Un sabato interessante!



Devo cambiare abbigliamento ed iniziare ad usare camicie o magliette con tasca frontale, il motivo è semplice: mi devo adeguare all’età. Quindi la tasca potrebbe essere la soluzione ideale per non chiedermi sempre dove ho messo gli occhiali da vista, anche se per la verità non mi sono serviti un granché oggi nel seguire il primo avvenimento di giornata veramente importante considerando che l'attenzione era alle stelle!
Ovviamente sto parlando del matrimonio di Harry e Meghan che ha catturato  l’attenzione di milioni di persone in mondovisione. Diversi i momenti intensi della cerimonia  a partire dalle parole del reverendo Michael Curry che, leggendo sul suo I-Pad, citando Martin Luther King Jr.dice : "Dobbiamo scoprire il potere dell'amore, il potere redentore dell'amore e, quando lo faremo, saremo in grado di fare di questo vecchio mondo un nuovo mondo. L'amore è l'unica via". Poi con stile decisamente americano prosegue il suo sermone parlando liberamente dell’Amore in ogni sua forma ed eccezione e aggiunge: « e se non vi fidate di me, pensate a quando vi siete innamorati la prima volta e capirete la forza che c'è nell'amare».  Forse solo Camilla, che indossava praticamente in testa la torta nuziale, orrendo quell’ottovolante pastello, non ha colto appieno le parole e l’energia del capo della chiesa espiscolape in America. La cosa ha  invece messo di buon umore un George Clooney in gran forma, che deve chiedersi ogni volta che si guarda allo specchio quanto figo è! Poi c’è Kate Middleton, che solo poche settimane fa ha partorito il suo terzo genito, che  gusta l'occhio considerando la  splendida forma in cui si trova. E' indaffarata a tenere a bada i paggetti, indossando il suo  abito di Alexander McQueen che abbiamo già rivisto ben tre volte: al battesimo nel 2015, poi l’anno scorso nel suo viaggio in Belgio  e oggi al matrimonio di suo cognato. Chiaro il segnale che ha voluto dare la moglie del futuro Re d’Inghilterra al popolo che sempre di più l’ama e rivede in lei una indimenticabile Lady Diana Spencer. 
Ed infine la Regina, di giallo lime vestita  con il copricapo ornato dai fiori di lillà, ha dominato ancora una volta la scena. Impeccabile e perfetta in ogni minimo dettaglio. Grande momento poi quando nella Cappella di St. George si è cantato « God save the Queen ». Tutti a guardare questa donna che da oltre 60 anni  siede su un trono che in certi momenti ha traballato non poco. La Regina accompagnata dal suo Filippo, fedele consorte da oltre 70 anni, aveva dato il suo ok allo sposalizio nonostante la sposa uscisse già  da un matrimonio precedente e che la differenza di età comunque tra i due non è poca: lui 33, lei 36.
Poi c’è stato quel lungo trasferimento dalla chiesa al castello per i ricevimenti ufficiali uno offerto dalla Regina, finger food, e l’altro più tardi da Carlo che ovviamente sono stati esclusi dalla diretta televisiva. Ci è bastato però seguire il corteo nuziale che ha percorso poco più di qualche chilometro tra due fasce di folla festanti, per capire quanto gli inglesi alla fine sono legati alla Royal Family. Se questo non bastasse per capire quanta importanza è stato dato a questo matrimonio l’ho potuto notare anche con gli amici inglesi  su Facebook che hanno messo foto sorridenti per festeggiare l’avvenimento. Insomma c’è ancora  necessità di principi e principesse per uscire a volte da una realtà troppo cruda e amara. Loro lo sanno e recitano a perfezione la loro parte per regalare al popolo momenti indimenticabili portandolo nel mondo dei sogni e delle speranze se pur leggiadre comunque fatte d'amore. 


L'altra faccia della giornata è sempre colorata con il colori inglesi... è infatti Chris Froome che si prende la tappa con arrivo sul mitico Zonclan dopo aver fatto il passo Duron (già il nome la dice lunga con tratti al 18%) e  Sella Valcada, insomma una impresa epica nel giorno in cui l'Inghilterra si è dedicata a sognare.

Prendo la palla al balzo o meglio la penna in mano per ringraziare tutti coloro che mi hanno fatto gli auguri di buon complenno, in parte ho risposto in parte lo farò quanto prima. Grazie veramente di cuore anche questo è Amore.

Occhio all'onda!



 


Domenica importante e ... magari con un'azione di solidarietà lo sarà ancora di più




