Joe Clarke un oro frutto del lavoro di un Team

Bisogna dare merito al tracciato, ma non ai tracciatori, se abbiamo vissuto una finale olimpica nel K1 uomini degna di questo nome e che ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino all'ultimo arrivo. Tra l'oro e il quinto c'è meno di un secondo e a disputare l'ultimo atto non solo Europa,  ma anche Sud America e Nuova Zelanda.
Un passo indietro lo dobbiamo fare dicendo che Marianne Agulhon e Thomas Schmidt, appunto i tracciatori, hanno "cannato" alla grande nel disegnare, in prima battuta, un percorso assurdo, dopo che avevano fatto in qualifica un tracciato dignitoso se pur troppo difficile per questa fase di gare. I poveri apripista lunedì sera dopo le gare di qualifica si sono dannati nel cercare di entrare nelle porte piazzate senza logica in vista della semifinale. Tanto che poi martedì mattina, per una insurrezione di popolo (dove popolo sta per allenatori) hanno apportato ben otto, dico otto, cambiamenti. Solo così  e dopo una notte di attesa siamo arrivati ad un parto, non troppo  naturale, ma alla fine  ben riuscito. Unica domanda che mi faccio: "ci voleva così tanto per capirlo?

In semifinale escono di scena lo svedese Isak Ohrstrom, lo azerbaigiano Jure Meglic, l'austriaco Mario Leitner,  lo statunitense Michal Smolen e il giapponese Kazuki Yazawa.

Il primo ai Giochi ci è arrivato per puro caso considerato il fatto che gli olandesi non avevano iscritto Maarten Hermans poiché non lo ritenevano in grado di fare qualche importante risultato. Hermans era stato bravo però agli europei a Liptovosky a prendere l'ultima quota olimpica ancora libera, ma è stato costretto a rimanere a casa  e così Isak,  che alla prova continentale era arrivato giusto dietro a Giovanni De Gennaro, è stato ripescato.  Qui lo svedese, dopo aver passato la qualifica in 13 esima posizione, si è schiantato all'uscita della risalita 7 con conseguente capovolgimento; finisce la sua partecipazione a Rio 2016 con un 15esimo posto.

Il secondo, Jure Meglic, ha poco di azerbaigiano se non il passaporto, è migrato dalla Slovenia solo per avere la soddisfazione di gareggiare qui e togliersi una soddisfazione in più nella sua lunga carriera agonistica fra i paletti dello slalom con un 14esimo posto olimpico.

Il terzo escluso, Mario Leitner, che con Grigar si contende il titolo di atleta più giovane a queste gare,  in semifinale si perde e sembra un pesce fuor d'acqua. La sua discesa ne risente non poco, ma avrà tempo per rifarsi. Finirà sugli spalti a guardare perché troppe sono le penalità per aspirare ad una finale.

Il quarto e cioè Michal Smolen esce da un anno piuttosto incerto dopo che nel 2014 aveva vinto il mondiale U23 e aveva preso un bronzo nella World Cup a Praga. L'anno successivo fuori in semifinale ai mondiali U23, a Lee Valley ha una impennata d'orgoglio e sale sul terzo gradino del podio iridato assoluto. Nel  2016 a parte il 4^ posto alla gara di World Ranking a Penrith non fa nulla: 22^ in semifinale a La Seu in coppa e una settimana dopo a Pau finisce 83esimo in qualifica. Qui delude fuorimisura.

Siamo arrivati pure a parlare del  giapponese fratello di Aki che ha gareggiato nel K1 donne finendo 20esima. Il nipponico quattro anni fa a Londra aveva centrato la finale per poi chiudere al nono posto. Qui quasi riesce nuovamente nell'impresa, ma per un banale errore tra la 20 e la 21 non si ripete dopo 4 anni. Kazuki si era ritirato nel monastero  Zenkojj Daikanjin a Nagano perché ha abbracciato la religione buddista e credo che sarà lì che tornerà presto dopo questa sua terza  parentesi a cinque cerchi.

E' piuttosto tardi  e devo andare pure  a letto perché  domani sarà ancora una lunga giornata di gare se pur conclusiva. Ho parlato degli esclusi che oggi hanno preso la mia attenzione, prossimante analizzeremo bene i finalisti. Mi rimane solo il tempo per fare i complimenti al neo Campione Olimpico Joe Clarke che conquista un oro importante. Lui è la testimonianza che il lavoro mirato, attento e scientifico del Team GB guidato da un personaggio come Paul Ratcliffe (3 coppe del mondo vinte consecutive '98-2000)  porta i suoi frutti. Clarke fino ad oggi non aveva vinto nulla a livello individuale se non una medaglia d'argento agli europei U23 nel  2013. Bravo anche Pepe, al secolo Pedro Da Silva,  che con il suo sesto posto regala belle emozioni a tutti noi.

Oggi C2 e K1 donne semifinali e finali. Brasile in acqua con Charles Correa e Anderson Oliveira che in qualifica hanno ottenuto un settimo posto a 5,25 dai leader e cioè i cugini Skantar.

Occhio all'onda... Olimpica! 


da sinistra Ettore Ivaldi, Jordi Domenjo, Camilla Carvalho e Guille Diez Canedo

La sala stampa allestita all'impianto di Deodoro



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