Manca Tasiadis? Nessun problema ci pensa Anton a vincere e Kuhnle si impone nel k1 donne

Ero allo stand di Galasport a misurare il muletto che dovrebbe usare Zeno in attesa della nuova canoa e una signora sulla sessantina abbondante leggendo il nome Ivaldi sulla canoa distrutta dopo essere stata persa in autostrada dagli sloveni mi chiede se conosco il proprietario. Ovviamente rispondo di sì e le spiego che è mio figlio. Lei mi guarda e mi abbraccia e inizia a spiegarmi che mi legge sempre e che è super felice di conoscermi dal vivo perché segue lo slalom attraverso il mio blog e mi riempie di complimenti. Sa anche che ballo il tango e presentandosi mi dice di chiamarsi Maria Ćwiertniewicz che è polacca, ma è da molti anni che vive a Vienna. Il nome non  mi suona nuovo e le faccio una domanda che suona decisamente stonata: "sei appassionata di canoa?" e mi rendo subito conto che a volte la fretta non ti lascia il tempo di pensare perché nel momento preciso in cui finisco la frase capisco  che si tratta di quella Maria Ćwiertniewicz che nel 1975 vinse il mondiale a Skopje e prima fu seconda sulla Muota dietro alla ex DDR Sybille Spindler. Tanto per la cronaca per la Germania dell’Est quello svizzero fu l’ultimo campionato del mondo a cui sarebbero stati presenti  perché da lì a breve Montreal non inserirà  lo slalom fra le discipline della XXI edizione dei Giochi Olimpic dell’era moderna, quindi i tedeschi comunisti non hanno nessun interesse a proseguire in questa disciplina. Si pensi che a Lipsia  sotterrano un canale che era la perfetta copia di Augsburg e fanno sparire tutto ciò che è canoa slalom.   Come tutti sappiamo abbiamo dovuto aspettare il  1992 per diventare sport ufficiale nei Giochi dopo la prova dimostrativa del 1972. 
Chiudiamo quindi qui anche la  parentesi "amarcord" che arriva giusto  dopo qualche settimana dall’incontro che il mitico Roberto D’Angelo ha avuto a  Merano, in occasione della gara ranking, con la  campionessa Olimpica Angelika Bahmann e dopo pure la "reunion" di Londra organizzata per ricordare lo scomparso Hedge. Tra l'altro Richard Fox mi faceva vedere le foto vintage scattate in quell’occasione sottolienando la fatica della sua discesa con i primi modelli di slalom risalenti allla fine degli anni '40, 

Tornando all’attualità partiamo dalla nota di colore hair fashion di  Katerina Kudejova che in qualifica ieri per la prima volta l’ho vista gareggiare con i capelli raccolti in una classica treccia a tre ciocche, ma la cosa è durata poco perché già in semifinale, la campionessa del mondo del 2015, è tornata a gareggiare con il capello sciolto che effettivamente non le rende giustizia. La nota di freschezza invece arriva dalla statunitense Evy Leibfarth che a solo 15 anni conquista la sua prima finale in una gara di coppa del mondo. La giovinetta era quest’inverno in Australia e agli Oceania Championships e aveva chiuso in 14esima posizione. Oggi è stata protagonista di una semifinale praticamente perfetta fino all’ultima risalita dove è arrivata lunga, ma il suo 104,31 se pur sommando la penalità alla 21 era un tempo di tutto rispetto che le regalava la 4^ posizione. In finale la ragazzina parte a ritmi forsennati facendola arrivare alla porta 10 con vantaggi stratosferici, ma che le fanno anche annebbiare la vista tanto è che dalla porta successiva sarà una sofferenza e una raccolta di penalità continua. E’ giovane e si farà!
Dovrei addentrarmi in alcune decisioni arbitrali decisamente difficili da condividere, ma che segnano la gara. Dei 50 evidentissimi con tanto di foto e grafici vengono fatti passare per passaggi corretti. Quindi meglio soprassedere e accettare, anche perché non si può fare diversamente, il verdetto arbitrale.
Gli slovacchi piazzano in finale del C1 tutti e tre i loro atleti che sono galvanizzati davanti ad un numeroso pubblico (costo del biglietto 5 euro al giorno o 10 per tutti i tre giorni), ma sul podio ci sale solo Benus che arriva secondo per 0,30 dietro a un Franz Anton ritrovato e il bronzo a Bozic. Savsek fa registrare un favoloso 93,74, ma con due salti di porta al limite 

