Grazie Jamie

Mi sentivo strano questa mattina seguendo i ragazzi in acqua. Ero sul ponticello del canale di Troja, ma il mio pensiero andava alla notizia che avevo letto questa mattina al mio risveglio. Una di quelle cose che non vorresti mai leggere, una di quelle situazioni che non vorresti mai incontrare sul fiume, ma... la vita è anche questa e dobbiamo solo accettarla come ci viene regalata ogni giorno e goderne in ogni momento. Se ne è andato una leggenda dello slalom, se ne è andato un uomo che per molti anni è stato un punto di riferimento dopo quel bronzo vinto ai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. Quando cioè un atleta, a stelle e strisce, si infilò su un podio fatto esclusivamente di europei e soprattutto di tedeschi dell'Est. Lui il ragazzo ventenne venuto dal Maryland con il suo C1 e con tanta voglia di pagaiare dopo il suo esordio internazionale ai mondiali dell'anno precedente a Merano. Pagaiò ancora fino ai mondiali del 1985 quando gli americani piazzarono 4 C1 nei primi sette! La decisioni di ritirarsi durò pochissimo considerando il fatto che due anni più tardi, in vista del rientro ai Giochi Olimpici dello slalom a Barcellona 1992, decise di riprovarci in coppia con Lecky Haller. Vinsero l'argento iridato a Bourg St. Maurice nel 1987 e nel 1988 vinsero la prima edizione ufficiale della coppa del mondo. Me li ricordo come dei mostri sacri, mi ricordo le loro pagaie che avevano al posto della classica oliva una impugnatura come i badili che ci sono sulle Land Rover per spalare la neve o la sabbia del deserto. Me li ricordo con i loro sorrisi da tipici americani e mi ricordo ancora il suono della sua voce, di quell'inglese dei film western. Solcavano le onde del torrente Isère con acque gelate con le maniche corte senza paura del freddo o delle difficoltà del fiume e sorridevano. Erano gli anni delle grandi avventure sui fiumi tropicali o himalayani. Erano gli inverni che si passavano in Costa Rica sul fiume Reventazon a rincorrere il sogno dell'eterna giovinezza. Solcando onde grandi come montagne, scendendo rapide con massi enormi, pagaiando verso valle e risalendo su un treno in mezzo alla giungla. Arrivò il 1992 e lui, assieme al suo compagno, si qualificò per i suoi secondi Giochi Olimpici nello slalom. Inutile dire che fu l'unico atleta che rispose presente dopo vent'anni dall'edizione tedesca. L'unico slalomista che riuscì  in questa impresa. Chiuse al quarto posto e si ritirò definitivamente facendo nascere la leggenda nel nostro immaginario di giovani atleti che rincorrevamo i sogni di gloria. Si disse che si era ritirato su un lago a scrivere libri e a progettare viaggi sui fiumi del mondo. Si raccontava di un Jamie immerso nei suoi pensieri e io me lo immaginavo tranquillo nella sua casa in riva ad un lago a scrivere storie di noi canoisti. Poi mi raccontarono che un giorno rimontò in canoa per tentare di qualificarsi con il figlio ai suoi terzi giochi olimpici. L'impresa non gli riuscì e poco più tardi si ammalò. Gli diagnosticarono un cancro e gli diedero pochi mesi di vita. Riuscì a combatterlo per lungo tempo, più dello sperato, ma l'altro giorno anche il grande e unico Jamie McEwan ha dovuto arrendersi, ma senza abbassare lo sguardo, fiero di proseguire il suo cammino chissà su quali fiumi dell'universo. Caro Jamie tu resterai comunque sempre con noi, mi piacerebbe avere ancora il tempo per dirti grazie per quello che ci hai regalato con una pagaia in mano. Grazie per il tuo sorriso, grazie per essere stato uno di noi. 

Occhio all'onda!

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