Ristorante e TransOlimpica

da sinistra Ettore Ivaldi, Xabi Taberna, Ander Elosegui, Aritz Fernandez e Guille Diez Canedo in mensa
Non c'è nessun che riesca ad entrare per la prima volta nel ristorante e restare indifferente a questo monumento architettonico completamente rimovibile: immenso... tanto da perdersi se non fosse per i diversi colori delle sedie che ti fanno orientare e che diventano il punto di incontro per ritrovarsi a cena. Dopo il primo momento di stupore, una volta entrati,  ci sono le fotografie d'obbligo anche se la cosa non risulta facile da attuare considerando le dimensioni e la gente che continua a passare davanti. La terza fase è capire cosa puoi mangiare e dove si trova il cibo, quindi inizia il tuo slalom tra atleti e affini, tutti coloratissimi e lesti nel muoversi per procacciarsi le cibarie.  Quando sei in fila nei vari self-service ti puoi sentire un gigante a un pigmeo dell'Africa orientale in relazione a chi hai davanti o dietro di te. Se ti capita Pau Gasol allora capisci che non sei nulla e basterebbe una sua mano per annientarti, lo vedi camminare tenendo tre bottigliette di acqua nella stessa mano e te lo immagini sotto canestro  a prendere palle su palle considerato il fatto che lui è un grande rimbalzista Se poi però in fila incontri  una ginnasta oppure una  tuffatrice cinese o  ancora  Gaurika Singh, la nuotatrice che con i suoi 13 anni e 255 giorni sarà la più giovane atleta a queste Olimpiadi, allora riprendi fiducia in te stesso e non ti senti poi così fuori misura.
Poi c'è il cibo che lascia ampi spazi di scelta sia per  quantità sia per qualità. Qui ci potresti passare il giorno intero oppure entrare o uscire per 24 ore senza sosta. Mancherebbe solo qualche birretta o un buon bicchiere di vino rosso, ma l'alcool è bandito fra queste mura dove si viaggia in bicicletta, in autobus o a piedi. Non ci sono auto, non c'è nessuno che ti passa davanti e nessuno sembra aver fretta o essere agitato. Se per caso c'è da entrare assieme sull'autobus o in una fila nasce la guerra su chi è più cortese e gentile. Ovunque entri  i mille e più volontari o gli addetti ai vari settori sorridono e  ti salutano, ti chiedono come va e se hai bisogno di qualche cosa. Insomma un mondo irreale o,  forse, stiamo vivendo una vita virtuale o meglio un magico momento fino al 21 agosto, quando solo allora forse riporterermo i piedi a terra in attesa del 2020!
Sulla "TransOlimpica", che ogni giorno percorriamo  per andare a Deodoro,  si vive una situazione quasi paradossale. Un'autostrada, o meglio una  "via expressa" che unisce Barra da Tijuca (sede della Vila Olimpica)  a Deodoro (sede delle gare di canoa slalom, mountain bike, BMX, ippica, rugby, basket femminile, tiro e pentathlon moderno) per una estensione di 23 chilometri. Si parla che sia costata un miliardo e mezzo di real equivalente  a poco più di 4 milioni di euro. Oggi è percorribile solo dai mezzi ufficiale e quando la imbocchi sembra di entrare in un set cinematografico con nessuno sulla strada. A destra e a sinistra "bairros" più o meno ben tenuti, ma decisamente le case che si affacciano su questo serpentone di asfalto sono state ridipinte di fresco  e risistemate per dare un quadro diverso alla realtà delle favelas. Ogni tanto poi in lontananza vedi ragazzini che fanno volare i loro aquiloni: il gioco preferito per molti di loro che passano il tempo in strada. Quando poi il pullman si avvicina loro si dileguano infilandosi nei buchi tra il cemento o scavalcando il muro di recinzione, ma le loro colorate e semplici ali della libertà  rimango spesso e volentieri nel cielo quasi a simboleggiare una voglia di volare altrove per sfuggire a povertà e chissà pure a molta violenza nascosta fra le mura domestiche.

Occhio all'onda!
























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