e finisce al 9 posto davanti solo al ceco Heger.
Fra le donne sedute trionfa Corinna Kuhnle graziata in semifinale, seconda Luuka Jones e terza una sprecona Ricarda Funk. Fox solo sesta, lei il miracolo l’ha fatto in semifinale quando pur risalendo una porta riesce ad infilarsi nelle top 10, ma evidentemente non è giornata per lei. A fine gare ancora bagnata e sudata arriva in sala video ad analizzare la sua discesa e rimane con la madre fino a quando praticamente non si sbaracca tutto e si torna in albergo. E pensare che c'è qualche atleta che mi dice che non si deve guardare il video dopo la gara! Andando al parcheggio assieme mi sono permesso di dirle che forse è tempo di prendersi un po di pausa considerando che ogni volta che andavo sul canale lei era sempre in acqua. Con il suo sorriso, che da sempre la contraddistingue, mi ha fatto capire che la posta in palio è alta e  deve cercare di assicurarsi il posto olimpico con una vittoria. La domanda però mi sorge spontanea: ma se non va lei ai giochi Olimpici chi ci deve mandare l’Australia?

Occhio all’onda!  

   



Una Kudejova inedita con tanto di treccia a tre ciocche


Parte la seconda gara di Coppa del Mondo con alcune importanti defezioni

Lo confesso non sempre è facile restare a lungo lontani dai propri affetti,  tanto più che la mia mogliettina quando sono a casa  mi prende sempre per la gola, facendomi così sentire sempre di più la lontananza. Questa settimana però abbiamo avuto la fortuna di cenare molto bene e a prezzi veramente economici  al ristorante "Antica Toscana" a Rusovice che ci regala al calare del sole un pezzo dell’amata Italia.  Il proprietario è un italiano toscano con la mamma slovacca che da 14 anni si è trasferito da queste parti dando vita ad un localino particolare, intimo e con una cucina raffinata. Poi ora si può cenare nel giardino e questo mi fa sentire ancora di più a  casa.  Il tocco di classe è l’accoglienza con cui ci riceve ogni sera da quasi una settimana.  Mi raccontava che il ristorante è cresciuto negli anni con molta pazienza mettendoci di volta in volta qualche cosa di personale che certamente lo caratterizza non poco. Le pietanze sono ottime e la scelta è notevole.  Rusovice è una sorta di area autonoma della città di Bratislava e si trova sulla strada che porta a Cunovo dove c’è il canale di gara. Rusovice era ungherese fino al 1947 quando passò alla Cecoslovacchia. Tutta l’area si sta inglobando nella capitale e nuovi moderni palazzi invadono piano piano ogni spazio libero.  A pochi chilometri da qui si sta costruendo una super strada enorme che taglierà fuori Bratislava da tutto il passaggio che va da Vienna verso l’Est e vi assicuro che fino ad oggi attraversare la città sta diventando veramente stressante. La Slovacchia impressiona come sta crescendo e come si sta sviluppando, sappiamo pure che dal punto di vista canoistico è sicuramente una grande nazione anche se negli ultimi anni ha avuto una leggera "debacle" e la Federazione locale è stata molto criticata dai media. Ecco perché quest’anno per pubblicizzare l’evento di Coppa del Mondo hanno pensato di rilanciare l’immagine della canoa  stampando su mega cartelloni pubblicitari sparsi per la città e lungo le principali strade un poster che vuole esser da monito a tutti. Su sfondo bianco è stato scritto il numero  106 e  sotto la scritta: víťazstiev na podujatiach ICF Svetoveho pohara vKanoistike na divokej vode,  che tradotta  significa:vittorie alle gare ICF di Coppa del mondo in acqua mossa, allundendo ovviamente al numero in triplice cifra.  Insomma la Federazione ha voluto mettere in chiaro quale è stato il passato di questa nazione fra i paletti dello slalom, ma dal futuro incerto a mio modo di vedere.  C’è da dire che oggi l’impressione  è quella  di vedere una squadra allo sbando ognuno che coltiva il suo orticello, troppa autonomia anche ad atleti che non hanno ottenuto nessun risultato importante. Un termometro di quanto si nota ci è arrivato anche oggi se si pensa che per la Demo Run gli slovacchi non sono riusciti a piazzare in acqua tutte le barche per la dimostrazione del percorso, eppure gli elementi ci sono, ma non sono evidentemente stati presi in considerazione.

