Giochiamo con i numeri



Mi sono divertito a mettere assieme qualche dato di questi ultimi 20 anni di campionati del mondo di slalom ed è uscito un grafico abbastanza interessante.
In sostanza ho preso il tempo del vincitore nel kayak e l’ho messo a confronto in percentuale con i tempi relativi agli altri vincitori delle altre categorie. 
Dal grafico si può notare che la percentuale di distacco tra i K1 men e le altre categorie è rimasta pressoché uguale in 13 edizioni iridate, con la tendenza ad aumentare. 
Nel corso di questo ventennio sono cambiate molte cose dal punto di vista dei regolamenti. Modifiche che sono state volute di volta in volta dai vari presidenti del boarding ICF Slalom per cercare di dare un impulso diverso al nostro sport. 
Oggi a distanza di questo lungo periodo possiamo dire tranquillamente che in realtà non è cambiato molto e tutti gli sforzi fatti sono risultati vani. Il motivo, secondo me, è perché molte volte si è cambiato giusto per il gusto di farlo senza seguire un progetto, un obiettivo, una idea proiettata al futuro. Senza prima chiedersi perché cambiare?

Sono partito dal 1993, perché secondo me è stato il momento in cui lo slalom ha effettivamente rivoluzionato  una logica di pensiero. Inserire cioè gare di qualifica con successiva finale poteva essere la vera svolta giusto l’anno successivo al rientro nella rosa degli sport olimpici a vent’anni di distanza dalla prima apparizione a cinque cerchi. Un cambiamento logico dettato da tempi televisivi ristretti. In buona sostanza la RAI non avrebbe avuto tutto il tempo necessario per mandare l’intera gara. Il dilemma era seguire la gara in diretta per 50 minuti, ma non aver trasmesso la gara del vincitore. Quindi l’alternativa era avere solo i migliori 30 kayak e non gli oltre 120 iscritti.  Quindi si diede vita ad una gara di qualifica per selezionare per l’appunto questo numero di atleti che sarebbero andati in diretta televisiva. Si continuò su questa strada anche per l’edizione successiva nel 1995 in Inghilterra a Nottingham. Due anni dopo e cioè dopo le olimpiadi di Atlanta 1996 si mantenne la qualifica e successivamente, dopo la prima scrematura, si disputavano in sostanza ancora due manche facendo la somma dei tempi. Questo fino alle Olimpiadi di Bejing 2008. Nel 2005 fu introdotto un cambiamento sulle lunghezze delle canoe. Il kayak e il C1 da 4 metri fu portato ad una lunghezza minima di 3,50. Il primo largo 0,60 e il secondo 0.65. Il C2 da 4,20 a 4,10 per 0,75. I pesi erano 9, 10 e 15 kg. Ulteriori modifiche all’inizio di quest’anno portando K1 e C1 a 8 kg. e C2 a 13 kg. Questo abbassamento del peso dello scafo si pensava potesse avvicinare le altre categorie ai kayak, ma la cosa non ha portato a ciò.

Tutti questi aggiustamenti  però, non hanno evidenziato grandi cambiamenti sulle percentuali di distacco. Tutto più o meno si è mantenuto come nel 1993. Sono cambiate anche il numero di porte e i tempi più o meno consigliati per un tracciato di gara. Dai 2 minuti e 5 di Nottingham 1995 al minuto e 31 secondi di Tacen. Tanti cambiamenti in 13 edizioni iridate, tra cui anche aver assegnato ad un tocco di porta prima  5 secondi poi 2.

Prendiamo le donne in kayak

Nel 1993 Myriam Jerusalmy vinse la gara con un distacco del 20,79% dal primo kayak (suo marito Richard Fox). Nel 2013 Emilie Fer vince con il 22,45%. Il distacco scese fino al 9,19% nel 2005 quando Elena Kaliska vinse il mondiale a Penrith. Poi si è assestato tra il 12 e il 14%. 
In altri sport il divario donna-uomo è andato sempre calando. Un ricerca dell’Università di Oxford è arrivata addirittura a sostenere che le donne nel nuoto e nella corsa veloce supereranno gli uomini. Se le previsioni di questa università sembrano azzardate, c’è però da dire che effettivamente in altri sport le donne si sono avvicinate parecchio ai colleghi maschi.  

Nella canadese monoposto abbiamo avuto l’apice a Praga nel 2006 con la vittoria di Tony Estanguet che fermò i cronometri con un distacco da Stefano Cipressi del 2,81% contro il 5,34% di David Florence a sette anni di distanza e sullo stesso percorso. 

C2 dal 20,58% del 1993 al 20,72. Passando per l‘8,41 del 2003 ad Augsburg.

Altra curiosità emersa dalla raccolta di dati in relazione alle penalità.

Nei kayak hanno vinto mondiali con penalità dal 1993 al 2013 solo tre atleti: Becker nel 1997, Lefevre 2003, Hradilek 2013.
Nella canadese monoposto in 13 edizioni solo David Florence ha vinto un mondiale con una penalità
Nella canadese doppia ben 7 su 13 edizioni. Hanno fatto meglio le donne in kayak che hanno 8 atlete iridate che hanno vinto con penalità. 

Occhio all'onda! 

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