Metabolizzato l'Europeo Slalom iniziamo a tirare le conclusioni


Ci vuole sicuramente tempo per analizzare una gara perché bisogna metabolizzare bene l’evento per poi parlarne con estrema freddezza e conoscenza. Bisogna confrontarsi, si devono raccogliere dati, si tirano le somme e poi si fissa tutto nero su bianco per attivare ancora di più il confronto.
Lo scopo evidente è quello di capire che cosa  ha portato il Campionato Europeo appena concluso, sia per chi ha ottenuto ottimi risultati, sia per chi invece di risultati di rilievo non ne ha avuti.  Capire cosa fare  per crescere e per migliorarsi e, dove possibile, dare delle risposte alle tante domande che ci facciamo ogni volta che un grande evento vai in archivio.
Sicuramente nella valutazione devono essere inserirti tutta una serie di elementi che si sono vissuti e che hanno creato sicuramente disagio, ma che sono stati  affrontati in modo diverso dalle varie nazionali. Comportamenti diversi vuoi per maggiori possibilità di scelta di campi di allenamento, vuoi per leggi derivanti proprio dallo stesso Stato in cui gli atleti e i tecnici vivono.  


A fronte di tutto ciò si nota quanto segue:
- nelle gare individuali su  4 titoli in palio, ben 3 sono stati vinti dalla Repubblica Ceca rispettivamente con: 


  - Jiri Prskavec -  K1Men,
  - Katerina Kudejova  - K1Women,
  - Gabriela Satkova  -   C1Women. 


Ai padroni di casa è sfuggito solo il campionato europeo nella canadese monoposto che è rimasto in casa slovena grazie a  Benjamin Savsek che si è confermato numero 1 in Europa a distanza di un anno. Arriva così, per il 33enne di Lubiana,   il terzo titolo individuale in questa categoria dopo quelli già vinti nel 2015 a Markkleeberg (GER) e 2019 Pau (Fra).

Se poi parliamo di medaglie sulle 12 in palio 7 le hanno messe al collo gli atleti della Repubblica Ceca. Nelle gare a squadre hanno vinto 2 ori sui  4 a disposizione con K1 e C1 donne, più l’argento nel K1 uomini, per una totale di  10 medaglie: 41.6% il bottino complessivo.
Dietro a loro:
 

- Slovenia con 2 ori e 2 bronzi;
- Francia 1 oro 1 argento e 1 bronzo;
- Irlanda con 1 argento;
- Polonia e Svizzera con 1 bronzo. 


Quindi dopo questa panoramica generale entriamo  più nel dettaglio per capire ed analizzare gli aspetti emersi dalla edizione numero  XXI della rassegna continentale.
L’aspetto certamente più positivo è stato quello  che lo slalom ha ripreso ad organizzare eventi internazionali, uscendo allo scoperto, attirando comunque una buon interesse mediatico che certamente non guasta alla canoa slalom. La professionalità di chi ha organizzato il tutto, pur sapendolo quasi all’ultimo momento,  ha permesso di superare tante problematiche che in tempo di Covid si presentano. Un plauso a tutto lo Staff Ceco che come sempre è stato all’altezza della situazione.

Saltano all’occhio le medaglie vinte da chi giocava in casa se si considera che nell’edizione 2019 a Pau la Repubblica Ceca vinse in totale 4 medaglie contro le 10 attuali. I paesi a medaglia erano 9 contro i 7 del 2020. Gli ori sono andati anche a Slovenia e Francia, guarda caso Paesi che non hanno fermato l’attività per Covid se non minimamente. Infatti sia gli sloveni che i francesi hanno mantenuto sempre aperti i loro centri di allenamento e hanno ripreso a fare gare praticamente a maggio. Queste stesse nazioni, aggiungendoci pure tedeschi, svizzeri e irlandesi, avevano curato la preparazione proprio sul canale di Troja con diverse settimane di allenamento in loco.

