Accelerare per poi rallentare

"Dolcemente viaggiare
Rallentando per poi accelerare
Con un ritmo fluente di vita nel cuore
Gentilmente senza strappi al motore
E tornare a viaggiare
E di notte con i fari illuminare
Chiaramente la strada per saper dove andare
Con coraggio gentilmente, gentilmente
Dolcemente viaggiare"


Chissà se sono stati previsti degli incontri con esperti di sport nei meeting degli Stati Generali, anche se in realtà spero, ma non solo per lo sport, che il nostro Presidente Conte possa parlare con chi effettivamente opera quotidianamente nei vari  settori. Certo essere politici e occuparsi di riforme, lavorare ai grandi sitemi certamente è complesso, ma la sostanziale differenza è che la vita si consuma alla fine facendo cose semplici e contribuendo ogni giorno ad essa. Ecco perché gli esperti, secondo me,  sono coloro che si alzano alla mattina e si presentano sui campi di allenamento in tuta e ci passano magari tutto il giorno con giovani, atleti evoluti, genitori, curiosi e tifosi. Sono quelli che non si nascondono dietro a paroloni o a teorie complesse, ma della semplicità si nutrono.

Ciò che ci circonda attira ovviamente l’attenzione come quando sei a bordo fiume e alleni giovani atleti che mettono più in evidenza problematiche che difficilmente emergono teorizzando solamente o atleti di alto livello.  Così emerge sistematicamente che la velocità diventa un elemento fondamentale per la gestione della manovra e spesso e volentieri non ci si concentra su questo fattore. Dare velocità per trasformarla in alcune situazioni in rotazione seguita da una ripresa di velocità diventa la base su cui costruire i gesti tecnici. In F1 non è sempre accelerazione, anzi il decelerare  per poi riprendere velocità quando serve diventa elemento essenziale per incrementare la potenza quando veramente serve, specialmente nelle curve.  Questo accade anche tra i paletti dello slalom e la fase di decelerazione (scorrimento) è molto importante gestirla bene, ma soprattutto non interpretarla come una fase di rallentamento sistematico. I questa  azione si  accumula potenza per trasformarla in rotazione e successivo scorrimento. Troppe volte questo momento viene interrotto o frenato da un uso spropositato dei fianchi che ne blocca lo scorrimento. Ecco quindi che la postura e l’accompagnare con il peso del proprio corpo diventa fondamentale per gestirne gli equilibri.

Occhio all’onda!



Essere ciò che si fa


Marina ha sempre avuto la passione per la cucina, ma i fatti di questi ultimi 5 mesi l’hanno praticamente trasformata in una raffinata panificatrice incallita. Spazia da un  soffice pane,  che porta pure nella sua  copertura disegni e simboli, a focacce spesse e morbide a quelle più fini e croccanti.  C'è anche il tocco di classe con la pizza e così il tanto conclamato cibo italiano che noi  iniziamo a mangiare praticamente durante lo svezzamento,  ha raggiunto livelli sublimi con lievitazioni non inferiori alle 48 ore! Ma le arti vanno apprese con calma e con tanto amore come ci insegna  lo chef stellato Massimo Bottura che per creare le suo opere culinarie  ci mette tanto… Love!

Le porte in risalita, che come dice il bravo Martikan sono l’essenza dello slalom, diventano lo spunto per creare delle vere e proprie opere d’arte che possono nascere solo se si fanno con tanto, tantissimo  "Amore" perché per farle come Dio comanda (direbbe invece mia nonna) ci vuole dedizione, tempo, passione, pena e sofferenza al fine di far sì che ogni gesto possa portare all’esecuzione perfetta. Mi annoto sempre dopo ogni allenamento quante porte fanno i miei ragazzi suddividendole in discese e risalite. Considero un buon lavoro partendo da un minimo di 160 porte a sessione per arrivare anche alle oltre 280, quindi mettiamo che questi atleti mettano il culo in barca fra le porte per un minimo di 10 allenamenti settimanali, significa che fanno di media 2.000 porte alla settimana di cui 1.200  in discesa e 800 in risalita. Le settimane all’anno sono 52 di allenamento 48 che moltiplicato per 2.000 fa 96.000 di cui 57.600 in discesa e 38.400 in risalita. Bene con questi numeri si buon ben capire che quando ti trovi davanti ad un palo rosso-bianco o verde-bianco diventi la stessa essenza di quell’impulso che  guida ogni pagaiata del tuo andare sull’acqua. 

