Divertirsi con determinazione

Fra cinque giorni  iniziano gli Australian Open di tennis, in pratica il grande gioco della pallina gialla riprende forma e sostanza con la prima tappa del grande Slam.   Fra cinque giorni pure noi partiamo  per l’Australia per preparare una stagione da vivere alla grande, iniziando proprio con carichi di lavoro importanti sul canale di Penrith. 
Guardando le foto dei grandi campioni del tennis, impegnati in allenamento in questi giorni sui campi azzurri di Melbourne,  me ne ha impressionato in modo particolare  una e guarda caso è quella di Rafael Nadal che colpisce la pallina e termina il suo gesto verso l’alto.  Due cose hanno catturato la mia attenzione facendomi scattare lo stimolo di condivisione: la prima è  il suo braccio sinistro e la  seconda è la cattiveria, la determinazione e il divertimento nel fare quel determianto colpo. Rafael parte da testa di serie numero 1 com’è giusto che sia, ha problemi con il suo ginocchio destro, ma è lì a lottare su ogni colpo che sia fatto durante la partita che può contare per il match point o per  colpirla durante le infinte ore di allenamento in preparazione all’obiettivo finale. Questo è ciò che voglio trasmettere e che ricordo sempre ai miei atleti: ogni colpo per voi rappresenta la finale olimpica. Ogni colpo è determinate per il successivo. Ogni colpo diventa una ragione di vita e su ogni colpo deve essere cosciente e determinate. Ciò che più conta però è che state facendo una cosa che vi piace e vi diverte. La somma di tutte le racchettate o pagaiate portano al successo finale.
Per vincere una medaglia in coppa del mondo o mondiali per i Kayak uomini c’è una percentuale del 6,1%,  per le donne sedute del 7,3% per gli uomini in ginocchio del 7,9 e per le loro colleghe del 13,9%. Si alzano questi numeri se si ambisce ad una semifinale passando al 18,5 per k1men, 23,8 k1women così come per i C1 men, mentre per le donne in C1 è del 34,1%. Ben più alta è la possibilità di accedere alla seminale che vede per i k1 men il 39,5% per k1 women 49,6, per C1men 46,0% e per C1 women 67,0% (fonte dei dati www.slalomstats.com sito ideato e curato da Guille Diez Canedo che ringrazio per il servizio importante che sta portando avanti in relazione a ciò)


Quindi il gioco non è facile, ma vale la pena di essere giocato soprattuto per il fatto che non manca l’energia e la voglia di raggiungere un grande obiettivo con la massima serenità, ma con la giusta determinazione.
Ho letto in questi giorni che l’Ajax, la famosa squadra di calcio olandese che sforna talenti in continuazione, basa i suoi  criteri per le selezioni non  durante le prove tecniche e   neppure  il numero di gol segnati o quanto veloce un giovane corre, ma si basa tutto su quanto un ragazzo si  diverte nel fare ciò che fa! Gli osservatori prestano attenzione a quanto desiderio hanno i bambini di essere lì a giocare, questo è il primo criterio di selezione.
Ecco questo desiderio lo rivedo costantemente  ogni volta che guardo Rafael Nadal giocare oppure quando Peter Kauzer fra le porte dello slalom dipinge opere d’arte con la sua pagaie e la sua canoa!

Occhio all’onda! 



www.slalomstats.com




















La magia della vita

"Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo."
Giorgio Gaber 

Era una di quelle giornate dove il freddo è pungente, e non vedi l’ora di dover  traghettare da una parte all’altra del fiume, per risalire meglio, ma soprattutto per  incontrare, anche se per pochi minuti, il sole che comunque sa darti conforto quando il gelo sembra farla da padrone. Non c’è nulla di così appagante pagaiare sul fiume in giornate come queste dove ritrovi serenità e tranquillità e poi se sei attento, sensibile e  pure fortunato c’è lui che è in vena di fare domande e confidenze…

