Teoria bene, ma la pratica è meglio

 “Non c'è cosa che non venga  resa più semplice attraverso la costanza e la familiarità e l'allenamento.Attraverso l'allenamento noi possiamo cambiare; noi possiamo trasformare noi stessi.”
          - Dalai Lama -

Ho avuto occasione di vedere la proposta per l'aggiornamento per i tecnici della canoa che organizzerà il Comitato Regionale Fick Emilia-Romagna nei giorni 23 e 24 gennaio 2016.
Premesso che l'iniziativa è pregevole e di spessore con docenti professionisti e accademici mi offre però lo spunto, leggendo quali saranno le tematiche trattate, di fare alcune riflessioni che ho il piacere di condividere ad alta voce.
Le materie che verranno prese in esame in questo stage sono molto complesse  e si va dall'allenamento intermittente alle basi di anatomia e fisiologia con riferimenti alla prestazione motoria negli sport ciclici per passare poi all'approccio scientifico al modello di allenamento dei canoisti. Interessante anche sarà la tematica sulla capacità di osservazione del tecnico societario.
A questo punto però bisogna fare un passo indietro e interrogarci su quali sono le realtà odierne della canoa e come operano gli istruttori e gli allenatori all'interno dei club. Mi chiedo quali sono le vere necessità , ma soprattutto mi chiedo quali sono le difficoltà che un tecnico deve affrontare quando lavora con i giovani e che conoscenze deve avere e sviluppare. Altro discorso ovviamente l'allenatore che opera con atleti di alto livello o che prepara mondiali o olimpiadi. 
Poi osservo quello che ho modo di vedere nei miei lunghi periodi di permanenza in paesi come Repubblica Ceca, Germania o Francia, che dominano la scena mondiale per numeri di praticanti  e risultati sportivi.  Metto tutto assieme e mi rendo conto che molto spesso noi ci perdiamo a fare proposte formative complesse scomodando "luminari" del settore e restando poco a contatto con quelle che sono le vere necessità di chi opera nel settore. In sostanza mi sembra di vedere molta teoria e poca pratica. Mi rendo conto che quando un istruttore è chiamato a lavorare con i ragazzini deve avere competenze operative che purtroppo non arrivano quasi mai dalla stretta formazione letteraria, ma si concretizzano solamente con molta pratica e con l'osservazione e l'operatività sul campo giorno dopo giorno.
Mi piacerebbe vedere più workshop sul campo e meno nelle aule seduti ad ascoltare questo o quel docente se pur meritevole di grande attenzione. Quello che secondo me manca è proprio questo passaggio e cioè avere la possibilità di imparare e di confrontarci strettamente sul fiume, in piscina o in palestra, ecco perché ho proposto e dato vita agli "Ivaldi Camp" dove alla base di tutto ci sono gli allievi e gli istruttori devono condividere con i propri allievi fatiche ed esperienze motorie uguali. Ad un ragazzino posso provare a spiegare i "modelli prestativi del canoista", ma sicuramente poco gli resterà nella testa e tanto meno nel suo bagaglio neuromuscolare. Cosa diversa invece  se lo stesso ragazzino lo mettiamo in acqua e con lui andiamo a stimolarlo perché lui stesso scopra effettivamente il suo modello prestativo che sarà sempre unico ed irripetibile. Certo! questo è un lavoro lungo e complesso meno da ufficio, ma più da operaio come sempre mi sento se voglio aiutare chi mi sta di fronte a tirare fuori quello che lui ha dentro di sé. E come diceveva il grande Aristotele: 


 “Ciò che dobbiamo imparare  a fare,
 lo impariamo facendolo.”

Occhio all'onda!



 

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