Nel disegnare i percorsi, a mio modestissimo avviso,  non sono stati considerati due punti fondamentali: il primo è quello che bisognava  tenere conto del momento che tutti abbiamo vissuto e che in sostanza ancora viviamo.  La maggior parte delle Nazioni presenti arrivavano da un periodo lunghissimo di stop forzato. Molte di loro poi non hanno avuto la possibilità di cambiare campi di allenamento con l’evidente problema di trovarsi fuori ritmo su acque diverse da quelle di casa. Il tracciato, decisamente impegnativo, ha penalizzato non poco anche l’aspetto mediatico offrendo  un prodotto confuso e poco avvincente. Questa riflessione arriva dall’analisi delle percentuali di distacco tra i finalisti riportate nella Tab. 1 (segue in fondo alla pagina).
Analizzando la Tab.2 (sempre in fondo alla pagina) si nota che i percorsi da un anno all’altro possono variare in maniera veramente consistente.
Tutto questo porta a confusione e ad incertezze sia per atleti, allenatori e per chi segue le gare. Così facendo non si dà un preciso indirizzo al nostro sport dopo anni in cui si sono cambiati regolamenti e materiali e dove soprattutto si è discusso molto su cosa è meglio portare avanti.
In sostanza, pur non cambiando i protagonisti in acqua perché chi vinceva o prendeva medaglie con 83 secondi di gara ha vinto o preso medaglie anche con percorsi da 97 secondi,  il problema però è diverso se lo sport viene proposto a livello televisivo e si ha la velleità di avvicinarlo al grande pubblico.
Entrando  nell’ambito dei distacchi tra atleti entrati in finale si nota un incremento sostanziale delle percentuali  di distacco sul miglior tempo assoluto,  specialmente nel K1 donne dove siamo passati da un minimo del 21,96 al 25,02% un incremento del 3,06%.
 

 

                                                       fine prima parte 

 



 

 

La "Veronica" del padrone di casa Prskavec scalda gli animi

il famoso dipinto di Pablo Picasso: "il passo detto della veronica"

Il passo detto della verónica


Manuel Rodriguez Sánchez meglio conosciuto con il nomignolo di Manolete, era un torero famoso per la sua eleganza e raffinatezza: uccideva il toro nell’arena solo se lo riteneva degno di questa fine e questo dipendeva da come l’animale avesse combattuto. Solo dopo una degna lotta uomo-toro lo finiva con la sua mossa preferita e cioè la «Veronica» che consisteva nel restare immobile davanti al toro infuriato e schizzare via all’ultimo secondo prima di infilzarlo per il colpo fatale.  Ed è questo che in pratica oggi ha fatto Jírì Prskavec in una finale che vale un’intera stagione. Ed ecco che il piccolo pagaiatore praghese, dopo aver pennellato tutto il tracciato con  pagaiate possenti e precise si  presenta all’uscita dell’ultima risalita piazzando in acqua la sua Veronica: un debordè che ha catturato sicuramente il pubblico televisivo destandoli dal divano del salotto per accompagnare questo favoloso torero sulla linea d’arrivo trionfante con ancora il sapore del sangue e della vittoria conquistata più che onorevolmente.   Per il 27enne Jiri Prskavec arriva così il quarto titolo in questa rassegna Continentale dopo quelli vinti nel 2013 a Krakow, 2014 a Vienna e 2016 a Liptovsky Mikulas, diventando così l’atleta che ha conquistato più titoli europei in questa categoria. Sul podio con lui sono saliti lo sloveno Peter Kauzer a poco più di mezzo secondo e il polacco Mateusz Polaczyk a 1.09,  ritrovato dopo un anno passato fuori dalla squadra. Lui che aveva già vinto medaglie ai Campionati del Mondo (2013 - 3^ proprio su questo canale e nel 2015  - 2^ a Londra) e il titolo continentale nel 2017 a Tacen dove Prskavec giunse 3^. Il cambio di allenatore gli ha fatto bene e così il bravo ed esperto ceco František Valik (ve lo ricordate era il titolare della Caiman) è riuscito a stimolare a dovere il polacco della numerosa famiglia dei Polaczyk.
Tutta Ceca la gara nella canadese monoposto femminile visto che la vittoria se la sono giocata Satkova e Fiserova sul filo di lana. La spunta la 18enne Gabriela Satkova sulla sua compagna di squadra la 22enne Teresa Fiserova per 0.30, nonostante che alla porta 14 la neo campionessa europea sia stata costretta a risalire per non incappare in un 50 secondi di penalità. La transalpina Prioux finisce a 8,28, un’eternità, al  32.7% dal K1 uomini.

