Cento vite per raccontarne una


Le scarpe per il viaggio sono pronte. Questa mattina, dopo che Amur è andata a scuola, avevo ancora qualche decina di minuti liberi prima di svegliare Raffy. Il piccolo C1 destro al lunedì va a scuola alle 9. Poi avrei svegliato anche Zeno, che sta preparando il suo primo esame all’università. Ne ho approfittato quindi per dare una spolverata alle mie scarpe prima di indossarle per nuove avventure e per nuovi viaggi in questo mio peregrinare per il mondo con in mano una pagaia e nel cuore le persone che mi regalano i loro splendidi sorrisi, il loro amore, la loro gioia di vivere. Estate finita. Tempo di tornare in Brasile. Tempo di rimettersi a testa bassa e lavorare per costruire la prossima stagione. Fermarci non possiamo se non per riflettere sul passato in vista del futuro. Un’estate frenetica, senza soste, vissuta tutta d’un fiato, cercando di non perdere neppure un respiro. Gare, gioie, delusioni, ripartenze. Difficoltà da superare senza cadere nel tranello di essere battuti dalle stesse. Forti emozioni che arrivano sempre senza lasciarti neppure il tempo di essere apprezzate fino in fondo. Esperienze che molte volte non trovano il tempo per essere raccontate o fotografate, sogni che si concretizzano e che non vengono esaltati, forse per il timore di vederli ancora una volta rompersi come una bolla di sapone. Una cosa però è certa che tutto ciò da qualche parte dentro di noi si concretizza e prende la forza di cento draghi. Penetra in noi fondendosi con la nostra anima, da’ energia, ti fa sorridere, anzi ridere felice per la tua vita che vorresti condividere con il mondo. Le persone, che frenetiche mi circondano, ora non capiscono, stupite mi fissano e continuano a non capire. Peccato che non ci si possa confrontare, peccato essere trascinati nel vortice dell’indifferenza, peccato non vivere cento vite per raccontarne e condividerne  una sola. Forse troveremo il tempo e lo spazio per sederci comodi in giardino. Allora avremo il tempo per guardarci negli occhi senza paura di dover salire su un aereo che può solo allontanarci fisicamente, ma non ha la forza però di separarci veramente.

Occhio all’onda! 

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