Ci siamo!

foto @ Marina Bertoldi
L'immagine più eccitante di oggi è  la foto che Novak Doković si è fatto con la squadra di basket della Croazia. Nole, come da tutti ormai è conosciuto,  è nato a Belgrado quindi Serbo e aveva poco meno di 10 anni quando questi due paesi entrarono in guerra per ottenere la propria indipendenza. Quindi conoscendo la storia e vedere in palestra il campione di tennis con la maglietta del suo paese abbracciare e farsi fotografare con i croati è stato molto emozionante.  Ecco! Un'altra magia che le gare a cinque cerchi riescono a fare. 

Il Villaggio Olimpico ormai è pieno e senza dubbio c'è molta attesa per la cerimonia di apertura di domani che darà il via ufficiale alle danze, anche se per una corretta informazione c'è da dire che il calcio ha già avuto il suo fischio d'inizio con la prima soddisfazione per le giocatrici brasiliane. 


Dopo una giornata intensa controllando i particolari questa sera  ho rivisto Amur e assieme ci siamo goduti il tepore di una passeggiata sulla grande e infinita Avenida Atlantica che collega  Copacabana con Leme. Tenendoci per mano e camminando  siamo stati rapiti dall'energia che questo luogo, in questo momento, ci sta offrendo. Si percepiscono  le emozioni della gente assiepata ai punti vendita per acquistare i biglietti per le gare o che si fa fotografare sotto il simbolo per antonomasia delle Olimpiadi e cioè i cinque cerchi che rappresentano i continenti uniti fra loro Si viene travolti dai colori di chi sorridendo si muove per una Rio vestita a festa all'insegna dello sport.  Non posso nascondere però che ci si sente aggrediti  da una stampa sempre alla ricerca di  sensazionismo o esaltando esageratamene mancanze che viceversa abbiamo già visto in tante altre edizioni olimpiche. Troppo poco si fa invece per  sottolineare l'immensa bellezza che ci circonda, apprezzando opere che l'uomo sa costruire per dare gloria e lustro alla creatività. "Una festa che nasconde la realtà" sottotitola Repubblica come se noi fossimo puri come l'angelo Gabriele.  Tutti a pensare e a criticare su che cosa accadrà poi. Certo un problema da non trascurare o da sottovalutare, ma in quasi sei anni di Brasile ho imparato che bisogna, prima di pensare al futuro, saper guardare il presente e viverlo in maniera intensa e senza rimpianti.

Oggi è il grande giorno: sfileremo nel mitico Maracanã e poi sarà solo da vivere intensamente ogni altro minuto di questa XXXI esima edizione dei Giochi Olimpici dell'era moderna.




Occhio all'onda... Olimpica! 








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