Lang, Pollert e Marriott i C1 del decennio successivo a quello USA

terza parte Storia di C1 uomini prosegue dal post precedente

Questi tre fenomeni avevano molte cose in comune... non ultima il caschetto! In quell'epoca andava alla grande il copricapo francese costruito molte volte dagli stessi atleti. Poi cambiò il regolamento e la cosa non si poteva più fare.

Il campionato del mondo che segna la fine degli americani come squadra porta la data dell’anno domini 1991 e spunta su tutti Martin Lang. Il tedesco  ci confessa che guardava gli americani come modello, di  Jon Lugbill ammirava la sua la voglia di sperimentare e di guardare dentro se stessi per riuscire ad esprimere tutto il potenziale. Il campione teutonico, che vincerà il mondiale a Tacen nel 1991 e quello successivo nel 1993 in Val di Sole, si sente di dire che molti atleti hanno fatto l’errore di cercare di battere lui e non di capire che cosa loro avrebbero potuto fare realmente. Una caratteristica di questo atleta è stata quella di lavorare intensamente anche sui materiali a partire dalla canoa, pagaie e pure abbigliamento che riteneva importante per una grande performance. Ecco quindi che nascono le collaborazioni  con Hartmut Moll, con Tony Prijon e anche con Langer. Il tedesco,  nato al confine con la Francia a Saarbrücken il 14 giugno del 1968, si presenta alle Olimpiadi del 1992 tra i favoriti considerando il fatto che stava vincendo molto a livello internazionale; è  sua infatti la  Coppa del Mondo,  ma nella  gara a cinque cerchi le sue due manche sono segnate da troppi errori e arriva la  grande delusione  con il solo sesto posto. A distanza di 28 anni e intervistandolo oggi, si percepisce che quel risultato negativo fu comunque di stimolo, tanto che lo portò l'anno successivo a dominare in Val di Sole un mondiale che possiamo considerare come l’ultimo dell’era di mezzo della Canadese monoposto. La rivincita olimpica sarebbe dovuta arrivare  ad Atlanta quattro anni più tardi con  una vittoria o una medaglia che sembrava sua fino a poco dall’arrivo. Un errore fatale gli fa perdere questa possibilità. Purtroppo iniziano a  farsi sentire i problemi fisici alla spalla e alla schiena e nel 1998 nasce il suo primo figlio. La grande delusione però arriva nel 2000 alle gare di selezione per la squadra tedesca in vista dei Giochi Olimpici di Sydney. In Australia a rappresentare la grande Germania ci andranno Stefan Pfannmöller e Sören Kaufmann che finiranno rispettivamente 5^ e 6^ nella gara vinta da Tony Estanguet, ma eravamo già entrati in un’altra epoca che caratterizzerà gli anni futuri fino ai giorni nostri e di questo parleremo nel prossimo capitolo.
Non sarei esaustivo  però se non citassi in questo terzo periodo storico della canadese monoposto altri due atleti che per le loro caratteristiche hanno segnato, con gesta leggendarie, questa transizione dallo strapotere a stelle e strisce ad oggi.
Il primo è senz’altro Lukas Pollert campione olimpico nel 1992 e secondo nel 1996, argento iridato nel ’97, vincitore della Coppa del Mondo nel 1993. Il secondo è Gareth Marriott con tre Coppe del Mondo vinte (’91/’94/’95), un argento Olimpico (’92),  un argento (’93) e un bronzo iridato (97). Un carriera internazionale la sua  iniziata con i mondiali Junior nel 1987 e terminata nel 1997.
Questi due atleti classe 1970, 24 marzo il primo e 14 luglio il secondo, hanno avuto molte cose in comune. La prima sicuramente è stato il talento che madre natura ha regalato loro fin dalla nascita.  Mentre la geniale pazzia nell’interpretare questa specialità è stata la  loro arma migliore: sregolatezza e dedizione, prestanza fisica e tecnica, passione e menefreghismo, sacro e profano. Un mix che li ha resi vincenti e unici per oltre un decennio.
Lukas Pollert nel 2000 alle selezioni per le Olimpiadi, a Trnavka e Praga, è dietro per due volte a Tomas Indruk,  perdendo così  l’occasione di partecipare alla sua terza Olimpiade. L’ultima gara per lui saranno i Campionati Europei in Val di Sole,  dove conquista un bronzo dietro a Tony Estanguet, vincitore, e a Jurai Mincik, argento.  Lascia lo slalom per la grande delusione e si dedica a fare il medico. Anche Martin Lang abbandona la scena nel 2000 per la mancata partecipazione a Sydney dove avrebbe potuto giocarsi anche lui le sue carte nella  terza partecipazione a cinque cerchi.