Veniamo al tracciato che avrebbe dovuto essere disegnato da Merixell Rodriguez e  Pierpaolo Ferrazzi, quest’ultimo ha però  dovuto dare forfait per problemi famigliari che sembrano comunque essere stati risolti nel miglior modo.   Ferrazzi quindi è stato sostituito da Soren Kaufmann che con la spagnola ha partorito un tracciato quasi classico per Cunovo anche se anonimo nel suo complesso. Sei le risalite e in qualifica alla rapida del "Niagara Fall" si transiterà diritti, mentre la classica risalita sotto il salto ci sarà per semifinale e finale.
Gli inglesi, che la scorsa settimana hanno dominato la prima prova di Coppa in casa, hanno mandato qui la squadra B. I tedeschi hanno operato  qualche sostituzione, ma i big come Funk, Aigner e Anton saranno al via domani. Cechi, francesi, australiani, spagnoli in toto. L’Italia al via con la squadra Under23 visto che alla prima squadra, dopo le selezioni olimpiche di Pau e Londra, è stata concessa una settimana di rigenerazione mentale e fisica. 


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Occhio all’onda! 




la veduta dal giardino dell'Antica Toscana

Franklin bissa il successo del K1 anche in C1 e Clarke vince sbagliando


foto by ICFMEDIA
Prendete la classifica del kayak femminile e lasciate la Franklin e la Fox dove sono, togliete la Funk  e fate fare un salto di due posizione alla   Woods, aggiungete alla prima 7 secondi e 39, alla seconda 8,23 e alla terza 1 secondo e 58 e alla fine avrete pure il podio del Kayak femminile con tanto di tempi e distacchi. Quindi per chi si è perso la sintesi C1 donne  è: 1^ Franklin, 2^ Woods, 3^ Fox.   La gara è dominata dalla britannica dalle lunghe leve, che in casa ha decisamente trionfato con due ori al collo e tante aspettative in questo anno pre-olimpico. Finalmente i successi le regalano pure un sorriso che comunque rimane nei confini… British!
10 i motivi per cui i sudditi di sua Maestà la Regina possono andare orgogliosi considerato che è  il numero delle  finali conquistate. A questo magico e perfetto numero aggiungete  6 che sono le medaglie vinte: 3 ori, 1 argento e 2 bronzi. Insomma come diceva il buon Orazio nella prima delle Epistole, tanto per fare pure contento il mio amico Pino Scarpellino profondo conoscitore della lingua dei nostri famosi avi: "Dimidium facti, qui coepit, habet" che per le nuove generazioni a cui è stato tolto il privilegio di studiare il latino  sta a significare che chi inizia bene è a metà dell’opera! 


Joe Clarke ha dominato la discesa nel K1 uomini in una finale con qualche inaspettata new entry come quella del kiwi Gilbert al quale prima in semifinale è stata assegnata una penalità e poi tolta.  Clarke si è permesso pure di fare un  grave errore  nella sponda che lo portava dalla discesa 19 alla 20, sembrava tutto perduto e già Prskavec se la rideva sotto i baffi, ma una condotta di gara perfetta nel resto del tracciato gli ha permesso di assorbire l’erroraccio e di mettere ancora la punta davanti al ceco neo papà.  Clarke ha giocato per tutti i 90 secondo sul  filo del millimetro, sfidando i palini verdi e rossi con la maestria di chi sa il fatto suo.

Bravo al campione olimpico che dopo l’Europeo mancato si è preso una bella soddisfazione davanti al numeroso e festante pubblico nonostante un tempo atmosferico orribile.
E sulle note di "God save the Queen" si caricano i mezzi, si saluta prima che tutta la carovana  si trasferisca a Bratislava per nuove puntate di questa 32esima edizione di Slalom World Cup.

Occhio all’onda! 