Penso di aver fatto mille disegni sulle risalite analizzandole in ogni minimo dettaglio e situazione, ho sempre amato concretizzare idee e pensieri su un pezzo di carta che da bianco si trasforma in colorato grazie ad un semplice segno di lapis o matita. Carlos Gavito, un insigne ballerino di tango, che vedendo ballare Carolina, una professionista di ballo,  le disse:  "tu non balli il tango, sei il Tango" ed è in sostanza quello che penso io quando vedo certi atleti cimentarsi con le porte in risalita: loro non fanno la risalita, loro sono la risalita!  In sostanza  l’essenza del movimento arriva proprio da questa semplice formula che ti permette di essere un tutt’uno con ciò che stai facendo diventandone interprete, esecutore, regista, attore, sceneggiatore, inventore. Una simbiosi che ci trasforma in ciò che stiamo facendo ed esprimendo,  possa essere esso il fatto di  mettere le mani in pasta per sfornare deliziose pizze o viceversa essere mani che tengono nell’acqua una pagaia trasformando il tutto in una danza. Quindi per dirla sempre alla Gavito e sostituendo la parola tango e ballerino con canoa e slalomista ne esce questo: 


"Un ballerino (slalomista)  non deve mai pensare a ciò che sta per fare, perché  si balla  la musica (corrente) non le figure. Egli deve solo sentire la musica (corrente).
I nostri piedi (le mani) sono come i pennelli di un pittore.
Con essi dipingiamo la musica (la corrente)"


Occhio all'onda!  

 

Il dopo Martikan - Estanguet è fatto di tanti nomi


L’epoca dei due colossi va scemando dopo i Giochi Olimpici di Londra 2012 e si fanno avanti piano piano una serie di atleti che crescono e che si mettono in luce. Dalla Slovenia arrivano  Benjamin Savsek (’87) e Luka Bozic (’91); dalla Germania Jan Benzin (1982), Sideris Tasiadis (’90) e Franz Anton (’89); dalla Francia Denis Gargaud (’87) e Cedric Joly (’95); dal Regno Unito David Florence (’82) e Ryan Westley (’93), mentre dalla Repubblica Slovacca abbiamo sempre Michal Martikan (1979), Alexander Slafkovsky (’83) e Matej Benus (’87). In questo nutrito gruppo inserirei pure Ander Elosegui (1987), lo spagnolo, forse più basco, che sicuramente con l’argento all’ultimo campionato del mondo, se pur giocato in casa, e due 4^ posti ai Giochi Olimpici si inserisce a pieno titolo in questo gruppo di C1 che stanno facendo la storia dopo i fasti dei due super divi Estanguet - Martikan. Tutti questi atleti sono più o meno sempre presenti in tutte le finali iridate e continentali e si alternano sul gradino più alto del podio con l’inserimento, che ha dell’incredibile di Fabien Lefevre che nel 2014 vince un titolo di campione del mondo in una specialità che ancora gli mancava e cioè la canadese monoposto. Di lui però parleremo a tempo debito perché sicuramente deve essere trattato singolarmente vista la particolarità del soggetto.
Dal 2013 al 2019 in 6 campionati del mondo troviamo 5 iridati diversi. Su tutti emergono due personaggi  Benjamin Savsek e David Florence. Il primo è sul podio per  ben 4 delle sue 5 finali con un oro (2017) due argenti (’14,’15) e un bronzo (2013) ed è  presente in 5 finali su 6. Personaggio particolare lo sloveno che spesso e volentieri per accedere all’ultimo atto di una manifestazione importante passa dalla seconda manche di qualifica. Una sorta per lui di riscaldamento lungo prima della zampata di tigre che è sempre pronto a sferrare al momento giusto. Succede anche che il titolo lo getta al vento per troppa irruenza o per errori banali come ha fatto per ben tre volte, salvandosi con un piazzamento comunque da podio.  Il 33enne di Lubiana l’anno scorso si è cimentato anche nel progettare una canoa in collaborazione con Vajda, partendo da una  idea semplice e chiara e ce la spiega così: «Non volevo cambiare la MM  troppo perché mi piace molto questo modello. Stavo cercando più velocità e stabilità, quindi abbiamo cambiato alcune linee sul fondo e sotto il sedile e abbiamo affinato la parte anteriore e le cose sono andate molto bene. Penso che i miglioramenti sui modelli esistenti siano buoni e più facili da attuare per noi C1 » come è semplice e decisa la sua strategia negli obiettivi che si pone: «Mi diverto molto a pagaiare su acque bianche e cerco sempre le linee più veloci possibili perché questo mi fa trovare i miei limiti per gareggiare degnamente con i più forti ed è questo è il mio vero e grande stimolo per impegnarmi e andare avanti». Se restiamo a parlare di mondiali non possiamo non menzionare David Florence che in queste 6 ultime edizioni ne vince due e poi ancora  6^ nel 2019. Ma il britannico, meglio forse dire il gallese, fa una cosa eccezionale nel 2013 quando cioè vince il mondiale in C1 e in C2 per questo mi sono sentito di dedicargli un particolare omaggio in un video che potete trovare cliccando qui.