Gareth Marriott,  che è nato a Mansfield nella contea del Nottinghamshire, una cittadina di poco più di 100 mila abitanti, lascia la canoa slalom dopo il bronzo mondiale conquistato a Tres Coroas (Brasile) nel 1997. Interessante la sua storia sportiva infatti   agli inizi degli anni ’90 faceva parte di un gruppo di allenamento decisamente particolare e di successo formato da Richard Fox, Miryam Jerusalmi, Melvyn Jones e Elisabeth Micheler. Cinque atleti che assieme hanno vinto mondiali,  olimpiadi dettando pure le regole del gioco. Il leader conclamato era sicuramente Richard con il quale tutti andavano in perfetto accordo anche se ogni decisione veniva presa come gruppo. Il problema nacque dopo il 1993 quando cioè il cinque volte campione del mondo britannico, Riccardo La Volpe, si ritirò con il suo ultimo titolo iridato al collo. Nel frattempo in Inghilterra  nel 1994 la Lotteria Nazionale diventa lo sponsor di tutto il movimento sportivo dettandone regole e comportamenti. Agli atleti veniva  richiesto una sorta di programma di che cosa avrebbero voluto fare e di che cosa necessitavano per vincere le medaglie. Questo sistema, che però entrò a regime solo nel 1998, aveva messo in subbuglio tutto il movimento, specialmente quegli atleti che come Marriott erano abituati a fare tutto da soli con i pochi soldi racimolati grazie alle medaglie vinte. Lui tra il ’91 e ’92 aveva avuto solo per un biennio un allenatore fisso che era Hugh Mantle, ma ogni decisione sportiva e non aspettava solo a lui. Alle Olimpiadi di Barcellona, e più precisamente sul canale di La Seu d’Urgell, perse l’oro per un tocco alla porta 13, ma riuscì a vincere un argento assai prezioso dietro al rivale di sempre Lukas Pollert.
I soldi statali inglesi mettono in movimento un sistema che, secondo il campione inglese, non era ancora pronto a gestire atleti nati dal nulla.  Gareth entrò in crisi  perché sentiva minata la sua libertà personale  e cosi a soli 27 anni decise di chiudere il capitolo canoa e ritirarsi. Peccato perché sicuramente, a tre anni dai Giochi di Sydney, avrebbe potuto essere tranquillamente tra i protagonisti  dopo l’argento del ’92 e il 4^ posto del ’96.

… fine terza puntata 





Il podio C1 men ai Campionati del Mondo di Tacen (YUG) 1991 da sinistra A. Clawson al centro M. Lang e a destra J.Avril



Inno all'amore di una madre


Mi sono chiesto e mi chiedo parecchie volte se un uomo, se io o chiunque altro, potesse fare ciò che è riuscita a fare una donna, una donna sola, una madre adottiva, una persona che ha un cuore e un coraggio unico e che mi fa capire che la bellezza della vita è infinita.
La prima risposta è sicuramente no, la seconda potrebbe essere forse, ma la certezza è che ci vorrebbe una forza interiore che forse, se pur nella ricerca costante, non c’è in me.  Un dio o un credo che possa farti accettare una scelta che dire eroica è limitativo e che non è per molti, ma è solo per chi veramente è oltre ogni aspettativa e vede dove noi non riusciamo neppure immaginare.
Adottare un bimbo non è sempre facile, se poi deicidi di farlo con chi nasce meno fortunato di te, perché   si porta un handicap appresso è ancora più difficile. Il desiderio nasce all’interno di una coppia e può creare l’energia per fare un passo che sai da cui non potrai più tirarti  indietro. Di fronte poi alla realtà e alla quotidianità, fatta di limitazioni alla propria libertà, la coppia  subito si sgretola e rimani a giocare una partita completamente da sola. Forse sei ancora in tempo a rinunciare, forse una scappatoia c’è o forse tu non l’ha mai cercata perché anche se non hai generato tu quel figlio è come se lo avessi fatto, anzi di più perché  il legame che vi unisce ormai è indissolubile. Sola! Perché l’uomo che magari aveva accettato la sfida è scappato con tutte le sue paure, con tutto il suo egoismo, pur comprensibile, ma sempre fuggito è. Ma se tutto alla fine rientra in una normalità che ti regala pure delle gioie arriva il momento in cui quel tuo stesso figlio ha bisogno non solo del tua affetto, della tua presenza, del tuo aiuto economico, del tuo tempo, ha bisogno di una parte di te. Tu pronta disposta a condividere anche il tuo corpo per dargli un’altra opportunità  mettendo  a rischio la tua salute per un fine immenso, unico. E tu ragazzo sappi che è vero che tua mamma non ti ha partorito, ma lo ha fatto comunque oggi, con il dolore come c’è scritto sulla Genesi,  per farti continuare a vivere fino a quando chissà chi te lo permetterà, ce lo permetterà, ma con la certezza che l'amore ha sempre il sopravvento su tutto e tutti. 

Occhio all’onda!

La generazione dei C1 USA hanno influenzato un'intera epoca

 ... prosegue dal post precedente


Il mondiale del 1977  in Carinzia nella cittadina di Spittal an der Drau, ha rappresentato la fine di un’epoca per quei paesi che avevano dominato la scena internazionale in C1 fin dalla nascita della canoa slalom. Lo scettro quindi passerà, da qui in poi e per oltre una decade, agli Stati Uniti d’America che vinceranno tutto quello che era possibile vincere dai mondiali, che allora si disputavano ogni due anni, alle Coppe Europa che non erano altro che una sorta di Coppa del Mondo ante litteram. La Coppa Europa era nata nel 1974 ed è  proseguita fino al 1990 con cadenza biennale. I Campionati del mondo nati nel 1949 avevano cadenza biennale fino al mondiale del 2002, proseguiti poi annualmente, saltando l'anno olimpico. 