Foto ICFMEDIA

Pierpa ed io con  il nostro Amico e nonchè guru di noi allenatori Jurgen Goetz

Le tre Fantastiche Fanciulle

Il podio del K1 donne da sinsitra Funk, Franklin e Fox.

Del tempo ho già parlato a lungo ieri e molto non è cambiato. Del folto pubblico devo averne già fatta menzione nei giorni scorsi e delle potenzialità che si sviluppano su questo canale ne parlo da sempre specialmente nei giorni di gara. Mi sa che non mi rimane che scrivere della gara, ma anche qui gli aneddoti e i nomi si ripetono con costanza specialmente nel kayak femminile. Infatti una strepitosa  Franklin ha dominato una dinamica Funk su una affaticata Fox, un trio Fantastico … anche l’aggettivo doveva avere la "F " come la prima lettera di queste tre Favolose (ci sono ricaduto) Figliole (il lupo perde il pelo, ma non il vizio)!
Devo aver letto da qualche parte che la prima lettera del nome, in questo caso del cognome, ha un significato preciso. Delle persone con la "F"si racconta che siano molto romantiche e davvero molto leali ed idealiste. Mettono il loro partner d'amore (la canoa in questo caso e non vi sono dubbi) al primo posto nella vita. Sanno essere sensuali e molto attive anche nei rapporti intimi di cui però non si vantano. Anche qui ci azzecchiamo perfettamente perchè quando le vedi danzare fra i paletti dello slalom ti rendi conto di quanta sensualità queste tre Fate (ancora con una "F" in più) hanno da esprimere.  Amano infatti la privatezza del rapporto anche se nel caso specifico di privatezza ne è rimasta ben poca considerando il fatto che praticamente le tre "F " dominano la scena da parecchio tempo e sono destinate  a trovare ottimi partner d’amore che nel caso di Franklin e Fox si chiamano C1. Si dice anche che persone il cui nome inizia con la lettera "F ", hanno una forte volontà e raggiungono importanti traguardi grazie alla loro capacità di lavorare duro per ottenere ciò che vogliono… di questo non ne ho nessun dubbio dopo averle viste lavorare in palestra, in acqua e  all’aria aperta in ogni dove e in qualsiasi condizione, senza risparmio di energie e tempo. Tre Femmine che certo non si tirano indietro su nulla e che ci stanno regalando grandi momenti di sport elevando la specialità del Kayak e non solo per Franklin e Fox ad altissimi livelli. 
Dovrei anche parlare della finale della canadese monoposto maschile che ha visto al via  il nostro Raffy, ma forse sarei troppo di parte e allora domani dopo le gare ci sarà il tempo di pensare dove  lavorare per capire cosa si deve migliorare per limare quel secondo che renderebbe le cose molto più effervescenti anche se per la verità molto lo sono già! Anche la nonna Gely sicuramente sarà orgogliosa del suo Raffaello e lui oltre alle gesta in acqua le regala un ricordo all'arrivo con quel dito rivolto al cielo dove  da un anno dalla sua dipartita ci osserva e ci protegge.
Non mi rimane che dirvi che oggi la giornata si è conclusa in perfetto stile vintage. Infatti sul canaletto di allenamento è stato piazzato un percorso vecchio stile con tanto di retro e paline formate da un palo verde (a destra del canoista) e uno rosso come era  lo slalom alle origini e su canoe dell’epoca sono scesi personaggi come Richard Fox e Mark Delaney. Si è rivista passeggiare sulla sponda anche la regina dello slalom: Liz Sherman che ha in Mallory Franklin la sua erede. Insomma un tuffo nel passato che ha riportato noi vecchi allenatori ai fasti del passato con una piccola nota di nostalgia e lacrimuccia. Qui qualche foto d'epoca che ci riporta indietro negli anni, un tributo questo voluto dal Windsor and District Canoe Club la società sportiva di  Martyn Hedges, il ciunista inglese che perì tragicamente alla vigilia dei Giochi Olimpici del 1992. Ricordo ancora oggi il momento emozionante e nello stesso tempo tristissimo all'inzio della gara a cinque cerchi quando la delegazione inglese depose sul canale spagnolo una corona di fiori subito dopo la tragedia che ci fece perdere uno dei più grandi specialisti della canadese monoposto mondiale. 