Restando in casa sua maestà la Regina Elizabeth c’è da mettere pure in evidenza un 27 enne Ryan Westley che nel 2018 era secondo a Rio e primo all’Europeo a Praga  e terzo nel 2015 in casa a Lee Valley e il 28enne Adam Burges che ha avuto la meglio tra i tre per prendersi il posto in vista di Tokyo 2020 se pur, secondo il mio modestissimo parere, decisamente inferiore rispetto ai primi due dal punto di vista tecnico ed agonistico. Infatti se escludiamo l’argento all’Europeo di Praga, come detto vinto dal suo collega di bandiera Westley, non può vantare altri importanti successi considerando anche il fatto che fino al 2015 sei dedicava in coppia con Greg Pit al C2.  Ma gli inglesi devono aver ragionato male su come selezionare gli atleti per i Giochi Olimpici visto pure che il campione olimpico di Rio 2016 Joe Clarke ne ha pagato le dirette conseguenze.
Come abbiamo già visto in sei edizioni iridate 2 sono andate a Florence, 1 a Savsek, 1 a Lefevre e le altre due restanti vanno quella del 2018 a Franz Anton e l’ultima a Cedric Joly.
Gli Slovacchi, che con Martikan hanno dominato oltre un decennio, non vincono un mondiale individuale dal 2007 in quel di Foz (Brasile). Pensate che il campione slovacco in quell’occasione aveva preso pure 3 giorni di squalifica dall’ICF perché non si era attenuto alle disposizioni imposte dal comitato organizzatore che vietava il fatto di cambiarsi all’aria aperta. Il buon Martikan non si era fatto problemi certamente a trasgredire questa regola che per la verità era uso comune fare ovunque per tutti i canoisti. Le telecamere di sorveglianza sono state severe in quell’occasione visto che lo hanno ripreso « nature » nell’operazione di svestizione e vestizione!
Paese strano per certi versi il Brasile che si scandalizza sul fatto che ci si possa cambiare in auto e poi si può andare in spiaggia ricoperti da una fascetta di stoffa che neppure raggiunge i due centimetri, oppure non sono ammessi i seni scoperti, ma coprendo i soli capezzoli il problema non esiste più!
Gli Slovacchi nella canadese monoposto però hanno un record difficilmente battibile e cioè le loro nove vittorie consecutive ai Campionati del Mondo nella gara a squadre sempre con lo stesso trio e cioè con Martikan, Slafkovsky e Benus. Una serie ininterrotta iniziata al mondiale del 2009 a La Seu d’Urgell e che prosegue fino ad oggi, quindi per un arco di tempo di 10 anni. Se prendessimo come dato la durata allora gli Americani di Jon Lugbill e Davey Hearn (loro sempre presenti in squadra fatta eccezione per Davey nell’ultimo mondiale vinto a squadre e cioè nel 1991) avrebbero la meglio considerando che sono stati imbattuti dal 1979 al 1991, quindi per 12 anni, con 7 titoli consecutivi vinti. Un periodo di tempo eterno e solo le donne nella gara a squadre hanno eguagliato questo predominio, infatti la DDR nel k1 donne a squadre vinse dal 1959 (Genf - SUI) al 1967 (Lipno - TCH) ininterrottamente!
Si consideri pure che la prova mondiale a quei tempi si disputava ogni due anni e cioè negli anni dispari.  

Sono sempre gli stessi uomini che vanno a vincere le ultime 7 edizioni dei Campionati Europei dove troviamo  4 diversi campioni europei. Chi ne ha accumulato di più è sicuramente Alexander Slafkovsky che vince quelli del 2014/’16/’17 a due c’è Savsek con le vittorie del 2015 e 2019, mentre con  un titolo troviamo Sideris Taziadis (2012), Jan Benzin (2013) e Ryan Westley (2018).
La situazione quindi non cambia neppure a livello Europeo, questi infatti sono gli atleti che hanno e che stanno  caratterizzando l’epoca del dopo Estanguet e con un Martikan che, se pur ancora competitivo, deve fare i conti con la data anagrafica. Un vecchio continente, che a parte il periodo a stelle e strisce, è sempre protagonista e non vedo a breve inserimenti extra.


Occhio all'onda!  

Ander Elosegi atleta nato nel 1987, presente in 3 Olimpiadi dove ha ottenuto due quarti posti (Benijin 2008 e Londra 2012), mentre a Rio è arrivato 8^. Già qualificato anche per i Giochi Olimpici di Tokyo.

Luka Bozic, che dopo molti anni nel C2  con Sasoš Tajat raggiungendo grandi successi e una apparizione pure nel C2 discesa, si concentra in maniera esclusiva dal 2017 alla specialità singola diventandone ben presto protagonista.

Il podio iridato C1 men - La Seu d'Urgell 2019 - da sinistra A.Elosegi, C.Joly e L.Bozic.


Estanguet - Martikan due atleti per un'epoca di successi condivisa

                                                       ... prosegue da post precedente 


Martikan invece collabora in maniera molto proficua con Vajda da sempre, vuoi per il fatto che è della stessa nazione e vuoi per la disponibilità che l’azienda di canoe di Bratislava offre al campione nato e cresciuto canoisticamente a Liptovsky Mikulas. Interessanti i punti fissi su cui lavora questo atleta nel progettare le canoe che non sono legate ad un particolare percorso di un definito evento (olimpiadi o mondiale), ma devono rispettare due principi. Il primo  è quello di aver uno strumento che  permetta di essere veloci anche nelle combinazioni molto difficili; il secondo  è di avere una barca veloce per le risalite ritenute da Martikan il vero  fulcro dello slalom moderno:  "le risalite potrebbero farti perdere tempo e quindi  i tuoi sogni sportivi svanirebbero" dice.  