- «Senti allenatore, era tanto tempo che non risalivi fin qua su, ma i gabbiani che invece vengono spesso e volentieri a trovarmi mi dicono che più in basso ci sono tanti giovani che pagaiano».
-- «In effetti sul canale c’è una alta concentrazione di canoe e pagaie - e proseguo - ma cosa ti succede oggi che sei così curioso?».
- «Lo sono sempre stato e poi voi pagaiate sulle mie acque, potrò bene capire chi gioisce delle mie onde, rapide e morte, anche se quel figliolo costruito in provetta mi sembra che susciti più interesse di tutto il resto».
-- «Scusa traghetto dalla parte opposta altrimenti la raschiera  massacra la mia povera pagaia, ma dimmi pure non preoccuparti».
- «Stai pure attendo a quei rami che si sono infilati sul letto dall’ultima piena e non riesco a farmeli scivolare via, vedi se… beh è lo stesso lascia stare. Ti dicevo che non vedo i giovani pagaiare sulle mie rapide, come facevate voi tanti e tanti anni fa e me ne chiedo il motivo». 
-- «Sei molto saggio e non è facile risponderti. Vedi siamo tutti presi dall’ansia di arrivare quanto prima a vincere medaglie e aspirare alla gloria olimpica. Un tempo il piacere di pagaiare sulle tue rapide era l’aspetto più emozionante, eccitante e motivante. Passavamo le ore dentro un’onda a surfare per non parlare delle discese infinite a scoprire ogni segreto della tua lunga vita. Ogni metro un’avventura, ogni sasso un sogno, ogni morta una risalita, ogni cambio di pendenza uno scatto,  due sassi vicini una porta in retro, ogni ricciolo una sosta attiva. Poi la sera a ricordarci tutti i vari passaggi e come erano stati affrontati, le storie narrate  da persona a persona  si ingigantivano e si tramandavano  da canoista a canoista. Ecco forse un tempo eravamo anche canoisti oggi i giovani sono solo slalomisti. Atleti nel vero senso della parola, come un ottocentista che corre esclusivamente  in pista per paura magari di farsi male ai legamenti. Quindi si pensa di perdere del tempo se facciamo fare ai nostri giovani lunghe discese sui fiumi. Oggi ci si concentra sulle porte, avanti e indietro, facendo dimenticare l’aspetto più emozionante del nostro magico sport. Già un vero peccato aver perso questo stretto contatto con Te signor Fiume».
- «Eh già! Eppure voi ne passavate tante di  ore sulla corrente senza porte e non eravate poi così male neppure in gara e soprattutto avete imparato a vivere e a rispettare la natura legandovi a noi a doppio filo. Poi avete saputo tramandare la tradizione come io faccio da sempre. Che bei tempi quelli, ma se vi posso fare una raccomandazione insegnate ai vostri bambini solamente la magia della vita e raccontategli il sogno di un’antica speranza che corre più che mai con la forza della corrente».
 


Occhio all’onda! 

Quello che conta è ciò che sta nel mezzo


Non scrivo nulla di nuovo se dico che sono stato nel weekend passato ad uno stage di tango da coloro che considero dei veri punti di riferimento in questo ambito. Apprezzo la loro  semplicità  e soprattutto la naturalezza con cui si esprimono ballando, riflessa poi nel loro comunicare con le persone e nel loro trasmettere una passione che si percepisce ad ogni loro minimo gesto, parola, movimento, sorriso, sguardo. Partecipare, studiare  e dedicarsi con passione alle cose della vita ha un vantaggio impressionate ed è quello di far sì che tutto  il tuo corpo e tutta la tua  mente si aprono ad un dialogo introspettivo connettendosi ad un elemento che per taluni può essere un  Dio, per altri l’infinito o la natura e per altri ancora forse nulla se  non loro stessi o il momento.
Da tutta questa lunga premessa c’è da aggiungere ancora un elemento ed è la condivisione che questi  momenti della vita possono offrire a tutti noi e che per raggiungere la conclusine devono per l’appunto essere condivisi. Rischierebbero  altrimenti di restare racchiusi in chissà quale forziere dell’anima e magari sconosciuti dallo stesso possessore.  Aprirsi invece al dialogo significa dare continuità al lavoro e alla ricerca che non vede praticamente mai la parola fine.
Lavorando, studiando, condividendo escono punti interessanti che poi ci porteremo con noi per poi traslare nel nostro specifico campo o ambiente. Bene o male molti elementi li puoi  ritrovare costantemente in ciò che fai e in ciò che vivi.

