3 metri la lunghezza del futuro

Quando parliamo di movimento sembra praticamente impossibile che si possano  trovare comunque e sempre elementi diversi che si scoprono nel praticare quel gesto, magari in condizioni diverse o in situazioni particolari. Qualche giorno addietro, pagaiando con un gruppo di giovanissimi durante il raduno federale a loro dedicato, mi chiedevo quanto c’è sempre da scoprire ed imparare nella semplice pagaiata o meglio nel gesto della propulsione avanti. Gli elementi che si intersecano tra loro sono molteplici e concorrono alla buona riuscita dell’avanzamento dello scafo unito al piacere di mettere in atto quello spostamento. Pagaiando e guardando di riflesso i giovani allievi mi nasceva spontanea la curiosità di capire quanto di tutto ciò può essere trasmesso attraverso l’insegnamento e quanto viceversa  scaturisce dalla scoperta individuale. Come la vedo io, lo scopo principale di un tecnico dovrebbe essere quello di mettere i propri allievi nella condizione di scoprire, e quindi di trovare, delle proprie risposte motorie sotto ogni aspetto, guidandone la ricerca e fissando, una volta raggiunta la personale risposta, principi e metodi di esecuzione, in modo tale da non disperdere la scoperta!

Mi chiedevo anche com’è possibile che ogni volta che risalgo in barca, oppure aggancio due sci sotto i miei piedi, o prendo in mano una racchetta da tennis o mi infilo le scarpe per ballare tango o addirittura se mi metto disteso sotto un bilanciere, riscopro la curiosità di percepire  quei gesti che hanno praticamente accompagnato la mia vita fin dall’infanzia.

Un’altra riflessione mi viene spontanea nel pensare che se siamo passati (dal 2005 ad oggi)  da imbarcazioni lunghe 4 metri alle attuali  3 metri e 50 non ci vedrei nulla di strano se le canoe da slalom fossero di 3 metri tondi tondi. Se così fosse il primo risultato che otterremmo  è decisamente pratico: assoluta facilità nel  trasporto, una sorta di surf che ti caricano facilmente su ogni aereo, mentre sull’auto ci sta praticamente dentro oppure sul tetto senza sporgere  neppure da una Panda. Ma veniamo al lato sportivo e il primo vantaggio sarebbe quello di semplificare tecnicamente uno sport, lo slalom, decisamente troppo tecnicistico e che costringe a lunghi anni di preparazione, studio e allenamento, prima di avere qualche soddisfazione pratica. Con una canoa di 3 metri le cose si semplificherebbero non poco allargando sicuramente la rosa dei praticanti. Le gare potrebbero essere accorciate come lunghezza lineare a vantaggio di percorsi più stretti, mantenendo lo stesso numero di porte, ma concentrando così il pubblico in meno spazio con la possibilità dello stesso di seguire la prova dalla partenza all’arrivo. Certo non sarebbe la stessa cosa di oggi, ma certo è che se vogliamo aumentare il numero dei praticanti e contemporaneamente offrire uno spettacolo ancora più facile da vendere per immagini e tempo il taglio di 50 centimetri deve farsi alquanto prima.

Occhio all’onda!

