Ancora qualche riflessione su Cardiff prima di Augsburg

A Cardiff di scena anche le gare a squadre con manche unica - belle gare sempre emozionanti peccato non aver visto italiani in gara scappati via presto per andare ad Augsburg a provare. 


Prima di entrare nel vivo  della seconda prova di Coppa del Mondo di slalom mi sono venute da fare delle considerazioni sulla prova di Cardiff.
La prima è su una partecipazione più limitata rispetto ai normali numeri di coppa. Già ad Augsburg sono cresciuti notevolmente sia i partecipanti che le squadre presenti. Passiamo da 168 barche gara a 240 in rappresentanza di 31 paesi. 
Poi mi ha impressionato positivamente la squadra della Repubblica Ceca, in forte crescita in tutte le specialità. Certo non sono sorprese queste, ma sono conferme del valore di una nazione che ha investito sullo slalom con lungimiranza e capacità operative sotto tutti i fronti. Mi riferisco non solo per l’aspetto agonistico, ma anche organizzativo considerando il fatto che nonostante l’alluvione delle ultime settimane a Praga stanno facendo il possibile per organizzare  i mondiali... speriamo bene!

L’altra cosa su cui mi è venuto da riflettere  è in relazione alle canoe usate dai K1 in generale. Verrebbe da pensare che dopo i successi dello scorso anno di Etienne Daille, vincitore della Coppa del Mondo con il miglior punteggio di sempre, molti atleti si sarebbero orientati sul suo modello e cioè “Inside” prodotto dalla “winner pro” di Marc Guillard. Modello che è l’evoluzione del “Buzz” e che con il “Pei-king” aveva stravolto il disegno della linea della barca. Il concetto del francese olimpico 2012 (chiuse in 7^ posizione) è quello di aver una barca che ti lasci ampi spazi di pagaiata nella parte frontale e che mantenga distribuito il  peso su tutta la canoa. Il risultato ottico è quello di una tavola da surf che rimane sempre sopra l’acqua. Bene! Dicevo che avrei pensato che molti atleti si darebbero orientati in questa direzione e invece mi sembra di aver visto solo l’austriaco Kremslehner, nipote di Kremslehenr che gareggiava ai miei tempi, utilizzarla oggi e  qualche altro junior.
La stessa cosa si può dire per il modello “DM” della Nelo prodotta in collaborazione con il campione olimpico Daniele Molmenti. Barche che non fanno mercato e non sono seguite da molti.
Mi chiedevo il motivo, ma sinceramente mi è difficile immaginare la ragione. 
Se la cosa è abbastanza logica per C1 e C2 viste le numerose barche in gara tra Gala Sport e Vajda, non lo è altrettanto per il settore kayak. Non mi addentro oltre considerando il fatto che secondo me ci sono motivazioni commerciali e marketing dietro a tutto ciò. Materie decisamente fuori dalla mia portata e logica. 
Per restare in tema rimango deluso sul fatto che non si sfrutti il marchio della Coppa del Mondo con merchandising di vario genere. Tipo una T-shirt della manifestazione, dei gadgets, delle semplici cartoline senza chiedere magari un francobollo con annullo speciale. Anche da questi piccoli particolari si riesce a capire perché la canoa non sfonda a livello di popolarità, per non parlare degli aspetti economici. Una domanda potrebbe essere: ma un atleta che cosa ci guadagna a partecipare alla manifestazione? 

Da domani però si entra in sintonia da Augsburg  con la seconda prova di coppa nel tempio dello slalom in assoluto dove sono già state disputate 20 edizioni di Coppa del Mondo. Quindi per il momento....

                                                    Occhio all’onda!

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