“Una retro certa è preferibile e più sicura di una vittoria sperata”


 “Tutior est certa pax quam sperata victoria”
  Tito Livio 




L’altra sera, dopo un’ora e mezza di boxe, sono tornato a casa e mi sono riguardato la finale del K1 donne del mondiale di slalom di Praga. Mi era rimasta in testa un’idea e volevo capire se riguardando le gare quell’idea fosse ancora la stessa anche a  distanza di qualche tempo e soprattutto senza il pathos del momento con cui avevo vissuto quella prova in diretta. 
In sostanza avevo l’impressione che in quella finale Katerina Kudejova avesse letteralmente buttato alle ortiche una vittoria certa. Rivediamo la gara. La praghese, classe 1990, parte a bomba è fantastica in tutta la prima parte. Entra nella prima risalita a destra veloce e sicura. Salta dentro la porta numero sei senza bagnarsi la faccia. Nella combinazione 8/9 è larga, ma la canoa corre veloce, dimostra di aver fatto una scelta azzeccata, poiché appena esce dalla prima risalita a sinistra ha un vantaggio enorme su tutte le atlete, ma soprattutto sulla leader attuale di classifica Emilie Fer che è prima con 111,74 più 4. Tanto per avere un’idea di cosa sta succedendo ricordo che la ceca aveva vinto la semifinale con 110,27 con percorso pulito. Il vantaggio dopo nove porte sulla campionessa olimpica è di 5,35 secondi considerando pure il tocco della transalpina alla 8.
Bene anche nelle tre porte successive la Kudejova e  fino all’entrata della porta 13 prosegue la sua marcia trionfale verso una vittoria che sta per essere annunciata ufficialmente. A questo punto sembra ipotecare la vittoria. Il suo tecnico Jiri Prskavec è difronte alla gigantesca tribuna sul lato sinistra del canale, proprio alla porta 13 e la osserva senza far trasparire emozioni. Ma nella porta successiva arriva l’imprevisto: è in ritardo alla discesa 14 e non riesce a prenderla al volo. E’ costretta a rimontare e perde esattamente 16 secondi e 21 decimi. 

Mondiale finito, e come cantava il mitico Claudio Villa, 
                                           ...
“addio sogni di gloria,
addio castelli in aria 
...
meglio tacer le memorie o vecchio cuor mio 
sogni di gloria addio”


L’interessante ora è capire come sia potuto succedere tutto ciò. Come cioè un'atleta del livello della Kudejova, che sta gareggiando in casa su un canale che conosce perfettamente, si possa far tradire da una situazione relativamente banale come il passaggio 13/14. Alla base di tutto c’è un errore tecnico dopo la porta 12 quando cioè fuori dal riflusso d’acqua le scappa via la coda. Lei in quel momento ha un attimo di esitazione e invece di trovare una soluzione alternativa, ignora il problema e prosegue sulla strada che aveva programmato precedentemente. In poche parole non cambia strategia insiste con caparbietà come se non fosse successo nulla, ed è qui che perde il mondiale.  Manca di lucidità, come dicevamo rimane ancorata alle sue idee evidentemente ben radicate nella sua testa. Frena con il destro, gira la canoa di 180 gradi e si lancia verso la 14, come aveva fatto nella semifinale, ma è in ritardo considerando il fatto che la corrente le spinge ancora la coda verso valle nel lato opposto. Inutile per lei il tentativo di recuperare. Prskavec coach abbassa lo sguardo, rimane freddo a quella tragedia, quasi pietrificato su quella sponda che ha percorso migliaia di volte per seguire gli allenamenti dei suoi atleti.  

Parafrasando Tito Livio diciamo che nel caso della Kudejova  “una retro certa è preferibile e più sicura di una vittoria sperata”, ma soprattutto il problema è stato quello di non voler cambiare in quel esatto  momento la sua strategia di gara. Errore che si è dimostrato fatale per la brava, bella, ma poco perspicace ceca. Per l'appunto una retro alla 13 le avrebbe salvato il passaggio successivo e si sarebbe messa al collo un oro già annunciato da tempo. 
Io, anche a distanza di un mese, sono rimasto della mia idea che è la stessa di settembre nonostante i numerosi pugni tirati al sacco con i miei nuovi guantoni rosso fuoco!  

Occhio all'onda! 

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