Capacità aerobica poco specifica

Il campione olimpico Daniele Molmenti in allenamento a Penrith (AUS) inverno 2015 - foto by Ettore Ivaldi - 
Ho visto il campione olimpico Daniele Molmenti allenarsi sul canale qui a Penrith. Ok! ovviamente non è la prima volta che ho l'onore di assistere a qualche allenamento del fenomeno italiano, ma ieri osservando il suo lavoro, presumo di capacità aerobica (definendola come la capacità dell'organismo di mantenere un ritmo medio/veloce per un determinato periodo di tempo), mi sono nuovamente convinto o meglio si è rafforzata l'idea in me che anche per un atleta di questo livello il decadimento tecnico è evidentissimo in questo tipo di allenamento. Ovviamente è impossibile mantenere la velocità di gara quando ci si prefigge l'obiettivo di fare 12/14 discese in un'ora di allenamento. L'avevo visto brillante nella prima discesa e poi via via la tecnica andava ad adattarsi alla sua condizione fisica che risentiva ad ogni passaggio del lavoro fatto precedentemente. Un tecnico che osserva tutto ciò si fa mille domane e si chiede se effettivamente tutta questa quantità di lavoro ha un vero e proprio senso. O meglio se può avere anche un riscontro positivo per l'obiettivo che comunque rimane una manche perfetta dai 90 ai 100 secondi. Tanto più che oggi che  con il nuovo format  i migliori atleti passano il turno di qualifica con una prima manche e poi ci si gioca tutto nella successiva semifinale e finale. Quindi la tenuta sulla distanza si limita ancora di più.
Nella canoa da velocità è risaputo che atleti di altissimo livello hanno molti e molti chilometri sulle braccia a basse intensità. Abitudine questa presa probabilmente da sport di lunga durata anche se non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di discipline con prestazioni fisiche, quindi metaboliche, ben diverse. Anche se in questo caso parliamo più di resistenza che di capacità aerobica.  Eppure c'è la tendenza di  passare molte ore in barca a macinare chilometri specialmente nella prima fase della preparazione.
Se nella velocità può avere ancora  un senso lavorare per un un condizionamento fisico a basse intensità dove il gesto tecnico comunque dovrebbe rimane pressoché uguale, mi chiedo se anche nello slalom ha una vera e propria logica  fare tutto ciò tra le porte, che diventa poco specificatamente allenante.
Credo che concordiamo tutti sul fatto che la tecnica di gara si differenzia non poco dalla tecnica che gli atleti possono sostenere in un allenamento di capacità aerobica. Quindi, perché perdere molto tempo, energia e mettere a rischio la tenuta di tendini, muscoli e fisico in generale per lavori che sappiamo non avere una funzione oggettiva specifica sulla prestazione della gara? Le tesi a favore ci dice che una buona condizione fisica ci aiuta a migliorare la prestazione di gara perché possiamo sostenere più allenamenti. Aggiungo anche che aiuta l'atleta dal punto di vista mentale - "ho fatto tanti percorsi quindi sono allenato e mi sento bene", punto questo da non sottovalutare. Mi chiedo però per un atleta professionista che ha a disposizione molto tempo  perché non diluire di più  nell'arco della giornata l'allenamento per renderlo più specifico?
 

Io preferisco proporre ai mie atleti lavori aerobici fuori dalle porte poiché temo parecchio lo scadimento tecnico e di conseguenza il relativo adattamento propriocettivo errato.  Anche Molmenti,  che in  questo momento è sicuramente ben allenato, mi conferma senza dubbio le mie perplessità. Immaginiamoci per atleti giovani o di livello più basso che cosa succede! 

Sono arrivati qui da qualche giorno anche Peter e Pavol Hochschorner, ovviamente accompagnati dal padre allenatore e da un signore di grossa stazza non ben identificato che ogni tanto filma. Presumo sia il fisioterapista. Bene! I fenomeni slovacchi, da poco entrati nella Polizia, sul canale olimpico si limitano a scendere diritti ascoltando la musica dell'acqua. Hanno bandito, probabilmente per il momento, le risalite. Come sempre impeccabili: barca, pagaie, abbigliamento e di conseguenza stile, che se pur si limita alla pagaiata esprime classe e potenza. Sono evidentemente alla ricerca di una seconda giovinezza per affrontare un futuro che non si presenta facile dopo le ultime due stagioni di gare. Se mi chiedessero un consiglio gli direi di  ripartire dal sorriso e dai colori meno tetri di una canoa che solo vederla mette tristezza, così magari il futuro potrebbe tornare a sorridergli! 

Occhio all''onda!

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Concordo totalmente sull'articolo per ciò che riguarda l'analisi dell'allenamento e la sua specificità , è ancora di più per lo slalom dove non si può affrontare un percorso al 70% perchè cambiano tutti i parametri spazio temporali (un po come chiedere ad un calciatore di dribblare un avversario al 70% ) . Direi che invece la scelta dei termini e dei metodi di allenamento andrebbe approfondita e corretta .
Anzitutto non parliamo di capacità aerobica quando di mezzo c'è il tempo , se io vado per ore in canoa e sono un kayaker maturo non faccio nulla da un punto di vista metabolico se giro 2 ore al 60% del Vam , ma ho solo l'obbiettivo di riconsolidare la mia posizione sulla canoa nell'acqua : in tutti gli sport escluso la corsa questo è un fattore fondamentale , il mio schema corporeo deve essere comprensivo della canoa , e quindi devo passare ore su questa ( se sono un giovane in proiezione anche piu tempo di un adulto affermato ) . Se continuiamo a pensare che questo faccia migliorare il sistema aerobico siamo 30 anni indietro ( appunto come l’allenamento del kayak velocità) . Solo da una determinata % di potenza aerobica si può pensare di ottenere miglioramenti sul sistema aerobico ma anche questa è una illusione , quando poi vai a fare un Vo2max ti accorgi ( se sei un kayaker evoluto ) che ti è tornato quello dell'anno precedente , altrimenti a fine carriera dovresti avere 100 ml/min/kg di Vo2 !!! Il punto chiave dell'allenamento moderno ( da 25-30 anni è cosi ma nel kayak non molti se ne sono accorti ) è quello di identificare nella diminuzione del costo energetico specifico la chiave di volta della costruzione dell'allenamento , che nello slalom è chiaramente legato inoltre all'esperienza e all' aspetto situazionale .
L'elemento tecnico non può essere svolto a % inferiori di quello gara e quindi vanno trovate delle soluzioni alternative al percorso completo , nella velocità ci sono alcune % che possono essere rispettate , ma poi la cosa migliore è anche li usare i parametri gara : in una parola bisogna essere in grado di frazionare i percorsi e le distanze , ma alla fine ripeterli tante volte , anche con brevi recuperi che consentano un allenamento del metabolismo aerobico come dipendente dalla tecnica ( quindi subalterno ad essa ) che si migliora ripetendola in situazioni e ritmi specifici , limitando il ricorso massiccio alla produzione di energia per via glicolitica .

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