Jon Lugbill, Davey Hearn, Bob Robison, Ken Ford, Ron Lugbill, Bruce Lessels, Jed Prentice e per finire Adam Clawson,  sono i protagonisti di un periodo d’oro per gli Stati Uniti d’America e per il movimento dello slalom mondiale. Un gruppo  che ha visto a capo di tutto e di tutti un grandissimo allenatore come  Bill T.William  Endicott che ha avuto dalla sua una qualità non indifferente: lungimiranza nel proiettare sempre in avanti le sue proposte e scelte. Per parlare di lui ci vorrebbe una settimana intera e, forse, non basterebbe neppure un libro per farlo in maniera adeguata. La sua caratteristica è stata quella di non accontentarsi mai dei risultati raggiunti oltre al fatto di offrire le sue conoscenze e il suo tempo a tutti indistintamente.  Su tutti emergono due atleti   che rispondono ai nomi di Jon Lugbill e Davey Hearn, una sorta di fenomeni nel vero e proprio senso della parola, capaci di trascinare  con i fatti e poco con le parole, tanti atleti.  In sostanza dietro a queste tre figure si forma un sodalizio di atleti, sempre più numeroso,  disposto a trasferirsi in toto,  armati di sola canoa e pagaia a Washington d.C., nel quartiere di Bethesda,  per allenarsi e per dedicare anni importanti della loro vita al sogno di un risultato sportivo. Si forma una vera e propria comunità e il   Feeder Canal (per approfondimenti su questa struttura guardare qui) diventa la palestra e la casa per gli slalomisti americani e anche per molti stranieri. In sostanza la filosofia di allenamento di Bill Endicott si riassumeva  in un semplice dixit che  non lascia nessun dubbio: "se vuoi vincere i campionati del mondo di sollevamento pesi passa molte ore a spostare ghisa, ma se vuoi vincere quelli in slalom allora dedicati a pagaiare il più possibile".




Si sa che l’unione fa la forza e le idee prendono sempre più sostanza con i risultati che i C1 americani conquistano senza risparmio di energie. In sette campionati del mondo vincono tutte le gare a squadre e nessuno di loro esce dai primi 10 atleti inclassifica,  fatta eccezione per il mondiale del 1977 e  del 1991. Jon e Davey  si alternano sul gradino più alto del podio e per sei campionati del mondo non scendono sotto l’argento.
Sono principalmente due  gli elementi che li contraddistinguono: il primo è la quantità di ore che  passano in acqua fra le porte da slalom e fra onde e riccioli del Potomac, ma non potrebbe essere differente vista la filosofia che seguivano  tutti. A questo si deve unire  una grossa competitività creata all’interno del gruppo. Ogni volta che si scendeva in acqua era per fare il tempo migliore e si restava fino a quando le forze non venivano a mancare. Il divertimento era alla base di ogni cosa e chiunque poteva sfidare chiunque.  Il modello da seguire era comunque sempre lui: Jon Lugbill esempio per tutti impeccabile in acqua e fuori. A dargli manforte c’era sempre  Davey Hearn la mente raffinata del gruppo, era lui che dava concretezza ai progetti di  canoe e pagaie che uscivano anche dalle idee dei suoi fidati e incredibili compagni. Un grande atleta di una perfezione e di una meticolosità unica. Ecco come lui stesso  racconta l’evoluzione delle canoe:  "abbiamo deciso di fare un C1 allargando un kayak nell'autunno del 1976. Avevamo già modificato il Roock-Schmidt C1 per avere  una barca con meno volume per scappare meglio sotto i pali, ma era  da tempo che  stavamo costruendo le nostre barche.  Jon Lugbill,  Bob Robison e io abbiamo costituito il team di progettazione. Quindi abbiamo usato un Prijon Sanna K1 come punto di partenza e l'abbiamo tagliata per il lungo e abbiamo aggiunto 10 cm di larghezza che si sono assottigliati verso le estremità. Abbiamo avuto problemi tecnici con il modello  che non manteneva la forma, ma alla fine ci siamo riusciti e siamo diventati bravi nel modellare lo stucco per carrozzieri!  La nostra prima barca è stato il Max II. Lo abbiamo costruito e gareggiato nel 1977.  Bob Robison è arrivato 4° al WC Spittal 1977 (n.d.r. con il miglior tempo), con gli altri americani  nella top 10. Poi c’è stato il SuperMax nel 1978, l’ UltraMax nel 1979, CudaMax nel 1981, BatMax  nel 1983, SuperBatMax nel 1985, l’ExtraBat nel 1987, il Fanatic nel 1989, lo Stealth nel 1991 poi l' F2 nel 1992. A metà degli anni Ottanta diventammo solo noi due a fare le barche, Jon e io.  Dopo che Jon si ritirò dalle gare, l'ingegnere David Knight collaborò con me per produrre queste barche: il SexC1 nel 1994 e il  SSX sempre nel 1994. Poi il  SSX95 1995, Dynamic nel 1995 con cui vinsi il mio ultimo campionato del mondo e in fine nel 1997 il  SuperGlide".

