La porta non come punto di riferimento ma di semplice passaggio



Ci sono regole che apprendi da piccolo e diventano automatismi che ti porti nella vita e ti danno certezze ogni qualvolta che devi porre in essere comportamenti o gesti. Una di queste è come salire in canoa. Mi è stato insegnato come regola numero uno che la punta della canoa deve sempre guardare verso monte e così a distanza di 43 anni dalla prima volta che misi il culo su un guscio di resina mantengo alla lettera questo "dicta".
Certe regole bisogna rispettarle e farle rispettare anche se i tempi cambiano e le canoe evolvono!
Forse questo non c'entra nulla con quello che voglio scrivere su alcune idee di allenamenti tecnici per migliorare l'uso dell'acqua, ma mi sembrava un bell'inizio quindi lo lascio così e proseguo su quello che volevo condividere. 

Mi accorgo che molte volte, se non sempre, facciamo lavori tecnici dicendo agli atleti il percorso da fare: discesa-risalita a destra-discesa-risalita a sinistra e finire in una discesa e così via. Il meccanismo è perverso perché l'atleta va a studiare il percorso che è stato disegnato e si concentra su quanto è stato detto: "discesa-risalita a destra-discesa-risalita a sinistra e finisco nella discesa successiva".
In realtà quando disegno un percorso e faccio poi la proposta ai miei atleti parto dall'acqua e di conseguenza propongo il tracciato. Cerco cioè di usare i vari giochi della corrente per inserirci delle combinazioni specifiche che seguano questo flusso dinamico e senza sosta alcuna.
L'altro giorno ho usato un altro linguaggio per ottenere lo stesso obiettivo  e cioè quello di far fare le porte: "andate sopra l'onda da destra verso sinistra, lì fatalità c'è una porta, passateci dentro. Poi entrate nella morta usando il ricciolo di ritorno, il caso vuole che ci sia una risalita... fatela, poi uscendo, con un giro di di 180 gradi,  spingete la canoa verso sinistra e per fare questo usate  l'onda che vi traghetta da questa parte. Anche qui nel mezzo ci sono due pali verdi, passate giusto lì  così riuscite a non farvi male schiantandovi sul buco successivo. Una volta terminata l'onda, lasciate andare dentro la morta la vostra punta e ripartire sul lato opposto. Anche qui c'è un passaggio obbligato tra due paletti da slalom... niente di che. Poi state a destra della prima onda così non vi bagnate la faccia, ma andate sopra la seconda e vi sembrerà di volare. In questo modo sarete proiettati dentro la morta per passare tra due pali rossi, ma non fateci caso ci arrivate lanciati non potete evitarli. Infine centrate il buco alzate il fianco destro e spingete via la barca".
Così facendo abbiamo spostato l'attenzione sull'acqua costringendo gli atleti  a fare determinate azioni in determinate zone del canale  e non mettere in essere delle manovre dove ci sono le porte.


Il nostro sport è un gioco basato principalmente sull'anticipo dove la mente e l'azione è legata non in quel preciso momento, ma in quello giusto successivo.

Occhio all'onda!

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