La giusta chiave di lettura

Ci sono persone che entrano in noi senza una vera e propria ragione o meglio la ragione c’è, ma è la stessa che magari cerchi in altri soggetti che questo feeling non te lo donano con altrettanta facilità perché forse non può esserci o esistere. 
Ci sono persone che ti trasmettono emozioni solo per il fatto magari di condividere una sedia accanto all’altra o che ti sorridono quando ti scorgono da lontano. 
Ci sono persone che ti abbracciano in maniera intensa e che ti rimangono dentro senza abbandonarti mai più anche se i fatti della vita sono sempre destinati a mutare con il tempo e lo spazio o semplicemente perché qualcuno ha disegnato per noi quel determinato destino. 
C’è chi sa trovare le giuste parole, c’è chi sa darti la mano in un certo modo, c’è chi ti guarda negli occhi e ti trasmette gioia, c’è chi magari ti offre il passo e un sorriso senza chiederti nulla in cambio. 
Quando poi trovi queste persone non vorresti più che quel momento finisse, vorresti fermare il tempo e vivere l’eternità con quella gioia e con quell’emozione che rende le cose piccole infinitamente grandi ed uniche.  Se poi trovi negli occhi della donna che ami condivisione il gioco della vita è fatto e diventa a sua volta unico e divertente. Sì perché ogni giorno va  vissuto intensamente, ma con la giusta allegria  e  nello stesso tempo prestando attenzione al particolare per apprezzare poi l’infinita bellezza di tutto ciò che ci circonda.
Certo è che per trovare l’energia giusta bisogna trovare le emozioni e le persone giuste che ti facciano capire e ti aiutino nell’infinita ricerca interiore che non ha confini e nemmeno una fine se non quello della fine stessa... e chissà poi si vedrà!  
Ci sono pure persone che sanno darti input forti e che ti fanno scattare la molla giusta per dare un senso a tutte le cose.  Persone che fanno  propria l’arte di smontare complessi meccanismi d’apprendimento per rielaborarli e offrirli chiari e comprensibili.
Per la verità non sarebbe neppure servito tutto questo giro di parole complesso e se vogliamo pure in serie in un discorso troppo prolisso, ma quando pensi a certi momenti intensi vissuti ti viene voglia di condividerli perché possano prendere ancora più energia e restare a lungo in noi stessi.  Cosa servirebbe imparare se poi non si applica il tutto nella vita sociale e in questo caso in milonga?  Certo, parlando con Marina, le ho detto che ho capito un esercizio che Mr. Murat mi aveva fatto fare lo scorso anno, ma sono state le parole di quest’anno di Sigrid che mi hanno illuminato per riuscire a portare a termine quel banale, ma altrettanto elegante movimento. Ben complicata la vita, ma altrettanto interessante se ci facciamo trasportare e coinvolgere da chi ci sa regalare emozioni e sorrisi.

Occhio all’onda!

Ascolto

Azzardo! non sono certo un maestro o un grande ballerino, ma ho iniziato a sentire un miglioramento ed una certa padronanza nel muovermi nel  tango quando ho concentrato la mia attenzione sui piedi, come mi capita di fare quando scio. Nel ballare però si è facilitati visto che non si usano scarponi, ma scarpette con suole che ti permettono di percepire e di vivere il suolo. In effetti è proprio dal terreno che  riceviamo i veri impulsi per gestire i nostri passi, per carpire e per trarre energia. Quindi i nostri piedi diventano i protagonisti del nostro movimento con la funzione di trasmettere, a tempo di musica, tutta l’energia accumulata alla nostra partner attraverso l’abbraccio.
Quando il professore Domenico Bresciani venne a Castelgandolfo molti anni fa a fare una lezione a noi neo allenatori di canoa e ci diceva che lavorava ad uno scarpone che permettesse agli atleti di percepire lo scorrimento della neve sotto la pianta del piede, mi sembrava da subito cosa molto interessante che non tardai ad approfondire con immensa attenzione e sperimentare su me stesso queste idee.

In canoa la funzione dei piedi l’assumono le mani per quello che riguarda l’aspetto della percezione dell’energia che arriva dall’acqua e che con i recettori della zona pelvica completano la nostra complessa macchina per ricevere tutte le informazioni di cui necessitiamo per navigare sul nostro piccolo e avvolgente guscio di plastica.

Molto spesso gli allenatori si concentrano a dare pronte soluzioni ai loro atleti specialmente in giovane età, quando cioè bisognerebbe viceversa educarli sempre all’ascolto che porterà poi ad una elaborazione di risposte da utilizzare al momento necessario sfoderando, possibilmente, la migliore.  Lavoriamo poco sul sensibilizzare i nostri allievi a trovare soluzioni tecniche solo dopo aver ascoltato quello che l’acqua ci vuole sempre dire e far capire. Molte volte si ignora proprio l’aspetto fisico dello stesso movimento andando a contrastare il deflusso che l’acqua segue nella sua caduta a valle.  Il tutto parte dalla capacità di ascoltare che come tutte le cose va prima scoperta, poi capita e quindi applicata.


Occhio all'onda!  

