Cassio Petry



“Down the street the dogs are barkin’ And the day is a-gettin’ dark As the night comes in a-fallin’ The dogs’ll lose their bark An’ the silent night will shatter From the sounds inside my mind For I’m one too many mornings And a thousand miles behind"

In una notte di programmazioni e di riflessioni mi ha accompagnato la calda voce di Johnny Cash, il cantore che ha vissuto sulla sua pelle mille avventure. Lui era un tipo speciale, ma veramente speciale. Questo l’ho appreso da uno programma su radio Rai che spesso e volentieri produce ottimi lavori. Che spettacolo la radio e poi il podcast che invenzione magica. Poi ho ascoltato Cash con Bob Dylan in “one too many morning” e ho trovato questa strofa
e mi sono messo a ridere... anche qui i cani hanno finito da tempo di abbaiare puntuali come ogni sera al calare della notte. E i suoni della notte ora sono solo quelli della mia mente mentre un altro giorno è passato e ho ancora mille miglia da fare. La canzone poi prosegue dicendo che lo sguardo lentamente si sfoca e io volgo ancora il capo verso la stanza dove ho dormito. Sorrido ancora... quella porta c’è veramente e oggi è vuota perché un atleta ci ha lasciato ed è tornato a casa per seguire un’altra strada. Per entrare cioè nel mondo di una vita che prima o poi, gira e rigira, si deve percorrere. Non è facile passare da esser atleta a tempo pieno a uomo che non ha più come preoccupazione principale quella di far correre veloce la sua canoa. Cassio Petry ha dedicato una vita alla canoa un amore sfrenato per tutto quello che è slalom, acqua, gare. Passione mescolata al romanticismo che solo uno sport come il nostro può offrire tra la natura e per la natura. L’ho visto l’altro giorno mentre infilava nel sacco la sua canoa e poi ancora nel posarla sopra gli appoggi con una cura unica, sublime e io lo rivedo avvolto dal silenzio di questa notte che sfuoca i contorni per illuminare solo la vera essenza della vita. Una carriera internazionale, la sua, iniziata da junior nel 1996 con i campionati del mondo a Lipno (Repubblica Ceca), quando Martikan chiuse al secondo posto dietro a Masek, padrone di casa. Lo stesso Martikan che solo poche settimane più tardi metterà al collo il suo primo oro olimpico ad Atlanta sull’Ocoee River. Cassio chiuse la Coppa del Mondo in ottava posizione nel 2002 quando in casa a Tibagi ottenne un quarto posto importante nella gara vinta da Stefan Pfannmoeller. Giusto per la cronaca il tedesco in quell’anno vincerà la Coppa del Mondo in C1 con un quarto posto a Guangzhou (Cina) un secondo ad Augsburg (Germania) e ancora un quarto a Praga in cui vinse il polacco Bieryt e ovviamente la vittoria in Brasile. Cassio ha coronato il sogno olimpico a Sydney nel 2000 dove partecipò e chiuse al 14^ posto e ora si era rimesso in gioco per cercare di conquistare la qualificazione a Londra 2012 in C2 con Charles Correa. E’ andato molto vicino ai Panamericani con un secondo posto a pochissimo dai vincitori a stelle e strisce. Alla fine però ha mantenuto fede alla parola data e cioè che se non avesse raggiunto questo obiettivo sarebbe tornato a casa per dedicarsi al figlio che sta per nascere. Mi sono commosso non poco quando ci siamo abbracciati per salutarci alla stazione dei bus dove ho voluto accompagnarlo per rientrare a casa con le sue cose. Una borsa della selezione brasiliana, la borsa stagna da canoa che aveva acquistato l’anno scorso a Bratislava, un sacchetto di plastica con il PVC per un’impostazione da C1, forse quella del suo futuro figliolo. E poi un cuscino... il suo cuscino che in questi ultimi giorni ha raccolto parecchie lacrime. Mi ha confessato che dopo la gara di sabato ha pianto molto e non ha dormito, ha passato la notte a scorrere una carriera tra i paletti dello slalom. Ha passato i suoi anni migliori a rincorrere l’onda più alta per scoprire se stesso dentro un guscio in ginocchio in mille diversi luoghi e paesaggi. Oramai è giunta l’ora io lo ricorderò per la sua serietà, per la sua meticolosità nell’allenamento, per quegli occhi sbarrati prima delle gare e ... per quella dolce carezza che ha dato alla sua canoa prima di riporla nel sacco!