Note dolenti in casa azzurra:  prima  un 50  di Marta Bertoncelli alla porta numero 9, molto poco evidente,  priva la ferrarese della gioia della finale e poi Giovanni De Gennaro, sempre all’altezza della serie di porte sfasate, mette male la pala sinistra in acqua e finisce fuori dalla porta perdendo finale e sogni di gloria. Elena Micozzi ci prova fino alla fine, ma si fa prendere dalla voglia di strafare e le penalità sono troppe: poco male visto il suo esordio in una rassegna così importante e vista la sua giovane età. Per Jakob Weger c’è un salto di porta arrivato dopo un problema di assetto cambiato nel corso della discesa, mentre per Christian De Dionigi ancora una volta sono le penalità a fermargli la strada.

Domenica 20 settembre semifinali e finali per K1 donne e C1 uomini con la speranza di poter gioire anche per i nostri atleti e non solo per gli avversari.

Occhio all’onda!  

 

La felicità di Jiri Prskavec al traguardo dopo la sua impresa

La Veronica all'uscita della porta 23... che spettacolo!


 

Troppe penalità segnano le gare di qualifica


Sessantasei i punti totalizzati di penalità dalle prime 15 canadesi donne che sono passate in semifinale con la prima manche e 16 quelle delle cinque  che passano il turno con la  seconda discesa. Per un totale di 82 che diviso due fa 41 tocchi: una media altissima poche volte registrata se non 10 anni fa quando questa categoria era agli esordi. Su 20 atlete, che ritroveremo in semifinale domenica,  solo 3 sono scese con percorso pulito e cioè Fiserova, Bertoncelli e Novak. Altri due dati chiari ci danno la dimensione della disparità e del non senso nell'avere percorsi uguali uomini e donne. Il primo è il 27,9% di distacco di Tereza Fiserova dal primo k1 uomini per passare poi al 52,9% della croata Katja Bengeri che è risultata essere l’ultima atleta che passa il turno in prima manche. La vera dimensione la possiamo avere anche dal 13,4% di Corinna Kuhlne che, nonostante un'ottima discesa in k1, ha accumulato un distacco decisamente pesante. Ancora peggio è il 20.1% di Viktoria Us giunta seconda con Katerina Kudejova terza al 21,1%. Con queste percentuali si capisce bene che le gare in rosa prendono tutt’altra piega rispetto a velocità, dinamicità, tecnica e fisicità. Passare dal minuto e 31 di Prindis, vincitore nel K1 uomini, al minuto e 43  dell’austriaca c’è una differenza di 12 secondi, in pratica gli uomini corrono gli 800 metri e le donne i 900.
Questa sera, al tramonto, al termine della demo-run per semifinale e finale di domani e domenica ho incontrato Andrew Grudzinski e mi sono fermato a scambiare qualche parola sul tracciato modificato per semifinali e finali.  Prima però vi devo presentare questo inglese di Londra dal cognome polacco visto che i nonni arrivano proprio dalla Polonia. Lui è  il Chief Judge della gara che fa parte anche della commissione slalom della UK Canoe Association, ed è oltremodo una persona molto preparata e decisamente competente nel nostro settore. Con lui si considerava il fatto che il tracciato di domani sarà più lungo di quello di oggi e ci chiedevamo il motivo per cui sono anni che parliamo di accorciare i tracciati e viceversa si insiste a restare fermi a vecchi schemi consolidati nel tempo. Pensate che da domani le  sponde saranno ben quattro per passare da una porta in discesa alla successiva in risalita, senza considerare quelle tra discesa e discesa. Difficoltà che sicuramente allungherà il tracciato considerato che il bravo Tunka oggi ha fatto registrare un 104.43 in prima manche e 103.57 + 2 della seconda discesa. Troppo lungo per tenere viva l’attenzione del pubblico televisivo facendo faticare i commentatori che dovranno districarsi tra passaggi regolari ed irregolari, tra penalità non assegnate  dai giudici sulle rive e poi modificate dal video judge con classifiche che cambiano dopo l’arrivo del concorrente a distanza, però di qualche minuto, come è successo troppo spesso anche oggi.  
 