Domenica di scena C1 donne e K1 uomini, poi si sbaracca tutto e si va a Bratislava per la seconda tappa di Coppa.

Occhio all’onda! 



Martyn Hedges in azione scomparso alla vigilia dei Giochi di Barcellona del 1992, ieri ricordato con uno slalom vintage.
Ciao Mamma e Ciao Nonna

Io con Rafael Bellio sul canale di Londra. Rafael è stato un mio giovane atleta quando allenavo il Brasile, una volta terminate le scuole superiori ha lasciato la canoa e si è dedicato allo studio. Oggi è un veterinario che è venuto qui per fare esperienza nel suo campo e per perfezionarsi nella lingua inglese. Sono molto orgoglio di lui per la sua scelta che sicuramnte gli darà grandi soddisfazioni. Grazie Rafael che sei passato a salutarci. 



Partita la Coppa del Mondo di Slalom edizione XXXII

Mia moglie, che è una attenta osservatrice del nostro sport con un occhio assai critico e specializzato, non fosse altro per seguire i suoi   pargoletti, oggi oltre il metro e ottanta,  nel guardare le  gare on line in una Verona soleggiata ed estiva, mi commentava così il percorso: «le barche si fermano un sacco e il percorso non bellissimo» ed effettivamente il canale olimpico di Londra non brilla certo per velocità  e neppure per fluidità. I ritorni d’acqua e le onde con riccioli non finiscono mai e se ne salti uno ne prendi altri tre in faccia prima di ritrovarti magari con la testa sotto. La filosofia da adottare su questo tracciato deve essere la fusione tra forza, tecnica e tenuta mentale, dove la capacità di non mollare mai la fa da padrona.
Al di là di tutto questo il primo venerdì di Coppa edizione numero 32 ce lo ricorderemo a lungo non fosse altro per i colori di un cielo che è stato il vero protagonista di questa giornata con i suoi acquazzoni, i suoi repentini cambiamenti e la sua luce o non luce  in una Inghilterra decisamente invernale e tenebrosa.  Eppure sulla collinetta della riva destra del canale  si sono assiepate per tutta la giornata scolaresche e numerosi fans. Mi diceva, Mark Ratcliffe, che sono stati venduti da tempo tutti i 6.500 biglietti messi a disposizione per queste gare e che purtroppo per ragioni di sicurezza hanno dovuto contenere in questa cifra, perché se superata bisognava prevedere e rispettare  tutta una serie infinita, oltre ad essere molto costose, di norme e attrezzature in tema terrorismo e sanità pubblica.
I tracciatori del percorso, che da quest’anno sono dei veri e propri professionisti nominati dall’ICF, sono stati Mark Delaney e Dan Goddard personaggi con esperienza e che se vogliamo hanno dato una vera e precisa connotazione al percorso, anche se per la verità e per onestà professionale c’è da dire che non è facile su questo canale uscire dagli schemi tradizionali e magri proporre novità, nonostante tutto questo certamente i due inglesi hanno fatto degnamente il loro lavoro. Non sono riusciti però a rispettare i 95 secondi consigliati per i K1 uomini (considerando che Joe Clarke ha chiuso poco sopra gli 83 secondi  e ci si qualificava con 9,92 in più).


Il percorso di domani, dopo la Demo Run di questa sera, sembra essere più divertente: speriamo perchè non vorrei fare arrabbiare mia moglie! Si parte con una prima parte spigolosa e stretta, una parte centrale con combinazioni sfasate e con un finale che certo non sarà facile da affrontare considerando che sull’ultimo salto ci si arriverà con le braccia a pezzi dove bisognerà scegliere se la penultima porta sarà meglio farla in discesa oppure in retro. 

33 le nazioni presenti per un totale di 214 barche, mentre gli atleti sono 185 e 29 di loro sono impegnati nella doppia specialità.

In casa Italia nel giorno delle qualifiche passano 7 atleti su 10. Domani di scena semifinali e finali per C1 uomini e K1 donne e sembrerebbe che il cielo ci dia qualche ora di sole con temperature che potranno andare dai 10 ai 18 gradi… non male considerando che stiamo entrando nell’estate!


Occhio all’onda!

