Gargaud la prima medaglia d'oro per lo slalom in Rio 2016

Questa mattina a colazione ho dovuto raddoppiare la dose di Nutella dopo una notte passata a lottare con il letto. La giornata di ieri certo non è stata facile, tanto meno saranno facili i giorni che ci aspettano da qui in avanti,  quindi,  meglio affogare la disperazione nella prelibata crema di nocciole che mi accompagna da sempre!
Due le immagini di oggi che mi hanno ridato il sorriso e che ho condiviso con Amur in diretta. La prima è stata quella di  rivedere Ana in canoa e, se pur con gli occhi ancora lucidi, ha pagaiato sul canale di allenamento. Ana  è tornata giustamente  a respirare e a dissetarsi  direttamente da quella fonte capace di dare  gioie ed emozioni, ma nello stesso tempo anche  di toglierci tutte le forze, magari  solo per un attimo, come se volesse rallentare la corsa per un futuro ancora da conquistare.  La seconda è l'abbraccio tra due donne che amo e che unite dalla commozione sono diventate ancora più protagoniste ed importanti per me. La prima è la madre dei miei figli, mia fonte di ispirazione e forza, mentre la seconda è la figlia che non ho avuto e a cui ho dedicato questi ultimi  cinque anni della mia vita. Due donne che come tali hanno la capacità di rasserenare e rendere le nostre esistenze migliori grazie e semplicemente per il loro essere donna sinonimo di bellezza e saggezza nello stesso tempo. 
Oggi, ma lo avevamo percepito dalle prime luci dell'alba, era una giornata speciale visto che ci si giocava il titolo di campione olimpico nella canadese monoposto maschile.
Parto dalla fine e cioè da quella fotografia metaforica di passaggio di consegne tra Tony Estanguet e Denis Gargau avvenuta a fine gara nel patio delle premiazioni. La medaglia che, il tre volte campione olimpico in questa specialità e oggi membro Cio, ha messo ufficialmente al collo a Gargau, oggi spettacolare e perfetto, me la sono immaginata sfilata proprio dal collo dello stesso  Estanguet. Una sorta di passaggio di consegne da  lui, oggi uomo in giacca e cravatta, al suo connazionale Denis Gargau Chanut.
Il 29enne transalpino è stato grande protagonista nella finale, capace di mantenere freddezza e determinazione. Ha vinto la gara in uno dei passaggi più banale e scontati e cioè tra la 16  e la 17 quando però la sua canoa ha preso letteralmente il volo sull'acqua e non si è più fermata fino alla fine. Ha avuto  la meglio per 0,85 su un Benus sostenuto dalle tribune da molti slovacchi venuti fino a qui, ma soprattutto da un Martikan mai visto prima con tanto di bandiera e trombetta per fare il tifo a colui che gli ha soffiato il posto per queste olimpiadi carioca. Bravo Takuya Haneda che ha cambiato la sua vita per la canoa trasferendosi più di cinque anni fa in Slovacchia per studiare, ma soprattutto per allenarsi con i migliori specialisti al mondo. La cosa si  è dimostrata alla lunga  essere vincente e questa medaglia gli regala quanto giustamente gli spetta dopo tre partecipazioni Olimpiche e tanti sacrifici.

La  caratteristica comune tra questi tre atleti,  oggi medagliati olimpici, è che condividono oltre al podio Rio 2016  pure l'anno di nascita e cioè il 1987.  Il primo nato di questa cucciolata d'oro è stato  Haneda il 17 luglio, 5 giorni più tardi Gargaud e 3 mesi e 11 giorni dopo Benus... sarà un caso, ma oggi si è dimostrato vincente!

Oggi semifinali e finali per K1 uomini nella speranza che Dio passi da Deodoro e ci dia una mano!

Occhio all'onda... Olimpica! 








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