Italia bene! Piazza 8 barche in semifinale su 10. Escono Chiara Sabattini, con due salti di porta ripetuti alla discesa 6, e  Christian De Dionigi che sulle braccia avrebbe avuto il tempo, ma le penalità sono state  troppe per ambire alla semifinale.

Occhio all’onda! 

 

La sala video è stata eliminata ed è stato portato un cavo di rete nelle rtende per singole nazioni
La Tenda Video è stata eliminata  portando un cavo di rete in ogni tenda dedicata alla nazione. In questo modo si è evitato l'assembramento per registrare i video tecnici forniti dall'organizzazione.

 

Europei Slalom tutto è pronto


La mattina è iniziata molto bene con il caffè preparato con passione e competenza dal mio amico Florian con tanto di cremina calda come piace a me sul campo di slalom nella sala dei comandi dove il mio amico lavora per conto della Siwidata: una azienda una garanzia!  Florian, che gira il mondo seguendo gli eventi di biathlon in inverno e di canoa d'estate, non si sposta più senza la sua fedele moca e così qualche volta, sapendolo, mi ritaglio qualche momento per scroccargli un buon caffè parlando ovviamente sempre di sport e non solo! 

Ieri ci eravamo  lasciati con la promessa di parlare dei campionati europei 2019 per capire chi dei campioni in carica sarà presente all’edizione 2020 e chi viceversa per svariati motivi non potrà prendere il via nelle gare che inizieranno domani venerdì 18 settembre sul canale di Troja - un quartiere di Praga illuminato praticamente tutto il giorno dal sole. Il nome di questo quartiere, un tempo un villaggio conosciuto con il nome di Ovenec, è dato dal fatto che nel Castello, un esempio di favolosa costruzione barocca circondato da un giardino alla francese,  ci sono affreschi che rappresentano le gesta eroiche troiane. Quindi dopo il 1685, data in cui venne terminato questo edifico, si iniziò a parlare di Troja e non più del villaggio Ovenec. Nome rimasto fino a giorni nostri e che caratterizza tutta un'area molto bella anche dal punto di vista naturalistico.


Ma veniamo a ciò che mi compete di più dicendo che al via ci saranno 3 dei 4 campioni europei in carica e cioè Vit Prindis (K1 Men), Amalie Hilgertova (K1 Women) e Benjamin Savsek (C1 Men), non ci sarà invece la campionessa europea in C1 2019 Mallory Franklin vista la rinuncia del suo paese a questa rassegna Continentale per i motivi che tutti noi sappiamo! 

Le medaglie individuali presenti al via saranno: nel K1 oltre a Prindis ci sarà anche Dariusz Popiela, secondo nel 2019, e Quentin Burgi che in casa l'anno scorso fu sorprendentemente 3^.
Nessuna medaglia 2019 presente nel C1 donne infatti oltre alla defezione della Franklin non ci sarà neppure Nuria Villarrubla e Kimberly Woods. Delle inglesi ho già detto mentre la spagnola è stata blindata in casa perché essendo una probabile olimpica il paese Iberico ha vietato la partecipazione a quegli atleti che sono in vena di Giochi a cinque cerchi. La scelta quindi di venire a Praga con l’equipo B.
Nel Kayak donne non ci sarà Jasmin Shornberg che in Francia lo scorso anno vinse il bronzo dopo molti anni di assenza dai podi internazionali. Oggi la bionda teutonica si è presa un anno di riposo visto che fra qualche mese  nascerà il suo primo genito.
Nel C1 uomini mancherà il bronzo di Sideris Tasiadis considerando che la Germania ha ritirato pochi giorni prima degli allenamenti ufficiali l’intera squadra.  

