Addentriamoci nel mondiale di slalom appena concluso




Un campionato del mondo di slalom è intriso di  romanticismo, amore e apre le porte  a disquisizioni  filosofiche infinite, ma ci sono anche aspetti prettamente tecnici, matematici e concreti. Mi dispiace molto per Amur e immagino anche per Cri e per tutti coloro che magari apprezzano di più il lato epico dello sport, ma la mia professione e la mia analisi di questo evento richiede anche questo passo, il consiglio che posso dare a tutti è quello di  saltare a pie pari la lettura, che mio malgrado sarà molto fredda e asettica.

KAYAK UOMINI
                                                                        PREMESSA

La finale ci ha regalato una simpatica chicca  quella cioè di avere tre francesi sul podio, cosa che era successa una volta sola ai mondiali  a  Steyer in Austria ed era il 1951, quando Frühwirth, Pillwein e Sausgruber furono oro, argento e bronzo. Diciamo che loro avevano avuto il vantaggio però di gareggiare in casa.
Quest'anno, dopo 63 anni, l'impresa è riuscita  ai transalpini che hanno saputo fare ben di più, nel senso che in realtà di bianchi di Francia in finale ne abbiamo trovati altri tre che ovviamente gareggiavano per altre nazioni (Bersinger Argentina, Delfour Australia e Lefevre USA). Quindi oltre a loro in finale anche l'italiano Giovanni De Gennaro, che bissa la presenza del 2013, Mateusz Polaczyk che fu 3^ l'anno scorso, Sebastian Schubert (vincitore della Coppa del Mondo 2014 e '13)  e la sorpresa  Pavel Eygel, 24 anni il primo marzo, e che da junior aveva avuto una brillante carriera vincendo nel 2008 l'Europeo nella prova individuale a Solkan (Slovenia).
Un poker di questi 10 finalisti era già in finale anche a Praga nel 2013.  Di questi solo il russo e l'australiano, non avevano mai preso finali  in coppa quest'anno, mentre Neveu aveva vinto la prima gara di coppa a Londra e poi era arrivato secondo a La Seu e 9^ ad Augsburg. Il francese però era solo 13esimo agli europei ad inizio stagione con una valanga di penalità. Otto per la precisione.

                                                                           I DELUSI

Vit Prindis, il ceco vice-campione europeo a Vienna, è colui che  aveva totalizzato più presenze in finale in World Cup 2014, ben 4, è sicuramente il k1 che esce più deluso da questa rassegna considerando il fatto che poteva essere l'uomo da battere, vista la sua crescita esponenziale di quest'anno in ambito agonistico. In semifinale incappa in un 50 alla risalita 9 e per lui non c'è neppure la possibilità di contestarla tanto è evidente a tutti.
Tra i grandi delusi con Prindis sicuramente c'è  il suo compagno di squadra nonché campione europeo e vice-campione del mondo uscente  Jiri Prskavec il quale paga il tocco all'entrata alla 14, quando aveva un margine di vantaggio su Delfour di 0,63. Penalità però che lo porta a perdere la concentrazione, infatti  fa molto male la combinazione successiva delle due porte in discesa sfasate e tocca con il tubo della pagaia la 17 in risalita e chiude così il capitolo mondiali 2014.
Chi deve mangiarsi le dita è Fabien Doerfler che al secondo intermedio e cioè ben oltre la metà gara ha un vantaggio di 0,67, sembra cosa fatta per lui accedere all'ultimo atto di questa prova, ma sbaglia clamorosamente la combinazione 18/19 prendendo un due (che poteva essere benissimo un 50) e finendo nella morta di sinistra lasciando lì i suoi sogni di gloria. Chi invece non è mai stato in gara è il franco-spagnolo Samuel Hernanz che a La Seu in coppa aveva messo tutti dietro.  E' lento fin dalle prime battute e non è giornata per lui.
Qualche piccolo rammarico per  lo statunitense Michal Smolen, non tanto per aver mancato l'appuntamento con la finale, ma forse per il fatto che gareggiando in casa avrebbe potuto aver più speranze di ripetere la grande prestazione fatta ai mondiali U23 ad aprile in quel di Penrith dove vinse un oro forse inaspettato da molti. Poi si era galvanizzato anche con il terzo posto in Coppa a Praga che gli aveva concretizzato le speranze. Ma il ragazzo è giovane, classe 1993, e avrà tempo per dire la sua. Il suo anno di nascita sembra essere comunque quello giusto considerando il fatto che suoi coscritti come Jiri Prskavec e Rafael Polaczyk sono rimasti al palo come lui e altri addirittura a casa a curarsi. 

                                                                        LA FINALE

Ha vinto Boris Neveu nato a Lourdes 28 anni fa in un'area vocata allo slalom a due passi da Pau. Cresciuto con l'"aligot", il "cassoulet" e il "roquefort", piatti tipici dei Midi-Pirenei, sorseggiando vini importanti, ma poco conosciuti, come Cahors e Madiran e pagaiando con grandi campioni come Tony Estanguet e con lo stesso Fabien Lefevre con il quale nel 2006 vince il mondiale a squadre a Praga, il terzo era un certo Julien Billaut (oggi allenatore per l'Australia). Ai quei tempi aveva solo 20 anni e un futuro davanti a lui. Tre anni più tardi, nel 2009, è secondo per 0,44 decimi agli Europei a Nottingham dietro a Daniele Molmenti. Nello stesso anno è vice-campione del mondo a La Seu d'Urgell alle spalle di Peter Kauzer e si inizia a capire che il ragazzotto francese ha molto talento e un fisico possente dalla sua e viene preso in "cura" da un certo Sylvain Curiner. Nel 2011 e nel 2013 è 11^ ai mondiali, ma ciò che più pesa è la sua esclusione dai giochi olimpici di Londra 2012, dopo una serie di rocambolesche gare di selezione. Ha anche per alcune ore l'illusione di essere lui il K1 che rappresenterà la Francia a Londra, ma alla fine non sarà così per una serie di interpretazioni errate del regolamento relativo alle gare di qualifica. 