 

Giappone un paese da capire


Se vuoi entrare nella musica devi ascoltarla a lungo, ma non basta.
Se vuoi veramente farla tua hai due possibilità: la prima è studiarla e scoprirla con la speranza di trovare la chiave per entrarci, oppure hai la seconda opzione che ti arriva dall’aiuto di qualcuno che te la possa spiegare trasmettendoti passione e nozione su come renderla veramente parte di te stesso. Più o meno capita la stessa cosa per ogni arte, sport o professione e alla fine di tutto, quando cioè sei parte integrante della tua passione, ci sono ulteriori due dettagli: la tua personalità (che fa unica l’espressione relativa) e il momento che concretizza la tua azione. 
In canoa slalom passiamo ore a capire e a scoprire il senso dell’acqua che corre verso valle e che, ormai, non prosegue più la sua corsa naturale verso il mare, ma ritorna a monte con sistemi che l’uomo moderno ha creato. Il vecchio e saggio detto di Eraclito, “non ci si bagna mai due volte sullo stesso fiume” nello slalom degli ultimi 20 anni si è disperso nell’infinità di canali artificiali costruiti in questi decenni.  Veniamo quindi  all’ultima creazione che ospiterà le gare olimpiche 2020 in  una Tokyo che sta preparando l’evento a cinque cerchi quasi in sordina e senza grandi clamori. Quando sei nella capitale nipponica quasi non ti accorgi di essere nella città che fra meno di otto mesi diventerà il centro del mondo per almeno due settimane complete. Si lavora, ma senza clamore e la gente, quasi sorpresa nel vedere degli occidentali da quelle parti, rimane basita quando gli si fa notare che siamo lì per allenarci in vista delle Olimpiadi che proprio loro organizzeranno.
Si capisce che qualcosa sta per succedere da quelle parti quando si arriva al Narita Airport dove a darti il benvenuto ci sono Miraitowa e Someity. La prima mascotte accompagnerà i Giochi Olimpici numero 32  dell’era moderna, mentre la seconda sarà il simbolo della 16esima edizione dei Giochi Paraolimpici, nati a Roma nel 1960. Miraitowa è l’unione delle due parole futuro (mirai) e eternità (towa). Il nome è stato scelto per ispirare un futuro pieno “eterna speranza” nel cuore di tutti. Someity nasce dalla parola “fiore di ciliegio” (someiyoshino), ma anche dal gioco di significato con l’inglese “so mighty”: “molto forte”. Someiyoshino è la varietà di ciliegi giapponesi più famosa, particolarmente in voga nell’epoca Meiji. La mascotte ha dei “sensori tattili” a forma di petali di ciliegio e rappresenta la grande forza fisica e mentale che dimostrano gli atleti paralimpici nel superare e ridefinire i limiti di ciò che è possibile.
Il Giappone, che è la terza potenza al mondo, è decisamente diverso dal nostro modo di essere e di vivere. Le persone silenziose  si muovono velocemente per salire e scendere dalla metro che ogni giorno trasporta, nelle sue 13 linee, oltre 8 milioni di viaggiatori; si salutano e ringraziano con grandi inchini uno con l’altro, e vivono in simbiosi con il loro cellulare su cui scrivono o guardano i famosi manga e cioè fumetti che sono presenti non solo in modo digitale, ma colorano ovunque le fantasie della gente e le strade. Le pubblicità vengono raccontate con personaggi come Bakuman, Gantz o tanti altri in relazione al tipo di pubblico che si vuole influenzare. Sì perché per ogni fascia d’eta c’è un manga specifico, per i bimbi viene chiamato Kodomo, per le adolescenti ci sono i Shōjo,  per i maschietti gli Shōnen, tra questi il famoso Dragon ball o Ken il Guerriero. Ci sono poi anche fumetti specifici per raccontare relazioni sessuali omosessuali e poi ancora a tema come avventure, fantascienza, horror, insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta per ogni genere di interesse.  Il cibo, altro argomento di interesse comune e che non può non colpire un occidentale in visita in terra nipponica,  è servito bollente ecco perché forse hanno inventato il sushi forse per avere un po di refrigerio tra una zuppa e un alga super cotta. Il riso la fa da padrona con il famoso sake che dicono che faccia pure bene alla salute visto che contiene aminoacidi e che sono un toccasana per la composizione delle cellule. L’altra cosa che non può lasciare indifferenti sono gli infiniti parcheggi a pagamento per le biciclette a ridosso delle stazioni metro. Infatti tutti arrivano alla fermata dei mezzi pubblici pedalando su velocipedi piccoli e generalmente da donna, tipo le nostre vecchie Grazielle tanto per capirci, che parcheggiano prima di salire velocemente su un tram, metro o bus che li porterà velocemente al lavoro. Un posto di lavoro che è nella città di Tokyo, ma che può essere distante dalla propria abitazione anche due ore di viaggio. Alla sera ritornano e altrettanto velocemente salgono sulla bici custodita nel parcheggio per ritornare a casa, ma prima c’è la palestra, i video giochi  e la cena. Poi forse si ritorna in famiglia.
I ragazzini vanno a scuola in giacca e cravatta e le ragazzine hanno tailleur con gonne cortissime e calze sopra il ginocchio. Spesso e volentieri ti capita di vedere ragazze e donne truccarsi in ogni luogo, specialmente dopo aver mangiato, prima cioè di rimettersi in pista per riprendere la loro vita frenetica e sembra senza soste.
Pochi parlano inglese e questo complica ancora di più le comunicazioni che spesso e volentieri sono fatte solo attraverso gli occhi sostenuti dall’uso delle mani, ma anche qui noi occidentali le usiamo in maniera diversa e le cose si complicano ulteriormente!

