Gli dei hanno la precedenza

I saluti e gli abbracci sono  sempre emozionanti perché ti riportano in un istante al senso della vita. Tra questi ci sono gli addi perché con qualcuno hai la certezza che difficilmente le strade torneranno ad unirsi.  Ti fanno capire però  che hai la fortuna di vivere costantemente un sogno che si concretizza e prende colore e forza in una discesa tra paline, onde e pagaiate: una frazione di tempo circoscritta che prepari con cura per un anno intero e che appena finisce non vedi l’ora che possa ripartire per una nuova avventura, per una sorta di nuova vita arricchita dell’esperienza maturata. 

Le lacrime versate oggi da Jessica Fox scendendo dal gradino più alto del podio della C1 donne, al termine di un mondiale che l’ha vista protagonista indiscussa, 
non erano di sola gioia, ma liberavano le emozioni, le tensioni, le paure, le difficoltà che questa splendida ragazza poco più che ventenne ha accumulato in questa stagione  che ha dominato dall’inizio alla fine con una grandezza che non ha uguali. L’ho capito però solo quando sono andato a complimentarmi con lei : “Ettore è stata una settimana difficilissima - mi diceva  con una voce ancora segnata dall’emozione del pianto mentre  mentre l’abbracciavo e ha aggiunto - non pensavo fosse così duro“. Eppure lei, che ci ha abituati a queste imprese, ma soprattutto ci ha insegnato che si vince sì con il sorriso, ma lavorando duramente e credendo nei sogni, ha lottato su ogni pagaiata in ogni fase di questo infinito e stressante mondiale. Nella finale del  Kayak sembrava fosse tutto perduto alla porta 21, tutti ne eravamo convinti e l’urlo di stupore uscito naturalmente all’unisono dai presenti lo confermava,  eppure con un guizzo miracoloso, la figlia della Volpe, ha ripreso in mano la situazione come nulla fosse successo, riportando la sua canoa rossa e nera sulla giusta linea per entrare veloce sull’ultima risalita. A quel punto,  con quel  gesto, paragonabile solo alla bellezza infinita espressa nei dipinti di Picasso futurista, ci siamo resi conto che alle sue avversarie non sarebbero rimaste che le briciole, perché lottare contro le divinità è impresa impossibile per chi è ancora umano. 24 ore più tardi si presenta al via non più seduta sul suo guscio, ma in ginocchio e dopo 109 secondi e 07 decimi dalla sua partenza e dopo aver fatto 6 cambi di lato di pagaiata ha la certezza che a salire sul gradino più alto del podio sarà ancora lei per la sua quarta volta nelle sette edizioni disputate di un  mondiale nato nel 2010.

Per parlare della canadese e del kayak in versione maschile ci sarà tempo visto che gli dei, in questo caso le dee, hanno la precedenza assoluta su tutti e tutto.


Occhio all’onda! 


 

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