In Europa gli Americani si trasformano ben presto in miti ed eroi senza tempo e senza dimensione, si inizia ad imitarli in tutto e per tutto fino ad arrivare a condividere con loro allenamenti e gare. Dettavano le regole del gioco e sfornavano barche in relazione alle caratteristiche del fiume sul quale si sarebbe disputato il campionato del Mondo successivo.  Avevano, nel frattempo,  iniziato a collaborare anche con Mitchell che costruiva pagaie che sembravano violini usciti dal laboratorio dei migliori liutai come Antonio Stradivari e Giuseppe Guarnieri del Gesù. David Hearn ci dice che fu Jon ad avere l’idea di dare una curva alla pala come in Kayak. Negli anni ’70 in America si usavano le Kober e prima le Norse in plastica, robuste, ma molto pesanti. Quanto Davey Mitchell si trasferì negli States arrivando dall’Inghilterra (lui aveva gareggiato per il GB alle Olimpiadi del 1972) iniziò a costruire pagaie in legno e successivamente il manico venne sostituito con uno in carbonio alleggerendone notevolmente il peso. Tutto questo contribuì a dare una ulteriore svolta in avanti allo slalom.

Un concetto era molto chiaro per Bill, Jon e Davey, quello che faceva un K1 lo avrebbe potuto fare benissimo anche un C1 e da qui in poi i confini tra le due specialità iniziarono a frantumarsi. Battere Jon sul C&O  nei 15 secondi on e 45 secondi off per 20 volte era un’impresa impossibile. Era il C1 più veloce che mai sia esistito su questo pianeta. Lui concepiva la gara come un allenamento di "5on5" e cioè 5 percorsi di velocità messi assieme, finiva il primo e partiva subito il secondo senza risparmio di energie, senza che ci fosse un domani, ogni pagaiata rappresentava la chiave vincete dalla prima fino all’ultima. Lui e Davey vincevano i campionati del mondo lasciando i terzi a decine di secondi dietro e nel 1989 ai mondiali del Savage il tempo di Lugbill (205,04) era l’ottavo tempo nel k1 uomini. Anni prima e più precisamente nel 1981 a Bala nella gara a squadre ci è mancato nulla perché  battessero a squadre i K1uomini. Il tempo per gli americani in C1, Jon, Davey e Ron Lugbill,  fu di  246,02 più una penalità  e 246,55 con zero per i britannici Fox, Kerr, Wain. Ron Lugbill ricorda così quel momento: "Io ho toccato la porta. Una risalita. La porta 5, credo. Io  ero terzo. Jon e Davey non hanno visto. La mia canoa ha toccato la porta. Sì. Senza questa penalità, noi eravamo primi  di tutte le squadre, anche la famosa squadra inglese k-1 di Fox, Kerr e Wain, con 2 campioni di mondo di k-1 nella squadra".


In questi anni la canoa slalom si pone al centro dell’attenzione tanto che Jon viene scelto come atleta dell’anno e la sua immagine in canoa appare su milioni di confezioni di cereali della "Wheaties" e con questa operazione la sua  popolarità e quella della canoa slalom passa in primo piano. A questo si unisce il fatto che Bill Endicott scrive il suo secondo libro,  infatti dopo  "The river masters" arriva  "To win the Worlds"
dove si racconta e si raccolgono tutti i dati che hanno portato la squadra al successo. Nel 1983 ne seguirà un terzo "The Ultimate run". L'ultimo libro scritto da questo magico personaggio è relativamente recente e cioè del 2014 con "The king of the slalomia"
 

Ai mondiali in Francia a Bourg St.Maurice nel  1987 ripetono l’impresa del 1979 e cioè quella di avere un podio tutto a stelle e strisce. Si presentano ai mondiali del 1989 sul Savage River in Maryland, quindi in casa,  motivati più che mai e sfiorano per poco il podio tutto USA, ma trionfano nella gara a squadre come era ormai abitudine. Questi atleti però avevano acquisito molto in popolarità tanto che lo stesso John Denver,  il famoso cantante e compositore di pezzi storici come "Take me home" o "Country Road", incontrò  Jon, Ron e Kent in Colorado per una discesa in canoa tutti assieme, dopo che Bill lo aveva conosciuto in aereo tornando dal Campionato del Mondo.  

