Trasmettere energia

"ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo"   
                        Aristotele
 

Oggi ho detto ai miei atleti che volevo leggere, durante l'allenamento,  nei loro viso e nei loro occhi la felicità e la gioia di pagaiare fra le porte del canale. Ho vietato di aver visi cupi, tirati ed espressioni critiche. Ho chiesto loro di contagiarmi dell'energia che ricevevano dall'acqua e che la rendessero palese e palpitante anche per chi stava fuori a guardarli. In sostanza è quello che può succedere quando ammiriamo  o partecipiamo a qualsivoglia espressione artistica. Lo slalom effettivamente è tutto ciò e non lo si può rilegare semplicemente in qualsivoglia  categoria di sport: muoversi sullo spirito dell'acqua che corre passando attraverso delle paline bianche/rosse o bianche/verdi  è pura arte e possiamo apprenderla solo facendo come ci ha insegnato il grande  Aristotele.  Il fatto di rilassare il viso, lasciando  libera la faccia di esprimere ciò che il nostro corpo sta percependo ci mette in uno stato di sublime eccitazione e ci permettere di esprimere tutto il nostro potenziale.

Altro punto su cui abbiamo lavorato è capire cosa succede quando tocchiamo una porta. Ho chiesto di dire ciò che ci porta a toccare una palina e le risposte sono state molto interessanti e veritiere come:

- tocco perché ho stretto troppo l'entrata
- tocco perché non presto attenzione agli spazi utili dove 

   lavorare
- tocco perché ero distratto
- tocco perché non ho fatto antecedentemente una 

   valutazione strategica di cosa fare.

Questi solo alcuni esempi che mi sono stati offerti e che si possono condividere. Il problema deve però essere affrontato in maniera diversa quando cioè sullo stesso percorso si torna a toccare e la cosa in teoria non si spiega perché come dicevano i latini, maestri di vita, "errare humanum est, perseverare autem diabolicum" e così è contento anche il mio amico Pino Scarpellino noto latinista nel mondo della canoa.

Infatti molte volte gli atleti faticano a capire il fatto di dovere cambiare qualche cosa nella loro strategia e nelle loro linee al fine di non toccare, e spesso e volentieri la penalità viene attribuita ad una distrazione che può essere facilmente risolta. La penalità  per gli atleti, se pur  trovano una giustificazione di come è avvenuta, rimane come una distrazione facilmente riparabile senza cambiare strategia. Per loro non è un problema, ma lo diventa quando sullo stesso percorso o in situazioni molto similari il tocco si ripete. E' chiaro però che alla base c'è un errore tecnico da risolvere.

Occhio all'onda!

 

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