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C1 uomini sotto esame agli Euro 2019

Se con i K1 uomini le cose non sono facili certo non si fanno sconti neppure fra  i C1 uomini. Tanto per farsi un’idea agli Euro 2019  non passano le qualifiche personaggi come Gargaud (campione olimpico), Anton (campione del mondo), Benus (argento olimpico), mentre Roberto Colazingari, che qui all’inizio di Aprile alla Pyrenees Cup era arrivato secondo con una penalità, ma con il miglior tempo dietro a Ander Elosegi che agli Europei è arrivato settimo,  non ce la fa a passare il turno.   Devono fare la seconda manche per accedere in semifinale pure personaggi come Tasiadis, Elosegi e Martikan (i primi due poi li ritroveremo anche in finale) tanto per rendervi conto del livello competitivo in questa categoria.
Partiamo dal vincitore e cioè da Benjamin Savsek che ritorna sul trono continentale dopo il titolo già vinto nel 2015 e dopo essere rimasto fuori dalla finale all’edizione 2018. Lo sloveno ad inizio stagione ha ritrovato quella maturità che due anni fa gli permise di vincere un mondiale in grande stile.  Il trentaduenne sloveno, allenato da Jose Vidmar, 

costruisce la sua gara all’uscita della porta 3 (una discesa in morta a destra) quando cioè pianta in acqua il debordè (manovra sulla quale si possono costruire interi sonetti che potrebbero essere ispirazione di romanzi cavallereschi e su cui ho già espresso la mia puerile poetica) e lo toglie solo all’entrata della porta 7 senza quasi mai estrarre la pala dall’acqua. L’effetto è devastante perché il suo scafo sembra un siluro che non si fermerà mai se non dopo aver tagliato il traguardo. Sembra non fare nulla, apparentemente, ma la canoa è sempre sopra l’acqua e credo che in tutta la discesa non abbia nemmeno preso una goccia in faccia. Il vincitore, a differenza di tutti gli altri, non ama svernare in Australia perché preferisce fare dei micro cicli di allenamento negli Emirati.  Quindi torna nella sua Lubjana, dove ha casa e famiglia,  per i lavori a secco, per  poi fare ancora un altro ciclo al caldo curando tecnica e velocità. 
Alle spalle dello sloveno il francese che usa come nome Martin e come cognome Thomas... così come è per  Franz Anton! Il transalpino parte dal suo lato di pagaiata e cioè a sinistra, ma uscendo dalla tre cambia mano e passa a destra fino a pochi metri dall’entrata della 8 e non cambierà più fino alla fine. Messi a confronto i primi due del podio hanno condotte di gara fotocopiate fino all’uscita della 9 e poi Savsek gli prende spazio progressivamente fino all’ultima porta dove ha un vantaggio di 1 secondo e 09 nello scatto finale però Thomas è particolarmente veloce e recupera 30 decimi che fanno soffrire Benjamin tanto più che il francese è sceso immerso in una folla che lo incitava senza nessun ritegno neppure da parte dello speaker al quale comunque vanno i complimenti per aver dato voce ad un Europeo che non era facile da commentare e da esaltare. 
Dei 10 finalisti  5 (Tasiadis, Burgess, Mirgorodsky, Westley e Florence)  erano già nella finale del 2018 mentre due di loro (Thomas e Elosegi) non erano neppure in squadra nazionale.  Da sottolineare l’assenza, per problemi fisici,  di Alexander Slafkovsky che nel 2018 aveva chiuso al 4^  e aveva già al suo attivo tre titoli e cioè nel 2017, 2016 e 2014.

Occhio all’onda!

 
MEDAGLIERE EURO SLALOM 2019

... fine terza parte 

Euro 2019 prima verifica per atleti e Teams

Classifica Finale K1 men - Euro 2019

Il Campionato Europeo da molti anni rappresenta la prima tappa agonistica importante per gli atleti che aspirano ad essere protagonisti nella stagione. Diventa un punto di verifica della preparazione invernale e permette agli atleti e alle squadre di intervenire per aggiustare o per confermare il lavoro programmato, quindi addentriamoci nei dati per fare il punto della situazione.