E veniamo al nostro punto tecnico, che ovviamente si aggancia a quanto sopra espresso e riprende pure un concetto base che spesso e volentieri propongo  nell’affrontare temi prettamente tecnici.  
Sigrid e Murat, i due maestri di cui vi parlavo, nel loro workshop hanno messo l’accento e l’attenzione non tanto su un risultato finale legato all’apprendimento di un passo o di una sequenza, ma su tutto quello che porta alla risultanza del movimento stesso. In sostanza è più importante, bello, emozionante e dialogante ciò che accade nel tragitto e non quello che poi invece sentiremo, percepiremo quando si arriva su quel passo. Infatti la nostra concentrazione e le nostre emozioni si concretizzano e si realizzeranno durante il viaggio che ci porterà all’arrivo.
In sostanza è ciò che possiamo  vivere in gara o in allenamento: è importante cosa facciamo durante la discesa rispetto poi al risultato conseguito che sarà in relazione a quanto riusciamo ad esprimere in ogni singolo movimento. Quindi a fronte di tutto ciò spezzando ulteriormente il viaggio ci rendiamo conto che la singola pagaiata e il minimo gesto devono essere apprezzati e messi in essere con la consapevolezza che bisogna vivere principalmente quel momento dell’esecuzione del gesto stesso che diventano la proiezione del movimento successivo. Quindi per andare da un punto A ad un punto B ci sono mille sfumature e mille e quasi infiniti micro movimenti che ci daranno la dimensione e la percezione di quello che poi risulterà essere l'atto conclusivo agli occhi della gente, ma che conseguentemente a tutto ciò ci regalerà la vera emozione di quel viaggio compiuto.

Occhio all’onda!  


da sinistra Graziano, Silvia, Marina, Murat, Clara, Graziella, Eli e Ettore

da sinistra Clara, Silvia Graziano, Sigrid, Ettore e Marina
     

Strategia di gara da studiare attentamente


Non è sempre facile far capire agli atleti che una gara di slalom va gestita e organizzata nei minimi particolari. E’ impensabile affrontarla senza una vera e propria strategia ed è un suicidio pensare che si possa tenere per 80/90 secondi la massima intensità. Due fattori  come equilibrio e resa per colpo sono determinanti per la prestazione dal punto di vista tecnico e vanno strettamente a braccetto per elaborare una strategia che possa permettere all'atleta di esprimere tutto il suo potenziale.

Prendiamo ad esempio i Campionati del Mondo di Pau nella finale dei Kayak uomini Tunka ha vinto la gara con 120 colpi, Prindis alle sue spalle per 0.02 di colpi ne ha fatti 113, mentre Kauzer finito terzo, ma con il miglior tempo, ha  messo la pala in acqua 109 volte. Il quarto classificato, Schubert,  di pagaiate ne ha fatte 122.
Se noi prendiamo il tempo di gara e lo dividiamo per i colpi fatti abbiamo un indice, ovviamente molto relativo, ma che ci può dare l’idea di quanta importanza può avere ogni singola pagaiata.


NOME
TEMPO GARA
COLPI 
INDICE
TUNKA 
91,84
120
0,76
PRINDIS
91,86
113
0,81
KAUZER
90,13
109
0,82
SCHUBERT
92,37
122
0,75

L’indice di Kauzer nella semifinale che ha vinto con un tempo di 89,28 è dell’0,84 quindi ancora migliore. Facciamo un’altra  considerazione legata all’aspetto tattico. Ovviamente lo sloveno aveva come scopo in semifinale di entrare nei 10  quindi la sua maggior preoccupazione era quella di fare una gara pulita, senza troppi rischi e con margini di sicurezza elevati. Normalmente è proprio qui che lo sloveno si esprime alla grande. Eppure considerando tutti questi paletti è riuscito ad avere una resa per colpo decisamente migliore che lo ha portato a vincere agevolmente la semifinale con un tempo che gli avrebbe permesso di vincere il mondiale senza nessuna preoccupazione. Cosa è Successo poi in finale? Evidentemente Peter Kauzer ha cercato di forzare la mano considerando il fatto che si stava giocando la possibilità di vincere il suo terzo titolo iridato individuale.  La differenza in negativo è di solo 0,85, ma c’è un penalità di troppo quasi impercettibile (porta 17) che lo priva della vittoria per 0,29  e gli regala comunque il bronzo. In questo caso c'è una  differenza dell’indice per colpo  di 0,02. 

