Tracciato molto discutibile

I tracciatori del percorso meditano sul lavoro fatto. 
Il momento più magico della giornata è quando si scende al campo di gara e si va a guardare con il proprio atleta per l’ultima volta il tracciato prima della manche.  Una infinita serie di emozioni ti assalgono e assapori ogni respiro tuo e di chi ti sta vicino che sempre ti guarda con occhi a volte dolci a volte dubbiosi e a volte severi. Si arriva alla fine del cammino e si ripassa minuziosamente quanto visto mimando gesti accompagnati da poche, ma essenziali parole. Poi ci sono  quei  gesti scaramantici da ripetere con doviziosa precisione e ci sono le ultime parole prima della partenza. Poi la corsa per seguire la gara fatta tutta di un fiato per arrivare alla fotocellula momento in cui, nel bene e nel male, si liberano tutti i pensieri, tutte le preoccupazioni che si trasformano in saggezza e consocenza. La corsa in sala video per scaricare i filmati, qualche veloce analisi con l’atleta stesso per poi dedicarsi ad un approfondimento di ogni particolare  con comparazione ed intermedi e la condivisione con gli altri tecnici per cercare di capire quale dovrà essere il passo successivo da fare.

Due parole bisogna pur spenderle sul percorso disegnato da Meritxell Rodriguez e Jean Michel Prono o forse bisognerebbe tacere perché qui rischiamo veramente l’incidente diplomatico, visto che in molti sono stati sorpresi per il rientro del francese anche in questo ruolo. Parlando l’altro giorno con Jordi Domenjo, un raffinato e profondo conoscitore del nostro sport nonché ex grande atleta della canadese monoposto e saggio tecnico, mi diceva che era contento nel rivedere il nostro Jean Michel all’opera nel disegnare il percorso perché così avremo capito finalmente quale dovrebbe essere la vera e pura  filosofia che l’ICF vuole portare avanti per il nostro lo slalom.
Bene… oggi l’abbiamo capito!  Rimaniamo tutti molto perplessi però  per i passi all’indietro che stiamo facendo discostandoci da quello che tutti gli altri sport stanno cercando di portare avanti e cioè: dinamicità e velocità. Si pensi che anche la ginnastica artistica, sport fatto di regole ferree e movimenti che devono avere una precisa ripetizione sono stati eliminati gli esercizi obbligatori per lasciare spazio ai soli esercizi di libera composizione. In altre parole significa che la gente e i media non sopportavano più spendere tempo e denari per vedere quelli che si considerano i fondamentali che viceversa vengono fatti per muovere i primi passi. Si vuole aprire, anche in uno sport così schematico, lo spazio alla fantasia.

Entrando nello specifico possiamo tranquillamente dire che le combinazioni 5/6, 8/9 e 14/15 non hanno una logica tecnica che possa supportare tale scelta. Lo scopo forse è quello di obbligare gli atleti a fare due retro, come viene consigliato nel regolamento dello slalom, ma che comunque molte volte non si rispetta. Se fosse questo lo scopo avrebbero avuto senso se messe a favore di corrente  in maniera tale da renderle dinamiche. Viceversa si costringono gli atleti a girare sull’acqua ferma con una manovra brutta da vedere e che blocca l’azione di scorrevolezza della canoa. Ci sono poi quei  sei  «Cost to Cost» dalla porta 5 alla 11 che rallentano e che fanno girare la testa anche agli spettatori.  
La mia idea di slalom è quella vista nelle gare a squadre con un percorso veloce a favore di corrente con le giuste sponde e con la dinamicità che il nostro sport esige per non cadere nella noia guardando atleti che lottano con correnti e flutti e che devono risalire le porte perché non ci arrivano direttamente.

Occhio all’onda! 



Cassio Ramon Petry, il tecnico brasiliano, in un momento di relax nella pausa tra mattina e pomeriggio.

Ben 4 atlete sul percorso contemporaneamente, questo fa capire la natura dello stesso.

Il campione olimpico Pierpaolo Ferrazzi  con il giovane Martino Barzon.
 
Tabella riassuntiva con percentuali relative alla prima manche di qualifica.



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