Australian open 2017 archiviati

Dagli « Australian Open » sono emersi dati interessanti su cui basare alcune considerazioni per i nostri atleti  in vista della stagione agonistica che è praticamente iniziata anche se sarà lunga e difficile. 
La gara, il momento esaltante per ogni alteta, a volte si trasforma come un incubo dove si fatica a mantenere serenità e gioia di esprimersi, chiudendosi in se stessi. Bisogna imparare a dare i giusti valori ad ogni cosa e soprattutto non basare la propria positività solo se si ottengono risultati di prestigio. 

Chi vicersa  ha confermato di essere ai vertici assoluti sono due fenomeni che rispondo al nome di Jiri Prskavec e Jessica Fox.
 

Il primo è un 23enne bronzo olimpico, campione del mondo assoluto, tre volte campione europeo come Daniele Molmenti e che indubbiamente per il  kayak maschile  è  oggi l’atleta  di riferimento in assoluto. Il ragazzo praghese è maturato moltissimo sotto il punto di vista tecnico, mettendo a punto un modello di approccio alle risalite decisamente efficace e più che mai sicuro. L’elaborazione di questa tecnica è frutto di una lunga evoluzione che ha come basi le sue grandi doti di destrezza e velocità oltre ad una naturale sensibilità sull’elemento liquido. Prskavec ha fatto suo, aggiustandolo pagaiata dopo pagaiata, un concetto fondamentale per uno slalomista e cioè la presa di coscienza e la relativa consapevolezza  di quello che sta facendo in quel preciso momento, quindi diventa tutto gestibile anche in situazioni estreme.  Scontato si potrebbe pensare, ma in realtà non è così. Sono due infatti gli elementi che disturbano questo stato mentale perfetto per mettere in pratica una tecnica ripetibile praticamente sempre. Il primo  arriva dalla reazione naturale di un atleta a fare senza pensare e disperdersi quindi in migliaia di colpi inutili.  Quello che con un concetto possiamo definire       « reazione  inconscia ed istintiva ad un evento » che può portare casualmente ad un risultato positivo, ma ha anche tante possibilità di non raggiungere l’effetto sperato. Viceversa una reazione ad un evento conscia e mirata porta ad un risultato praticamente certo o meglio ancora permette di esprimere le potenzialità che un atleta ha.
Quindi dove sta la difficoltà? Semplice:  nella capacità di gareggiare nello stesso modo in cui ci si allena mettendo in atto ciò che si riesce a realizzare con costanza e che viene ricercato proprio nell’allenamento. Lo capite se vi fermate ad osservare questo atleta nelle tante ore che passa sul canale per mettere in sintonia il suo gesto, il suo corpo e la sua canoa  con paline e acqua.  Un costante approccio positivo in ogni sua discesa che gli permette di accumulare positività e coscienza motoria.
Il secondo aspetto è l’incapacità di saper aspettare. Quando si è in acqua si pensa sempre di dover agire per far sì che la canoa possa correre, ma non sempre è così. Anzi bisogna lasciare al gesto e alla canoa il tempo per cui possa realizzare quanto messo in atto, niente di più niente di meno.

Un vero e proprio capolavoro artistico come fosse  un quadro dalle tinte forti quello messo in scena  da Jessica Fox durante la finale di questi           « Australian Open » fatti  nella completa assenza di pubblico e mass-media. Un’opera d’arte regalato ai pochi intimi che domenica erano presenti nel bacino olimpico di Penrith. Togliendo  una penalità banalissima alla due con la pala destra il tempo realizzato ha dell’incredibile ad un 7,2 % da un Prskavec strepitoso. Lo slalom è fatto anche di penalità quindi la reale percentuale di distacco è del 9,5%, ma tanto per farsi una idea la media in tre campionati del mondo per vincere l’oro in questa categoria è del 17,03% dal miglior K1 uomini!

La bionda australiana con sangue francese e inglese ha affrontato tutte le porte come se fosse un maschietto, tagliando le risalite con maestria e soprattutto senza rischio. Poi alla 13 in risalita è stata semplicemente divina, tanto è che pochi colleghi uomini sono riusciti a fare quella porta come la brava e bella figlia della Volpe. 
A fine gare, commentando la prova con la mamma allenatrice,  ho detto che vincere le gare con sei secondi sulla seconda significa ammazzare lo sport se lo pensiamo in senso generico per questa categoria considerando la netta superiorità della figlia che a questo punto potrebbe essere inserita a gareggiare nel kayak uomini!  Infatti il 94,56 le avrebbe tranquillamente aperto le porte della finale tra gli uomini. 

Occhio all’onda! 


Chiara Sabattini 7^ in finale nel K1 donne

Kudejova a sinistra e Hilgertova impegnate a veriicare i numeri della Repubblica Ceca a termine della gara


 

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