Nel 1990 nasce Kelly la  primogenita di Jon Lugbill e qui il campione  inizia ad interrogarsi sul suo futuro.   Si fanno sentire i problemi alla spalla destra e alla schiena che iniziano a pagare  allenamenti pesanti e stressanti. C'è poi un fattore psicologico che inizia a pesargli  molto ed è quello di non sentirsi più creativo come un tempo e con i percorsi più corti il suo margine di errore si riduce moltissimo e tanti atleti possono sul corto essergli molto vicino.  Inizia il declino con i mondiali del 1991 con alle porte le Olimpiadi che però affronta con il massimo impegno. Jon Lugbill finisce 4^ per un tocco alla porta 23 e così non riuscirà a conquistare l’unico successo che  è mancato nella sua lunga carriera fra i pali dello slalom. Vinse in quell'occasione Lukas Pollert che gareggiava sotto la bandiera della Cecoslovacchia.
Jon si ritira dopo i Giochi, farà ancora una apparizione al mondiale del 1995 dove solo per un tocco non vinse. Il suo tempo di 2'13"59 era il migliore, ma un tocco gli impedì di conquistare quello che avrebbe potuto essere il suo 6^ mondiale individuale. Vinse il  suo compagno di una vita e cioè Davey Hearn che esattamente 10 anni dopo torna ad essere il Campionde del Mondo. Jon a questo punto chiude definitivamente con la canoa e si dedica agli altri come direttore esecutivo nella fondazione "The Sports Backers" e anche qui conquista grandi successi, infatti questa no-profit che si dedica a far stare bene le persone con lo sport  è stata nominata per  ben 4 volte la migliore Commissione per la salute in America. 
"Mi piace pensare che la mia carriera di canoa  mi abbia aiutato ad affrontare le sfide nel resto della mia vita - ci dice Jon e prosegue -  nonché la mia carriera alla guida dei sostenitori dello sport. Intorno a Richmond non sono molto conosciuto per i miei successi in canoa, ma piuttosto per il mio lavoro che ha ispirato la vita attiva in tutti gli angoli della nostra città. Mi piace pure pensare che sono riuscito a fare due belle cose molto diverse nella mia vita e questo è una grande soddisfazione e stimolo a fare sempre meglio". 

Ritirato Jon Lugbill e Bill Endicott, che per molti anni lavorerà a stretto contatto alla Casa Bianca con il presidente Bill Clinton,  gli Stati Uniti  non riuscirono più a trovare una generazione che potesse rinverdire i trionfi del passato, ma per farlo non basterebbero 100 anni di gare. Jon, Davey, Ron, Bob, Kent, Bruce, Jed e Adam con Bill hanno fatto sognare migliaia  di persone, hanno dato senso a tanti atleti che sul loro esempio hanno vissuto ogni giorno come se non ci fosse un domani!  A tutti loro va un infinito e sincero grazie.

Dovrà passare ancora qualche anno prima che la specialità della canadese monoposto possa ritrovare i nuovi  "game - choser", ma di questo parleremo nella prossima puntata.






 link consigliati per un approfondimento:
- World  Championships Janquire 1979 
- World Championships Savage 1989



… fine seconda parte


Bob Robison in azione a 15 anni ai mondiali di Spittal nel 1977 fece registrare il miglior tempo assoluto una penalità discutibile gli tolse la soddisfazione di vincere quel mondiale, ma mise in panico Peter Sodomka che decise di lasciare il posto alla nuova generazione che oltre Oceano stava crescendo. Infatti da lì a poco la conferma. 

Jon Lugbill con il caschetto che caratterizzò il suo stile e quello di tutti gli americani per molti anni.

Jon Lugbill entra a far parte del gota dello sport a stelle e strisce, diventa testimonail di una delle più grande marche di cereali negli USA.

a destra Bill Endicott con Richard Fox durante nella premiazioni degli Oscar della Pagaia.

Io ai Campionati del Mondo del 2014 a McHenry con Bill e Abigoll, la moglie del grande coach americano. E' lei che ha scritto e cantato l'inno dell'ICF che è sempre attuale .



Davey Hearn in azione sotto alle Great Fall - sono stati loro a inventare la play boat, ma con le canoe da slalom!



Jon Lugbill ai campionati del mondo del 1979 la foto sarà anche la copertina del libro di Bill Endicott "To Wind the Worlds" .

Game-changer... inziamo a conoscere i C1 che hanno fatto epoca

La locandina che promuoveva il primo Campionato del Mondo di Canoa Slalom - Ginevra 1949.

La storia dell’umanità è stata divisa in periodi di tempo più o meno lunghi detti periodi storici e questi ci permettono  di capire l’uomo e la sua evoluzione collocando nel tempo. Allora prendiamo spunto da questa materia per creare una sorta di periodizzazione dello slalom e per scoprire quali atleti possono essere considerati  i "game-changer", coloro cioè che hanno saputo incidere nello sport lasciando un vero e proprio solco vincente ed evolutivo. Ad esempio nel pattinaggio artistico Massimiliano Ambesi (grande giornalista tecnico sportivo) considera  un game-changer Yuzuru Hanyu e lo descrive così: "colui che ha cambiato il corso della storia e ha fatto sì che la sua disciplina evolvesse nel tempo. Una sorta di punto di riferimento imprescindibile per tutti i giovani atleti, che sono cresciuti provandolo a emulare. Non a caso, il giorno del suo ritiro dalle competizioni, bisognerà distinguere tra il pattinaggio prima della carriera di Hanyu, il pattinaggio durante la carriera di Hanyu e il pattinaggio dopo l’abbandono di Hanyu. Per trovare qualcosa di simile in altri sport, è necessario scomodare figure iconiche come Michael Jordan nella pallacanestro. Infatti, così come i giovani giocatori di basket imitano le movenze di Jordan e il suo arresto e tiro, gli apprendisti pattinatori cercano di riproporre ogni movimento di Hanyu e quelli di livello un po’ più alto sognano di eseguire gli elementi di salto mutuando i suoi ingressi per non parlare dei passaggi di transizione".

