San Remo sempre con suspance e austriache in slalom


Sono un attento osservatore (diciamo che mi piace) del festival di San Remo. Il motivo preciso non lo so. Forse perché mi ricorda la mia infanzia quando a casa ci si preparava a guardarlo tutti assieme. Io mi piazzavo sotto il tavolo, dopo aver preparato il mio speciale giaciglio, e mi distendevo lì a fare delle grandi dormite. Dal sonno qualche volta mi destavo tra canzoni e commenti di mio papà, unica trasmissione televisiva che seguiva, oltre alle commedie di De Filippo e i film western con John Wayne. Quindi ovvio che questa settimana per me è molto ghiotta considerando anche tutte le premesse che ci sono state alla vigilia della rassegna canora per antonomasia. 
Fazio Fabio, come lo chiama Cetto la Qualunque, è stato un grande a prendere in mano la situazione ad inizio show. Drammi immensi che purtroppo però non si possono risolvere approfittando di una vetrina così. E’ un festival della canzone e questo deve restare. Voler cambiare natura ad avvenimenti, persone, momenti non ha senso accettiamoli per quello che sono e per quello per cui sono nati altrimenti diamo forza a chi vuole trasformare tutto in uno show. Ci sono luoghi, situazioni e ruoli per far cambiare situazioni ormai diventate inaccettabili per molti.
A parte ciò grandi momenti con Ligabue che interpreta De Andrè, con Cat  Stevens in “Father and Son” e con loro la mitica, unica e sempre uguale Raffaella Carrà.  In un attimo ci riporta bambini. Ci rituffiamo negli anni ’70 con “cha cha ciao muchaco”. e poi le parole e il teso di questa canzone... la profondità...“sei acceso, sei spento?” Una Raffa aggressiva che salta sul palco come negli anni migliori e che ci regala momenti senza tempo e confini. Semplicemente mito!
 

Va beh! Ci aspettano serate lunghe considerando le tre ore di fuso orario che mi fanno addormentare all’alba per risvegliarmi subito dopo. Qui poi ad Al-Ain le sorprese non mancano. Pensate che mai avrei potuto pensare di vedere Violetta Oblinger Peters e Corinna Kuhlne allenarsi assieme. Eppure è successo, un paio di sere fa, all’imbrunire con le luci artificiali sul canale del “Wadi Adventures”  le due austriache in acqua assieme seguite dal tecnico Michael Seibert per un allenamento di tecnica scendendo.
In Austria quest’anno sono cambiate molte cose. Ora ci sono due tecnici, per l’appunto il tedesco che per molti anni ha lavorato per la squadra olandese, oggi senza fondi, e lo sloveno Jerney Abramic. Quest’ultimo da diverse stagioni agonistiche tecnico personale degli Oblinger: lui e lei. Il primo oggi è responsabile del settore k1 donne   più direttore tecnico del nuovo centro di canoa slalom a Vienna, mentre il secondo è responsabile dei k1 uomini. 
Il “Wunderteam”, per mutuare il nome dalla “squadra delle meraviglie” calcistiche, che ai campionati del mondo di calcio nel 1934 si fermò solo in semifinale perdendo per 1 a 0 dall’Italia, ha fatto un progetto molto realistico partendo dal fatto che in questo momento si trovano con 2 k1 donne di livello, Kuhlne (27 anni il prossimo luglio) e Oblinger (37 anni il prossimo ottobre) più due giovanissime come Wolfard (classe ‘94) e Leitner (’95) pronte per essere inserite in un gruppo di lavoro importante. Poi c’è il team dei k1 uomini che a parte il solito Helmut,  il prossimo 14 marzo arriverà alle sue 41 primavere, è tutto da costruire. Gli austriaci non hanno nessuna canadese, singola o doppia,  che posso aspirare a qualificarsi per le prossime olimpiadi, quindi la rinuncia in partenza di spendere soldi per cercare di raggiungere l’impossibile a breve. Per il futuro hanno il canale artificiale di Vienna che non tarderà a dare soddisfazioni con la crescita di tanti nuovi futuri campioni.

Occhio all’onda!

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