Martikan vinse l’oro olimpico ad Atlanta nel 1996 a soli 17 anni con un C1 che si chiamava «Vajda» dal nome del costruttore. L’anno successivo nasce, per il mondiale a  Tres Coroas (Brasile),  la «MichalMartikan» che gli porta subito il  suo primo mondiale. Una barca che userà praticamente fino Sydney 2000 fino ad arrivare ad Atene 2004 dove progetta e usa «Nereus».  La vera rivoluzione sugli scafi arriva però con il cambio dei regolamenti nel 2005. Il primo passaggio per lui fu quello ovviamente di accorciarla a 3 metri e 50 e successivamente a restringerla e per far questo è partito mettendo una impostazione da C1 in un K1. Di questo prototipo era attirato dalla velocità, ma si rendeva conto che su acque impegnative e su combinazioni di porte difficili gli mancava  volume specialmente dietro il pozzetto. Nasce comunque così la barca per Beijing 2008 tanto che una volta alla settimana pagaiava pure in k1.  Collabora con Vajda ed Elena Kaliska per realizzare il K1 "Pulse" con il quale Elena vincerà la sua seconda olimpiade. Il campione slovacco in pratica apporta delle modifiche all’inizio di ogni ciclo olimpico,  anche se ha la certezza che cambiare troppo gli scafi non è sempre produttivo perché le novità potrebbero presentare degli imprevisti proprio per questo non è sempre  soddisfatto al 100% di ogni dettaglio. Fu così per le alette che servivano per arrivare alla misura di 70 centimetri, ma che distruggevano il manico della sua pagaia e capitava pure di farsi spesso male al gomito nelle manovre molto estreme. Nel 2010, grazie al fatto che il regolamento adegua peso e larghezza dei C1 ai K1,  toglie le alette. Nasce  la «MM»,  che sarà in assoluto la barca più stretta mai usata in C1. Nel 2014 arriva «One» che esce dopo sei mesi di allenamenti sul «MM Max» (ideato da Matey Benus). La ragione di questa scelta era quella di avere una canoa più stabile per non focalizzarsi troppo sull’equilibrio specialmente nella primavera e cioè all’inizio della stagione. Oggi l’ultima versione è la «MM2020»; questa barca è più larga di quella usata per Beijing e cioè la «Martikan» proprio per la stessa ragione di equilibrio di cui il campione slovacco sta risentendo molto in questa sua lunga carriera sportiva sempre ai vertici mondiali. Michal Martikan ci sa fare molto bene con le canoe perché è sempre lui a progettare la «Nemo» un kayak pensato e ideato per i più giovani che permette di essere molto dinamici e nello stesso tempo divertirsi su acque difficili. L’altra novità di questa barca è il materiale con cui viene costruita e cioè in styrolight che in pratica è un materiale plastico di elevata resistenza agli urti lavorato a temperature molto alte. Ma questo materiale ha un altro beneficio e cioè quello di esser al 100% riciclabile e per i canoisti questo è certo un punto importante! 

Ecco qui un breve riassunto delle barche usate e progettate dal grandissimo campione della canadese monoposto maschile:

1997 MichalMartikan
2002 Nereus
2006 Martikan
2010 MM
2013 Nemo K1
2014 ONE
2016 MM2020 


Martikan, al contrario di Estanguet, non brilla  certamente per «savoir faire», per dirla alla francese e in tono gentile. Molto spesso durante le ore di allenamento condivise salta  l’ordine e, risalendo con il nastro trasportatore, parte direttamente incurante di una sorta di ordine di partenza e rispetto reciproco. Spesso e volentieri anche durante la discesa non si cura degli altri e la sua spavalderia irrita non poco danneggiando ciò che invece lui potrebbe rappresentare per tutto il settore. Mi è capitato spesso di vederlo molto aggressivo contro atleti che viceversa non avevano nessuna colpa se non il fatto di essere dov’erano in un momento sbagliato e cioè durante l’ora di allenamento di Martikan! E’ questo forse l’unico neo di un atleta che ha preso in mano la storia e l’ha scritta pagaiata dopo pagaiata a suon di vittorie con carattere e con una convinzione talmente forte che tutto il resto è sempre passato in secondo piano. Il suo stile, costruito e sviluppato con miglia  di ore sui canali, è certamente unico e sembra uscito da una vera e propria enciclopedia della slalom. In pratica è un compendio di perfezione per equilibri e per gesti tecnici.  Il suo modo di essere, vivere e gestire lo scafo ci fa capire e vedere concretamente  cosa significhi la vera fusione tra uomo e canoa. Due entità, uomo-canoa, che si fondono in un corpo unico che si muove sopra e con l’acqua in una sorta di danza tra i pali dello slalom. Dinamicità, forza, destrezza, precisione frutto di una meticolosità più unica che rara. Ogni minimo dettaglio in lui è curato partendo dalla  sua canoa rossa che è ormai un segno inconfondibile in ogni angolo della terra dove si possa praticare lo slalom. L’abbigliamento elegante e griffato gli da' autorevolezza. Poi c'è la sua impostazione  che sembra essere stata progettata e realizzata da un raffinato  orefice tanta è la precisione con cui è fatta ed è ricoperta da un  materassino sempre e comunque bianco candido che sembra il risultato di una fusione perfetta ad opera di qualche mastro vetraio di Burano!
Per scrivere poi tutte le vittorie e le conquiste fatte da questo fenomeno dello sport moderno ci vorrebbe un’intera settimana forse diventa più facile ricordare che ai campionati del mondo ha vinto in totale 23 medaglie di cui 15 ori, 3 argenti e 5 bronzi. Ai giochi Olimpici ha vinto 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo. Ha vinto 5 volte la Coppa del mondo arrivando 2 volte secondo e 2 volte terzo. Ai Campionati Europei ha conquistato 14 ori 6 argenti e 2 bronzi. Una carriera internazionale iniziata nel 1994 da Junior dove vinse il mondiale a Wausau (USA) e che all’età di 41 anni non è ancora finita. Un campione che è stato scelto dal presidente della Repubblica Slovacca Ivan Gasparovic quando "The Queen"  Elizabeth  fu in visita nel suo paese. Martikan   rappresentò  un  Popolo che dai  successi sportivi ha preso la forza per diventare una Nazione  all’avanguardia in molti settori e che in pochi anni dalla fine del comunismo e dalla separazione dai cugini Cechi si sta imponendo in Europa come esempio da seguire. Il  campione Martikan ha dovuto anche superare momenti difficili, ma stingendo  i denti e senza mai arrendersi ad un destino che lo ha messo a dura prova, ha saputo tornare in barca da protagonista.  A lui va il massimo rispetto e per dirla sempre alla francese… chapeau Mr. Mratikan!

prosegue ...



Incontro tra "RE": The Queen of Great Britain and the King of C1 slalom!


con il presidente della Slovacchia in una cerimonia ufficiale. 

con il papà Jozef che da sempre e ovunque è al suo fianco.


Sul podio Olimpico di Atlanta 1996. A sinistra Lukas Pollert (CZE) a destra Patrice Estanguet (FRA) il fratello di Tony Estanguet che ben presto diventerà il primo rivale dello slovacco.

Martikan si congratuala con T. Estanguet alla fine della gara Olimpica di Atene 2004 vinta dal francese. L'esito fu incerto fino alla fine perchè in prima battuta non era stata assegnata una penalità alla porta numero 7 a Martikan arrivata molto più tardi. Si racconta che il giudice di porta di quel settore, un cinese,  avesse avuto un problema di trasmissione dati, ma la cosa ci lasciò per molti molti minuti in attesa del verdetto finale che fu appunto quello della penalità effettivamente fatta e che cosnegnò quindi al transalpino la vittoria a cinque cerchi in una combattutissima ed entusiasmante gara. Al tempo si gareggiava sulla somma dei tempi e  Tony vinse con uno scarto 12 decimi a suo favore.

Estanguet - Martikan due atleti per un'epoca di successi condivisa


Non è facile fissare un anno domini preciso di inizio per la quarta era della canadese monoposto maschile segnata decisamente dal grande dualismo tra Tony Estanguet e Michal Martikan.  Potremmo far partire il tutto dalla vittoria olimpica del secondo  ai Giochi Olimpici del centenario quando cioè Atlanta nel ’96 «rubò» i Giochi ad Atene, oppure dall’oro a cinque cerchi di Tony Estanguet nel 2000 a Sydney, ma probabilmente questa bella sfida negli anni tra i due  nasce a partire dal campionato del  mondo del 2003 ad Augsburg e terminerà nel  2012, anno di  ritiro del transalpino. In quest’epoca ci sono stati comunque dei comprimari di grande valore come Emmanuel Brugvin che nel ’99 vince il mondiale a La Seu e poi è spesso e volentieri nelle finali che contano, negli anni successivi e non possiamo non citare Robin Bell, campione del mondo nel 2005 e Juraj Mincik che secondo me per stile, eleganza e potenza ha vinto poco rispetto al suo enorme potenziale, ma nulla toglie alla sua grande personalità che comunque influenzò non poco  quest’epoca.  Piccola curiosità in Spagna, nei tre mondiali disputati ’99/’09/’19 nel C1 uomini hanno sempre vinto francesi per l’appunto con Brugvin, T.Estanguet e Joly. La Francia dal 1949 ad oggi in questa specialità ha vinto 7 titoli iridati e 3 a squadre.

Quindi dal 2003 al 2012  l’attenzione  si focalizzata però sul francese e sullo slovacco in una sorta di dualismo forsennato. Il primo  è  nato  il 6 maggio 1978 e il secondo il 18 maggio 1979 e per chi crede nei segni zodiacali i due personaggi sono due Tori! I taurini vivono ogni giorno lentamente e diligentemente lavorano per raggiungere il loro ultimo fine  visto che amano profondamente la vittoria! Beh effettivamente non conosco  nessuno più di loro che ambisca ad essere sempre il migliore!   Nasce quindi  una sorta di infinita sfida alla Bartali - Coppi, o alla Federer - Nadal.  L’incredibile alternarsi sul gradino più alto del podio, ci riporta a Jon e Davey (superfluo scrivere i cognomi spero!) e così Tony e Michal diventano i veri protagonisti per un intero decennio.

