Risalite eterno dilemma e gioia



"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte" Edgar Allan Poe


La pioggia ha bagnato i fiori di tiglio e, appena cessata, le essenze floreali si sono scatenate in un orgia di profumi e colori. L’aria che si respira fuori da casa ci fa capire piacevolmente che stiamo vivendo un’altra primavera. Stagione dei grandi amori nonché stagione principe per un canoista. C’è tempo ora di lavorare assiduamente in fiume per curare tecnica e maestria senza il timore di perdere tempo, dimenticandoci cronometri, cardiofrequenzimetri, e tabelle di allenamento altamente specifiche. E’ tempo di giocare con l’acqua. E’ tempo di passare le ore incollati ad una risalita per ripeterla, ripeterla e ripeterla ancora fino allo sfinimento.
Già...tanto per cambiare vi parlerei delle risalite... certo le risalite non sono tutto, ma possono influenzare non poco il risultato finale considerando che il regolamento ne prevede almeno sei in una gara.
Parlavamo giusto ieri dell’anticipo per mettere il nostro scafo nella posizione ottimale per fare la porta con una pagaiata larga. Sistema questo decisamente innovativo e molto redditizio nello slalom moderno. I maggiori interpreti, o meglio, chi ha saputo adeguarsi prima sono stati alcuni giovani talentuosi che, lasciando libera la loro canoa di ruotare, hanno percepito alla perfezione il gesto e grazie alle loro abilità sono in grado di ripeterlo con una certa costanza.
L’obiettivo quindi è quello di roteare attorno al palo interno (che tante volte è l’unico a venir posto) con il busto, mentre la canoa effettua la sua rotazione con la coda. Molto interessante una serie di esercizi che, proprio oggi, Myriam Jerusalmi Fox ha proposto a William Forsythe e a Zeno Ivaldi sul canale olimpico di Penrith. Una serie di sei risalite destra-sinistra-destra-sinistra-destra-sinistra in cui ogni porta era costituita da due pali molto vicini. Ciò comportava il fatto che all’interno della porta non ci poteva passare tutto il corpo, ma esclusivamente la testa con una parte della canoa. Gli atleti quindi dovevano cercare la soluzione proprio con la propulsione esterna larga perché altrimenti non ci sarebbe stata la possibilità di fare la porta stessa. Il fatto di mettere una sequenza di porte, in questo caso sei, costringeva gli atleti a mantenere alta la concentrazione e soprattutto diventava allenante per lavorare sulla costanza e ripetitività del gesto stesso. Ovviamente non sempre in un percorso le porte in risalita vanno affrontate in questo modo, l’intelligenza agonistica, così come bene la definisce il professore Giuseppe Vercelli, deve progettare, affrontare, superare e prevedere le sfide porta per porta per far sì che alla fine ne risulti una sequenza di azioni unite tra loro e guidate da un unico filo conduttore, ma nello stesso tempo indipendenti per modo di esecuzione.
Interessante, per noi tecnici, utilizzare una telecamera fissa su un treppiede in linea sul palo. Ciò ci permette di vedere e capire bene l’azione del corpo e della canoa; lasciando ferma l’immagine si possono prendere precisi riferimenti anche per la fase di avvicinamento alla porta stessa, curando così l’anticipo.

Occhio all’onda!

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