Qualche sorpresa nel C1 uomini!

I bimbi delle scuole elementari hanno addobbato la galleria del corso principale della Seu d'Urgel con disegni e bandiere.
L'autunno si fa già sentire, ma per fortuna solo alla mattina presto: l'aria alle 7 è frizzante e bisogna indossare pantalone lungo e pile. Vado al canale di buon ora per accendere le stufette nella tenda atleti, cosí facendo tolgo l'umidità della notte e metto un po di tepore. Nel frattempo e in attesa dell'arrivo dei primi atleti mi bevo il caffé con Camporesi e Barzon che sono in pratica operativi H24 direttamente sul campo di gara. Casa Italia, con i suoi pasti caldi e gli spuntini, è diventata una meta anche per le autorità presenti a questo 40^ Campionato del Mondo di Slalom. La cucina tricolore inutile dirlo è molto apprezzata tanto più se é curata da un grande Claudio Camporesi sotto le direttive della dottoressa Daniela Capra che oggi non solo consiglia cosa mangiare, ma anche opera direttamente sui fornelli.
Questa mattina poi ho incontrato Myriam Jerusalmi mamma e allenatrice delle sue figlie e le ho fatto i complimenti, visto che l'Australia ieri ha vinto la gara a squadre nel C1 donne con Noemi, Jessica e Rosaline Lawerence. Quindi in casa Fox a questo punto sono tutti almeno una volta Campioni del Mondo... con il suo sorriso mi ha anche detto che non ci aveva pensato fino a quel momento!
Veniamo al percorso di qualifica che tutto si può dire, ma non certo che è banale. Tante le penalità oltre a qualche problema di altezza delle porte che hanno costretto gli atleti, specialmente in prima manche, a scendere molto controllari e attenti. Tanto è che la seconda discesa, con porte regolate correttamente, è risultata essere più veloce per molti atleti.
Si parte lanciati con una serie di 4 discese di cui una (3) molto sfasta e la prima risalita è solo al bivio per poi infilarsi nel canale centrale disseminato di porte, ben otto, con due risalite una a destra e una a sinistra. Al ponte una combinazione classica con la risalita a destra per uscire sul cavo ed infialrsi dentro la 15. Qui si inizia a far lavorare i fianchi e la destrezza ha il sopravvento su forza e velocità: ancora otto porte tutte in discesa e tutte che ti lasciano con il fiato sospeso. Al salto finale risalita a sinistra - discesa - risalita e poi scatto finale. Un tracciato certamente all'altezza della situazione considerando la posta in palio.
Qualche grossa sorpresa c'è sicuramente stata e la più grande è l'eliminazione di Sideris Tasiadis il bronzo mondiale dello scorso anno, argento ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e quinto nel 2016 alle Olimpiadi di Rio. Quest'anno aveva vinto le selezioni tedesche, poi bronzo agli Europei di Pau a fine maggio. 15 giorni più tardi a Lee Valley vince la prima gara di Coppa del Mondo, poi non gareggia più fino alla 4 gara di coppa a Lepzig dove finisce 7^. In prima manche Tasiadis prende un 50 alla risalita 23: l'anticipa troppo si sposta con la punta la palina interna e passa nel senso opposto la porta in risalita. Il suo 96.14 sarebbe stato il terzo tempo senza il salto di porta. In seconda manche il tedesco, numero 1 nel ranking mondiale della specialità, dà l'impressione di essere imballato e finirá solo 16^ con una penalità di troppo che lo cancella dalla semifinale e gli fa dire addio alla sua potenziale terza olimpiade.
Grande delusione per Roberto Colazingari, purtroppo il 50 in seconda manche, alla 15, lo taglia fuori dal resto della manifestazione. Peccato perchè il sublacense aveva condotto una stagione tutta in crescita e i suoi tempi senza penalità lo confermano alla grande.

Nel Kayak femminile tutto nella norma nessuna sorpresa neppure in veste quota olimpica.

Domani di scena K1 uomini e C1 donne per le prove di qualifica al termine conosceremo il tracciato per semifinale e finale anche se per la verità è gia sulla carta, ma bastano 30 centimetri a farti cambiare una filosofia di corsa!


