La giornata dei papà



Lo confesso non ho mai fatto le corse per tornare a casa a votare, ma questa volta ho cercato con insistenza il modo per essere alle 7 di lunedì mattina davanti al mio seggio elettorale: voglio esprimere il mio voto senza lasciare all’indifferenza la decisione del nostro futuro. Sarà una mazzata, ma in questo caso ne vale proprio la pena. Voglio bere l’acqua senza arricchire qualcuno e voglio far vivere i miei figli senza l’incubo del nucleare. Detto ciò registriamo le note di una giornata di gare che passerà alla storia per l’esclusione di Michal Martikan dalle semifinali... anche gli dei hanno momenti bui! Il bi-olimpico è sceso dalla canoa, senza trasparire sentimento, si è cambiato, è arrivato in sala video, ha guardato la sua discesa. Il padre-allenatore era seduto di fronte a lui. Finito, si è alzato, e ancora una volta senza trasparire alcuna emozione è andato via. Non è potuto partire per casa solo per mantenere fede all’impegno con la gara a squadre. Ora, il suo allenatore, mi ha lanciato uno sguardo da papà, abbandonando per un attimo il suo duplice ruolo. Mi ha guardato, io ero giusto di fronte a lui a montare il video per Rheinisch, e con gli occhi lucidi, che solo un genitore può avere anche in questi momenti si è lasciato andare ad un sorriso tenero nei miei confronti. L’imbarazzo di vedere un uomo spogliato della sua corazza di guerriero, toccare con mano la fragilità di uomini che spesso e volentieri non lasciano mostrare la minima emozione mi ha toccato il cuore e mi ha fatto molta tenerezza. Già anche in questo mondo qualche volta capita tutto ciò, tanto più che salendo le scale che portano alla terrazza del caffè ho dovuto assistere ad un’altra scena drammatica tra papà e figlio, tra allenatore ed atleta. Peter senior e Peter junior intenti a parlare come solo un genitore con un figlio può fare. Kauzer atleta ha lasciato i sogni di gloria alla porta numero 18 in risalita e Kauzer genitore ha dovuto rimboccarsi le maniche, mandare giù il boccone amaro e abbandonare il suo ruolo di tecnico per consolare, proteggere e motivare ancora il sangue del suo sangue.
Di tutt’altra pasta la scena paterna tra i Prskavec. Il piccolo pagaiatore ceco ha vinto alla grande la semifinale. Solo 17 le primavere per lui e ha messo in fila il fior fiore degli slalomisti mondiali. Leggerezza, grinta da vendere, e spensieratezza ecco le sue armi migliori. Classe 1993 una gran bella generazione!
Cosa raccontarvi ancora? Potrei dirvi che Tony Estanguet mi ha esaltato in prima manche con quel suo modo di navigare sull’acqua che ti incanta. Ma quanto è grande il D’Artagnan della canoa che affonda la sua spada sempre nell’onda giusta! Oppure erudirvi su quanto è bravo Ander Elosegui a pagaiare quando è sotto tensione. Un Tony due. Ci sarebbe anche da sottolineare che l’unico italiano rimasto in gara dopo le qualifiche di oggi è Super Cali, fuori anche Schubert e Neveu. Dirvi anche quanto il mio atleta irlandese soffre per non riuscire a trovare gli spunti giusti per esprimersi su tutto il percorso nonostante che il suo target time ci dice comunque che le potenzialità per essere in finale ci sono tutte.
Potrei anche maledire il tempo, oppure esserne grato, visto che se pur coperto ci ha lavato solo nel momento in cui siamo tornati in camera.
Tutto ciò potrei dirvi, ma, non abbiatene male, mi faccio una doccia e vado a mangiare delle crepes che sono la fine del mondo.
La storia della canoa può aspettare in attesa del diman!
Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

La Seu d’Urgell, 10 giugno 2011

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