Ora viene istintivo chiederci perché Tunka con un indice colpo inferiore ha vinto il mondiale, mentre Prindis e Kauzer sono finiti alle loro spalle pur con rese migliori nel singolo colpo. 
La risposta è da ricercare nell’espressione strategica. Il ceco campione del mondo ha messo in essere una discesa perfetta dal punto di vista tecnico ed è stato fantastico  in alcuni passaggi come tra la 2 e la 3 oppure nell’entrata della 18. Mantenendo una condotta di gara costante di alto livello, ma non esageratamente eccezionale, considerando che è sceso con 2 secondi e 56 più lento della miglior prestazione assoluta per l’appunto quella di Kauzer in semifinale che aveva fatto registrare 89,28. Tunka precedentemente aveva vinto una medaglia di bronzo alla finale  di Coppa del Mondo in casa sua quindi a Praga nel 2015 e l’anno successivo 2016 sempre a Praga e sempre in Coppa del Mondo era arrivato secondo. Esordì ai  mondiali assoluti nel 2015 e finì 9^ anno in cui vinse il suo primo mondiale a squadre, quindi un eccellente atleta, ma ancora a digiuno di grandi risultati. A Pau però  il 27enne Ondrej, che al mondiale  è stato costretto a passare per la seconda manche di qualifica, ha trovato l'arma vincente nella  capacità di mettere in acqua tutte le sue potenzialità senza andare a ricercare l’impossibile, quindi la sua condotta di gara ineccepibile è stata  evidentemente bene studiata ed elaborata precedentemente con estrema modestia.  Ha mantenuto in finale una strategia che gli ha permesso di esprimere al massimo le sue potenzialità. Poi sono stati gli avversari più accreditati che non sono riusciti, se pur magari superiori tecnicamente, fisicamente e abilmente, fare meglio di lui. Prindis arriva lungo sulla 6 e poi ancora non è preciso all’entrata della 10. Kauzer tocca, Neveu si mangia la vittoria finale sull’ultima banale (ma evidentemente non troppo facile) risalita, Schubert parte troppo contenuto e pur recuperando resta giù dal podio per un nulla.

Ecco quindi che si arriva al grande risultato anche, ma ovviamente non solo, ad una strategia di gara che sappia contenere emozioni e tensioni e che permetta all’atleta di esprimere tutto il suo reale potenziale. Concretezza e non esuberanza costruita sul desiderio del vorrei fare di più che spesso e volentieri diventa il vero limite per esprimersi.

Occhio all’onda!

Il silenzio della nostra prua

Sulla sinistra il professor Mario Pescante in compagnia del presidente della FICK Luciano Buonfiglio
 "La cosa migliore per vivere bene 
 è avere un passato stupendo e non ricordarlo mai"
Fulvio Fiori  


Grande lezione di storia olimpica alla festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak da parte di Mario Pescante, monumento dello sport italiano, nonché da quasi cinquant'anni ai vertici politici sportivi nazionali e mondiali. Parlando a braccio e con il cuore in mano dall’alto della sua esperienza, ha espresso chiaramente la potenza che lo sport può avere nelle cose del mondo. In buona sostanza ha sottolineato che lo sport arriva dove la politica fallisce: è  il caso della Corea del Nord che isolata dal resto del mondo si apre solo in occasione degli imminenti Giochi Olimpici organizzati a Pyeongchang guarda caso nella Corea del Sud.  Ma un  padre dello sport  come lui ed elegantemente vestito nel suo ruolo di dirigente sportivo , membro CIO e rappresentante dello stesso all’ONU, a fine intervento  ha fatto una invocazione  alla Canoa Italiana  «che - come dice lo stesso Pescante -  vive del rumore della prua della vostra canoa e della pagaia che sgocciola e intorno a voi deserto. Poi arrivate alla fine e forse trovate una medaglia». In sostanza l’arzillo diplomatico dello sport mondiale, già presidente e segretario del Coni,  con i gemelli ai polsi ci suggerisce di restare nella corsia in cui siamo tenendo  un profilo basso, di gioire dei nostri silenzi, di esaltarci della nostra solitudine, di non cercare la ribalta e sopratutto consapevolmente proseguire su questa strada, perché lo Sport Italiano ha bisogno proprio di Società come la nostre che sempre di più scarseggiano.
Parole profonde che arrivano da chi lo sport non solo lo ha vissuto, ma è stato ed è il protagonista politico principale di tutto il nostro movimento.
Ed in effetti la bellezza della canoa è da ricercare proprio nell’essenza della semplicità. La canoa esalta i suoi protagonisti nel silenzio e quasi tutti noi ne siamo consapevoli, non  hanno bisogno di luci e lustrini. Noi tutti gioiamo per  una medaglia e si fatica per raggiungere i traguardi olimpici, ma ho visto i veri grandi campioni che sono diventati esempi da seguire come uomini  proprio per il fatto che il giorno dopo si erano già spogliati della loro gloria e per il resto della loro esistenza  hanno umilmente scelto di rimettersi in discusione senza vivere di soli ricordi. 