Si gareggia con regolamento ECA che prevede il passaggio in semifinale in prima manche per 20 K1 uomini e 15 barche per le altre categorie, con il ripescaggio di 10 K1 uomini e 5 per le altre imbarcazioni. Finale a 15 per K1 uomini e a 10 per il resto delle categorie in gara.

Veniamo al percorso disegnato da Jírí Prskavec allenatore in quota Comitato Organizzatore e dalla francese Anne Boixel, estratta su un terna di allenatori tra cui eravamo in gioco anche noi oltre alla Polonia.
Cosa dire  se non disapprovare categoricamente un circuito che snaturalizza le caratteristiche di questo canale. Abbiamo un inizio con una serie di porte sfasate che i forrunners hanno praticamente falciato e che domani procureranno una montagna di guai al Chief Judge e a tutto l’impianto giudicante. Vogliamo poi parlare della durata? Ondrej Tunka, decisamente non un qualsiasi slalomista, che è sceso in acqua per la dimostrazione del percorso, ha faticato non poco per portare a casa due mediocri ed insufficienti manche su un tracciato dove si allena due volte al giorno da almeno 10 anni. La sua prima discesa l’ha  chiusa in 95 secondi più un tocco e la seconda con un 98 e un salto di porta. Il campione del mondo 2017, fuori dalla squadra Ceca dopo essere stato comunque assai competitivo nelle selezioni, ci ha fatto capire quanto sarà drammatica la prova di domani.

Le gare si svolgeranno senza pubblico presente, ma in diretta televisiva e a questo punto mi chiedo come si potrà godere di questa opportunità nel seguire prove che fino all’ultimo non avranno la certezza del risultato finale visti i sicuri ricorsi che i Team Leaders attueranno considerando che su 25 porte almeno la metà possono creare contestazioni sui regolari passaggi.

Occhio all’onda! 

 

 
RAI Sport trasmetterà in diretta sabato e domenica tutte le semifinali e le finali in programma secondo i seguenti orari: 


- sabato 19 settembre dalle 9 alle 11.15
- sabato 19 settembre dalle 12.25 alle 13.50
- domenica 20 settembre dalle 9 alle 10.40
- domenica 20 settembre dalle 12.05 alle 13.30
 

Le gare di venerdì saranno trasmesse in live streaming sul canale YouTube dell’European Canoe Federation:     https://www.youtube.com/CanoeEurope
Live results: https://siwidata.com/canoelive/#/live/eca/1374v
Official website: http://www.slalomtroja.cz/en/

Praga ospita la sua 2^ edizione del Campionato Europeo Slalom

 


Qui a Praga trovo quaderni che non riesco a trovare in Italia. Sono i classici quaderni, ma non a righe o a quadretti, ma semplicemente bianchi e la cosa la dice lunga. Mi piacciono perché mi lasciano libertà di movimento non racchiudono i pensieri che cerco di esprimere con la penna tra linee sia che esse siano orizzontali o verticali incrociate.  Un’altra cosa eccezionale qui è il succo di aloe che si trova a prezzi bassissimi rispetto l’Italia dove costa una follia. L’aloe è una pianta conosciutissima al mondo per le sue proprietà depurative e antiossidanti: fresca si beve molto volentieri e visto la calura estiva di questi giorni è perfetta per tenerci in forma.

L’aria che si respira però da queste parti non è certo quella di un campionato Continentale, a causa ovviamente della situazione che tutto il mondo sta vivendo.  Le nazioni al via saranno 19 rispetto alle 25 dello scorso anno a Pau (Francia) per un totale di 131 barche gara e 130 atleti. Siamo giunti alla 21esima edizione della rassegna Europea nata nel 1996 con la gara ad Augsburg ed è poi  proseguita con cadenza biennale fino al 2004 per poi essere disputata annualmente a partire dall’anno successivo.

