Super Cali bi-europeo!


Gengis ce l’ho fatta: alle 7,30 ero a casa, ho bevuto il caffè, mi sono lavato i denti e mi sono presentato al seggio!

Un viaggio piacevole da La Seu d’Urgell a Verona con il mio amico e collega allenatore Jerney Abramic. Vi lascio immaginare di che cosa abbiamo parlato in viaggio... mah! Tante analisi, ragionamenti, scambio di idee su allenamenti e prospettive future dello slalom internazionale. E’ proprio un bel personaggio lo sloveno che quando è a casa, poco come me, cura il suo orto e le piante da frutto. Mi ha confessato anche che si sta costruendo una casettina a Bovec dove va a cacciare dell’ottima selvaggina. Insomma gli piace sapere quello che mangia e soprattutto è un tecnico di slalom super fino che con gli anni ha maturato saggezza e conoscenze.

Onore a Super Cali che è stato impeccabile, preciso, determinato, pulito e, soprattutto, non ha voluto strafare. E’ maturato molto come atleta in questi ultimi due anni. La sua arma migliore è quel suo modo, che sta diventando comune ai migliori canoisti più giovani, di cambiare direzione alla canoa con un gioco di fianchi molto accentuato mantenendo la centralità del peso del corpo. Azione che usa con grande maestria anche per le rotazioni sulle all’interno delle risalite. Sul podio l’italiano non è stato molto applaudito. Il friulano non è amato dai più, forse quel suo modo di proporsi al pubblico, ma soprattutto ai compagni canoisti, non piace. Secondo me potrebbe fare molto per la canoa anche a livello italiano invece di correre il pericolo di chiudersi dietro ai suoi successi e ai suoi esclusivi interessi di atleta, se pur di grandissima caratura. Un po’ se vogliamo l’errore che a suo tempo fece il campione olimpico di Barcellona ’92.
C’è molto da fare e gli europei ne sono la prova anche se si cerca di mascherare il tutto con: “L'europeo 2011 va dunque in archivio con l'ottimo primo posto di Daniele Molmenti nel K1 maschile e con i piazzamenti degli altri azzurri...” In sostanza l’Italia porta a casa l’oro di un talento, una semifinale di un equipaggio che dovrebbe essere seguito da tecnici capaci e niente più eppure alla vigilia si diceva: ”All’evento continentale l’Italia si presenta con una squadra decisamente competitiva” quando in realtà si è portato una donna fuori di molto dalle percentuali e un giovane C1 che viceversa dovrebbe essere seguito nei suoi tempi di crescita con più attenzione. Il lavoro si fa durante l’anno e nelle giuste sedi non nei momenti clou della stagione.

Non vi ho scritto nulla sul percorso della semifinale e finale. Cambiamenti intelligenti e speculari. La quattro risalita da sinistra è passata a destra, invertita la sette e anche la doppia risalita 12 e 13. Parte finale del salto mantenuta come in qualifica e aperto l’angolo per entrare nell’ultima risalita a sinistra: alcune combinazioni mantenute quindi per offrire agli atleti possibilità di esprimersi alla grande. Anche questa finezza è importante. A parte tutto ciò che dire? Tony Estanguet è stato un grande e quel suo sorriso a fine gara stringendo la mano ad Aleaxander Slafkovsky gli rende onore anche come uomo. Pensare che lo slovacco ci stava credendo fino all’arrivo del transalpino. Bella la prova del lungo atleta di Liptovosky seguito sulla riva dal papà sindaco della città ai piedi dei monti Tatra. Bravo anche il francese Denis Gargaud che dopo la delusione in C2 si riscatta subito nella specialità singola.
I francesi escono da questo europeo con il vento in poppa, dopo un periodo non certo brillante come erano abituati un tempo. Ci si avvicina alle olimpiadi e i transalpini iniziano ad affilare le armi.
Chi esce in malo modo sono gli inglesi, che in questo momento non hanno grandissimi talenti. Solo grazie ad un grandissimo lavoro tecnico, organizzativo e scientifico riescono a tenersi a galla.

Magari nei prossimi giorni cerchiamo di tirare le somme e fare qualche analisi di questo primo evento internazionale in vista delle qualifiche olimpiche.

Occhio all’onda!

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