Il mondo è pieno di eroi che ogni mattina si alzano e vanno in silenzio incontro alla vita per dare il meglio di se stessi seduti davanti ad una scrivania o sgambettando e correndo su e giù dai ponteggi per costruire case, grattacieli o semplici capanne. Tutti siamo importanti, nessuno di noi è indispensabile, ma soprattutto l’estrema sintesi è da ricercare nel piacere personale  da condividere con fatti concreti e non con ricordi!

Occhio all’onda! 


Il presidente Luciano Buonfiglio con i membri del Consiglio Federale e con i Direttori Tecnici degli Staff Tecnici Federali a conclusione della Festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak 1987 - 2017. Prima di questa data la canoa era all'interno della Federazione Canottaggio come Commissione Italiana Canoa dal 1973, mentre diventa Federazione Aderente al Coni nel 1982 per poi diventare autonoma esattamente il 30 aprile 1987.
 

Combinazioni diverse purchè allenate

Si disquisiva sulla porta in retro, ma non sempre questa è la soluzione vincente in determinate manovre e allora mettiamo sul piatto della bilancia le quattro opportunità che si possono avere quando ci troviamo nella necessità di scegliere tra retro (spin), discesa (front), o risalita (up loop), pagaiata indietro (backferry). Analizziamo oggettivamente quali possono essere i vantaggi o gli svantaggi nel fare in un modo o nell’altro la stessa combinazione che ovviamente può lasciare aperta la scelta tra le diverse opzioni. Ci possiamo riagganciare ad esempio a quanto successo a Praga in Coppa del mondo per le combinazione 3/4 e 18/19. Diverso il caso invece di Pau mondiali per 2/3 e 13/14 in cui non si offriva opportunità di scelta se non retro.

1.  La scelta di un passaggio in discesa (forward) ha il vantaggio di:
a) una visione sempre frontale del passaggio
b) velocità elevata
                                    CONTRO:
 a) giro più largo
 b) pericolo si scarrocciare
 c) alta % di penalità


2. La scelta di una retro (spin) in questi casi ha il vantaggio di:
a) fare meno strada
b) minor rischio
                                    CONTRO:
 a) pericolo di fermarsi


3. La scelta di un passaggio in risalita (up around), cioè entrando in discesa nella porta e poi girarci attorno risalendola da fuori ha il vantaggio di:
a) mantenere la velocità;
b) massima sicurezza specialmente per C2 e C1    

    donne.

                                     CONTRO:
a) giro molto più lungo

b) più  strada percorsa

4. C’è ancora una possibilità e cioè usare la retropagaiata (backferry)  che potrebbe avere i seguenti vantaggi:
a) minor strada;
b) mantenimento della visione frontale del passaggio.

                                     CONTRO:

a) difficilmente utilizzabile per le canadesi monoposto specialmente per chi pagaia dal latoin cui si deve spostare la coda. Meglio e più utilizzabile se si pagaia dal lato opposto di dove bisogna spostare la coda;
b) non sempre da ritenere come opzione possibile.

 
Oltre a tutto ciò, prima di optare per una scelta o per un’altra, dobbiamo prendere in considerazione anche la predisposizione naturale dell’atleta per questa  o per quella soluzione. L’allenatore dovrà pure valutare quanto lo stesso slalomista si è allenato per ogni manovra specificatamente,  dove cioè ha più sicurezza nel risolvere il più velocemente possibile quella combinazione.
Certo è che bisogna comunque in allenamento sperimentare e allenare con costanza ogni soluzione, perché al di là della scelta per cui si opterà prima di scendere in acqua, c’è anche da considerare l’eventualità che non si arrivi come desiderato per fare ciò che si è preventivato. Scatta quindi in questo momento la necessità di risolvere il problema nel miglior modo possibile, ecco quindi che sarà fondamentale ritrovare velocemente nella memoria motoria gesti e sensazioni che ci permettano comunque di soluzionare il momento contingente.

