Respirare per pagaiare

Sto facendo la valigia per andare in coppa del mondo  e lascio una Foz che si prepara all'inverno ormai prossimo. Non ci volevo credere, ma anche in Brasile qualche fastidio per il freddo c'è. Nulla se confrontato con l'Europa ovviamente.  Comunque si dorme bene con una copertina e alla mattina avere la felpa vicino  fa piacere. Nel caffè ora ci metto il latte caldo e per andare al canale indosso le scarpe lasciando le "havaianas" sul tappeto a fianco del letto.
Poi, però quando sali in canoa, sparisce tutto e la temperatura è ideale: né caldo, né freddo con l'acqua perfetta, anche se purtroppo sul canale non ne abbiamo molta. Infatti non ricordano, da queste parti, una siccità così grande. Ma come dicevano i latini non abbiamo perso tempo e con il moto "Mater artium necessitas" (sarà contento il mio amico Pino Scarpellino) ci siamo lanciati in acqua a lavorare.
Ho proposto un allenamento tecnico molto particolare alle mie tre atlete in C1. Il mio scopo era quello di portarle a scoprire la connessione della pagaiata con la respirazione inserendo in tutto ciò il terzo elemento di connessione che ovviamente è l'acqua che corre. Abbiamo provato a pagaiare ascoltando l'aria che entra e che poi esce in noi associando a questo  il gesto di spinta e trazione. Poi la stessa cosa con la pala in acqua e capire in che momento, rispetto alla respirazione, inserire una determinata manovra. Inspirare abbondantemente aria prima di una propulsione larga indietro aiuta a ruotare meglio e  a prepararsi ad esplodere energia allo stato puro nel momento in cui metto a segno la manovra.  Abbiamo poi lavorato sulla connessione spinta-trazione-respirazione e, poi prestando sempre attenzione alla pagaiata, ci siamo concentrati a sentire che cosa cambia se la propulsione indietro è la conseguenza di  un colpo avanti oppure se è un gesto che nasce autonomamente con il solo obiettivo di far ruotare la canoa. Le ragazze hanno toccato con mano la differenza di energia tra una e l'altra opzione. Nel primo caso è evidente che la rotazione o cambio di direzione viene fatta sfruttando anche la velocità della canoa, quindi una fase se non di accelerazione comunque di moto; mentre nel secondo caso la rotazione arriva per una manovra atta a fermare la canoa per ottenere il cambio direzionale.


La proposta fatta ha offerto alle ragazze l'opportunità di vedere le stesse manovre da un altro punto di vista prendendo completa coscienza di un gesto che il sistema nervoso regola sì autonomamente a seconda delle necessità metaboliche dell'organismo, ma che si può anche gestire per avere e ottenere una maggior resa nel movimento. Forse troppo spesso ci dimentichiamo di questo particolare e rischiamo di sottovalutarne l'importanza.

Lo sapevo! mi sono perso a metabolizzare l'allenamento fatto oggi, anche se secondo me è stato un buon motivo per allontanare il pericolo di finire di preparare i bagagli.
Già,  il mio vero incubo considerando il fatto che dopo tutti questi anni di valigia in mano devo ancora imparare a metterci dentro tutto quello che mi servirà!


Occhio all'onda! 


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