Occhio all’onda!

P.S. CARO CASSIO IN BOCCA AL LUPO PER IL TUO FUTURO CON GRANDE AFFETTO E STIMA -

Ale Brasil!


Sono stati giorni decisamente intensi, ma, come dice bene il mio amico Teo (più amico o più figlioccio... mah!) noi rendiamo meglio sotto pressione. In effetti è così e per avere la carica giusta ci vuole la giusta motivazione che in questo fine settimana certo non è mancata. Ci siamo dimenticati di pranzare o cenare o di guardare che cosa accadeva nel mondo perché la luce del sole pensavamo si accendesse solo per noi e con noi. Il resto poco contava. Va beh è finita un’altra gara, un altro importante traguardo, un’altra selezione olimpica e ora bisogna perdere un po’ di tempo per analizzare il tutto e capire bene il tipo di lavoro da affrontare da qui in avanti. Una pausa di riflessione che però non ti lascia tempo visto che già domani bisogna mandare i programmi al comitato olimpico, farseli approvare e poi partire. C’è una squadra da impiantare per i mondiali junior e U23 e un’altra per la coppa del mondo. Insomma il lavoro non mancherà neppure nei prossimi giorni. A pensarci bene non è mai mancato da quando sono atterrato qui in Brasile e cioè il 16 novembre. Si inizia con la colazione alle 6,30 e si chiude la porta alle 23,30 quando l’ultimo atleta torna dall’università. Ora guardiamo al futuro con più lucidità grazia ad un ticket per Londra e un altro praticamente staccato a metà e poi cancellato, da tante finali con tempi di tutto rispetto, con una squadra che corre a 100 km all’ora e con uno staff organizzativo, burocratico, logistico, tecnico di altissima qualità e soprattutto con la voglia e l’orgoglio di lavorare per realizzare un sogno. Spesso e volentieri in questi giorni ho cercato di mantenere libera la mente da ogni mio pensiero. Mi sono sforzato per non appuntarmi nulla e tanto meno scrivere, che per me è praticamente una necessità vitale. Ho voluto estraniarmi da me stesso per cercare di entrare in sintonia con gli atleti, per cercare di percepire ogni movimento, ogni loro respiro, ogni sensazione, ogni segnale che mi avessero voluto lanciare. Ho rinunciato anche a prendere gli intermedi durante le gare perché ho preferito seguirli a bordo riva, correndo, ansimando, urlando, gioendo e, disperandomi per 13 centesimi che hanno cancellato un sogno ad un ragazzo poco più che maggiorenne. 13 centesimi che hanno però la forza di durare molto di più del loro tempo effettivo e fissarsi nel cuore di tanti amici, parenti, atleti, conoscenti, appassionati e amanti dello slalom. Mi sono nutrito con la fatica per correre vicino a tutti i miei atleti nelle quattro discese che hanno fatto e non ho sentito la necessità di ingurgitare nulla, quasi temessi che qualsiasi alimento mi potesse privare di quell’energia che percepivo dai miei ragazzi. I Pan-Americani si cono conclusi. Domani si apre un nuovo capitolo che va tutto programmato e organizzato. Domani ritorniamo a ricordarci che c’è una vita anche fuori dalle porte di slalom, c’è una vita che deve essere vissuta pienamente, deve essere condivisa, amata e sfruttata per ogni suo centesimo perché altrimenti, se non fosse così, non assaporeremmo appieno il valore del dono che abbiamo ricevuto tutti noi. C’è chi ha mollato e se n’è tornato a casa. A loro posso solo augurare di ritrovare nella loro scelta la forza di non rimpiangere nulla e vivere appieno e sempre al cento per cento. A chi rimane non posso dire che sarà facile, anzi sarà dura, molto più dura di oggi perché siete cresciuti e siete all’inizio di una salita per scalare una montagna. La differenza è che ora conoscete la meta finale e potete vedere la sua cima: bella, pulita, incantevole e noi dobbiamo semplicemente arrivare laddove il sole splende, laddove si respira aria pura, laddove non serviranno le parole. Basterà guardarci negli occhi e sempre con il sorriso affronteremo tutti assieme tutti gli sforzi da fare senza paura perché sappiamo come vincerla. Bravi ragazzi e grazie per le grandi emozioni che ci avete regalato e grazie a tutte le persone che ci sono state vicine se non fisicamente, ma certamente con il cuore!




