  Infatti  inizia bene la stagione vincendo a Praga il titolo europeo in C1. Poi in Coppa finisce 4^ a Liptovsky e  una settimana più tardi vince la qualifica ed è 4^ sia in semifinale che in finale. Nella terza prova ad Augsburg è 6^, mentre a Tacen è 5^ in qualifica, ma che le varrà pure come classifica finale considerando il fatto che la piena del fiume non permetterà di svolgere le altre fasi. Nell’ultima prova in Spagna è 6^ sia in qualifica che in semifinale. In finale però si perde e finisce in 10^ posizione.  Quindi grande balzo avanti per lei considerando il fatto che nel 2017 aveva preso solo due finale (Ivrea e La Seu), mentre la sua avventura Continentale era terminata in semifinale con il 12^ posto.  L’austriaca è cresciuta rispetto il 2017  anche in K1, infatti l’anno scorso era in finale ad Augsburg (10^) e a Leipzig (9^)e aveva chiuso in 8^ posizione il mondiale U23 e vinto l’Europeo di  categoria. Quest’anno seduta ha ottenuto sempre due finali,  ma i piazzamenti sono stati decisamente migliori e cioè un quinto e un terzo posto.  Per lei ci dovrebbero essere anche novità sotto il punto di vista sentimentale rispetto l’anno scorso, evidentemente anche tutto ciò ha contributo a dare continuità a Viktoria Wolffhardt.

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Classifica finale Coppa del Mondo 2018 K1 donne

Classifica finale Coppa del Mondo 2018 C1 donne

Il podio finale della Coppa del Mondo  2018 del K1 donne


Prime Coppe assegnate in attesa del gran finale di domani

Qualcuno giustamente potrebbe obiettare che non ho mai parlato del C2 misto, eppure qui a La Seu d’Urgell è stata assegnata la Coppa del Mondo anche in questa specialità e a partecipare a questa edizione 2018 sono stati ben 19 equipaggi di 10 paesi diversi.  Solo tre equipaggi hanno preso parte a tutte cinque le gare, uno a 4, quattro  a tre, due a quattro, cinque a una e tutti gli altri a due.  Alla fine la coppa nel C2 misto se la portano a casa i cechi Fiserova/ Jane che con 335 punti hanno la meglio sui francesi campioni del mondo Prigent/Henry che di punti ne hanno accumulati 293. Terzi i compagni di squadra dei vincitori e cioè Vojtova/Masek con 288 punti.
La storia del C2 misto nasce dai campionati del mondo di Tacen nel 1955 e prosegue fino al 1981 per poi riprendere  36 anni più tardi con la prova iridata di Pau dello scorso anno. In queste 14 edizioni di mondiali sono stati in pratica due le nazioni che hanno coltivato in maniera importante questa categoria e cioè l’allora Repubblica Cecoslovacca che ha vinto sei edizioni e gli Stati Uniti d’America che di titoli ne hanno conquistati quattro.
Con l’eliminazione della barca doppia maschile e con l’idea di avere pari uomini e donne nelle competizioni la direzione  slalom dell’ICF ha pensato che per compensare la cattiva azione di eliminare il C2, che da sempre fa parte della nostra storia, si poteva rimediare con la  proposta del C2 misto (un uomo e una donna). In chiave olimpica le difficoltà perché questa specialità possa essere inserita, secondo il mio modo di vedere, sono ancora tante, la certezza per il momento è  che a Tokyo 2020 non ci sarà. Per il futuro il C2 misto potrebbe essere in concorrenza con l'Extreme Slalom che sempre la direzione ICF Slalom sta portanto avanti tra mille difficoltà come quella che qui a La Seu d'Urgell il comitato organizzatore della finale non ha voluto organizzare la prova specifica, costringendo l'ICF a far coincindere  la finale di questa disciplina con il prossimo Campionato del Mondo di Rio.

Il Kayak femminile e la Canadese maschile alla fine sono andate a finire come da copione con chi cioè doveva giustamente portarsi a casa il trofeo. Lo slalom però è talmente emozionante che fino all’ultimo ci ha tenuto con il fiato sospeso. Jessica Fox per un solo punto vince la sua prima Coppa del Mondo nel kayak sulla tedesca Riccarda Funk che oggi però si è tolta la soddisfazione di vincere alla grande una gara che certo non era una passeggiata da fare a cuor leggero.
Anche il  C1 uomini  ci ha fatto tremare, prima con una apparente esclusione dalla finale del numero uno Alexander Slafkovski, che in questo caso avrebbe lasciato il posto guarda caso proprio al suo più stretto rivale e cioè Sideris Tasiadis. Passano però  pochi minuti e lo slovacco  rientra per non aver commesso il fatto e cioè non aver toccato la palina numero 13 che un giudice maldestro in un primo momento gli aveva messo. Quattro secondi posti su cinque gare non sono un brutto affare e che hanno permesso a Slafkovski  di racimolare costantemente punti preziosi. Oggi grande gara di Luka Bozic che vince alla grande mettendo a frutto 120 punti preziosi per salire sul secondo gradino del podio nella classifica generale finale.