Occhio all'onda!



Un momento di relax in partenza da parte della squadra dell'India.

XL Campionati del Mondo Slalom ufficialmente aperti


Il tempo ha due velocità che si adattano al momento che stai vivendo. A volte corre velocemente, altre volte ogni secondo diventa una lunga attesa per quel fatidico 3,2,1 go!
Ci sono poi situazioni, cose e persone che hanno la capacità di fermare il tempo che non sarà più una unità che segna il nostro cammino, ma si trasforma in un mezzo per proiettarti in un’altra dimensione.  Il respiro, il battito cardiaco, le sensazioni di calore o gelo, l’euforia o la tristezza si alternano alla velocità della luce infischiandosi di quello che tu veramente vorresti. La vita è così e non ci si può fare nulla se non apprezzare ogni minima sfumatura.

Poi ci sono le contraddizioni come quella che la Germania investe  54 milioni di euro per un progetto antinquinamento tassando aerei a vantaggio dei treni e poi la Cina spende 11 miliardi di dollari  per realizzare un aeroporto che gestirà entro 2040, 100 milioni di passeggeri. Il mondo è così… godiamoci quelle che abbiamo magari mantenendo comunque fede ai nostri ideali.

Tra, allenamenti, analisi video, parole, gesti,  pensieri e sentimenti è arrivata anche la cerimonia di apertura dei XL Campionati del Mondo di Canoa Slalom che ci proietta inevitabilmente in questa settimana che porterà le prime quote olimpiche e ovviamente assegnerà titoli e medaglie iridate.

Dico subito quello che non è funzionato così poi posso parlare del messaggio profondo e sincero che Yldor Lllach ci ha trasmesso.
 

Mancato principalmente il protocollo: inaccettabile che la bandiera ICF venga issata all’inizio della cerimonia, cosa che invece dovrebbe essere fatta solo dopo che la carica politica presente più alta ha dichiarato aperti i Campionati del Mondo. Mancato l’inno spagnolo, anche se capisco che comunque non c’è molto sentimento comune per quella che dovrebbe essere la musica che unisce un popolo. Comunque sia queste gare sono fatte in Spagna e il Presidente del Comitato Organizzatore è il presidente della Reale Federazione Spagnola di Canoa nato in Castilla y León, quindi profondamente iberico!
Sul palco è mancato il presidente del Boarding dello Slalom che secondo me comunque avrebbe dovuto perlomeno essere presente.
E’ mancata la scenografia del palco: il canestro poteva essere tolto o coperto,  due fiori ci sarebbero stati pure bene, e magari pure i banner degli sponsor.  Lasciare le autorità in piedi sul palco non è molto carino e neppure decentrare il logo ICF sul mega schermo. Sempre da protocollo ci dovrebbero essere state oltre alla bandiera del paese ospitante anche quella dell’Europa.
A parte tutto questo è giusto riconoscere che la scelta del palazzetto è stata sicuramente una grande cosa, con l’aggiunta di una platea numerosissima e festosa. Da apprezzare le traduzioni sullo schermo che fanno risparmiare una montagna di tempo senza appesantire i discorsi ufficiali.
Veniamo però allo spettacolo offerto che ha visto in Yldor Lllach il vero mattatore della cerimonia di apertura di questi campionati del mondo. L’artista 34enne, diplomato in Canada alla scuola circense, ci ha regalato grandi numeri acrobatici sulla sua rossa bicicletta ai quali ha voluto connettere la sua infanzia da canoista. Oltre a tutto ciò Yldor ci ha saputo però trasportare nella magia della sua arte nata per puro caso quando il papà ha tolto le rotelle dal suo velocipede e il caso ha voluto che la ruota d’avanti si sganciasse e lo lasciasse pedalare in perfetto equilibrio su una ruota sola. La bellezza e la semplicità di una ruota che gira lo ha portato a volersi identificare con essa per diventarne un tutt’uno. Ecco qui che nasce il gioco della ruota entrandoci dentro e facendo parte di essa stessa.
Alla fine dello spettacolo il piacere poi di potermi complimentare direttamente  con lui e con grande ammirazione l’ho abbracciato ringraziandolo di essere andato oltre alla performance atletico-sportiva con il messaggio che ha voluto trasmetterci così profondo e sincero.

