2017 Slalom World Cup is over!


Quando sono a La Seu d’Urgell non posso non fare una scappata al ristorante Canigò per una  crema catalana che qui sanno fare alla grande. C’è  la crosticina di  zucchero caramellato che si integra alla perfezione con il resto del dolce e ti fa godere il palato. Cose semplici per gustare a fondo i sapore della vita, così come la cena dal « El Plana » in compagnia di Nuria, Lluis e tanti altri amici che in occasioni come questa alla sera fanno tappa qui per le tapas con una birra!

Le gare dei K1 uomini mi hanno esaltato non poco e la finale, nonostante il brutto tempo e la pioggia, è stata magica. L’urlo di un Peter Kauzer ritrovato è risuonato per tutto lo stadio del Parco Olimpico del Segre e a 34 anni appena compiuti è ancora l’uomo che può fare la differenza. Vince per un nulla e quel 0.04 non è quantificabile, ed è come se si riuscisse a spaccare un capello in due o se gli vogliamo dare un riferimento temporale  è il battito di ciglio di un’aquila che guarda fissa il sole senza farsi intimorire da così tanta luce. Il battuto per quell’infinitesimale distacco è  Boris Neveu, il quale è regolare per tutta la sua discesa e la sua centralità lo sta riportando ai livelli di un tempo. E pensare che anche al mondiale del 2009 finì così con Kauzer primo, secondo Neveu e terzo Carles Juanmarti. Mentre quest’anno il terzo in coppa è stato Jiri Prskavec che toccando l’ultima risalita ha perso l’oro in questa gara  e l’argento nella classifica generale di Coppa 2017.

Dati importanti sono arrivati anche per i nostri pagatori che hanno capito che se la possono giocare, dovranno mantenere calma e determinazione senza voler strafare perché ormai è chiaro che paga il fatto di avere discese regolari con barche che scorrono. Qualità queste che certo non mancano ai kayak azzurri.
La coppa finale va al ceco  Vit Prindis, altro atleta assai regolare e centrale nel suo modo di interpretare lo slalom moderno, che così porta a casa il prestigioso trofeo, cosa mai riuscita ad un kayak della Repubblica Ceca.

Nuria Vilarrubla vince in casa sua, ma a perdere è stata un Jessica Fox che con due tocchi sale comunque sul secondo gradino del podio. L’australiana vince la classifica finale  e si porta a casa la sua terza coppa del mondo in  C1 dopo quelle vinte nel 2013 e 2015.

Belle anche le gare del Kayak femminile con una superlativa Riccarda Funk che incanta per semplicità e leggerezza. Le avversarie, si fa per dire, possono solo aspirare alle medaglie d’argento e bronzo. 


Esaltante la prova della canadese monoposto incerta fino alle ultime battute anche se Sideris Tasiadis è sceso in finale con la certezza matematica di portarsi a casa il tanto ambito trofeo per la seconda volta. La prima fu nell’edizione del 2013.

Finita la Coppa del Mondo (iniziata il 16 giugno a Praga e poi proseguita ad Augsburg e Markkleeberg prima delle ultime due tappe, dopo un mese di pausa,  e cioè a Ivrea e la Seu d’Urgell) si iniziano a tirare le prime analisi, prima di parlare dell’imminente Campionato del Mondo a Pau che sarà il numero 39 della storia della Canoa Slalom. Una Coppa che mostra tutte le sue carenze e la sua incapacità di attirare interessi e pubblico, ma ciò che più spaventa manca un coordinamento generale tra i cinque comitati organizzatori. Manca un logo comune, manca un filo logico che faccia appassionare il pubblico a seguire atleti ed eventi nel suo complesso e non come gara fine a se stessa. Una Coppa troppo corta, cinque gare sono poche, considerando il fatto che si potrebbero duplicare solamente adottando la formula della Young Europa Cup.
Poi scendiamo nel ridicolo quando alla cerimonia di chiusura vengono consegnati i premi in denaro ai primi tre classificati con cifre riportate a carattere cubitale sugli assegni giganti. Sarebbe meglio nasconderle e fare finta di nulla, peggio poi quando il trofeo è un vaso che non rappresenta nulla. Mi chiedo, ma quanto potrà valere una coppa a forma di mondo, non dico di cristallo, ma di vetro?

Su slalomstats.com raccogliamo alcuni dati interessanti in relazione all’edizione numero 30 di una Coppa del Mondo nata nel 1988.
Le nazione che hanno preso parte all’edizione 2017 sono state 41 di cui 32 nella categoria K1 donne, 26 nel C1 donne, 34 nel C1 uomini, 37 nel K1 uomini e 9 nel C2. Di tutte le nazioni partecipanti solo 30 sono passate almeno una volta in semifinale e 24 di loro in finale.
La Germania ha vinto 19 medaglie, seguita dalla Repubblica Ceca con 14, Slovacchia con 8 così come Francia e Australia (quest’ultima in pratica solo con Jessica Fox!), Slovenia e GB  5, Spagna 4, Italia 2, Giappone e USA 1quindi il 26% delle nazioni partecipanti conquistano le medaglie.

Occhio all’onda! 


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