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Anche le ultime gare di qualifica di Coppa 2018 sono archiviate

Io non lo so voi, ma se devo fare una cosa tanto per fare non la faccio preferisco soprassedere e passare oltre. Se poi non ci sono i mezzi, la disponibilità economica e mi viene da aggiungere pure le idee, meglio fare finta di nulla e cancellare una «Open Ceremony» che così organizzata porta solo scredito al nostro mondo già deficitario per immagine e promozione. La scusante poi per pioggia e freddo non ci sta quando adiacente c’è una sala magnifica, ma decisamente anonima e soprattutto spoglia e senza i colori della nostra amata canoa. La domanda è: « ma il piano B in caso di pioggia non era stato pensato? »
Vi prego però non facciamo passare una finale di Coppa del Mondo come una finale delle gare della parrocchia del Sacro Cuore che mi fa dire che come partecipazione e idee rimane comunque decisamente superiore!
Temo poi per la cerimonia di chiusura: ho visto dei pennoni fissati sulla terrazza del ristorante, non vorrei  mai che chiudessimo un circuito di cinque gare, costate a tutti i team una barca di soldi (120 euro di iscrizione per non avere molte volte nulla), come normalmente viene fatto per le gare regionali della Catalunia, che se pur in cerca della sua indipendenza, non si possono certo paragonare ad un evento mondiale come quello che stiamo vivendo. Mi dispiacerebbe se fosse così non per me, ovviamente, ma per gli atleti che hanno messo energie, tempo e passione in ogni loro pagaiata. Ricompensarli con un sacchetto giallo mi sembra proprio una presa in giro quando tutti i membri ICF e volontari indossano fiammanti magliette verdi e bordeaux!  Forse però l’organizzazione ha pensato a questo «cadeau» per gli atleti che andranno a Rio così lo potranno utilizzare per metterci le infradito da portare sulle spiagge di Copacabana tra un allenamento e l’altro!

Venerdì di passione come sempre quello di Coppa del Mondo dove si concentrano tutte le gare di qualifica. Nella canadese uomini rimane ancora fuori dalla semifinale Haneda, che conferma quanto avevo già scritto in alcuni post precedenti. Rimarrà sulla riva pure Tomas Rak che dopo il bronzo agli europei in casa non ha più preso finali restando fuori dalla semifinale anche a Krakow. Il suo miglior risultato in Coppa rimane quindi il 14esimo posto in semifinale ad Augsburg.
Savsek è costretto a passare per la seconda manche di qualifica che vince e fa registrare il miglior tempo assoluto  in questa categoria con 100,50. Italiani bravi che prima con Cipressi passano il turno e poi Ivaldi e Colazingari metto in scena una gran manche con tempi fantastici: il primo a 1,25 e il secondo a 0,82 dal campione del mondo.  Una punto tecnico con David Florence che alla 18 e cioè prima del salto finale cambia lato di pagaiata passando quindi a sinistra fino dopo la porta 20, Qui ritorna sul suo lato nativo e finisce la prova con un 100,55 che significa primo posto e passaggio in semifinale diretto.
Donne dominate da Ana Satila il suo 8,4% dal miglior K1 uomini ci offre la dimensione della sua prova. Alle sue spalle una sempre strepitosa Jessica Fox e con la beniamina di casa Maialen Chourraut in terza posizione: tre atlete nello stesso secondo e distanziate di 0,05 e 0,70.  Fuori in maniera inaspettata Marta Martinez: la spagnola che a fine luglio aveva battuto ai campionati spagnoli la campionessa olimpica, e che qui sul canale l’anno scorso era finita quinta in semifinale e decima in finale.
Corinna Kuhnle, che solo sei giorni fa a Tacen aveva vinto alla grande la finale nel kayak femminile e qui  passa il turno con l’ultimo posto utile, ci offre l’opportunità di fare una riflessione considerando pure  le prove di Franklin e  Horn. Riflessione che mi porta a dire che anche atlete di altissimo livello come loro si trovano in qualifica a lottare per passare nella fase successiva. Questo significa che il livello generale sta crescendo notevolmente e tutte le prove devono essere preparate e affrontate come se si trattasse ormai di finali.  Il gap di distacco tra la prima e la 20esima  è di 7,94 rispetto ai  4,79 della canadese monoposto maschile, che in % significa il 7,6 e il 4,76.
Il ragionamento è confermato a poche ore di distanza per il Kayak uomini dove il campione olimpico è costretto a mettersi alla prova anche nella seconda manche. Prova in cui rimango fuori personaggi come il campione del mondo Tunka, l’americano Smolen (bronzo mondiali 2015) che in prima manche è stato squalificato per barca sotto peso, Tim Maxeiner.
Bene Giovanni De Gennaro che con 94,69 fa registrare il miglior tempo di gara, peccato per il tocco alla prima porta. Seconda semifinale conquistata dopo il rientro alle gare anche per Zeno Ivaldi che in prima manche ha un 50 alla porta 2, ma con tempo da semifinale e poi in seconda manche si ripete, ma senza il salto di porta che gli regala il passaggio del turno.

Serata conclusa con la demo-run per semifinale e finale e poi da domani semifinali e finali  per C1 uomini e K1 donne con il C2 misto direttamente in semifinale. Quindi ancora poche ore e conosceremo i nomi di chi si  porterà a casa le tanto agognate Coppe del Mondo 2018.

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