«five on five» era l’allenamento trainante degli americani tra la fine degli anni ’70 e inizio ’90, quando cioè dominavano lo slalom mondiale senza ombra di dubbio.  In sostanza erano percorsi di velocità tra le porte da ripetere cinque volte per cinque serie. Jon Lugbill costruiva tatticamente le sue gare con questa idea e cioè quella di dividere il tracciato in cinque parti e cacciarsi giù come fosse una serie intera di velocità senza recupero effettivo, ma solamente mentale.  Michal Martikan non l’ho mai visto fare velocità in allenamento, ma osservando a lungo il campione slovacco ci si può rendere conto che basa la sua preparazione fisica e se vogliamo pure quella tecnica  su migliaia di discese intere. I suoi ritmi non sono stratosferici, ma ciò che impressiona è la qualità di ogni singolo gesto che si unisce all’intensità. Myriam Jerusalmi, la mamma allenatrice del fenomeno Fox, l’ho vista raramente con in mano il cronometro, ma più spesso con telecamera e ultimamente con I-Pad. Gli inglesi hanno ruoli ben precisi e un allenatore fa solo l’allenatore: non prende video, ma lo trova pronto dopo l’allenamento per visionarlo con   i suoi atleti. Curano ogni dettaglio con gli specialisti di ogni settore a partire dal preparatore atletico, al coach per i pesi, fisio e via dicendo.
I percorsi di selezione dei Cechi sono molto spigolosi e anche i migliori sono costretti ad adottare delle retro. Le «retro» sono passaggi  bellissimi e il più grande interprete attuale è Jiri Prskavec che diversamente dagli altri pianta la coda sulla porta stessa e mantenendo il peso sulla stessa fa passare il suo scafo impennato dentro la porta sotto il paraspruzzi.  Vit Prindis è pulito, centrale ed è decisamente il kappa uno che meglio di altri sa far scorrere la sua canoa in modo sublime.  Non c’è nulla di esaltante in ogni sua pagaiata se non il fatto che ogni sua pagaiata è esaltata dalla continuità d’azione. Vavra Hradilek perde la sfida con Jiri Prskavec per accaparrarsi l’unico posto a disposizione nella squadra nazionale dei K1 uomini. L’argento di Londra 2012 e l’iride del 2013 ha perso con l’onore delle armi e con il sorriso che non lo abbandona mai neppure nei momenti più difficile per un atleta come quello di dover rimanere al palo per un altro anno e chissà se per lui di possibilità ne rimarranno ancora in questo campo. Mentre Michal Martikan festeggia la sua 24esima presenza in nazionale dopo un lungo week-end di sfide con il giovane Marko Mirgorodsky già due volte campione del mondo Junior e attuale campione del mondo U23.
Jiri Rohan, l’allenatore ceco,  ha iniziato ad indossare il sandalo quindi caldo garantito, mentre  alla prima edizione della Tango Marathon "Primavera in Praga"  pomeriggio strepitoso con la musica di una sempre grandissima ed unica "La Ros"... complimenti ad entrambi!

Buona domenica a tutti e specialmente al mio collega Daniele Molmenti impegnato in queste ore in una traversata in canoa per raccogliere fondi a favore dell’ASLA di Pordenone per la ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica:  forza ragazzi diamogli una mano anche noi da casa contribuendo con una donazione in base alle nostre possibilità se pur piccola comunque sempre importante.

Occhio all’onda! 




Concerto 1^ maggio brutto e volgare, pagaiare per far correre la canoa


Non ci sono più i concerti del primo maggio di una volta, quelli che ti regalavano emozioni ogni volta che un cantante saliva sul palco in piazza San Giovanni e certamente  Lodo Guenzi non è Vincenzo Mollica o Claudio Bisio, storici presentatori di questo concerto che nasce nel 1990 organizzato dai sindacati confederati CGIL, CISL e  UIL.  Ambra Angiolini, icona degli anni ’90, non ha stonato nel suo ruolo di co-conduttrice, ma siamo anni luce dall’energia che fino a pochi anni fa si respirava e si trasmetteva dalla Capitale. Musica di una banalità unica capace solo di usare parole forti e volgari che non ci regalano nulla, ma evidenziano e sottolineo lo stato di degrado a cui siamo arrivati.  Specchio di una realtà sociale,  politica e umana decisamente senza più ideali e il  romanticismo delle lotte politiche di cui ci siamo nutriti fin dalla giovane età sono solo un ricordo di un passato per fortuna vissuto intensamente.  Anche  Gianna Nannini, mezza inferma e seduta su un trono che poco le si addice, ci ha provato  a caricare il pubblico, ma poco è servita la sua energia che se n’è andata con lei una volta scesa claudicante dal palco.  E già che ci sono la dico tutta perché c’è una cosa che mi dà particolarmente fastidio ogni volta che rientro nella mia amata  Verona anche se  la sua magnificenza mi accoglie sempre alla grande con quella vista che si gode in cima al cavalcavia provenendo da  Verona Sud:   le colline, i Lessini,  il Baldo e  poi scendo e trovo  porta Nuova, splendida opera di Michele  Sanmicheli sulla cui sommità  dovrebbe sventolare il tricolore con la bandiera dell’Europa e invece c’è un tricolore malconcio, una bandiera della regione Veneto e il vessillo di Verona anche lui in condizioni vergognose. Del simbolo d’Europa che per legge (22/1998) dovrebbe essere sempre presente quando c’è il tricolore neppure l’ombra e allora questo mi mette tristezza e mi chiedo se nessuno di dovere ha mai pensato di intervenire. Dalle piccole cose si parte per fare star bene la gente che merita rispetto e attenzione.

Torniamo nel seminato e dopo due giorni di  gare in quel di Ivrea emergono dati interessanti. Chi ha capito  che non bisogna sempre  pagaiare come forsennati per fare bene le porte, anzi molto spesso bisogna saper aspettare e usare esattamente quel colpo per entrare, per fare e per uscire da una risalita o da una porta in generale, inizia ad avere  i primi importanti riscontri positivi.  La tendenza è quella di anticipare troppo i tempi corretti nella messa in atto della manovra, poiché c’è disconnessione tra la capacità di saper aspettare con  la necessità del dover fare per tranquillizzare il nostro cervello che corre sempre e troppo spesso più veloce della nostra canoa. Spesso ci si dimentica dell’elemento essenziale del vero unico, secondo me, protagonista, dell’azione e della sua risultanza: la pagaiata e cioè lo sviluppo del colpo in acqua per far avanzare la canoa. Poco si lavora sotto questo aspetto eppure tutto è nascosto dietro a questo splendido, sublime ed unico movimento che in  base all’angolo di entrata in acqua può prendere altre definizioni, ma senza però cambiarne la sostanze e cioè il suo scopo principale quello cioè di far correre sempre lo scafo.

Occhio all’onda!