Oceania aprono la stagione internazionale per lo Slalom

Il sabato è il giorno più bello della settimana nella programmazione dell’allenamento. Alla mattina  ci sono le manche in progressione sul canale con qualche combinazione interessante, ma per il primo sabato è stata sufficiente  la sola problematica appena partiti della spondina con  porta in discesa e successiva risalita a sinistra: non male per chi pagaia in ginocchio a destra.  Poi il tracciato prendeva una fisionomia precisa di scorrevolezza con le 5 risalite restanti distribuite equamente lungo il percorso. Considerando però che bisogna portare a casa in 60 minuti tre le 9 e le 10 discese le cose non sono del tutto facili e scontate. A metà ora, si iniziano a vedere i  Santi del cielo che scendono sulle acque e iniziano a camminarci sopra come solo loro possono fare incitando gli atleti di restare tra i 2 e i 3 secondi  di scarto tra manche come noi allenatori chiediamo...lo so siamo esigenti, ma per il buon esito dell’allenamento ovviamente! A complicare le cose, in questo primo sabato di un febbraio bisesto, ci si è messo pure il caldo con i suoi 40 gradi che via via aumentavano fino a toccare, alla fine della sessione,  la cifra di 46! Impressiona però arrivare al canale, in qualsiasi giorno del Signore ed essere letteralmente assorbiti ed invasi dall’energia che si respira grazie a tutta questa bella gioventù che anima le acque di Penrith dalla mattina al tardo pomeriggio, in pratica senza distinguo di età, provenienza, lingua e titoli e medaglie conquistate: tutti hanno il sacrosanto diritto di credere nel loro sogni e combattere ogni giorno per realizzarli. Una sorta di training camp intercontinentale che non ha termine e non ha confini, tutti si allenano motivati e sinceri… che spettacolo e grazie Ragazze e Ragazzi per lo spettacolo che ci regalate con costanza e dedizione. 

Iniziata pure la stagione internazionale con gli Oceania Championships che si sono disputati sul canale di Aukland in ben 4 giorni, sì perché la finale del K1 uomini e del C1 donne l’hanno fatta giusto oggi.  Gare non eccessivamente partecipate, a livello internazionale,  a parte ovviamente per  chi era interessato alla qualifica olimpica e cioè i 3 paesi dell’Oceania: Australia, Nuova Zelanda e Isole Cook.  Jessica Fox parte con la pagaiata giusta  anche quest’anno vincendo sia in K1 (con il 19,1% dal primo K1 men)  che in C1 (23,5%) anche se per la verità Luuka Jones, atleta di casa, le si avvicina a meno di mezzo secondo nel kayak.  La franco-australiana in ginocchio però non ha rivali in assoluto e si mette al collo l’ennesimo titolo Continentale con un vantaggio di oltre 5 secondi. Tra i K1 uomini trionfa, è proprio il caso di dirlo, Lucien Dalfour che in semifinale si piazza secondo dietro al compagno di squadra nonché rivale per le Olimpiadi, Daniel Watkins, ma nella finale vince con un 85,76 migliorandosi di quasi 5 secondi fra le due manche e con un margine su Michal Smolen di 5.57. Terzo il "kiwi" Finn Butcher a 6.31. Watkins, dopo aver vinto il giorno prima in C1, in finale si perde con un 50 alla 19 in discesa e con una caterva di penalità fin dall’inizio.
Seguendo le gare in diretta su internet non posso non esternare il mio disappunto su chi ha tracciato il percorso (sembra siano stati Billaut e Campbell) che si è dimostrato molto noioso e decisamente poco veloce: i C1 hanno vinto con oltre il minuto e 40 di gara, troppo per attirare il pubblico a rimanere inchiodato allo schermo che esso sia televisivo o informatico!

Occhio all’onda! 


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