Foram dias definitivamente intensos, mas como diz bem meu amigo Teo (mais amigo ou mais afilhado...mah!!) “nós rendemos melhor sobre pressão”. Na verdade é assim e por haver a carga justa se tem a justa motivação que neste final de semana é certo que não faltou. Nos esquecemos de almoçar ou jantar ou de ver as coisas que aconteciam no mundo porque pensávamos que a luz do sol brilhasse somente para nós e conosco. O resto pouco importava.
Pois então, terminou outra competição, um outro importante objetivo, uma outra seleção olímpica e agora necessita perder um pouco de tempo para analisar tudo e entender bem i tipo de trabalho que encontraremos daqui para frente. Uma pausa para reflexão, que porém, não pode se prolongar, afinal amanhã necessita enviar os programas ao Comitê Olímpico, te-los aprovando e então partir. Temos uma equipe para implantar para o mundial junior e Sub 23 e uma outra para a Copa do Mundo. Em resumo, trabalho não faltará, nem sequer nos próximos dias.
Pensando bem nunca faltou desde que aterrizei no Brasil, 16 de novembro de 2011. Se inicia o café da manhã as 06:30 e se fecha as portas as 23:30 quando o último atleta retorna da Universidade.
Agora aguardamos o futuro com mais lucidez, graças a uma vaga para Londres e um outro praticamente dividido ao meio e depois cancelado, de tantas finais com tempos de todo respeito, com uma equipe que corre a 100 km/h e com uma equipe organizadora, logística, técnico de altíssima qualidade e sobre tudo com a vontade e o orgulho de trabalhar para realizar um sonho.
Frequentemente e de bom grado neste dia procurei manter livre a mente de cada pensamento meu. Me esforço para não apontar nada e muito menos escrever, que para mim é praticamente uma necessidade vital. Tenho vontade de ficar distante de mim mesmo para buscar e entrar em sintonia com os atletas, para buscar perceber cada movimento, cada respiro deles, cada sensação, cada sinal que tivesse vontade de lançar. Rejeitei-me a ficar sentado, conferindo o tempo entre as portas, pois preferi seguir na margem do canal, correndo, gritando, motivando, alegrando e desesperando-me por 13 centésimos que cancelou um sonho de jovem. 13 centésimos que tem, porém, a força de durar muito mais do que o simples tempo propriamente dito tem o poder de fixar no coração de tantos amigos, parentes, atletas, apaixonados e amantes da Canoagem Slalom. Sou nutrido do cansaço de correr próximo a todos os meus atletas nas quatro descidas que fizeram e não senti a necessidade de me alimentar, quase temendo que qualquer alimento poderia privar daquela energia que recebi dos meu meninos.
O Pan-americano acabou. Amanhã se abre um novo capitulo que será tudo programado e organizado. Amanhã voltaremos a recordar que temos uma vida também fora do Slalom, temos uma vida que deve ser vivida por completa, deve ser compartilhada, amada e desfrutada por cada centésimo seu, porque de outra forma, se não fosse assim, não apreciaríamos completamente o valor do dom que todos nós recebemos.
Alguns desistiram e voltaram para casa. A eles posso somente desejar de reencontrar na sua escolha a força de não se arrepender em nada e viver completamente e sempre em cem por cento. Àqueles que permanecem não posso afirmar que será fácil, ao contrário, será duro, muito mais duro que hoje, pois vocês cresceram e estão no inicio da escalado de uma montanha. A diferença é que agora conhecem a meta final e podem ver o cume: belo, limpa, encantadora e nós devemos simplesmente chegar onde o sol brilha, onde se respira ar puro, onde não haverá palavras. Bastará guardar nos olhos e sempre com um sorriso enfrentaremos juntos, todos os esforços que teremos que fazer, sem medo porque sabemos como vencê-la.
Parabéns pessoal e obrigado pela grande emoção que me deram!!!