Occhio all’onda! 




Canoe Slalom Athletes Proposal 2017

logo di "Canoe Slalom Athletes (C.S.A.)" sulla pagina Facebook

Al «Coaches Conference» di Ivrea sono arrivate delle proposte firmate «Canoe Slalom Athletes» e dopo aver parlato con Alexander Slafkovsky (quest’ultimo rappresentante degli atleti con Jessica Fox all’ICF)  ho scoperto che questi suggerimenti sono opera di Michal Martikan e di Richard Galovič i quali, attraverso la Federazione Slovacca  nella figura di Lukáš Giertl, sono stati portati all’attenzione dei  partecipanti per discuterne. La cosa ha ovviamente  aperto il dibattito  e punto per punto è stato preso in esame il documento nella sua interezza durante i lavori eporediesi. Il documento di cui parlo si può trovare sulla pagina di Facebook - canoe slalom athletes (C.S.A.) -
L’amico russo Lazko Anton, non presente,  ha suggerito però  di affrontare punto per punto o almeno i più salienti per capire cosa il campionissimo slovacco e il manager di avvenimenti sportivi avevano proposto a tutti noi e come è stata la risposta degli allenatori. Quindi prendendo spunto da questa richiesta e soprattutto da quanto emerso nella discussione collettiva sintetizzerei punto per punto, tralasciando magari quelli meno importanti.

- More World cups … more continents   

la cosa potrebbe essere condivisibile, ma sostanzialmente si ripresenta il problema che abbiamo già affrontato oltre 15 anni fa quando ci si è resi conto che partecipare a  più gare di Coppa significava un costo elevatissimo per le Federazioni, sempre più in difficoltà a spesare i propri atleti.  Oggi si aggiunge il fatto che per per  organizzare una prova di Coppa, rispettando  i minimi criteri richiesti,  ci vogliono almeno 250 mila euro, quindi non è facile reperire località con questa disponibilità economica a meno che non proviamo ad accorciare il «format» di gara condensando tutto in due giorni raddoppiando così il numero di gare facendo due prove per ogni località. Magari per un paio di anni si potrebbe adottare questa formula e capire che cosa succede. 

            Veniamo alle proposte sui percorsi

- Shorter courses 

Questa proposta  potrebbe essere interessante per  arrivare ad una gara di 60 secondi in modo tale che il pubblico è sempre sotto tensione. In effetti competizioni  oltre i 90 secondi rischiano di far perdere fasi salienti della discesa perché non è facile per gli spettatori seguire tutta la prova con interesse e conoscenza. Questa proposta non la vede bene Robert Orokocky  ritenendo il fatto che accorciando le gare possiamo avere molti più  potenziali vincitori, mentre se  le medaglie e le  vittorie se la possono giocare in pochi è un vantaggio dal punto di vista giornalistico: più facile creare storie o aspettative su questo o su quell’atleta. Una idea che non condivido anzi la ritengo limitante, le abilità di vendere e costruire storie sono altre e si regolano in relazione agli interessi economici che si possono creare su alcuni atleti indipendentemente dal fatto che siano sempre loro a vincere. Qui bisognerebbe aprire un capitolo specifico e soprattutto infinito che tralascio per ovvi motivi di tempo.  

- Minimum course length change to 150 mt.

L’idea è quella di accorciare i percorsi facendo sì che i prossimi impianti possano essere più corti per mantenere i costi di costruzione. Questo però comporterebbe il fatto che lo stesso impianto non potrebbe essere usato a livello commerciale per i rafting. Accorciare i percorsi sì, ma certo non andrebbe a tagliare i nostri di costruzione dei canali artificiali che devono mantenersi di una certa lunghezza anche e soprattutto per perseguire il lato commerciale che permette all’impianto di mantenersi (vedi La Seu d’Urgell, Penrith, Lee Valley).

- Distance to finish no less than 8 mt. - max 12 mt.

