Olimpiadi da un altro punto di vista

Le Olimpiadi carioca per me stanno prendendo un'altra colorazione e mi rendo conto solo ora che attorno a noi ci sono pure altri sport. Non me ne voglia nessuno, ma il mio mondo, fino a qualche giorno fa, era decisamente ristretto fra i confini del campo di gara di Deodoro. Oggi e solo oggi mi rendo conto che la vita continua, ho aperto gli occhi questa mattina e mi sveglio in una città  che sta ospitando i XXXI Giochi Olimpici. Mi entusiasma ora leggere quanto un Enrico Sisti, giornalista inviato da Repubblica,  ispirato più che mai, scrive sugli "Dei" che stanno lottando all'ultimo respirto sul  campo di battaglia che per fortuna ha corsie e pedane e non usa armi, ma solo tanto e tanta energia che arriva direttamente dal cuore.
Sisti trasforma le gesta atletiche in romanzi epici  fissando questi momenti nella mente con pagine scritte da inchiostro indelebile. Parlando del salto triplo lo descrive così:
"...Straordinaria invenzione che porta l'uomo a regredire alle sue più animalesche capacità, fra canguro e scimmia, ma con gli stivali delle sette leghe ai piedi".
In effetti il quadro disegnato dal manzoniano Sisti ci permette di liberare la mente in questa straordinario sunto del salto triplo che incarna il gesto naturale di un animale come il canguro con l'elasticità di una scimmia mescolando la fantasia che l'uomo ha creato impersonalizzandola negli stivali delle sette leghe!
Parlando della vittoria di Bolt usa le parole del professor Vittori:"E' lui il proprietario di quel tesoro messo insieme in tutti questi anni. Anni in cui ha cambiato radicalmente il modo di concepire lo sprint, per quella sua natura perfetta in cui si sono combinate "frequenza e ampiezza" naturali: Pensate a un nano di 1,96!"

Poi riguardo la finale dei 100 metri piani, che avevo visto in diretta a Casa Italia ieri sera, e sorrido. Con 9,81 vince il re dello sprint, poi mi soffermo su un particolare: il numero sulla maglietta "2612" fissato con le spille da balia, e torno d'incanto all'infanzia quando frequentavo il campo di Basso Acquar e il Bentegodi, a quei tempi il professor Battocchi mi aveva instradato verso il salto con l'asta, e anche noi usavamo le spille da balia per fissare i numeri di gara. Sono cambiate le piste, i materiali, gli atleti si sono evoluti, ma le spille da balia rimangono come un tempo fedeli alla tradizione di un atletismo della nostra gioventù e anche antecedente.

Poi la tragedia infinita, che non ha spiegazioni, logiche. Un collega, un amico, un professionista, un grande campione che ci lascia per una fatalità, per una banalità e a 35 anni si spezza una vita senza un perché. Riposa in pace caro Stefan e che Dio possa regalarti infiniti fiumi per insegnare agli angeli del cielo la tua arte che hai interpretato in modo sublime e sempre con il sorriso se pur timido, ma sempre emozionante.

Occhio all'onda... Olimpica! 


Le spille da balia... non tramonteranno mai nell'atletica leggera dei record!





a "Casa Italia"

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