Affrontiamo l’analisi individuale dal punto di vista nazionali e mettiamo a confronto i risultati con l’edizione 2018. Quest’anno sono stati 14 i paesi che hanno messo in finale (considerata a 10) i loro atleti, mentre nel 2018 erano 13, si è aggiunta Andorra (si veda Tabella 1) .  Le medaglie nel 2018 sono state distribuite in 5 nazioni e cioè: Great Britain, Repubblica Ceca, Germania, Austria e Slovenia. Da questo gruppo nel 2019 sono  uscite la Germania e l’Austria e sono entrate: Polonia, Spagna e Francia. 




TABELLA 1
 Prendiamo il Kayak maschile dove in finale (a 15 e non a 10 come nelle altre categorie) ci sono 10 nazioni di cui 5 con due atleti che sono  Repubblica Ceca, Italia, Francia, Polonia e Spagna. Con un rappresentante invece troviamo Austria, Germania, Gran Bretagna,  Russia e  Svizzera. Non ci sono in finale squadre quotate come Slovenia e Slovacchia. Si entra in finale con un 4,48% dal primo, una percentuale che si riducerebbe a 3,41% se prendessimo i primi 10 in ottica Coppa o Mondiale. In questo caso anche le nazioni si ridurrebbero a 7 e solo 3 Team passerebbero con due atleti (CZE, ITA e FRA).
Il vero duello per l’oro è stato  tra Vit Prindis e Dariusz Popiela. Quest’ultimo ha 33 anni e l’anno scorso aveva preso due finali in Coppa del Mondo e più precisamente chiuse in seconda posizione a Liptovsky  e fu 6^ in casa a Krakow. Al mondiale di Rio non agguantò la finale e si dovette accontentare del 19esimo posto. Vit Prindis di anni ne ha 30 e nel 2018 ha preso 3 finali in Coppa, un argento agli europei e arrivò 7^ ai mondiali di Rio. Il ceco è sicuramente l’atleta più costante di tutto il circuito internazionale, come è costante il suo modo di esprimersi in gara. In sostanza il bravo Vit, ha dalla sua equilibrio e scorrevolezza, non eccelle in nessun intermedio, ma è sempre tra i migliori e la sua condotta di gara è impostata per crescere costantemente:  pagaiata dopo pagaiata costruisce i suoi successi. Il polacco, che vanta una lunga storia agonistica iniziata nel 1999 con gli europei junior e che poi lo ha visto vincere gli Euro U23 nel 2006, quindi 8^ ai Giochi Olimpici del 2008, 4^ agli Euro 2011, 5^ nel 2015 e già argento nel 2017, ha decisamente un’altra strategia. Infatti aggredisce ogni porta fin dalle prime battute, mettendoci dentro anima e corpo. Confrontando le due discese si capisce bene quanto sopra descritto e la gara si è risolta all’uscita dell’ultima risalita nonché penultima porta del tracciato. Il ceco, qui,  è riuscito a lasciare la sua canoa nella corrente lavorando sul palo interno, rischiando non poco, mentre il polacco in uscita è caduto sull’onda che si rompeva e lo ha rallentato. 

Terzo il transalpino Quentin Burgi che fino ad oggi non aveva certo eccelso, l’anno scorso chiuse il mondiale in 36esima posizione. Qui in casa è riuscito a scendere bene approfittando pure del tocco del campione olimpico alla porta numero 15. Infatti Joe Clarke, che aveva fatto registrare il miglior tempo di gara, si è piantato alla risalita sotto il ponte e ha dovuto lasciare i sogni di gloria ai due secondi presi per il tocco. Eppure aveva dominato le prove fino all’ultima battuta dimostrando una grande compattezza e soprattutto un equilibrio che era tempo che non si vedeva in questo campione.
In generale il livello di questa categoria è decisamente cresciuto, tanto che sono rimasti fuori dalle semifinali personaggi come Grigar e Malek. Poi in finale, comunque allargata a 15, non sono entrati Schubert, Forbes-Cryans, Kauzer, Hradilek oltre a Mathurin Madore, l’atleta di casa che aveva fatto molto bene nelle prove di selezioni su questo circuito. Nel Kayak maschile non basta più fare una bella gara per prendere una medaglia, bisogna andare oltre ai propri limiti viaggiando sempre sul filo del rasoio cercando di restare in equilibrio senza ferirsi troppo!

Occhio all’onda! 


                                                          … fine seconda parte -