Pioggia e freddo per il primo giorno di finali

Il fattore campo nella canoa slalom è evidente a tutti e queste ultime tre gare di Coppa lo hanno dimostrato ancora una volta.  Prendiamo ad esempio la finale del kayak maschile dove  ci sono sei francesi (di cui 4 corrono sotto la bandiera azzurra, bianca e rossa e due per altri colori) su dieci atleti. Poi c'è il basco Joan Crespo che qui a Pau, vista la vicinanza da casa sua, ha praticamente residenza, insomma allenarsi e poi gareggiare su acque che si conoscono bene è sicuramente un vantaggio importante. Entusiasmante la finale in questa categoria dove tutti e dieci i finalisti hanno aperto il turbo e hanno cercato su ogni porta il limite tra successo e insuccesso: nessuno si è risparmiato. C'è chi ha saputo tenere alla distanza come Samuel Hernanz  che usciva da una batosta a La Seu d'Urgell, altro campo che lui conosce molto bene, e da una forte delusione per la mancata qualifica olimpica agli ultimi europei. Il francese, con passaporto spagnolo, è stato bravo specialmente all'uscita dell'ultima risalita dove sembrava  perdesse tutto il vantaggio accumulato fino a quel punto, ma è stato un gatto buttandosi sulla corrente e infilandosi  nella 23 con la consapevolezza che si sarebbe giocato il tutto per tutto. Biazizzo secondo per 17 decimi, anche lui particolarmente deluso per l'esclusione dai primi tre della squadra francese, ha pennellato le porte dall'inizio alla fine senza risparmio di energie. Bravo Sebastien Combot terzo a 0,72 dal vincitore, che qui cercava una conferma del suo valore a 48 giorni dalla cerimonia di apertura della XXXI  edizione Olimpica, ed è apparso assai brillante e particolarmente contento di salire sul podio a casa sua davanti al suo pubblico che lo ha animato nonostante una giornata infernale di pioggia, vento e freddo.

Nella canadese monoposto il commento che Raffy mi ha mandato dopo la semifinale è eloquente: "Ciao sono Benus e non ho problemi". In effetti il campione slovacco  è entrato nell'ultima porta e ha iniziato a cercare con gli occhi il cronometro, quando si è accorto di essere abbondantemente sotto il miglior tempo si è fermato ed è arrivato senza pagaiare. Poi in finale "perde la tramontana"  alla porta 11 e dice addio ai sogni di gloria. Se uno slovacco si perde ce  n'è uno subito dietro che prende la testa della corsa senza dare nell'occhio.  Lui è ovviamente Alexander Slafkovsky che sta facendo un gran bene in questa coppa del mondo 2016  a parte la prova di Ivrea. Mi è piaciuto pure Nicolas Peschier che se non avesse toccato la risalita 4 avrebbe potuto metter al collo l'oro invece dell'argento. Per il giapponese Takuya Haneda un'altra bella conferma del suo valore nell'anno più important per un atleta. Il 28enne che ha preso casa, allenatore e studi in quel di Bratislava pur di allenarsi al meglio, è in forte crescita e sarà sicuramente protagonista a cinque cerchi. 

Grande ed infinita delusione per tre grandi interpreti di questa specialità e cioè: Denis Gargaud Chanut,  Sideris  Tasiadis e Benjamin Savsek  rei il primo di aver saltato la porta numero 20,  il secondo la 15 e il terzo la 22 in risalita. Prossima sfida diretta per loro sarà solo quella olimpica di Rio 2016.
Per il C1 donne facciamo una considerazione legata al percorso. Ieri la percentuale di distacco dal miglior tempo dei K1 uomini  della vincitrice è stata del 19% oggi chi ha vinto, Mallory Franklin, ha preso il 30,6%. Facile intuire che la notevole differenza è legata ad un percorso di semi e finale troppo difficile per questa categoria. Cosa si aspetta ancora per disputare le gare su due tracciati diversi? Bisogna umiliare ancora a lungo questa categoria? Sarebbe tempo di cambiare se vogliamo veramente presentarci a Tokyo 2020 con un minimo di orgoglio e di credibilità.

Domani in gara donne sedute e barche di coppia, speriamo che il tempo sia più clemente di oggi.

Occhio all'onda! 


PUNTI IN COPPA DEL MONDO DOPO 3 GARE


C1 MEN

K1 MEN
C1 WOMEN




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