Occhio all’onda! 










Repubblica Ceca domina il medagliere assoluto


Con il mondiale 2019 si chiude un ciclo di tre edizioni iridate dopo i Giochi Olimpici di Rio 2016. Sappiamo bene che le stagioni agonistiche vengono programmate principalmente  sugli anni olimpici e che tutte le nazioni aspirano ad una grande prestazione a cinque cerchi che ripaga non solo l’atleta che la ottiene, ma tutto il movimento.

Un ciclo quindi di 3 campionati del mondo, 3 campionati europei e 3 coppe del mondo.

Ci sono squadre che hanno in parte la squadra pronta per Tokyo, altre che rimangono con pochi atleti a giocarsela e altre ancora che sono solo all’inizio di una selezione interna per formare il team olimpico. Il sistema adottato per qualificare le barche però si sta dimostrando decisamente inadeguato e che premia non la qualità degli atleti e neppure la costanza, ma avvantaggia chi alle Olimpiadi andrà per fare una sfilata solamente. Tanto più con le varie rinunce di quelle atlete che hanno qualificato la barca in tutte e due le specialità e che hanno dovuto fare una scelta liberando così posti nel K1 donne: si veda il più eclatante dei caso  e cioè quello dell’atleta delle Isole Cook che non passando neppure le qualifiche ai recenti campionati del mondo sarà al via della prova olimpica grazie a una regola assurda che penalizza non poco tutto il settore maschile. Questo è solo un dettaglio considerando il fatto che la stessa atleta ha gareggiato per 10 anni per la Nuova Zelanda e solo poco prima del mondiale della Seu, per convenienza, ha cambiato nazione. Non si capisce come il CIO ha potuto approvare questo cambiamento quando i regolamenti per la partecipazione olimpica parlano ben chiaro.  Nel 2018 a Rio era arrivata 43esima e quest’anno ha chiuso il suo mondiale al 39esimo posto sufficiente per qualificarsi grazie alla rinuncia di atlete qualificate in entrambe le specialità. Certo è che considerare a pari degli uomini qualifiche per 18 K1 donne sapendo dell’obbligo alla scelta significava abbassare il livello competitivo, ma evidentemente sono stati altri gli interessi che hanno spinto queste scelte. Un criterio che dovrà per forza essere rivisto per Paris 2024 se non vogliamo continuare a premiare la mediocrità a discapito della professionalità.

Tornado ad una analisi dei tre anni passati salta all’occhio che la Repubblica Ceca ha praticamente dominato la classifica iridata delle medaglie conquistandone ben 17 (4 ori, 6 argenti, 7 bronzi) pari al 20,24% del totale complessivo, seguita da inglesi con 11 medaglie (5 ori, 4 argenti, 2 bronzi) e dalla Germania con 9 ((4 ori, 1 argento, 4 bronzi). In una lista di 14 nazioni presenti nel medagliere.
Fa specie vedere l’Australia che si piazza in quarta posizione a parti merito con la grande Francia grazie in pratica solo alle 5 medaglie vinte da una sola atleta e solo 3 in collaborazione con le compagne a squadre, compagne che poi individualmente spesso e volentieri non hanno mai superato la fase della semifinale.
Impressiona poi se sommiamo all’assoluto  i medaglieri di  campionati del mondo Junior e Under 23 dove la Repubblica Ceca domina con un complessivo di 55 medaglie con 19 titoli iridati (23%). I francesi  di medaglie complessive ne ha conquistate 35 davanti agli inglesi con 26 e tedeschi 22.
Sono 19 le nazioni che entrano nel medagliere della canoa slalom in questi ultimi tre anni, un periodo di tempo che ci porta direttamente ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. 