Per arrivare al titolo iridato 2014 passa con estrema eleganza alla semifinale vincendo la qualifica con la sua seconda manche e poi accede in finale con con il terzo tempo  a 1,08 dal vincitore e cioè Lucien Delfour. In finale e sul laghetto superiore sembra terrorizzato dalla possibilità che il suo paraspruzzi si possa aprire  e lo controlla più volte da quando si stacca dal pontile di partenza, prima della fotocellula. Parte molto bene con colpi decisi e senza tagliare le linee.  Entra pagaiando come una freccia dentro la prima risalita a destra, la porta numero 5, e ha un primo tentennamento. Mantiene  la concentrazione e prosegue pur perdendo qualche cosa nel riccioletto dell'onda che stava a monte della stessa porta. Nella combinazione delle due risalite, 8/9, è veloce anche se lascia aperta la possibilità di una  discussione sul fatto che forse con il petto tocca il palo interno della seconda risalita, lasciando molti nel dubbio. Prima di lanciarsi nello scivolone di metà percorso gli scappa il fianco destro, perde leggermente equilibrio e la canoa gli scappa dal controllo, ma riesce a riprenderla in tempo per impostare la porta successiva. E' da qui in poi che secondo me costruisce il suo successo. E' progressivo se pur non fantasmagorico, la sua canoa corre bene e non si affossa mai. Nel momento decisivo, e cioè tra la 18 e la 19, è freddo ma non incosciente, come invece lo era stato Lefevre nella sua finale in K1, lanciandosi nell'onda e tentando la sorte. Boris imposta bene l'entrata alla 18 allargandola da destra verso sinistra. Da un primo colpo potente a destra arretrando con il busto per schivare il palo di sinsitra e in quella posizione spinge subito forte con il sinistro e si prepara a piazzare in acqua il destro in  frenata per far leva e girare la coda. In questo stesso istante è lucido e abile a non toccare il primo palo verde della 19, nonostante che l'onda gli si spezzi addosso.  La pala destra da frenata indietro si trasforma prima in un colpo di controllo e subito dopo in una pagaiata propulsiva per uscire dalla morsa di un ricciolo che non perdona. Qui capisce che può avere in mano la grande occasione e non se la fa più sfuggire.
Gli serviranno 139 pagaiate per mettersi al collo l'oro e 101 secondi e 61 decimi per scrivere il suo nome nella lista dei campioni del mondo in questa specialità, dopo che già ci era andato molto vicino.  Con Joseph Clarke aveva disegnato il nuovo modello di canoa per Gala, la "Tik Tak", che è risultata essere una grande barca considerando il fatto che in finale 5 atleti l'hanno usata. Vajda ha piazzato 2 finalisti  (Biazizzo e De Gennaro), MSComposite uno (Lefevre)  e uno  anche per la ditta di canoe Polaczyk con l'omonimo atleta.
 



CONSIDERAZIONI SULLA GARA DEI K1 MEN

I fatti accaduti sono quelli sopra descritti, possiamo però trarre secondo me delle conclusioni tecniche da quanto visto nei giorni di gara per questa categoria. Nei Kayak ha premiato la regolarità tanto più che il percorso non si prestava certo a colpi di sorpresa, ma pagava per l'appunto la capacità di costruire una gara vincente specialmente sotto il punto di vista tattico. Fatto incredibile che Mathieu Biazizzo, terzo classificato, non si sia dato per vinto neppure  una sola volta nella sua prova di finale. Eppure di errori la sua discesa è piena. Inizia sbagliando l'uscita dalla 5. Poi  alla 9 in risalita è stato costretto a farci il giro attorno perdendo da Neveu 2,26. Poi ancora un 1.50 tra la 14 e la 17. Eppure conquista il bronzo a 1,31.
Bisogna spendere due parole anche per Sebastian Combot che non vince il mondiale per una banalissima penalità alla porta 22 in risalita, ma è artefice, secondo me, della più bella discesa in assoluto di questa gara.  Ora molti sanno che a 20 anni  il francese aveva vinto il mondiale a Foz do Iguaçu davanti a Doerfler e a Walsh con un vantaggio sul tedesco di un secondo e 65. Ricordo che in quel tempo venivamo sommate le manche per la classifica finale.  La cosa successe  per una serie di fatalità impressionanti. Infatti lui era in squadra perché Lefevre aveva dovuto dare forfait all'ultimo minuto per una serie di problemi fisici. Il caso ha poi voluto che quel giovincello mettesse la punta davanti a tutti. Dal quel momento in poi l'atleta, nato a  Lannion alla corte di Jean-Yves Prigent, non sia più riuscito a concretizzare nulla, fino ad oggi che ha rischiato nuovamente di rivincere il titolo iridato individuale. Mi è piaciuto per il suo stile sobrio, ma determinato e per la sua velocità di spostamento con il corpo. Magico poi nei cambi di peso e la sua centralità sulla parte più impegnativa del percorso. Bravo ora però speriamo di rivederlo più spesso nel gotha dei kappisti mondiali. 

Tanto per fare un confronto sottolineo che il mondiale dell'anno scorso è stato vinto con 92 secondi e poco di gara (relativamente al solo tempo) mentre quest'anno  era più lungo di  9 secondi e 09.


                                                                       prosegue...



Biazizzo alla porta 9 in risalita costretto a girarci attorno e vincere ancora il bronzo.


Boris Neveau sullo scatto finale

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