Titouan il matador dello slalom moderno



cielo grigio su, foglie gialle giù, cerco un po’ di blue, dove il blue non c’è, sento solo freddo, fuori e dentro me… ti sogno California e un giorno arriverò”
cantavano così i DikDik molti anni fa e oggi non ci sono parole migliori per descrivere lo scenario della prima giornata della quarta tappa di Coppa del Mondo di Slalom: pioggia tutto il giorno,  intensificata per le finali, e prospettiva di dover rivedere il tracciato per domani perché é in arrivo un’ondata di piena. La soluzione, per non cancellare la giornata di sabato, sembra quella di far partire la gara da sotto il salto per le canadesi e poi sperare che il tempo sia clemente. 

Il tracciato, disegnato da due allenatrici, Goikoetxea e Petrovic, non è assolutamente fantasioso direi classico e più da Junior che da senior non lasciando nessuna  alternativa di scelta agli atleti.  Parte nel modo più classico dei classici e cioè, arrivando dal salto, bisogna affrontare la prima risalita del percorso a sinistra, per poi tagliare il successivo buco da sinistra a destra con due  porte, 2 e 3, praticamente direzionali verso la 4 in risalita a destra. Le  sperate 8 porte in controcorrente non sono state utilizzate, chissà se le tracciatrici del percorso ci hanno pensato, ed era forse l’unico modo per allungare un tracciato che, come prevedibile, si é dimostrato   troppo corto per uno slalom classico. Nella parte centrale una serie di porte off-set, decisamente banali e poco angolate, il proseguo è molto sciatto  e le esse, che si sarebbero potuto sfruttare, vengono ignorate completamente. Si chiude con tre ravvicinate discese su acqua instabile che sono costate care ad Ana Satila, al rientro in coppa dopo le Olimpiadi di Parigi, dove, oltre al tocco, ha lasciato oltre due secondi e il passaggio alla fine sfiorato per pochi centesimi. La finale femminile ha avuto subito un colpo di scena con Eva Leibfarth, entrata per giocarsi le medaglie con il 10 tempo, che ha messo in acqua una discesa veloce e che sembrava decisamente difficile da eguagliare. È stata però la padrona di casa, la under 23 Eva Hocevar, a dare uno scossone scendendo sotto gli 80 secondi, navigando sulle acque della Sava con maestria e leggerezza.  Chi però ha dominato  la gara è la britannica Kimberly Woods che mette in acqua una prima parte molto veloce, poi sembra rallentare nella parte centrale, per poi riprendersi dalla 13 in poi e chiude restando sotto i 79 secondi e più precisamente 78.69.


Chi invece ha tenuto tutti sul filo del rasoio dall’inizio alla fine della sua discesa è stato Titouan Castryck che, ad ogni passaggio di porta, sembrava eseguire delle figure acrobatiche come il torero fa con il toro, tanto che il pubblico, ad ogni passaggio,  lo ha accompagnato con un forte e sonoro: Olè! Il suo “capote de paseo”,  cioè il mantello di colore fucsia da un lato e giallo dall’altro, è la canoa con i colori della Francia, che manovra con abilità e destrezza come in questo momento nessun altro matador sa fare. Quando poi estrae la “muleta” rosso sangue,  si capisce che il gioco sta per finire e con un colpo di spada chiude ogni velleità di vittoria ad un pur bravo, ma forse un po’ troppo borioso, Zigalin Hocevar che non può far altro che alzarsi dal trono e lasciarlo a chi, in questo momento, domina lo slalom mondiale. Manuel Rodriguez Sanchez è considerato il più grande torero della storia per il suo stile, ma soprattutto per la sua eleganza e per la sua freddezza nel duellare con il temibile mammifero ruminante erbivoro della famiglia dei bovidi, simbolo di forza e determinazione. Titouan Castryck, della famiglia degli umanoidi, raggruppa tutto il meglio che la sua razza può esprimere con semplicità, eleganza ed una freddezza unica nel momento del  bisogno! Vince la sua terza gara di Coppa quest’anno con un distacco dallo sloveno di oltre due secondi;  terzo é  Mateusz Polaczyk, che, felice più che mai, pubblicizza così nel miglior modo possibile la sua nuova creatura e cioè la canoa da lui ideata e prodotta: la Cha Cha! 


Bravo, anzi bravissimo Xabi Ferrazzi, che in qualifica ha fatto vedere grandi cose, peccato solo che in finale ha voluto spingere più del dovuto e ha pagato la sua inesperienza nel gestire la partenza come favorito numero uno. 


Occhio all'onda! 



foto di Carlo Alberto Cavedini









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