Quando saremo maturi?

Finito allenamento si torna a casa è lo scenario che si presenta all'uscita dalla palestra è questo - Foto di Zeno Ivaldi -
Lo sapevo che non sarei stato completamente indifferente, ma pensavo di essere  forte ed immune a facili sentimentalismi e invece la gioia, per pagaiare in mezzo a quattro sassi dopo essere uscito dalla nuova calda sede e sapendo quanto è costato per arrivare fino a qui, mi ha completamente invaso e accompagnato per tutto il resto dell'allenamento e della giornata e mi ha aiutato a fare delle riflessioni a voce alta.

In quel punto, giusto a ridosso della diga del Chievo, l'Adige ha acqua e  forza  e la sua conformazione aiuta a creare una sorta di struttura naturale, basterà poco materiale e un convogliatore d'acqua a monte per creare il tanto sospirato "campo slalom" che andrà a mettere la ciliegina sulla torta ad un impianto  eccezionale per la canoa. Manca veramente poco anche se gli sforzi da fare ora sono tanti e non dobbiamo mollare l'attenzione in dirittura d'arrivo.

Saltando da un sasso all'altro ripercorro questi ultimi 12 anni da quando alla festa del quarantennale del mitico CCVr, nelle sede dell'allora sponsor, parlai ad una platea numerosa fatta di soci ed ex-soci, atleti, autorità sportive e politiche dicendo che se volevamo far fare un salto di qualità alla nostra Società e alla Canoa dobbiamo impegnarci per avere una sede nuova. Da quel momento in avanti per molti anni ho avuto  solo una meta nella mia testa e  senza fermarmi mai, investendo anche molti denari oltre al tempo. Individuai l'aggancio politico giusto per portare avanti l'idea. Lavorai per trovare l'area,  progettai strutture e realizzai materiale da portare nella prima "conferenza dei servizi". Cercai collaboratori, ma soprattutto cercai la condivisione. Era il 10 ottobre 2005 e attorno a quel tavolo avevo messo assieme Regione, Provincia, Comune, Coni, Federazione. Ne uscì una legge per gli "impianti d'eccellenza" da parte della Regione per arrivare al suo finanziamento. Gli anni passano si fanno piccoli passi, ma ad un certo punto si blocca tutto per una serie di problemi legati alla situazione economica del Paese.  

In un attimo di sconforto scrissi sul mio blog un post dove confessavo di aver perso ogni speranza e  cedevo le armi dichiarando pubblicamente sconfitto un sogno. Questa mia confessione però colpi il presidente del Chievo Calcio il quale si rese disponibile a riprendere in mano il progetto e realizzare questo sogno assieme.  Da quel momento, se pur non facile, ne uscì una collaborazione stretta tra privato e pubblico e in breve tempo si realizzò il sogno che nacque in quella sera per festeggiare i fasti e le glorie del CCVR.
Negli ultimi anni mi ha affiancato a tutto ciò Bruno Panziera e successivamente, sollecitato da quest'ultimo si è unito pure Luigi Spellini i quali hanno preso in mano, dopo la mia partenza oltre oceano per motivi professionali, le sorti del Club e di questo nuovo impianto. Io sono tornato nell'anonimato, ma non posso non godere di quanto oggi vedo realizzato.

Siamo, secondo me, agli inizi di una nuova era per la canoa a Verona e in Italia. A brevissimo, con il campo slalom, saremo pronti a lanciare nuove iniziative e proposte anche se avrei già voluto partire questo dicembre con gli "Ivaldi Camp". Ma i tempi probabilmente non sono ancora maturi e la proposta fatta è andata completamente deserta.
Mi chiedo il motivo di questo disinteressamento quasi totale, se non da parte di un paio di unità, a queste iniziative. Azzardo delle ipotesi:

1.chi propone queste iniziative non è conosciuto oppure si ritiene che non abbia nulla di interessante da proporre;
2.non interessa confrontarsi; 
3.non ci sono ragazzini interessati, ma soprattutto non ci sono società, allenatori e genitori che si chiedono cosa possono fare per migliorare;
4.non ci sono disponibilità economiche per partecipare;
5.mancano professionisti del settore;
6.mancano volontari che accompagnino i ragazzi;

Peccato perché avrei voluto utilizzare questo mese di ferie in Italia per trasmettere a tutti l'energia che sto accumulando in questa mia grande esperienza e avventura oltre oceano, che mi sta regalando tanto e che sarebbe un peccato perdere o che restasse a disposizione di pochi. 
Peccato perché avrei voluto creare un gruppo di lavoro.
Peccato perché ogni giorno passato è andato, ma è così la vita!

Occhio all'onda! 






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