Molti aspetti ovviamente li accomunano a partire dalla cura dei particolari. Il transalpino inizia a collaborare con Galasport riprendono il lavoro che il fratello aveva iniziato con la « Pyrog » una barca nata assieme a Lukas Pollert e che è stata usata negli anni novanta da oltre il 60% dei C1.  Patrice Estanguet elabora anche la «Jungle» realizzata in due versioni la Maxi e la Midi, aprendo così una sorta di «size» per le canoe in relazione alle diverse caratteristiche antropometriche di ogni atleta.  Una sostanziale novità che influenzerà in senso positivo non poco tutto il mercato delle canoe da slalom. Tony subentra al fratello nel 2002 con una nuova canoa e per onorare il lavoro fatto dal fratello la chiamerà  «Shubak»  che è il nome del gatto di Patrice.  Il campione francese collabora in maniera assidua con Galasport provando sempre i vari prototipi che questa azienda elaborava, volava spesso su a Praga o a Tacen per testare le barche che poi sarebbero servite per un determinato evento. Fino ad arrivare alla sua ultima creazione e cioè parliamo del «What else» con cui vinse la sua terza medaglia d’oro olimpica a Londra nel 2012 prima di ritirarsi e dedicarsi alla politica sportiva.
Tony nel suo cammino sportivo porta avanti con assiduità anche la carriera universitaria a Toulouse laureandosi nel 1999 in sport  e nel 2002 ottiene anche il secondo livello, per poi accedere al Master in marketing dello Sport concludendolo nel 2007.  In canoa nel frattempo vince e vince molto;  a fine carriera il suo palmares individuale sarà:

-   3 ori olimpici 2000/’04/’12

- 15 vittorie in Coppa del Mondo 
-   2  Coppe del Mondo  2003 e 2004
-   3 ori ai Campionati del Mondo 2006/’09/’10
-   3 ori ai Campionati Europei 2000/’06/‘11
 

Da subito si capisce che Tony Estanguet appena appenderà la pagaia al chiodo diventerà un personaggio politico nel mondo sportivo francese, ma non solo. In realtà il transalpino avrebbe dovuto ritirarsi dopo i Giochi Olimpici di Benjin nel 2008 dove tra le altre cose è stato il portabandiera per la Francia, un onore incredibile ed unico e che forse gli ha creato troppe aspettative. Infatti qualcosa a quei Giochi andò storto e lui chiuse solo al 9^ posto e da qui la decisione di impegnarsi altri quattro anni per mettere fine ad una carriera agonistica che sembrava predestinata a finire solo con il terzo oro olimpico. L’impresa gli riesce alla perfezione con una manche di finale strepitosa a Londra nel 2012, dove mette dietro di sé per oltre un secondo Sideris Tasiadis e Michal Martikan. Tre  immagini mi sono chiare di quel capolavoro sportivo: la prima il modo con cui affronta la prima parte del percorso fino alla curva, non sbaglia praticamente nulla, spinge sulla pagaia con il chiaro obiettivo di non far perdere alla sua canoa il  contatto con l’acqua. Il secondo flash chiaro e nitido è il traghetto stratosferico dalla risalita 9 alla porta 10 che fa in retro: caccia in acqua il  debordè in entrata alla 9 e lo tiene fisso nell’elemento liquido trasmigrando da un lato all’altro del «continente canale» con una lucidità e freddezza unica. Una parte centrale maestosa, ma la firma d'autore arriva alla risalita 21 dove entra sempre in debordè e non lo molla più fino alla 22. Lui, un destro puro,  che fa la scelta di non spingersi sul muro, ma di credere in quel gesto così elegante, unico, sublime e potente che si chiama debordè sul quale proprio il francese ha costruito le sue più belle vittorie ed un’intera carriera agonistica che lo ha portato ad una gloria  sportiva forse unica se non paragonabile a quella dei fratelli Pavol e Peter Hochoschorner , ma di loro parleremo a tempo debito.

Tony Estanguet chiude con il terzo e tanto ambito oro al collo la  sua lunga e brillante carriera e da subito entra nella "fase 2" della sua vita.  Viene eletto rappresentante degli atleti al Comitato Olimpico Internazionale, spinto da tutto l’entourage sportivo francese,  diventandone più tardi il vice-presidente. Poi entra nell’ICF come terzo vice-presidente, ma in realtà questa ultima carica gli servirà solo per ambire a poltrone più prestigiose, perché per la canoa da politico certo non ha fatto molto, poche  le sue presenze a gare internazionali di prestigio se non in casa propria a Pau. Non ha mosso nulla per cercare di tenere il C2 nella rosa degli sport olimpici, facendosi da parte e accettando una decisione che certamente ha procurato dolore a più di qualche atleta e a tutto il movimento: non si può cancellare una specialità così prestigiosa come la barca multipla che da sempre rappresenta una nazione.
Oggi è il presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici di Parigi 2024. Tanto per capire l’importanza di questa carica diciamo che il presidente dei giochi olimpici di Roma nel 1960 fu  Giulio Andreotti!