Occhio all’onda! 


La Squadra Italiana Slalom e Discesa presente a La Seu d'Urgell 2019.






Mondiali di slalom alle porte

Gli anziani, che la vedono lunga, hanno tirato fuori dall’armadio i pantaloni in velluto e il giaccone pesante senza maniche. Eppure il sole, quando esce,  ci scalda come fosse piena estate ed è stato così pure questa mattina per chi seguiva gli atleti nella zona illuminata, mentre, coachOmar, che viceversa operava  all’ombra ha dovuto tenersi il pile fino alla fine dell’allenamento. Mai abbiamo disputato un Campionato del Mondo così avanti nella stagione, una rassegna iridata che ha anche il valore di assegnare le quote olimpiche per Tokyo 2020. Si inizierà domenica 22 settembre con la cerimonia inaugurale  al Palazzetto dello Sport,  anche se l’alcalde, Jordi Fàbrega,  avrebbe preferito mantenere fede alla tradizione che voleva  l’apertura delle gare di canoa nella piazza principale sotto la casa comunale e a lato della cattedrale.  Poi le gare vere e proprie inizieranno solo mercoledì 25 con le prove a squadre. Da Giovedì le giornate saranno particolarmente intense visto che oltre allo slalom al via anche il mondiale di Sprint per il settore discesa. Due specialità che tornano assieme dopo l’esperimento del 2017 a Pau (Francia) che sembra aver dato buoni frutti per partecipazione ed interessamento da parte dei media e della gente.  

La Seu d’Urgell ospiterà quindi per la terza volta il Campionato del Mondo dopo quello del 1999 e del 2009. Riguardando le classifiche di 10 anni fa ritroviamo atleti che saranno al via anche in questa edizione come ad esempio la tedesca Jasmin Schornberg che vinse quel mondiale nel K1 donne davanti a Maialen Chourraut, campionessa olimpica 2016, e che rimane una delle favorite per questa edizione, oltre a Jana Dukatova, chiuse in 6^ posizione, e ancora allora e oggi presenti come  Elena Kaliska (9^), Corinna Kuhnle (11^), una giovanissima Viktoria Wolffhardt (25^), Eva Tercelj (34^), Viktorya Us (36^), Hanna Craig (37^), Ekaterina Perova (40^), Luuka Jones (59^) e per finire le sorelle Cassini.  Nel C1 uomini c’era e ci sarà Michal Martikan, argento dietro a Tony Estanguet, e ancora David Florence (5^), Denis Gargaud (7^), Ander Elosegi (9^), Alesxander Slafkovsky (10^), Takuya Haneda (13^), Matej Benus (15^), Casey Eichfeld (30^), Roberto Colzingari (45^), Sebastian Rossi (48^). Nel k1 uomini nel 2009 la gara la vinse Peter Kauzer davanti a Boris Neveu e quindi il duello si ripeterà anche a dieci anni di distanza. Al via anche Mathieu Doby (15^), Vavrinec Hradilek (18^), Darius Popiela (22^), Marcel Potocny (23^).
Se poi facciamo un salto di 20 anni e cioè risaliamo al mondiale del 1999 ritroviamo solo   Kaliska (6^) nel k1 donne,   Martikan in C1 che,  fu bronzo dietro a Robin Bell nella gara vinta da Emmanuel Brugvin,  e Alexander Slafkovsky (35^).

 Ma a la canoa slalom da queste parti ha una lunga tradizione iniziata nel 1980 con una prova di Coppa d’Europa e il Club locale,  il « Cadì Canoë Kayak »,  nasce nel 1964 e quest’anno festeggia i 55 anni di attività. Indiscusso il valore organizzativo che ha al suo attivo anche i Giochi Olimpici del 1992 e 18 tappe di Coppa del Mondo. Cambio al vertice dello staff che oggi è coordinato da Meritxell Rodriguez che ha preso  il posto di Nuri Villarrubla, mentre il direttore esecutivo rimane sempre l’inossidabile  Ramon Ganyet. 