Possiamo dire la stessa cosa anche nello slalom e cioè ci sono stati atleti che hanno dominato la scena internazionale e nello stesso tempo sono stati dei veri precursori per tutto il movimento tanto da segnare un preciso momento della storia dello slalom.

Partiamo dalla canadese monoposto che  secondo il mio modestissimo parere si divide in quattro  precise ere storiche e vede altrettanti game-changer in questa evoluzione: 


- la prima dal 1949 al 1977 (Sodomka con TCH,  Eiben con DDR)

- la seconda dal 1979 al 1995 (Lugbill con USA)
- la terza dal 1995 al 2011 (Martikan con SVK, Estanguet con FRA)
- la quarta dal 2012 ad oggi (vari protagonisti senza veri leader)

All’interno di questi periodi alcuni atleti hanno influenza più di altri l’evoluzione della "specie" vuoi per caratteristiche tecniche, vuoi per innovazione dei materiali o semplicemente per i risultati conseguiti e per il seguito che hanno avuto. 



LA PRIMA GENERAZIONE  


Tedeschi dell’Ovest e dell’Est con la Cecoslovacchia hanno influenzato tutta la prima era. Lo stile di entrambe le nazioni era basato soprattutto sulla forza e sulla potenza del gesto, erano più le ore passate in palestra che in acqua. Solo la DDR in realtà era innovativa proprio per la specificità negli allenamenti e questo portò Manfred Schubert atleta della Deutsche Demokratische Republik a vincere 12 medaglie in 12 campionati del mondo di cui 4 ori (3 individuali ’57,’61, ‘63 e 1 a squadre) 6 argenti (1individuale ’59 e 5 a squadre) e 2 bronzi (individuale  ’65 e 1 a squadre). Schubert però con i compagni di squadra Gert Kleinert, Ingo Kirsch, Jochen Förster, Jürgen Köhler e  Reinhard Eiben  dominarono la scena  in quegli anni fino ad arrivare a vincere i Giochi Olimpici con quest’ultimo che all’epoca aveva poi più di 20 anni.  Nel 1973, giusto dopo le Olimpiadi del ’72, cambia il regolamento per gli scafi della  canadese sia singola che doppia.  In sostanza non è più imposto di avere punta e coda più alte della parte centrale, si ridimensionano le canoe e la Cecoslovacchia apporta i primi cambiamenti nel C2. Infatti  Jiri Kreiza e Jaroslav Pollert (attuale vicepresidente ECA e membro ICF, nonché presidente della canoa in Repubblica Ceca) si presentano ai mondiali della Muotathal con una specie di tavola da surf vincendo alla grande il titolo iridato.
La nuova generazione composta dal  triunvirato d’oro  Sodomka - Trešnák - Radil della Repubblica Cecoslovacca da una vera e propria svolta al settore grazie a canoe e metodologia dell’allenamento. La loro  canoa conosciuta con la sigla «TSR», facile da intuirne la ragione della scelta del nome per questa imbarcazione, sarà lo stimolo per una nuova generazione di canoe e di un modo diverso di affrontare lo slalom. Sicuramente il più titolato e più rappresentativo di tutti fu  Peter Sodomka, nato a Pardubice una cittadina a 96 chilometri ad est di Praga nel 1947, era un omone grande e grosso e pagaiava con una forza senza uguali. Si racconta di lui che decise di appendere la pagaia al chiodo dopo aver visto all’opera il giovane Bob Robison che 15enne giunse 4^ al mondiale di Spittal nel 1977e che sembrava danzare sull’acqua con estrema abilità. Quel mondiale rappresentò anche la fine della squadra della DDR visto e considerato che arrivò la conferma che alle Olimpiadi di Mosca ’80 la canoa slalom non era contemplata.  Girava una leggenda che il campione del mondo ceco Sodomka avesse regalato al giovane e gracile americano la sua pagaia dicendogli che lui smetteva perché nel  futuro non era contemplato più il suo nome. Bob, oggi un cinquantenne informatico di successo,  sposato con tre figlie, mi racconta che la sera del mondiale parlò a lungo con Sodomka, che si dimostrava essere particolarmente curioso nei suoi confronti, ma ahimè la lingue diverse non permettevano una grandissima comprensione tra i due se non a gesti e a pacche sulle spalle. Certo è che da quel momento in poi inizia la seconda generazione di fenomeni oltre Oceano. Lo squadrone USA che domina la scenda fino al 1991 capitanati da colui che sicuramente ha stravolto le leggi fisiche e umane per il suo modo di pagaiare e per la capacità di trascinare e trasformare un movimento intero che sembrava essere di esclusivo dominio del Vecchio Continente.



                                                  … fine prima parte

link interessanti -  1949 il primo campionato del 
                                   mondo di canoa slalom  clicca qui



Bob Robinson alle gare di selezioni statunitensi nel 1977 per andare ai campionati del mondo.