Olho na onda!

Occhio all’onda!

Momenti magici

video

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Head or tails?


Heads or tails? The joy and peace after having reached the dream of our life; the sadness and melancholy when seeing that dream taken away from us. The aim is the same. Working for years and then getting on that winged horse and getting off in London, or get off that horse and get on with life without that great goal to reach. Four years are a long time and for some people it could mean that it is the last chance. The truth is that life must not be lived chasing a great aim, life is wonderful and must be lived to the full even without the successes we can obtain. The real success is what we find, every day, inside ourselves, when we open our eyes and start a new day. Fancy words, that some of us can appreciate and others that have to leave the nightmare of a door closing behind us that can ‘t be opened again if not perhaps, in a far away future. The faces of the two Australian girls that fought to the last sweep of the paddle to get that one and only place available at the start list, that in July will entrance us all. The younger, pretty, talented and refined and the older, in a manner of speaking, with experience on her side. In the end, the first to arrive will represent Australia, her country by adoption, at the Olympic Games, while the second closing one chapter will have to open up another one straight away.

“I am not going to the Olympics :( But maybe I will go on some other adventures instead….” Can be seen on the social network while waiting for the grand results.

A challenge to tell the truth, that leant over to one side , right from the beginning. The technical gap between the two was too large. Even if in 2008, when her sister stole the place in Bejing, going on to win the silver medal, she won the World Cup, and seemed to be the new woman on the world screen. But… life changes quickly. She started 2009 by going up and up towards success, followed by a black out – she can’t find the same style that made her win at Augsburg the year before. In 2011 she is out of the team for the World Cup. Her direct rival isn’t 18 years old yet but, just finished High School in November, the right time for getting ready for the Olympic selection. She is still a junior but has already got two awards on her personal “CV” besides the finals in the World Cup. But that isn’t the top! What made an impression on me was the results of the Oceania Championships, gate number 4. If we add the push she got at the wall of the next ascent upstream, that is gate number 6 and that’s it!! It’s true that some people are born to be champions but they have to work really hard day after day to get there. These masterpieces are the result of being clever but lots of hard work too. Masculine movements but with that touch of feminine elegance. That could have been enough for me, I could have turned off my precious MAC and ignored the magic Siwidata site. I could have bet a thousand Australian dollars that that little “fox” wouldn’t have had any rivals: that Olympic shirt would have been hers. I carried on enjoying the ferry “Maine wave” style – 9 – 10. Concluding with a last up door on the right the 11, which came after a combination of double up doors and a coast to coast to finish. At the third consecutive upstream – I don’t remember ever having seen three, one after the other, that is since the time of the 30 gates at the beginning of the 80’s – her paddle dived into the water like a rotating pivot. At that point, no hesitation, the paddle firm, the canoe rolling round it, projected out at 100 km per hour!! She lost a couple of precious seconds at the end, gate number 17 but by then the taste of glory was hers. She would have beaten Hilgertova, thirty years older than her even without that little mistake and even with a penalty. Yet another second place, the second one after the “Australian Open” two weeks ago.
I say to myself: if for some unknown reason she didn’t get to the Olympics, she could be well pleased by those three masterpieces that put her on the right road. They will guarantee her a great future. One thing is sure – if we put gains and style together we can’t miss.
I forgot to say one thing – this is the story of Kate Lawrence who will watch the Olympics on the television and Jessica Fox who is on her way to London to take part in them.


Occhio all’onda!

translate by Teresa Bergamini

Domenica è domani!


