6,17

Sei metri e 17 centimetri sviluppati in altezza sono molti. Sono due piani di una casa. Sono una canoa da slalom più una pagaia da 2 metri e avanzano ancora 67 centimetri. Un autobus British rosso di due piani è alto 4 metri e 33 e rimangono ancora 1 metro e 81 centimetri che è l’altezza di Armand Duplantis il poco più che ventenne che pochi giorni fa in un meeting in Polonia è volato fra le nuvole del cielo per far ritorno sulla terra al di là di una asticella che rappresentava fino a pochi minuti prima un muro oltre il quale mai nessuno si era avventurato. Eppure il ragazzino, che dopo il salto è corso dalla mamma svedese per abbracciarla, nato in America e dal padre avviato al salto con l’asta, ha incantato e fermato il mondo se non fosse altro per quei 15 secondi che lo hanno immortalato in una specialità che racchiude in sé arte, magia, fisicità e spettacolo. E’ passato dal personale di 6,01 al nuovo record del mondo indoor a 6 metri e 17 centimetri. E’ passato da essere conosciuto piú o meno da tutto l’ambiente dell’atletica leggera alla ribalta del mondo intero nell’arco di pochi secondi e chissà dove potrà arrivare questo giovane atleta che ha sconvolto per velocità e tecnica.

Il salto con l’asta mi incanta, forse si è capito, ed è stato, per un periodo della mia vita, la mia grande passione. Iniziò tutto per caso e cioè  quando al campo di atletica del Bentegodi il professor Enrico Battochi, che ci ha lasciato lo scorso maggio, mi aveva instradato a questa specialità: « tu che vai in canoa e hai braccia forti prendi in mano l’asta - mi disse - che ti spiego come si fa ». Da lì  in poi  per qualche tempo mi dividevo tra la passione di stare in mezzo al fiume e l’arte di saltare attaccato ad un palo che di piegarsi non ne voleva sapere. Dopo un anno di gavetta il professor Battocchi mi mandò nel magazzino dello stadio e mi disse: « prendi l’asta verde che iniziamo a fare sul serio ». Ed in effetti le cose cambiarono e con quell’asta, così leggera e sinuosa mi presentai ai campionati regionali nella città che all'ora era la rocca forte di questa specialità e cioè Padova. Qui raggiunsi la bellezza di  4 metri  e 30 ricevendo i complimenti dal tecnico padavino che era anche il responsabile nazionale della specialità e che mi mise di fronte al grande dilemma se impungare per il resto della vita un' asta o una  pagaia.   Le cose, sappiamo come sono andate, ma è rimasto comunque in me lo spirito del saltatore e del grande appassionato di uno sport che è sicuramente arte e stile di vita. Così quando c'è occasione non rinnego nulla, ma rivivo in questi eroi il fascino e il sogno di un ragazzino che voleva toccare con i piedi all’insù e la testa all’ingiù il cielo il più in alto possibile! 


Occhio all’onda! 

PS sono stato bravo questa volta visto che  non ho scritto nulla sul  70^ Festival della Canzone Italiana che si è chiuso da poco a  San Remo.   Fiorello è stato stratosferico e Benigni sempre intenso ed unico. Le canzoni in concorso... cambiamo argomento!

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