Numeri importanti dal punti di vista della partecipazione visto che sono iscritte 65 nazioni per un totale di 510 atleti di cui 382 per lo slalom e 128 per la discesa.
                                                        … continua

Occhio all’onda! 


Il giorno 17 settembre il boarding dello slalom  ICF ha organizzato una interessante Coaches Conference. Dopo i lavori tutti in fiume per una garetta in canoa e per una cena conviviale.

Con il mio ex atleta brasiliano e ora impegnato nel progetto per il desarrollo internazionale João Vitor Machado.

Con noi ieri si è allenato Charles Correa e alla fine foto ricordo.


Coppa numero 32 archiviata

Il podio della Classifica complessiva di Coppa del Mondo del K1 uomini - primo: Jiri Prskavec (CZE), secondo: Peter Kauzer (SLO) e terzo: Vit Prindis (CZE).
La Coppa del Mondo Slalom 2019 ha vissuto a Praga il giusto grande e trionfale epilogo grazie ad un’organizzazione sublime  e a due atleti che hanno regalato emozioni  fino all’ultima porta.
Facile si potrebbe dire che tutto sia perfetto quando ad organizzare le gare ci sono ex-atleti di livello che sanno unire le figure professionali con i giovani  volontari, anche se non sempre tutto ciò è scontato.  Uno staff quindi che conosce esigenze e dettagli di chi gareggia e di chi lavora, con la consapevolezza che se il prodotto non viene visto e pubblicizzato poco importa e allora risalto anche al pubblico che entra a fare parte dello spettacolo,  trasformando la gara in una grande festa capace pure di fermare previsioni atmosferiche disastrose.

Jiri Preskavec  non ha vinta la finale di Coppa del Mondo nel K1 uomini, l’ha dominata semplicemente iniziando dalla semifinale. Il ceco, classe 1993,  ha pagaiato sulle acque di casa come solo un cavaliere errante è capace di fare. Ha pagaiato con la maestria di chi su quel canale ha costruito la sua intera carriera sportiva. Non ha sprecato un colpo è riuscito a tenere a freno l’impeto di chi qui a Praga doveva prendersi una grande rivincita e tornare sul gradino più alto di Coppa dopo due anni di assenza. Non poteva scegliere teatro migliore, non poteva fare regalo più bello al suo pubblico, non poteva tradire le aspettative che lo vedevano in azione su manifesti che hanno invaso la città. Sì! perché qui quando parli di slalom la gente comune sa di che cosa stai parlando, conosce vita, morte e miracoli dei loro atleti che viaggiano su auto che le aziende fanno a gara per fargli usare con tanto di  effigi, nomi e gare vinte. Qui Prindis, Prskavec, Tunca, Hradilek, Hilgertova sono una sorte di eroi nazionali, la canoa nella Repubblica Ceca ha  una lunga e consolidata tradizione, usata da tanta gente per scendere lungo i fiumi super attrezzati ad accogliere i naviganti della pagaia.  
Una domenica che ha regalato a Jiri Prskavec la sua seconda coppa del mondo dopo quella già  vinta lo scorso anno. Un traguardo che lo mette in corsa per uguagliare il record di Paul Ratcliffe che di questo Trofeo ne ha vinti tre consecutivi: ’98, ’99, ’00.
 

Jessica Fox  domenica sale per la 50esima volta su un podio di Coppa ed è un record che difficilmente si potrà uguagliare o superare con tanta facilità. Lei, l’angelo dei paletti dello slalom, in C1 ha il guizzo vincente mettendosi al collo l’oro della gara che significa pure vincere l’ambito trofeo  per la quinta volta, terza consecutiva. La canadese femminile nasce nel 2010 e su 10 edizioni 5 sono sue! Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro se non il fatto che l’australiana, dopo un avvio difficile, per lei visto che comunque è sempre stata tra le protagoniste,  si è presentata in finale di Coppa in uno stato di forma eccelso pronta più che mai ad affrontare il mondiale imminente da protagonista.