C’è una certa emozione nell’aspettare domenica. C’è una certa emozione perché quando si aspetta un avvenimento si è sempre emozionati. Che bello sarà! Purtroppo non ci sarò, ma lo vivrò di luce riflessa, lo vivrò con altri occhi e comunque con gioia e trepidazione. Il grande contenitore della nostra vita mi tiene aggiornato e lo vivo oltre oceano con una certa fantasia... a volte devo mettercene molta e giocare con i ricordi per non perdere sorrisi, abbracci, parole di amici e momenti che sento comunque di vivere. Per le emozioni invece ci pensa Amur, e la sua voce, nel raccontarmi e nel ricordarmi che ci stiamo avvicinando all’evento, mi fa capire e percepire che sarà un grande evento. Lei si sta preparando e anch’io per viverlo alla grande.
Tempo fa ricordo che lo stesso maestro mi aveva accennato della volontà di chi offre la sala di far esibire coppie di maestri, professionisti della zona , per dare spazio alle nostre realtà. Ricordo di avergli detto che ritenevo la proposta assai interessante e giusta perché noi italiani siamo un po’ troppo esterofili. Pensiamo sempre che gli altri fuori dai nostri confini possano essere migliori. Certo viviamo ormai in un mondo senza frontiere e penso di essere la prova provata di tutto ciò, ma è anche giusto e doveroso guardare in casa nostra e gioire per tutto ciò che possediamo. E loro, che hanno messo la loro passione e professionalità portando il Tango nella sala “Lemon” del mitico Mascara, saranno i primi. Sapere che i propri maestri balleranno al centro di quella pista, mentre attorno ci saranno molti dei loro vecchi, nuovi e futuri allievi mi rende fiero. Posso sempre dire, alla persona che virtualmente magari troverò accanto che quelli sono i miei maestri. E’ un pochino come quando magari tu vedi qualcuno alla televisione che conosci e sobbalzi sulla sedia urlando: “ma io quello lì lo conosco!”
Ecco era per dire che fra non molto ci siamo e domenica saremo in molti a fare il tifo per loro...per Voi!
Alcuni saranno veramente vicini e li sentirete e abbraccerete, ma anche altri lontani che viceversa vi penseranno intensamente trasmettendovi tutta l’energia possibile.

In bocca al lupo cari Graziella e Graziano e ...

Occhio l’onda!

Un pensiero vale mille parole


Si inizia ad aver bisogno della copertina alla notte. La cosa mi rende felice perché si dorme molto bene e si recuperano energie per il giorno successivo. E’ cambiata anche l’ora e viene buio prima. Per la verità non noto molto la differenza.
Ho aperto il mio armadio e ho tirato fuori una splendida, soffice e delicata coperta tigrata. Durante il giorno ovviamente fa da copriletto al mio lettone e dà un non so che di esotico a questa mia stanza che è anche la mia casa, il mio rifugio, il mio ufficio, il mio deposito, il confessionale per i ragazzi, la sala video, la sala riunioni e tanto ancora.
Quando vedo la copertina è automatico pensare ad una mia amica, una tipa speciale, molto particolare, dal sorriso dolce e dalle parole gentili che ama tutto ciò che è “animalier”, sinonimo di passione e desiderio. Lei è più per il leopardato, ma anche il tigrato non è poi così male!