Peter Sodomka anno di nascita 1947

 

I podi nel C1 uomini dalla prima edizione del 1949 al mondiale di Spittal nel 1977, da cui in poi entrerà in campo la seconda generazione di fenomeni.

La Tabella riassume i podi nella C1 uomini dal 1949 al 1977 - ricordando che fino all'edizione del 1975 le medaglie nella gara a squadre veniva assegnata sulla somma del punteggio della gara individuale dei primi tre per ogni nazione. Solo dal 1977 le gare a squadre vengono disputate come si fa attulmente e cioè una prova dove gli atleti scendono sul percorso in 3 contemporaneamente. Questo ci da la dimensione della forza di ogni nazione.
 

Supporto tecnologico: video e software da dove siamo partiti

Un semplice esempio di che cosa si può fare con RM, infatti oltre a mettere in parallelo i video si possono rilevare tempi e intertempi per poi essere richiamati collegandoli al video.

Oggi gli atleti e gli allenatori, rispetto al passato, hanno  un grande vantaggio per osservare ed analizzare  il gesto atletico in acqua. Abbiamo in sostanza dalla nostra una  tecnologia che ci supporta nelle nostre analisi video e permette agli atleti e agli allenatori  di vedere e di analizzare  ogni minimo dettaglio senza perdere nessuna  pagaiata. Sia in allenamento che in gara possiamo registrare in maniera sempre più precisa le discese degli atleti e ciò che più conta è possibile anche riprodurre subito la prova, in modo tale che l’atleta possa rivedersi al termine della sua performance, associandone  sensazioni ed emozioni appena vissute. Il riscontro visivo (di questo parleremo in un video specifico che stiamo organizzando) immediato è molto importante per avere un corretto feedback. 
Nelle gare di Coppa del Mondo, Mondiali ed Europei, ma anche in altre gare internazionali e in alcune nazionali (vedi Campionati Italiani) abbiamo la possibilità di avere registrata tutta la gara. Tutto questo però non era così scontato come lo vediamo oggi, ma ci siamo arrivati con il tempo.
Ricordo che la prima  vera telecamere che utilizzammo  era quella del mio allora compagno di allenamenti Renato De Monti che consisteva in una camera video collegata ad un altro apparecchio che si portava a tracolla sul quale si registravano le immagini. La sorella di Renato, Elena,  qualche volta veniva al canale di Basso Acquar a riprenderci e poi tutti assieme a casa loro per guardare le riprese fatte. Mi comprai la mia prima telecamera ad
la mia prima telecamera anno 1991
Andorra, dopo una lunga ricerca con Amur,  alla pre-olimpica del 1991 una Panasonic con cassetta incorporata VHS e da allora è stata una continua evoluzione. 

Oggi si fanno ottimi video con I-Pad  o comuni smartphone utilizzati con stabilizzatori che permettono di seguire gli atleti nella loro discesa. C’è da ricordare anche che gli stabilizzatori non servono se si utilizza l’ultima versione della serie degli I-Phone che sono dotati di stabilizzazione ottica oltre ad una qualità immagine impressionante.

Da CT della nazionale (2001-2004) dedicai molto tempo a realizzare un sistema video che coprisse tutta la gara supportato da Carlo Alberto Cavedini e da Enrico Lazzarotto. L’idea era quella che gli atleti potessero avere a fine gara la loro prova registrata già montata per preparare la seconda manche che normalmente era poche ore dopo.  Il primo passo fu quello di piazzare tre telecamere sul tracciato con tre operatori e con  un altro che si  dedicava alla raccolta e cambio cassette e successivo montaggio. Poi si decise di collegare con un cavo le tre telecamere e creare un zona regia dove si catturava il video e veniva montato in diretta. In questo modo gli atleti arrivavano nella tenda a loro dedicata e potevano subito rivedersi.  Il servizio ufficiale TVS (Technical Video System) venne per la prima volta offerto ai campionati del mondo di Augsburg nel 2003 operato da un server inglese.  Noi proseguimmo con il nostro personale sistema e agli Europei di Skopje nel 2004 eravamo con la Slovacchia l’unica nazione che potesse disporre di questo sistema in diretta. Nel 2005 agli europei di Chaloux (Francia) nella prova sprint piazzammo sul tortuoso percorso transalpino, che si snodava praticamente in un bosco, 10 telecamere e 1 regia, per riprendere ogni fase della gara. Non disponendo di tanto personale la metà erano telecamere fisse, mentre le altre azionate da un collaboratore tecnico. Era stato possibile fare questo per la grande disponibilità degli allora miei collaboratori che molte volte mettevano a disposizione le loro telecamere dedicando tempo e passione come il nostro mitico fisioterapista Fabrizio Pillonetto, grande e competente uomo di sport.
 