Praga, o meglio il canale di Troja, ospita per la seconda volta questo evento dopo averlo già organizzato nel 2018.
Rispolverando la memoria di quella edizione salta all’occhio la grande impresa che Peter Kauzer fece in casa di  Vit Prindis e Jírí Prskavec. Il buon Pero (il nickname del fenomeno sloveno) dopo essere entrato in finale con il 9^ posto mise la punta davanti di 0,51 a Prindis (che l’anno successivo vinse l’Europeo a Pau riscattando il secondo posto del mondiale sempre su quel canale nel 2017) e di 0,85 su Prskavec. Quest’ultimo aveva fatto registrare il miglior tempo - 89.87, ma vanno aggiunti 2 secondi per un tocco ad una porta in discesa. Quarto finì Aigner ad oltre 1 secondo, con l'allora baffuto Giovanni De Gennaro in 9^ posizione dopo che lo stesso italiano era stato protagonista nella gara di semifinale con il 4^ tempo. Gli altri italiani in gara furono Davide Ghisetti (35^) e Christian De Dionigi  (46^)

Nel kayak femminile vinse con margine la tedesca Ricarda  Funk davanti a Corinna Kuhnle e in terza posizione Fiona Pennie. La campionessa olimpica Maialen Chourraut aveva fatto registrare il miglior tempo con 99.36 rispetto al 100.66 della vincitrice, ma una penalità le fu fatale e chiuse solo in 4^ posizione.
Stefanie Horn rimase fuori dalla finale  e il risultato finale fu un 17esimo posto decisamente stretto per una campionessa come è lei.


Nella canadese monoposto maschile fu un trionfo per gli atleti di sua maestà la regina Elisabetta con la vittoria a Ryan Westley seguito dal compagno di squadra Adam Burgess. Il bronzo, a sorpresa di tutti, lo mise al collo il ceco Tomas Rak. Anche qui il miglior tempo fatto registrare - 94.35 fu quello dello slovacco  Alexander Slafkovsky, ma una penalità lo collocò al 4^ posto.
Gli italiani in gara finirono con Stefano Cipressi al 16^ posto mentre 17^ Roberto Colazingari e 21^ Raffaello Ivaldi.

La canadese femminile vide Viktoria Wolffhardt vincere la gara di un nonnulla su Mallory Franklin e in 3^ posizione a sorpresa Elena Apel. Male le atlete di casa che non raggiunsero neppure la finale, infatti Tereza Fiserova chiuse al 18^ posto, mentre oggi parte da favorita numero uno viste le cose fatte nelle loro gare di selezione.

Magari dell’edizione 2019 e dei campioni europei in carica nel parleremo domani.

Occhio all’onda! 

 


 

Chapeaux Mr. Prskavec and Mr. Rohan !