Martikan invece collabora con Vajda da sempre … 


                                                     prosegue 

Lang, Pollert e Marriott i C1 del decennio successivo a quello USA

terza parte Storia di C1 uomini prosegue dal post precedente

Questi tre fenomeni avevano molte cose in comune... non ultima il caschetto! In quell'epoca andava alla grande il copricapo francese costruito molte volte dagli stessi atleti. Poi cambiò il regolamento e la cosa non si poteva più fare.

Il campionato del mondo che segna la fine degli americani come squadra porta la data dell’anno domini 1991 e spunta su tutti Martin Lang. Il tedesco  ci confessa che guardava gli americani come modello, di  Jon Lugbill ammirava la sua la voglia di sperimentare e di guardare dentro se stessi per riuscire ad esprimere tutto il potenziale. Il campione teutonico, che vincerà il mondiale a Tacen nel 1991 e quello successivo nel 1993 in Val di Sole, si sente di dire che molti atleti hanno fatto l’errore di cercare di battere lui e non di capire che cosa loro avrebbero potuto fare realmente. Una caratteristica di questo atleta è stata quella di lavorare intensamente anche sui materiali a partire dalla canoa, pagaie e pure abbigliamento che riteneva importante per una grande performance. Ecco quindi che nascono le collaborazioni  con Hartmut Moll, con Tony Prijon e anche con Langer. Il tedesco,  nato al confine con la Francia a Saarbrücken il 14 giugno del 1968, si presenta alle Olimpiadi del 1992 tra i favoriti considerando il fatto che stava vincendo molto a livello internazionale; è  sua infatti la  Coppa del Mondo,  ma nella  gara a cinque cerchi le sue due manche sono segnate da troppi errori e arriva la  grande delusione  con il solo sesto posto. A distanza di 28 anni e intervistandolo oggi, si percepisce che quel risultato negativo fu comunque di stimolo, tanto che lo portò l'anno successivo a dominare in Val di Sole un mondiale che possiamo considerare come l’ultimo dell’era di mezzo della Canadese monoposto. La rivincita olimpica sarebbe dovuta arrivare  ad Atlanta quattro anni più tardi con  una vittoria o una medaglia che sembrava sua fino a poco dall’arrivo. Un errore fatale gli fa perdere questa possibilità. Purtroppo iniziano a  farsi sentire i problemi fisici alla spalla e alla schiena e nel 1998 nasce il suo primo figlio. La grande delusione però arriva nel 2000 alle gare di selezione per la squadra tedesca in vista dei Giochi Olimpici di Sydney. In Australia a rappresentare la grande Germania ci andranno Stefan Pfannmöller e Sören Kaufmann che finiranno rispettivamente 5^ e 6^ nella gara vinta da Tony Estanguet, ma eravamo già entrati in un’altra epoca che caratterizzerà gli anni futuri fino ai giorni nostri e di questo parleremo nel prossimo capitolo.
Non sarei esaustivo  però se non citassi in questo terzo periodo storico della canadese monoposto altri due atleti che per le loro caratteristiche hanno segnato, con gesta leggendarie, questa transizione dallo strapotere a stelle e strisce ad oggi.
Il primo è senz’altro Lukas Pollert campione olimpico nel 1992 e secondo nel 1996, argento iridato nel ’97, vincitore della Coppa del Mondo nel 1993. Il secondo è Gareth Marriott con tre Coppe del Mondo vinte (’91/’94/’95), un argento Olimpico (’92),  un argento (’93) e un bronzo iridato (97). Un carriera internazionale la sua  iniziata con i mondiali Junior nel 1987 e terminata nel 1997.
Questi due atleti classe 1970, 24 marzo il primo e 14 luglio il secondo, hanno avuto molte cose in comune. La prima sicuramente è stato il talento che madre natura ha regalato loro fin dalla nascita.  Mentre la geniale pazzia nell’interpretare questa specialità è stata la  loro arma migliore: sregolatezza e dedizione, prestanza fisica e tecnica, passione e menefreghismo, sacro e profano. Un mix che li ha resi vincenti e unici per oltre un decennio.
Lukas Pollert nel 2000 alle selezioni per le Olimpiadi, a Trnavka e Praga, è dietro per due volte a Tomas Indruk,  perdendo così  l’occasione di partecipare alla sua terza Olimpiade. L’ultima gara per lui saranno i Campionati Europei in Val di Sole,  dove conquista un bronzo dietro a Tony Estanguet, vincitore, e a Jurai Mincik, argento.  Lascia lo slalom per la grande delusione e si dedica a fare il medico. Anche Martin Lang abbandona la scena nel 2000 per la mancata partecipazione a Sydney dove avrebbe potuto giocarsi anche lui le sue carte nella  terza partecipazione a cinque cerchi.

