Non sempre i sogni hanno lieti fini

Un sogno lungo quattro anni si può distruggere in una frazione di tempo infinitesimale nel quale la tua testa entra o esce di pochi centimetri da una porta. Spazio in cui sei nelle mani di chi è chiamato a decidere e che  ti può  condannare senza diritto di replica. Il sogno olimpico ha questa prerogativa e, bello o brutto che sia, bisogna accettarlo mentre le infinite lacrime su un viso che ho visto soffrire e lottare  ogni giorno da molto tempo rincarano la dose di tristezza. Alla porta numero 20 Ana Satila abbandona i sogni di gloria con la consapevolezza però di avere davanti a sé una lunga carriera sportiva che le darà sicuramente le soddisfazioni che saprà certamente riconquistarsi sul campo fra i paletti dello slalom. Sono rimasto poi piacevolmente sorpreso da tante parole d'affetto che ho ricevuto dai colleghi allenatori di altri paesi come ad esempio da Jerne Abramic, amico da una vita e oggi  tecnico per la squadra austriaca, che mi ha abbracciato forte e mi ha detto che si è sentito male quando ad Ana avevano dato il 50. Sono rimasto  esterefatto da Bertrand Daille, direttore tecnico della Francia, che ha voluto abbracciarmi anche lui quando mi ha incontrato  nel dopo gara ricordandomi che Ana rimane comunque una fra le migliori atlete del circuito. Anche Richard Fox è venuto a darmi la mano commentando la decisione della massima penalità come una presa di posizione piuttosto dubbiosa.
Sinceramente devo ammettere che il dispiacere è grande, ovviamente non tanto per me, ma per una ragazza che ha dato tutta se stessa senza risparmiare energie e che ho avuto l'onore di allenare. Certamente ho commesso degli errori e già da domani cercherò di capire quali sono stati, ma l'unica arma che conosco è quella di risalire in barca ed iniziare a pagaiare duramente come abbiamo fatto in questi ultimi cinque anni.
Non ci sono né medicine, né scorciatoie per rincorre i sogni che prendono consistenza solo con il lavoro duro di ogni giorno e con la fermezza di chi crede che l'unica consolazione sia il piacere immenso di godere di ciò che si fa.

Le facce della medaglia sono sempre due e se da un lato esce di scena una fra le favorite viceversa entrano  in piena regola Charles e Anderson nel C2: magici in tutte e due le discese e pronti per la semifinale di giovedì.

Occhio all'onda... Olimpica! 





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