Quando sono a Verona la trovo passeggiando. Meglio: lei passeggia e io sono di corsa, per fare un po’ di movimento fisico. Oppure sfreccio con la bici per mille commissioni che mi ritrovo sempre a fare nei miei passaggi da casa e la incontro in centro accompagnata sempre dal suo sorriso. Mi ferma gesticolando, per attirare la mia attenzione in mezzo al traffico, si beve un caffè velocemente assieme e in cinque minuti ci raccontiamo gli ultimi aggiornamenti sulle nostre rispettive vite. Ci diamo un appuntamento per una cena a casa nostra, ma puntualmente riparto prima di riuscirci. Non ci si vede praticamente mai, ma è come se comunque ci si vedesse sempre. Lei mi bacchetta o mi elogia su qualche mio scritto e mi manda segnali di fumo per farmi partecipe della sua presenza e della sua attenzione costante nel seguire il mio blog mantenendosi sempre molto discreta, piacevole, elegante, ma soprattutto fraterna.
Ha un cane, o meglio, un bassotto, considerando il bassotto non certo della famiglia degli animali e tanto meno dei cani. Il bassotto è il bassotto punto e basta. Lei invece è una bella donna di poco più o poco meno di 50 primavere. Ti affascina il suo sorriso se la vedi e non la conosci, viceversa se la conosci l’ammiri per la sua storia, per la sua vita e apprezzi tutto di lei, anche quell’amore che forse oggi non è più corrisposto se non per obblighi paterni. Passeggia alla mattina relativamente presto lungo l’Adige, un giro rilassante, un giro immersa nei suoi pensieri.
Io l’ho conosciuta come si conoscono le madri dei compagni dei nostri figli e se devo esser sincero è stato un periodo molto bello e spensierato. Comunella tra una decina di genitori fuori dal portone di scuola dei nostri pargoli che puntualmente accompagnavamo. Ci si fermava a scambiare quattro “ciacole” come si dice in dialetto dalle nostre parti. Argomenti vari, sempre molto animati, eravamo tutti presi dai nostri sogni un pochino idealistici, un pochino forse diversi. Ma alla fine ci siamo scoperti essere uguali a chi fuori da quei cancelli ci ha preceduto. Anche noi forse uguali ai nostri genitori, uguali e uniti nelle tristezze e nella gioia del mondo, ma consapevoli di noi stessi. Il rapporto fra noi si rafforzava di giorno in giorno mentre vedevamo, di giorno in giorno, crescere quei bimbi che lasciavamo ogni mattina sul cancello della “scuoletta”, dalle sembianze fiabesche e dal giardino forse troppo piccolo per tutta l’energia che animava quelle mura costruite più di cinquant’anni fa. Poi le cose cambiano, poi la vita piano piano passa e per qualcuno, si ravviva per qualcun altro si fa difficile.
Cosa significherà mai passare il tempo ad inseguire i fantasmi di un amore che non ha conosciuto mezzi termini?
Perché in fondo si ama senza pretendere nulla in cambio. Non è facile accettare tutto ciò rinchiusi nel nostro eterno egoismo e nelle nostra voglia di possedere l’anima altrui. Lei ci è riuscita. Forse per questo la sua serenità è percepibile a pelle e lei è capace di trasmetterla con estrema facilità... bisogna però saperla cogliere.
I suoi cappelli ricci, il suo comportamento, quel suo tenero modo di avvicinarsi alla gente, quel vagare in una città che le appartiene e a cui appartiene. Una storia forse come tante altre, ma esaltata da quattro figli, martoriata dalla perdita di uno di loro per una banalità in una casa di gente per bene. Una storia di cui non l’ho mai sentita parlare, ricordare. Una storia che evidentemente porta dentro sé e che non condivide perché forse condividere significa dissolvere al vento sentimenti, emozioni, ricordi.

Poco importa perché spesso uno sguardo, un pensiero o un piccolo gesto valgono molto di più di mille parole.

Occhio all'onda!

Gioia e tristezza, gloria e malinconia


Le due facce della medaglia: la gioia e la serenità per aver realizzato il sogno della propria vita; la tristezza e la malinconia per veder sfumare quel sogno. Rincorrere la stessa meta. Lavorarci per anni e poi salire sul cavallo alato per volare a Londra oppure scendere da quel cavallo per affrontare la vita senza più quella grande meta da raggiungere. Quattro anni sono tanti e forse per qualcuno potrebbe non esserci più tempo. Certo la vita non deve essere solo la rincorsa verso un grande obiettivo, la vita è bella e va vissuta nella sua pienezza indipendentemente dai successi che si possono ottenere. Il vero successo deve essere quello che ogni giorno troviamo dentro di noi quando apriamo gli occhi e iniziamo una nuova giornata. Belle parole, ma c’è chi le apprezzerà e chi viceversa dovrà uscire dall’incubo di una porta che si è chiusa e che non potrà aprirsi se non, forse, in un futuro che è lontano.
Sono le due diverse immagini che ci hanno regalato gli “Oceania Championships” che in questi giorni ci mantengono in tensione per conoscere i primi nomi di chi sarà al via ai prossimi giochi olimpici per la canoa slalom.