Un piccolo particolare, ma che in sostanza non cambierebbe nulla considerando il fatto che già il regolamento per questo punto è chiaro e non si discosta di molto dalla proposta.

- More difficulty 


Percorsi più difficili si possono fare solo se facciamo una distinzione tra tracciati per  donne e per uomini. Fino a quando questo non viene accettato e modificato fare percorsi con più difficoltà diventa praticamente impossibile. 

 - Minimum two gate-combination which offers several options ( one for left & one for right handed C1/C2, 8 upstream gates
 

Sul questo punto e cioè aver combinazioni che possono offrire diverse soluzioni dobbiamo stare attenti nel proporlo in maniera esplicita  perché così rischieremo di creare una grande confusione in chi segue e che non essendo un  tecnico o addentro ai lavori interpreterebbe male l’una o l’altra soluzione. Ad esempio se il pubblico vede passare un atleta, magari della stessa specialità, che fa una combinazione in discesa e un altro in retro si chiederà il motivo senza darsi una precisa spiegazione. Anzi se la porta in retro, per varie ragioni si dimostra essere più veloce e quindi volutamente fatta in quel modo da quell’atleta, potrebbe passare per un errore per il fatto che non ha saputo mantenere diritto il suo scafo.
Portare a 8 le risalite, quindi aumentare di 2, significherebbe creare ancora più problemi per i giudici di porta e per i video Judge. Infatti sono queste le porte che creano più problemi di penalità.

- C’è poi la proposta di inserire su ogni porta una telecamera, ma già oggi il sistema video è molto complesso immaginate cosa significherebbe avere altre 20/25 telecamere che andrebbero ad appesantire il già provato sistema di  trasmissioni immagini con la successiva necessità di analisi, quindi perdita di ulteriore tempo. Inoltre mi sembra decisamente strano che Martikan in cui non crede nel sistema video possa fare ora questa proposta. Ricordo la nota che aveva diramato il 4 giugno 2016 (cliccare qui per vedere il documento) dove si diceva che le penalità  devono  essere giudicate senza l'uso del video perchè il sistema improntato è fatto male; mentre  oggi a distanza di un anno è per mettere una telecamera per ogni porta!

Il documento presentato poi inserisce altre riflessioni e proposte sui partecipanti alla Coppa del Mondo e alla gare ICF ranking.
In buona sostanza suggeriscono di lasciare aperta la partecipazione alle gare di Coppa ai migliori 20 del ranking più i campioni del mondo e olimpici che andrebbero direttamente in semifinale.  A questi si uniscono 3 quote per ogni nazione. Inoltre altri 3 posti per ogni categoria per la nazione che ospita la manifestazione.  Allargherebbero la finale a 15 per le specialità olimpiche e a 10 le altre (C2 Men e C2 Mix). 
Più o meno anche gli stessi suggerimenti a livello di partecipazione per Campionati del Mondo e in parte per Olimpiadi per garantire l’alto livello partecipativo nella massima manifestazione. Io personalmente non vedo calato il livello tecnico o agonistico nelle gare a cinque cerchi, anzi chi è al via per quella nazione è sicuramente il migliore in assoluto del suo Paese in quel momento. La partecipazione di un solo atleta per nazione esalta al massimo lo spirito olimpico e cioè quello di mettere veramente tutti sullo stesso piano di partenza. E se pur penalizzante per le nazioni che possono vantare più potenziali atleti medaglisti, permetter però di far gareggiare tutti con le stesse chance in una manifestazione che ha veramente come principale scopo l’unione dei popoli attraverso lo sport.

L’unica eccezione che farei è per i Campionati del Mondo e per la Coppa del Mondo. Riserverei una sorta di «wild card» per i campioni del mondo in carica e per i campioni olimpici in quel quadriennio se entro i migliori 20 nel ranking internazionale.

Lo stesso Slafkovsky, che si è dimostrato dispiaciuto per non essere potuto intervenire di persona al meeting fra allenatori, mi  ha fatto presente che stanno lavorando per preparare una sorta di questionario da distribuire a tutti gli atleti al fine di capire bene quale potrebbe essere una tendenza comune al fine di presentare proposte concrete al prossimo Congresso ICF di Febbraio.
Staremo a vedere e nell’attesa comunque sostanziali cambiamenti per la stagione 2018 non ce ne sono se non quelli già illustrati nel post precedente.

Occhio all’onda!