Donne in C1 guardiamo cosa succede negli altri sport

Innaffiare il giardino alla sera mi rilassa oltre a farmi piacere mi stimola a riflettere. Finalmente lo spazio antistante la nostra casa si è trasformato in un’area ben organizzata e soprattutto la parte verde è diventata predominante e carina: un mix di giardino giapponese e giungla equatoriale. L’impegno serale quindi non è eccessivamente complesso, lascia la mente libera di pensare alle cose fatte nella giornata appena conclusa, mentre i ragazzi della squadra sono all’università, e rimane tempo anche per guardare al futuro. 
Il tema di questi giorni rimane la canadese femminile ai Giochi Olimpici e guardando che cosa fanno gli altri sport ho cercato di capire il livello femminile rispetto a quello maschile. 
Prendiamo gli 800 metri dell’atletica leggera,  regina degli sport come si suol dire, e che a mio giudizio si possono paragonare ad una gara di slalom in relazione ai tempi di percorrenza. Ai recenti campionati del mondo disputati a Mosca quasi un mese prima dei mondiali di slalom di Praga gli 800 metri sono stati vinti dall’etiope Aman Mohammed, bel talento di corridore, con il tempo di 1’43”31. Sto ragazzo nel 2010 a soli 14 anni aveva un personale sul kilometro di 2 e 19... non male, ma è un’altra storia, scusate.  Gli 800 donne sono andati alla keniota Eunice Sum con il tempo di 1’57”38 e cioè a 14”,07 dal collega, un tempo più alto del 13,61%. Alle spalle della keniota la russa Savinova a 0,42 decimi e  bronzo alla statunitense Martinez a 0,11 decimi dall’argento e a 0,53 dall’oro. La finale a otto si è chiusa con un distacco massimo tra la prima e l’ottava di 3 secondi e 21 decimi. Se risaliamo alla semifinale le escluse, e cioè dal 9^ al 16^ posto sono state eliminate per meno di due secondi. Attenzione ai minimi richiesti per la partecipazione ai mondiali che erano fra 2,00.00 e un 2,01.50 in relazione all’appartenenza ad una nazione annoverata tra quelle di serie A o B. Quindi la selezione partiva già da questo pre-requisito di alto livello. 
Altro esempio è il nuoto. Prendiamo i record del mondo dei 200 metri nelle quattro specialità. Anche qui la scelta ricade sul fatto dei tempi similari a quelli di una gara di slalom.  Vi risparmio nomi e dati, se non vi fidate controllate, ma le donne rispetto ai maschietti sono di media al 10,2%. Quindi ad un gap decisamente buono per garantire spettacolarità e interesse agonistico.
Ecco il punto preciso: garantire la qualità dei partecipanti ad un campionato del mondo, immaginiamoci ai Giochi Olimpici. Ho già parlato delle difficoltà incontrate dai poveri telecronisti chiamati a commentare la finale della canadese rosa mondiale che hanno distacchi del 27% per la prima per passare poi all’argento che si trova al 42% dal collega uomo.
Disastrosa è stata l’immagine mandata in televisione per le gare a squadre che hanno avuto distacchi di oltre 50 secondi dalla prova maschile. 
Una soluzione però a tutto questo c’è e la possiamo prendere da sport come lo sci, il ciclismo, la pallavolo e tanti altri. Lo sci disputa due circuiti distinti fra uomini e donne, il ciclismo ha distanze diverse, la pallavolo ha altezza della rete da 2,43 per gli uomini a 2,24 per le donne e potrei continuare così a lungo. Tutto questo per dire semplicemente che forse sarebbe il caso di applicare due misure diverse per i due sessi se vogliamo far crescere velocemente il livello delle atleta in Canadese monoposto e se vogliamo facilitare la crescita anche di nazioni che non hanno  antiche tradizioni e mezzi per arrivare più velocemente ad alto livello. 
Mi sembra così logico e scontato che forse per questo che non ci si pensa e si continua viceversa sbattere la testa contro il muro forzando la mano su discriminazioni che esistono solo se continuiamo su questa strada. Riconoscere la diversità non significa sminuire il valore delle atlete e tanto meno delle donne slalomiste. Significa solo adeguarsi a quello che già si fa in molti altri sport di successo. 
Mi fermo qui il giardino ha già preso la quantità di acqua sufficiente per oggi! 

Occhio all’onda! 

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