Energia autoprodotta


Mi piacerebbe vedere la faccia del mio amico e collega allenatore Frankguglielmi quando si troverà davanti al nuovo  K4 di Vajda che in questi giorni fa la  sua prima apparizione in Szeged (Ungheria) per la seconda gara di coppa del mondo di canoa da velocità. Oggi, sono andato in fabbrica da Vajda a Bratislava a ritirare una canoa nuova da slalom per un mio atleta, e meraviglia delle meraviglie mi sono trovato davanti a un siluro dalle forme futuristiche e dalla coda decisamente innovativa. Una punta che non arriva ai 15 cm. di altezza, le postazioni dei pagaiatori sono mimetizzate da una sorta di sparti acqua e para vento che mi ricorda tanto la canoa di Goetschy ai campionati del mondo di Bourg St. Maurice nel 1987. Il  fondo, del K4,  è completamente piatto e la coda ricorda più una canoa  da slalom che un kayak da velocità. Ecco: è forse per questo che  mi ha impressionato così tanto da lasciarmi estasiato ad ammirare un capolavoro di ingegneria idrodinamica. A detta dei campioni slovacchi della specialità la resa migliore si ha nella fase di partenza... staremo a vedere anche se da quello che mi hanno fatto capire certo non scopriranno tutte le carte tanto prima del mondiale di fine stagione. Per dirla veramente tutta, il grande capo della produzione,  si è  un pochino pentito alla fine di avermi raccontato tanti particolari. Si sa l’entusiasmo a volte ti prende la mano e ti fai trasportare dalle emozioni, ed io, come lui, non sono riuscito a sorvolare su quello che potremmo tranquillamente definire  “spionaggio industriale”... mi manca solo la foto che avrei anche scattato se non avessi visto con quale riservatezza mi raccontava di questo gioiello. Avrei dovuto vero Frank?
Certo io sono un dilettante allo sbaraglio per tutto ciò che riguarda la canoa sull’acqua ferma, anche se in gioventù ricordo da aver partecipato a due campionati italiani assoluti di velocità: uno in K2 con Ivan Pontarollo a Milano e uno proprio sugli 11 metri a Mantova. Quel K4 aveva uno scopo preciso: quello cioè di dimostrare che i fluvialisti potevano mettersi in concorrenza tranquillamente  con gli specialisti della velocità. Finita la nostra stagione di gare la Forestale ci aveva chiesto di partecipare agli italiani di velocità e così  con Fabio Ceccato, Luciano Ferrazzi e Paolo Benciolini avevamo messo in piedi un K4. Con quella barca  avevamo percorso forse 4 volte i 1.000 e cioè per andare alla partenza delle batterie quindi la batteria. Esperienza ripetuta per la finale. Totale quindi 4.000/4.500 metri di cui la metà in gara! Sollevavamo tanta di quell’acqua in partenza che al confronto un idrovora non svolgeva neppure la metà del nostro lavoro. In finale eravamo temuti soprattutto da chi avevamo alla nostra destra e sinistra per possibili invasioni di corsia. Ci avevano soprannominato “Scappa4” e, per mimare  il nostro stile di pagaiata muovevano le dita della mano in maniera alterna per evidenziare la nostra assoluta disincronia nell’azione motoria. Bei ricordi di canoa vissuta alla grande.
Per il resto nulla da segnalare se non il fatto di aver goduto nel  vedere, questa sera,  il  “diavolo rosso” Molmenti giocare con le paline e con l’acqua come solo lui sa fare. Eleganza e forza che sono concentrate all’interno di un piccolo-grande uomo. Lui ad ogni discesa si ricarica direttamente dall’elemento naturale per eccellenza, come fanno le turbine: produce autonomamente energia che si trasforma all’istante in manovre spettacolari e in rotazioni sublimi. Speriamo solo che sappia gestire al meglio tutta questa potenza senza farsi prendere troppo la mano e che la sua buona stella lo assista nel momento decisivo.
Il podio, che sta giusto di fronte alle tribune, è un’opera colossale con una pavimentazione in marmo rosso  e  sembra far dannare più del previsto ingegneri ed operai. Róbert Orokocký oggi ha finito di sostituire le porte dall’allenamento con quelle da gara. Purtroppo si utilizzeranno le porte francesi in plastica, forse troppo leggere per Bratislava dove il vento può rovinare la festa! La prima volta vennero utilizzate ai mondiali dell’87 - che coincidenza avevo già testè nominato quel mondiale anche se per la discesa - e dall’ora sono entrate in uso praticamente ovunque.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

- 4 ai Campionati Europei Slalom 2010

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