Occhio all'onda! 



Lo slalom

Certamente il Campionati del Mondo di Slalom, conclusosi a fine settembre in Spagna,  non è stato solo caratterizzato dalle vittorie di Prskavec e Tercelj o dalla grande prestazione come squadra della Spagna descritti nei post precedenti. Certo questi sono stati sicuramente i punti più caratterizzanti, ma a contorno di tutto questo ci sarebbero mille storie da raccontare che hanno  preso forza non solo nei cinque giorni di gara, ma sono nate molto tempo prima grazie a tutti i partecipanti che hanno dato vita ad una edizione decisamente particolare.  Ci sarebbe da raccontare delle medaglie di Jessica Fox ancora e sempre protagonista, o dell’incredibile vittoria della Herzog  nella canadese monoposto femminile, ma ovviamente ci sarebbe anche da perderci un’intera giornata a parlare del neo campione del mondo nella canadese maschile  Joly, che ha messo la punta d’avanti a tutti cosa che sinceramente nessuno si sarebbe mai aspettato. Poi c’è la Jones che quest’anno sale per la terza volta sul podio tra Coppa e Mondiali. Ci sarebbe da raccontare le lacrime della Satila all’arrivo della finale del K1, un pianto liberatorio e di rabbia per un risultato mancato e che lei sente ormai molto vicino. Bisognerebbe parlare e capire perché la Funk non vince o scoprire dove Neveu ha lasciato il suo talento.
Lo slalom è tutto questo: fantasia, gioia, emozione, ma partiamo sempre da  programmazione, organizzazione, precisione che molto spesso lasciano comunque posto a chi sa sfruttare al meglio l’attimo. Le conferme e le  sicurezze, fanno da contrasto a sorprese ed incertezze che trasformano lo sport, un gioco codificato, in una magia di emozioni. Atleti che danzano sull’acqua passando tra i pali dello slalom, allenatori e compagni di squadra che corrono sulla riva sinistra danzando anche loro sulle scarpe da tennis evitando chi torna in partenza dopo aver percorso un minuto prima lo stesso cammino condito da urla, fischi e speranze. Mentre c’è chi sull’altra riva immobile fisicamente, ma ben mobile emozionalmente aspetta e poi rincorre figli, nipoti, amanti, amici, compatrioti.  Poi c’è chi segue in silenzio, c’è chi rimane in tenda a trattare gli atleti, c’è chi in sala video scarica video su video, guarda e riguarda prendendo tempi ed intertempi, c’è chi poi deve prendere delle decisioni, chi riprende, chi giudica, chi elabora e chi controlla che tutto si svolga come deve essere. Lo slalom questo infinito mondo che ci cattura, ci rapisce e che occupa le nostre menti da quando ti svegli a quando torni a letto.  Lo slalom: infinita storia  di  onde, pali, atleti, uomini, donne, tempi, tocchi, gesti, allenamenti, gare e … racconti!

Occhio all’onda!