Due volti di due ragazze australiane che fino all’ultima pagaiata hanno lottato per prendersi l’unico posto a disposizione su quella start list che a luglio ci regalerà grandi emozioni. La giovane talentuosa, carina e dal “pedigree” raffinato e la più anziana, si fa per dire, che dalla sua aveva più esperienza. Finirà che la prima andrà alle olimpiadi a rappresentare l’Australia, suo paese di adozione; mentre la seconda ha chiuso un capitolo e dovrà aprirne subito un altro:

“I am not going to the Olympics :( But maybe I will go on some other adventures instead...” così si legge sul social network per eccellenza in attesa di essere quotato in borsa.


Una sfida per la verità che fin dall’inizio pendeva da una parte sola. Troppo il divario tecnico tra le due. Eppure nel 2008, quando sua sorella le rubò il posto a Bejing vincendo poi l’argento, e lei vinse la coppa del mondo, sembrava essere la donna nuova del panorama mondiale. Ma… la vita cambia velocemente. Un 2009 in salita e poi il buio e non riesce a trovare più l’eleganza che le aveva permesso di vincere ad Augsburg l’anno prima. Nel 2011 è fuori dalla squadra per i mondiali.
La sua diretta rivale non ha ancora compiuto 18 anni, ma ha finito l’high school giusto a novembre per preparare al meglio la selezione a cinque cerci. E’ ancora junior è ha già due titoli iridati sul suo personale “CV” oltre a finali in coppa e mondiali. Ma non è questo che impressiona di più! Ciò che mi ha esaltato è stata l’uscita dalla prima risalita agli Oceania Championships, la porta numero 4. Se a questa ci aggiungiamo la spinta che si è procurata sul muro alla risalita successiva, e cioè alla 6, il gioco è fatto e non ci sono più scuse per non capire che campioni certo si nasce, ma si diventa solo se si lavora duramente ogni giorno. Quelle azioni sono capolavori, frutto di ingegno e tanta applicazione. Movimenti mascolini, raffinati dall’eleganza che solo una donna può avere. Mi sarebbe bastato questo, avrei potuto spegnere il mio fidato MAC e non guardare più il magico sito di Siwidata. Avrei scommesso mille dollari australiani che la piccola “volpe” non avrebbe avuto più rivali: quella maglia olimpica era sua. Ho proseguito a deliziarmi con un traghetto alla “maine wave” - 9 - 10 - magico per concludere con l’ultima risalita a destra la 11, che arrivava dopo una combinazione di doppia risalita e un coast to coast per arrivarci. Alla terza risalita consecutiva - non ho ricordi di averne viste tre di seguito se non ai tempi delle 30 porte nei primi anni ’80 - la sua pagaia si cementava nell’acqua svolgendo funzione di perno rotante. A quel punto non c’è stato nessun tentennamento o esitazione alcuna, la pala ferma, con la canoa che ruotava attorno, la proiettava fuori a 100 km all’ora! Solo sul finale, quella retro 17 le faceva perdere qualche secondo prezioso, ma ormai già assaporava i piaceri della gloria. Senza probabilmente quell’errore e anche con una penalità avrebbe vinto sulla Hilgertova di trenta primavere più vecchia di lei. Un altro secondo posto che segna il bis dopo gli “Australian Open” di due settimane fa.

Mi chiedo e mi dico che: se per chissà quale sconosciuta ragione non fosse stato suo il posto olimpico lei avrebbe potuto comunque gioire perché quelle tre opere d’arte che aveva messo in scena: sono la garanzia di un grande futuro. Certo... se all’estetica si unisce il profitto c’è sempre da guadagnarci.

Dimenticavo questa è in pillole la storia di Kate Lawerence , che le olimpiadi le guarderà dalla televisione, e Jessica Fox che viceversa sarà al via a Londra da protagonista

Occhio all'onda!