Attualmente alle gare c’è un sistema video messo a punto dall’ICF che permette di avere in tempo reale la discesa di tutti gli atleti, ogni squadra prende ciò che ritiene necessario per sé e utilizzando vari programmi analizza i filmati.
Sul mercato ci sono vari programmi per studiare le gare attraverso i video e che sostanzialmente possono fare moltissime cose: dalla più  banale visione a velocità rallentate per singolo fotogramma, alla comparazione parallela fra due o più atleti, alla sovrapposizione degli stessi, raccolta tempi ed intermedi, statistiche, archiviazione con parole chiave, archivi per singoli atleti o eventi con ricerca veloce, utilizzo di angoli di graduazione per studiare il movimento e tante altre funzioni che necessitano però di specialisti nel settore. 

Il primo programma professionale apparso  è stato  «Darthfish» nato in Svizzera nel 1999. Nel corso di un decennio l’omonima società si è sviluppata  in pratica in tutto il mondo fino ad arrivare ad avere soluzioni su piattaforme multiple come: software, on line, mobile e anche Tv. 
Nel 2013 nasce dall’azienda Hudl, con sede a Lincoln nel Nebraska,  il programma «Sport Code» che sostanzialmente propone le stesse offerte della ditta svizzera.
Entrambi i software sicuramente sono validi e completi, ma hanno a mio avviso due nei: il  primo sicuramente  sono i  costi per ottenere la licenza d’uso. Si parla dai mille euro agli oltre 10 mila del secondo. Cifre che difficilmente un privato può accollarsi. La seconda problematica è la complessità del sistema, se pur in parte intuitivi, necessitano di una specifica formazione introduttiva  on line (offerta con l’acquisto). I problemi nascono successivamente con l’utilizzo e al sorgere di difficoltà il  un supporto dello specialista, che è vero che è compreso nel prezzo on line, non sempre risolve le problematiche che si presentano in modo facile e veloce.

Prodotti decisamente più alla portata di tutti, ma di ottima qualità  in sostanza per me  sono due.

Il «Crown Analyzer» per ambienti Windows 10, Windows 10 Mobile, Windows Team (Surgace Hub), HoloLens.  Un programma questo creato da Xabi Taberna, un tecnico spagnolo che ha seguito in particolare in questi ultimi anni Ander Elosegui vice campione del mondo ai mondiali dello scorso anno a La Seu d’Urgell, con la passione per l’informatica. La caratteristica principale di questo supporto è la sua semplicità e permette di fare essenzialmente due cose:  rivedere i video alla velocità desiderata e la comparazione tra due atleti. Facile da scaricare in modo gratuito basterà farlo cliccando qui.

Il «Run Monitor» più conosciuto con la sigla RM lavora in ambiente Mac  ed è molto più completo.  Infatti permette la comparazione tra due atleti, intermedi, comparazione dei tempi, database con archiviazione e facile ricerca di sessioni di allenamento e competizioni, analisti statica, pianificazione della stagione, statistiche sulla stagione, percentuali di sessioni in palestra, acqua piatta e mossa, percentuali del tipo di sessioni. In più c’è la possibilità di analizzare e rilevare il movimento della canoa sull’acqua. I costi sono molto contenuti si parla per una versione completa intorno agli 80 euro all’anno, ma ci sono diversi pacchetti dove si acquistano più licenze a costi che ovviamente vengono suddivisi per più persone risultando così molto, molto economico. L’altra caratteristica non trascurabile la possibilità di averlo pronto uso su I-Pad e I-Phone.  Un programma ideato e creato dal fisico  Inaki Gómez Alonso che lo testa e lo segue direttamente considerando che lui stesso allena e quindi conosce bene le esigenze di allenatori e atleti.

La tecnologia sicuramente c’è, ma  bisogna saperla usare bene senza abusarne e mettendola sempre al nostro servizio, senza dimenticarci che è uno strumento che ci aiuta e ci facilita il lavoro, ma certamente non ci può sostituire.

Occhio all’onda! 




 come eravamo...

da sinistra Cathy Hearn, nostra preziosa allenatrice la donna che fino all'arrivo di Jessica Fox è stata la più medagliata nello slalom a livello internazionale, quindi un giovane Daniele Molmenti atleta, Stefano Cipressi, Ettore Ivaldi, Pierpaolo Ferrazzi, Cristina Gia-Pron e Antonio Poser responsabile fisioterapico della squadra olimpica 2004

da sinistra Stefano Cipressi, Matteo Appodia e Diego Paolini la squadra nazionale del Kayak maschile 2004 con il sottoscritto.



Forse la passione per i computers a Zeno è nata seguendoci in queste operazioni. Molte volte era impegnato con noi su qualche telecamera a riprendere oppure in sala regia a registrare il segnale che arrivava dalle telecamere sul percorso.


Con Fabio Lazzarotto, collaboratore del settore discesa, a Chaloux 2005 intenti a posare il famoso cavo verde che oltre tutto pesava parecchio e qui i mezzi non arrivavano facilmente.

Oltre 800 metri di cavo coassiale che veniva posizionato sul tracciato con una marea di cavi di collegamento per telecamere e computers era il nostro bagaglio da portare ad ogni gara. 

Con Alviano Mesaroli a Bala 2005 ad analizzare video della prova in diretta.

Il mitico Fabrizio Pillonetto il nostro Pillo!

Carlo Alberto Cavedini, grande protagonista per lo sviluppo video