Spagna in casa domina


Veniamo al terzo punto che ha caratterizzato questi campionati del mondo di slalom organizzati molto bene, fatta eccezione per qualche errore di protocollo alla cerimonia di apertura, ma che hanno visto una buona partecipazione di pubblico sugli spalti e un buon seguito mediatico.  Inutile nasconderlo che l’attesa per la squadra di casa era tanta e la Spagna non ha tradito le aspettative, anzi è andata ben oltre, ma soprattutto è stata presente dove meno ci si aspettava.  Certo che gareggiare in casa aiuta non poco, ma a volte potrebbe anche essere l’elemento che viceversa crea tensione e aspettative troppo elevate, come probabilmente è stato per Maialen Chourraut. Invece gli iberici,  sotto la super visione di Guille Diez Canedo, il direttore tecnico della canoa spagnola per quanto riguarda la canoa fluviale, sono stati esemplari.  Iniziano da subito bene con le gare a squadre:  Oro nel k1 uomini, Argento C1 uomini e C1 donne e 4^ nel K1 donne. Poi arrivano ancora due argenti con Ander Elosegi nel C1 uomini a soli 51 centesimi dall’oro e con David Llorente nel K1 uomini. A tutto questo si unisce il bronzo di Joan Crespo nel K1 uomini. Quindi un successo di squadra per la verità annunciato da tempo e che ha un precedente storico molto importante nel mondiale di dieci anni fa sempre qui a La Seu d’Urgell. Nel 2009 infatti le medaglie conquistate dalla Spagna  erano state ben 4: due individuali e due a squadre.  Le prime due furono ad opera di Maialen Chourraut che fu seconda nel K1 donne e il bronzo di Carles Juanmarti nel K1 uomini, mentre a squadre conquistarono due bronzi, uno  nel  K1 uomini (Diez-Canedo, Juanmarti, Crespo) e uno nel  C1 uomini (Domenjo, Erguin, Elosegi).  Fatto curioso che Crespo, Elosegi e Chourraut  erano già presenti in squadra 10 anni fa e sono stati da allora ad oggi le colonne di questa squadra che ha avuto nel 1989 il suo anno di svolta o meglio di nascita. Prima, per la verità,  c’era ben poco, ma a partire da quell’anno, quindi 30 anni fa,  si va a completare l’opera del canale olimpico a La Seu d’Urgell che ospiterà il rientro ai Giochi Olimpici della canoa slalom e che verrà inaugurato nell’ottobre del 1990.  Contemporaneamente arriva ad allenare gli atleti  iberici un certo Jean Michel Prono e da qui parte un progetto tecnico di sviluppo che negli anni ha visto diversi allenatori stranieri alternarsi alla guida della Spagna. Guille Diez Canedo, che ho avuto l’onore di allenare per i Giochi Olimpici di Benjin 2008 e che poi è stato mio collaboratore tecnico in Brasile per 5 anni e per uno in Italia, alla domanda quale sarebbe, se dovesse scegliere l'elemento che ha reso possibile la conquista di ben 6 medaglie iridate e che li pone dietro solo alla squadra della Repubblica Ceca, mi risponde: « non potrei dirne uno solo, ma se devo proprio secegliere direi magari il momento. E’ da anni che la Spagna ha questo potenziale. Hanno lavorato molto e quest’anno si sono sentiti uniti e con buoni  risultati in tante gare; se sommiamo a tutto questo  ai dei mondiali bellissimi organizzati in casa, si è creata l'occasione perfetta che l’ha reso possibile ». Ed in effetti il DT spagnolo dice bene: i suoi atleti  hanno avuto il merito di concretizzare in casa un lavoro lungo e costante portato avanti negli anni e che su un'acqua amica e ben navigata ha portato a questo enorme successo, anche se per la verità avrebbe potuto arrrichirsi con le mancate prestazioni di un fenomeno come Maialen Chourraut e di Nuria Vilarrubla. Della prima ho già parlato mentre della catalana 27enne nata e cresciuta nella valle del Segre ho detto poco se non il fatto che dopo aver vinto la semifinale crolla malamente alla sponda del ponte dove finisce con la testa sotto perdendo 7 secondi e 25 centesimi, un ritardo che la allontana dal podio iridato. Eppure lei  in casa aveva già vinto la finale di Coppa del Mondo lo scorso anno e come già fece nel 2016. Quest’anno poi aveva preso un argento, se pur con distacco abissale di 8.2 dalla vincitrice Mellory, agli Europei a Pau di fin maggio. Poi, sempre quest’anno,   aveva vinto la quarta gara di Coppa del Mondo a Leipzig davanti a Fiserova e Fox e quindi si presentava al mondiale sicuramente come una delle favorite. Un momento di indecisione e il fianco sinistro l’hanno  tradita non poco nella fase più delicata di tutto il Campionato del Mondo, impedendole così di portare una medaglia in più al suo Paese. La Spagna fino ad oggi dal 1949 ha vinto 13 medaglie ai Campionati del Mondo: 1 oro, 5 argenti e 7 bronzi. Di queste medaglie 3 argenti e 5 bronzi sono individuali.  Statisticamente parlando questa nazione si pone al 17esimo posto in una classifica di medaglie che vede presenti 24 paesi. Ai mondiali spagnoli le nazioni che sono andate a medaglia sono state 12, mentre quelle che hanno già qualificato barche per le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono state 25.   

                                                        ... prosegue

Il podio iridato del K1 men a sinistra argento a David Llorente (ESP), al centro oro a Jiri Prskavec (CZE) e a destra bronzo a Joan Crespo (ESP).

Il DT spagnolo Guille Diez Canedo
Medagliere dei Campionati del Mondo Slalom 2019 - La Seu d'Urgell