10 giorni ai Campionati del Mondo di Slalom


Non capisco perché quando si viaggia si debba avere sempre una gran fame, eppure rimani seduto, dormi, leggi, pensi e in teoria non consumi nulla o poco. Sarà il fatto che lasci a casa tutti i tuoi affetti e la cosa ti svuota non poco. Oppure  sarà il fuso orario o  saranno le avventure che ti aspettano, ma non so cosa farci si ha sempre una gran fame. Ci metterei anche il fatto che aspettando ore, se non notti, come in questo caso, passeggiando su e giù per aeroporti guardano centinai di persone che fanno la fila davanti ai vari fast food ti prende la sindrome da imitazione e la fame ti assale. Oggi dopo tanta titubanza mi sono fatto catturare da "Steaks&Fries"  considerando il fatto che  facendo una serie di calcoli algebrici  sono arrivato  all'equazione che probabilmente attesa + viaggio mi portava al salto del pranzo. La cosa potrebbe non creare grossi problemi, visti i chili in eccesso, ma metti caso un ritardo ulteriore, una attesa aggiuntiva, un qualsivoglia imprevisto correvo  il rischio di stare a digiuno fino a domani, rischiando uno svenimento. Quindi meglio prevenire e il "fried pickle and BBQ steak" è sparito in un batter d'occhio! Buono, anche se ho preferito togliere lo sguardo dalla piastra friggitrice che scaldava il tutto... certe volte è meglio non vedere e mangiare senza pensarci troppo sopra.
C'è anche un'altra cosa che non capisco nel viaggiare: c'è sempre freddo ovunque tu vada all'interno degli aerei e degli aeroporti. Aria condizionata a "buso" direbbero i giovani d'oggi nel loro slang, ma lo dico anch'io nel mio dialetto. Poi sali sul treno che ti porta da un terminal all'altro e ti sembra di salire sulla funivia del Monte Bianco. Esci e prendi la navetta che ti conduce in hotel e ti congeli. Nella hall ci sono pinguini che ti chiedono il passaporto per il  check in, mentre per il check out della mattina rischi di fare quattro tiri a hockey sul ghiaccio, sempre se sei sopravvissuto alla notte in una camera che ha un termostato che non può andare sopra i 59 Fahrenheit o i 15 gradi Celsius che dir si voglia!

A parte tutto ciò il resto direi bene sono sbarcato a casa di Barach e aspetto il domani per recuperare una parte della mia squadra. E pensare che avevo lasciato gli States l'ultima volta scortato da due caccia da guerra che ci hanno accompagnato fino sopra l'oceano per poi salutarci con  un 360º da brivido. Era il 18 settembre 2001, sette giorni dopo l'attentato alle torri gemelle, che sconvolse il mondo e in modo particolare anche noi considerando il fatto che eravamo da quelle parti per i campionati del mondo di slalom poi cancellati. Oggi sono tornato per concludere questa stagione con le prove iridate a Deep Creek, un canale artificiale che assolutamente non conosco. Quindi l'attesa è ancora più grande.

Con il Brasile saremo presenti con una squadra numerosa, credo che mai prima di oggi questo paese si sia presentato ad una gara internazionale di tale portata con così tanti atleti. Tre k1 uomini, 3 C1, 3 C2 e una donna in K1 e in C1. L'obiettivo è chiaro per noi: fare esperienza  e crescere per motivare anche tutto il movimento che è rimasto a casa e che sosterrà con forza i compagni impegnati nelle gare statunitensi.
Nutrito anche lo staff al  seguito con tre allenatori di livello internazionale, un fisioterapista, che è diventato parte integrante della squadra permanente di slalom,  più  un amministrativo  seguirà tutto ciò che riguarda la burocrazia che è molta per una squadra con questi numeri.

Il campionato del mondo ha sempre un fascino particolare, proprio per la sua unicità e  per la sua cadenza annuale. Si creano molte  aspettative a partire dagli  atleti, ma per proseguire poi con  allenatori, dirigenti, organizzatori, tifosi, famigliari e appassionati in genere. Un evento che sa catalizzare l'attenzione attorno a sé e che sa regalare, comunque vada, sempre forte emozioni.

Io cercherò di fare del mio meglio per  rendervi partecipi di tutto nella speranza di fare piacere  a qualcuno e con il desiderio che questo però non sia un  dialogo "one way" per adattarmi al luogo. Le mie aspettative sono riposte in ognuno di voi che magari è desideroso di fare domande, richieste e approfondimenti. Io nel mio limite cercherò di rispondere e quando possibile accontentare le richieste specifiche, quindi ragazzi allacciate bene le cinture che ormai siamo vicini al grande evento e commentate sul blog o scrivetemi una mail a 

ettoreivaldi@alice.it o ivaldiettore@gmail.com come preferite voi. 

Occhio all'onda!

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