Coppa 2019 in archivio.  Prskavec vince in K1 uomini, Jessica Fox in K1 donne e C1 donne,  mentre Benus si porta a casa la coppa per la terza volta dopo quelle del 2010 e 2015 nella canadese uomini.

Chiusa anche la 32esima edizione di questo Trofeo che quest’anno  è stato ideato e  creato da Davide Prete,  un artista che arriva dai paletti dello slalom e che trasferitosi negli Stati Uniti ha trovato la sua dimensione artistica di grande prestigio oltre alla sua docenza all’università americana forte della sua laurea in architettura. 

Occhio all’onda! 

La conferenza stampa dove è stata presenta la Coppa del Mondo 2019. In primo piano il trofeo orgoglio italiano.
Il pubblico numeroso anche sotto la pioggia non ha abbassato la guardia seguendo fino alla fine ogni fase della gara.
Con Ana Satila la brasialiana che ha chiuso la Coppa del Mondo in seconda posizone in C1 e quarta in k1 a soli 8 punti dal terzo posto. L'atleta più completa dopo Jessica Fox.

Jessica Fox al centro trionfatrice in K1 donne alza al cielo la Coppa disegnata e creata dall'artista italiano nonchè canoista  Davide Prete.




La Slovacchia eterna protagonista

Matej Benus vincitore della gara e della Coppa del Mondo



Che spettacolo seguire la sfida che sembra non avere mai fine tra  Benus, Martikan e Slafkovsky per quell’unica quota olimpica che lo slalom a cinque cerchi possa offrire a loro. Uno solo infatti potrà essere al via di Tokyo 2020 perché la Slovacchia, come tutti gli altri paesi che qualificheranno, potrà far scendere in acqua un solo atleta per categoria. Una guerra, quello del posto olimpico, interna iniziata solo una settimana fa con la 4^ prova di Coppa del Mondo a Makkleeberg, proseguita qui a Praga e che si concluderà  ai Campionati del Mondo di La Seu d’Urgell a fine settembre con il verdetto finale.  Vincerà l’esperienza e la caparbietà di  Martikan? oppure avrà la meglio il 31enne Benus che ha dalla sua lunghe leve e 9 anni meno del suo più anziano rivale? Ma ancora ci potrebbe essere una sorte di  giustizia sportiva che offrirebbe  al 36enne Slafkovsky l’ultima chance per vincere un qualsiasi metallo olimpico, unico trofeo ancora assente nel suo palmares? La situazione attuale è:  una vittoria e un 5^ posto per Benus, una vittoria e un 10^ posto per Slafkovsky e un 4^ e 5^ piazzamento per Martikan.  Insomma non ci rimane che aspettare il mondiale e il verdetto finale arriverà inesorabile.
Oggi a Benus sono servite 98 pagaiate per fermare i cronometri su quel 100.46 che gli ha regalato vittoria di gara e gli ha consegnato nelle mani la Coppa del Mondo 2019 che vince per la terza volta dopo quelle del 2010 e 2015.  Lui, il pagaiatore di Bratislava, è entrato quest’anno in 4 finali (5’ a Lee Valley, 2^ a Bratislava, 5^ Makkleeberg e 1^ a Praga), quindi non ha centrato solo la finale di Tacen dove ha chiuso al 17esimo posto. Una stagione che era iniziata con un secondo posto in Australia a Febbraio in occasione degli Oceania Championships e poi con la vittoria alla Segre Cup di aprile. Chi invece si è visto sfuggire la Coppa dalle mani è stato Lukas Bozic alla porta  19, quando cioè la sua spalla sinistra  ha toccato il palo interno: i due secondi di penalità gli hanno tolto la seconda  posizione e 10 punti sulla classifica finale che lo vede secondo con solo due lunghezze di distacco dal vincitore Benus.
Jessica Fox quando ci sono i momenti importanti non delude mai. Affronta la finale come un atto liberatorio e non pensa minimamente al risultato come lei stessa confessa a fine gara. Vince questa prova e la coppa  davanti a una ritrovata Ana Satila in K1, che all’arrivo ammalia tutto il pubblico con il suo sorriso,  la sua energia e la sua semplicità. Terza in questa finale Eva Tercelj che si porta a casa però l’argento nella classifica finale distaccata di 13 punti dall’australiana. 