Gareth Marriott,  che è nato a Mansfield nella contea del Nottinghamshire, una cittadina di poco più di 100 mila abitanti, lascia la canoa slalom dopo il bronzo mondiale conquistato a Tres Coroas (Brasile) nel 1997. Interessante la sua storia sportiva infatti   agli inizi degli anni ’90 faceva parte di un gruppo di allenamento decisamente particolare e di successo formato da Richard Fox, Miryam Jerusalmi, Melvyn Jones e Elisabeth Micheler. Cinque atleti che assieme hanno vinto mondiali,  olimpiadi dettando pure le regole del gioco. Il leader conclamato era sicuramente Richard con il quale tutti andavano in perfetto accordo anche se ogni decisione veniva presa come gruppo. Il problema nacque dopo il 1993 quando cioè il cinque volte campione del mondo britannico, Riccardo La Volpe, si ritirò con il suo ultimo titolo iridato al collo. Nel frattempo in Inghilterra  nel 1994 la Lotteria Nazionale diventa lo sponsor di tutto il movimento sportivo dettandone regole e comportamenti. Agli atleti veniva  richiesto una sorta di programma di che cosa avrebbero voluto fare e di che cosa necessitavano per vincere le medaglie. Questo sistema, che però entrò a regime solo nel 1998, aveva messo in subbuglio tutto il movimento, specialmente quegli atleti che come Marriott erano abituati a fare tutto da soli con i pochi soldi racimolati grazie alle medaglie vinte. Lui tra il ’91 e ’92 aveva avuto solo per un biennio un allenatore fisso che era Hugh Mantle, ma ogni decisione sportiva e non aspettava solo a lui. Alle Olimpiadi di Barcellona, e più precisamente sul canale di La Seu d’Urgell, perse l’oro per un tocco alla porta 13, ma riuscì a vincere un argento assai prezioso dietro al rivale di sempre Lukas Pollert.
I soldi statali inglesi mettono in movimento un sistema che, secondo il campione inglese, non era ancora pronto a gestire atleti nati dal nulla.  Gareth entrò in crisi  perché sentiva minata la sua libertà personale  e cosi a soli 27 anni decise di chiudere il capitolo canoa e ritirarsi. Peccato perché sicuramente, a tre anni dai Giochi di Sydney, avrebbe potuto essere tranquillamente tra i protagonisti  dopo l’argento del ’92 e il 4^ posto del ’96.

… fine terza puntata 





Il podio C1 men ai Campionati del Mondo di Tacen (YUG) 1991 da sinistra A. Clawson al centro M. Lang e a destra J.Avril



Inno all'amore di una madre


Mi sono chiesto e mi chiedo parecchie volte se un uomo, se io o chiunque altro, potesse fare ciò che è riuscita a fare una donna, una donna sola, una madre adottiva, una persona che ha un cuore e un coraggio unico e che mi fa capire che la bellezza della vita è infinita.
La prima risposta è sicuramente no, la seconda potrebbe essere forse, ma la certezza è che ci vorrebbe una forza interiore che forse, se pur nella ricerca costante, non c’è in me.  Un dio o un credo che possa farti accettare una scelta che dire eroica è limitativo e che non è per molti, ma è solo per chi veramente è oltre ogni aspettativa e vede dove noi non riusciamo neppure immaginare.
Adottare un bimbo non è sempre facile, se poi deicidi di farlo con chi nasce meno fortunato di te, perché   si porta un handicap appresso è ancora più difficile. Il desiderio nasce all’interno di una coppia e può creare l’energia per fare un passo che sai da cui non potrai più tirarti  indietro. Di fronte poi alla realtà e alla quotidianità, fatta di limitazioni alla propria libertà, la coppia  subito si sgretola e rimani a giocare una partita completamente da sola. Forse sei ancora in tempo a rinunciare, forse una scappatoia c’è o forse tu non l’ha mai cercata perché anche se non hai generato tu quel figlio è come se lo avessi fatto, anzi di più perché  il legame che vi unisce ormai è indissolubile. Sola! Perché l’uomo che magari aveva accettato la sfida è scappato con tutte le sue paure, con tutto il suo egoismo, pur comprensibile, ma sempre fuggito è. Ma se tutto alla fine rientra in una normalità che ti regala pure delle gioie arriva il momento in cui quel tuo stesso figlio ha bisogno non solo del tua affetto, della tua presenza, del tuo aiuto economico, del tuo tempo, ha bisogno di una parte di te. Tu pronta disposta a condividere anche il tuo corpo per dargli un’altra opportunità  mettendo  a rischio la tua salute per un fine immenso, unico. E tu ragazzo sappi che è vero che tua mamma non ti ha partorito, ma lo ha fatto comunque oggi, con il dolore come c’è scritto sulla Genesi,  per farti continuare a vivere fino a quando chissà chi te lo permetterà, ce lo permetterà, ma con la certezza che l'amore ha sempre il sopravvento su tutto e tutti. 

Occhio all’onda!