Pensavo di aver visto tutto in un mondo che frequento da quando ero bambino e che amo da sempre. Oggi però ogni possibile immaginazione è andata oltre ad un  reale e possibile pensiero vedendo Lukas Rohan e Jírí Prskavec immersi nell’acqua fino al petto a pulire dal muschio i blocchi che costituiscono gli ostacoli di un canale sul quale questi due fenomeni hanno costruito la loro carriera sportiva e  di conseguenza anche il loro futuro. In costume e a petto nudo, bruschino alla  mano e via, come si dice da noi tanto « olio di gomito » per qualche ora a raschiare quell’orrendo pattina verde che si forma con il tempo sui candidi blocchi bianchi di plastica e che in televisione potrebbe dare noia non facendo capire bene ai telespettatori dove inizia e finisce l’ostacolo. Con tanta umiltà e con profonda dedizione i due campioni non hanno esitato a dare sostegno all’organizzazione che per il 90 per cento è formata proprio dagli stessi atleti o ex atleti impegnati a portare avanti la canoa slalom in maniera eccelsa sotto ogni punto di vista. Lukas e Jiri saranno sicuramente tra i protagonisti di questo Europeo che inizierà venerdì 18,  ma che ha un sapore ed una atmosfera diversa, arrivando in un periodo anomalo per questa gara che normalmente si disputa a maggio o al massimo nei primi giorni di giugno. Qui le nazioni sono arrivate quasi in sordina, c’è chi ha portato la squadra B, lasciando a casa i probabili olimpici. Chi,  invece come la Germania, sono stati  costretti a dare forfait perché Praga all’ultimo minuto è stata inserita in una lista rossa che impedisce agli atleti teutonici e non solo di varcare il confine.  Poi ci sono le già da tempo annunciate rinunce di Slovacchia, che oggi ha disputato i campionati nazionali a Cunovo, e della Gran Bretagna che sembra essere in vera difficoltà considerando che il canale di Lee Valley è aperto solo pochi giorni alla settimana e per pochissime ore.
Da Praga e più precisamente dal canale di Troja parte un  segnale forte e deciso che è quello che la canoa europea  è pronta per ripartire ad altissimi livelli.  In totale regime di protocolli Covid si sta dando comunque vita ad una manifestazione che potrebbe diventare proprio un simbolo di ripresa per tutti e non solo per lo sport.

Occhio all’onda!

Difference between women’s and men’s training methods

 

Adoro l’insalata con la cipolla e i pomodorini dolci: un mix di sapori, profumi che ti invadono il corpo e ti fanno stare bene. Completa l’opera culinaria estiva una fetta di pane fatto da Marina e un calice di vino bianco chardonnay imbottigliato dal mio amico Camporesi. Cose semplici, ma che danno la carica giusta per affrontare il resto della giornata.

Interessante il primo incontro organizzato dall’ICF (ne seguiranno altri cinque) con tema: «Difference between women’s and men’s training methods» con relatore l’Ungherese Zoltan Bako un esperto allenatore dell’acqua piatta con trascorsi da atleta, ma soprattutto da tecnico in vari paese del mondo dove ha riscosso numerosi successi con gli atleti da lui allenati. La tematica era molto chiara e ben definita e cioè la differenza di allenamento tra uomini e donne. Il magiaro è partito da un aspetto più che logico: la differenza fisiologica che esiste tra i due sessi. In estrema sintesi la donna presenta rispetto all’uomo:

una minor capacità di potenza aerobica dovuta a livelli inferiori di testosterone;
una ridotta capacità di erogare potenza sfruttando la via glicolitica; per via di una minor massa muscolare complessiva e di una minor quantità di fosfato a disposizione (infatti a parità di sezione trasversa del muscolo vi è una notevole differenza di forza a confronto con l’uomo, soprattutto a livello della zona superiore del corpo). Mediamente la donna è più debole del 75% rispetto ad un uomo di pari peso, questa differenza diminuisce negli arti inferiori ed aumenta nelle braccia.
numero di mitocondri per miofibrilla minore; questo sembra essere un limite biochimico a quella che è la massima potenza aerobica
minor emoglobina (10-14% in meno degli uomini)
le differenze prestative nella corsa ai massimi livelli mediamente differiscono di un 15% tra uomo e donna.

A fronte di tutto ciò i programmi di allenamento devono essere diversi proprio per rispettare queste differenze.

In sostanza però mi è piaciuta una affermazione del relatore quando ad una domanda di quando iniziare a lavorare con i sovraccarichi ha fatto una precisazione importante che poteva  non essere così scontata. Infatti il il bravo Zoltan ha voluto sottolineare  che pratichiamo uno sport con altissima componente tecnica che implica il fatto che dobbiamo principalmente raggiungere l’obiettivo di far trasmettere in acqua tutta la potenza che ogni atleta può avere o raggiungere. Altrimenti ogni buon programma potrebbe essere viceversa un pessimo programma di allenamento. L’attenta osservazione del relatore deve farci meditare molto perché se è vero, e io concordo con lui, che la canoa da velocità è uno sport altamente tecnico che cosa dobbiamo dire e scrivere noi per lo slalom!

Occhio all’onda!