Oggi semifinali e finali per C1 donne e K1 uomini poi si impacchetta tutto si saluta Praga e si va in Spagna a giocarci le quote olimpiche!


Occhio all’onda! 

Jessica Fox in azione in finale.
 
Ana Satila al suo arrivo in finale risulterà essere seconda, risultato che aveva già ottenuto nel 2016.


Il podio finale della Coppa del Mondo Slalom C1 2019 da sinistra Bosic al centro Benus e a destra Martikan.

Il podio finale di Coppa del Mondo K1 women da sinsitra Tercelj, Fox e Kuhnle.

Qualifiche su un tracciato veloce ma classico

Le risalite, sul tracciato di qualifica, si presentavano  con un sequenza alternata con le porte in discesa in questo modo: 3,7,4,3,3,0. Mentre per semifinale e finale la sequenza cambia in: 2,0,8,2,4,2. Facile e chiaro quindi  capire qual é  e qual é stato l’intento e l’idea che i tracciatori (Delaney e Aghulon) hanno avuto nel disegnare il percorso. Quella sequenza lunga di porte in discesa é un classico sul canale di Troja, che ha come prerogativa la velocità dell’acqua e il suo treno di onde. 
Il canale con tutta l'area circostante é stata vestita a festa come solo qui sanno fare. Ogni minimo dettaglio è curato per pubblico e per atleti. Il pubblico può seguire la gara su 4 mega schermi guidati da due esperti e bravi commentatori in lingua inglese e in ceco. Gli atleti qui a Praga trovano tutti i confort di cui necessitano, dall’ampia sala per seguire le gare fornita di ogni tipo di leccornia, all’area privata per ogni Team. Anche i tecnici sono trattati alla grande visto che la tenda video finalmente ha una copertura scura che permette di vedere perfettamente le immagini sui monitor privati e sui due grandi televisori piazzati al centro.
Giornata lunga, quelle del venerdì,  con tutte le qualifiche per tutte le categorie e in più con le demo run per semifinali e finali. Il venerdì anche qui è un regolare giorno  lavorativo, ma nonostante questo il pubblico é stato numeroso e partecipe. Chissà domani quanta gente animerà i beniamini di casa che qui sono considerati veri eroi e sostenuti a gran voce.  Le previsioni meteorologiche non sono delle più confortanti e così i bravi commentatori hanno raccomandato a tutti di portarsi una giacca in più e magari l’ombrello, ma hanno sottolineato il fatto che non si potrà perdere lo spettacolo che sicuramente i migliori atleti al mondo ci regaleranno senza risparmio di forze ed energie: la posta in palio è alta! Nessuna Coppa ha già un vincitore certo, dipenderà tutto quello che accadrà tra sabato e domenica.
Nel C1 uomini passano praticamente tutti i big, piccola delusione per Raffy Ivaldi che in prima manche paga un tocco alla 7 con la punta e all'essere finito lungo alla 24 gli pregiudica il passaggio diretto finendo  22esimo. In seconda manche  il veronese ha un 50 che gli taglia decisamente la possibilità’ di passare il turno. Peccato perché il 97.10 era decisamente un gran tempo. Fuori Lukas Rohan anche lui per un 50 sempre alla porta  8. Nella canadese in rosa rimane fuori solo Wiktoria Wolffhardt che così esce dai giochi per la conquista della Coppa  che la vedeva in terza posizione e ancora in corsa per la vittoria finale. Nel Kayak maschile routine con qualche brivido per Peter Kauzer costretto a passare per la seconda discesa dopo una prima manche disastrosa. Chi invece perde una grande occasione in vista di Tokyo 2020 é Martin Halcin che per un tocco alla porta 13 rimane fuori e vede sfumare la carta olimpica. Gli slovacchi in fatti avevano questa gara come prova selettiva per i prossimi Giochi Olimpici.


