Individualità, arte e numeri




prosegue da: cosa prospetta lo slalom per il prossimo quadriennio olimpico - 3^

La domanda che ci siamo fatti  un po' tutti al Coaches Conference è: "quale sarà il futuro e lo scenario dello Slalom per il prossimo quadriennio olimpico?"  Sostanzialmente le cose non cambieranno di molto, ci saranno piccoli, ma importanti cambiamenti che sicuramente faranno fare un salto ulteriormente in  avanti ad una disciplina che secondo me ha due precise caratteristiche: l'individualità  e l'espressione artistica.

Indubbio il fatto che parliamo di uno sport individuale, mentre il concetto di certi allenatori nel prendere metodologie di lavoro e di competizione da sport di squadra è decisamente sbagliato e poco applicabile alla nostra disciplina.
Poco si adatterebbe allo slalom quello che definiamo  "spirito di squadra" che viceversa in altre attività come calcio, basket, volley o ciclismo, tanto per citarne alcune,  diventa l'elemento in più per raggiungere il successo. 
Lo slalom esalta l'espressione di ognuno in modo diverso, come giusto che sia, considerando il fatto che la prestazione di un atleta non condiziona la prestazione di un altro atleta, seppur che vesta lo stesso colore di casacca. Diventa viceversa limitante far seguire a tutti un preciso programma di allenamento o un protocollo comune nel preparare le gare.
Il lavoro principale di un allenatore con atleti evoluti è quello di cercare di esaltare le qualità migliori di ogni slalomista senza opprimerle o sacrificarle per il bene comune. Bisogna però stare pure attenti a non cadere nell'errore di considerare i risultati ottenuti con un atleta come la formula vincente applicabile a chiunque. Ecco perché spesso e volentieri atleti di altissimo livello, faticano ad essere attenti allenatori, riportando il tutto a riferimenti troppo personali, senza cercare di capire l'individualità che contraddistingue ognuno di noi. La stessa cosa si nota con allenatori con medaglie olimpiche che per aver vinto con un atleta ritengo di mutuare in toto sul nuovo soggetto da allenare. La conseguenza è poi di un precoce abbandono  non ottenendo però gli stessi importanti risultati avuti in precedenza.
L'abilità viceversa di un allenatore sarà quella di non avere programmi di allenamento e strategie generalizzate, che se pur andate bene e certificate con risultati con qualche atleta non avranno gli stessi esiti su altri soggetti.

C'è una proposta da parte di Jean Yves Cheutin in relazione alla Coppa del Mondo che arriva dopo una sua profonda analisi di cinque anni di gare. In sintesi il francese che allena la Russia propone di fare una qualifica sulla metà del tracciato di gara per poi proseguire sul percorso intero. In questo modo si evita di cambiare percorso e si arriverebbe comunque in semifinale con un tracciato nuovo. Limiterebbe poi la partecipazione ad un solo atleta per nazione, ampliando così la possibilità a nazioni più deboli di ottenere passaggi di turno. 

Io vedrei bene in Coppa il  format della "ECA Junior Cup" dove in due giorni si hanno due gare anche se poi si adotta una premiazione solo con la somma dei due risultati. Alla fine però la classifica finale si fa sulla somma di 10 gare. Tutti gareggiano in prima manche poi i 2/3 passano in finale. Il tracciato si cambia per il secondo giorno di gare.

Lo slalom deve fare pure i conti con il CIO che chiede da sempre l'universalità delle discipline sportive con il conseguente numero di nazioni che lo praticano per restare nella rosa degli sport Olimpici.
La maggior difficoltà per le squadre nazionali extra-europee sono i risultati che difficilmente arrivano. Se si pensa che dallo studio fatto dal Cheutin si nota che in 5 anni di gare tra Coppa, Mondiali ci sono 71 nazioni presenti, di queste 46 passano in semifinale, solo 33 per la finale mentre sul podio sono presenti in 21 e 12 paesi conquistano almeno una vittoria.  A tutto ciò si potrebbe ovviare permettendo la partecipazione ad ogni nazione con 3 atleti, in semifinale passano solo 2 per ogni nazione e nella finale, sempre a 10, va il migliore per ogni nazione. Così facendo si tutelano i paesi più giovani e meno forti per avere uno sviluppo maggiore sul numero di nazioni presenti.

Occhio all'onda! 


1 commenti:

Anonimo ha detto...

bisognerebbe allenarli atleti evoluti prima di dire come si fa..occhio all'onda!

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