Occhio all'onda!

Vit Prindis capolavoro dell'arte moderna post comunismo




Domenica, uscendo dal parcheggio riservato alle squadre, ho incrociato Alexander Slafkovsky e mi sono fermato a fargli i complimenti scusandomi per non aver già provveduto il sabato: non ero riuscito più a vederlo dopo la sua gara; ho anche approfittato per ringraziarlo, visto che ci ha regalato una discesa pressoché perfetta con una eleganza unica e sublime come ho scritto a commento della finale dei C1 uomini. Prontamente l’atleta slovacco dalle lunghe leve e grande appassionato di sci d’alpinismo mi ha risposto : "thank you very much Ettore, it was a good run to look - poi un attimo di pausa e aggiunge - like today Vit". Ed in effetti anche Vit Prindis ha dominato la finale come i grandi campioni sanno fare. Tanto più se si considera che tra semifinale e finale si è migliorato di 2 secondi e 77 e se tralasciamo la piccola sbavatura in finale alla porta 10 in risalita, tra l’altro risolta con molta freddezza, possiamo annoverare la sua discesa tra i maggiori capolavori dell’arte moderna post rivoluzione comunista. 87.78 è un tempo stratosferico che gli fa mettere l’oro al collo con un vantaggio di quasi 2 secondi e mezzo sull’australo-francese Lucien Delfour che fino a questa gara certo non aveva brillato in Coppa del Mondo. Infatti, quest’ultimo, aveva ottenuto come miglior prestazione due 34esimi posti: il primo a Lee Valley e il secondo a Tacen, anche se per la verità in qualifica sembrava essere pronto ad un grande risultato: nella prima gara di coppa era quinto, poi a Bratislava secondo e ottavo a Tacen, mentre a Makkleeberg era dietro solo a Jiri Prskavec. Il ceco, neo papà, è sceso sempre spingendo ma a mio modo di vedere ha cercato troppo spesso le soluzioni estreme trovandosi in più di una occasione (vedi porta 10 o 12 o ancora traghetto 14/15) con la canoa piantata nell’acqua. Certo il praghese ha dalla sua dinamicità e soprattutto una incredibile motivazione che lo porta sempre a spingere al massimo ogni volta che scende in acqua sia in allenamento che in gara. Un atteggiamento sicuramente vincente, ma forse ancora alla ricerca definitiva di un un equilibrio generale che ancora gli manca. Che dire della finale nella canadese donne? Forse è il caso di sottolineare che è Jessica Fox a fare il bello e il brutto di questa specialità? Lei la gara la può solo perdere come ha fatto domenica toccando e aggiungendoci ben tre errori: il primo alla porta numero uno che tocca con la spalla sinistra, poi tra la 7 e la 8 quasi perde la pagaia e l’incertezza tra la 14 e la 15 le costa quei 16 decimi di distacco dalla vincitrice Nuria Vilarrubla che si aggiudica la gara dopo essere passata per la seconda manche di qualifica e con il quinto tempo in semifinale. Seconda è Tereza Fiserova a 0.04 dall’iberica. L’equazione logica quindi è: quando la bionda volpe australe fa di tutto per non vincere, per una serie di ancestrali motivi, il resto del mondo in rosa e in ginocchio deve essere pronto ad afferrare il mostro per le gambe e cercare di dare il meglio di sè considerando che le possibilità di farlo non sono molte, se il dominio della volpe rimane così forte e determinato! A Makkleberg, Jessica Fox, è salita per la 32esima volta sul podio di Coppa partendo dalla sua prima partecipazione e cioè dal 2010. Un palmares così suddiviso: tre bronzi, 5 argenti e 24 ori. Se poi, ai successi nella canadese, aggiungiamo anche quelli nel kayak allora i podi totali passano a 48 con la possibilità anche di arrivare a quota 50 entro fine settimana!
 
Occhio all’onda! 


Il podio del K1 Men da sinistra Delfour (secondo con 90.21) al centro Prindis (vincitore con 87.78) a destra Prskavec (terzo con 90.32).