Adigemarathon uno stimolo per migliorare

Una delle opere di Alviano Mesaroli
Il logo della IX edizione
Ci sono volute nove edizioni dell’Adigemarathon per riuscire a portare sul palco di Pescantina Alviano Mesaroli. Mai prima di oggi il mitico uomo dell’Adige ha fatto la sua comparsa davanti al numeroso pubblico che da sempre anima questa manifestazione. Le sue parole, a fine gara,  sono state poche, ma precise: “è andato tutto bene, quest’anno nessuna ambulanza si è mossa e nessun medico ha lavorato, grazie e arrivederci”. Coinciso, sintetico, essenziale. In queste poche parole un sunto del suo grande lavoro capace di coordinare oltre 300 volontari impegnati nel suo settore: la sicurezza. Ma se queste sono state le parole che hanno definito in maniera eccelsa questa nona edizione allora non possiamo neppure trascurare di sottolineare che per la prima volta l’organizzazione si può dire soddisfatta a 360 gradi. Certo c’è sempre da migliorare e le idee per il futuro non mancano, ma questa volta ho visto negli occhi di tutti i partecipanti la gioia di essere presenti con l’orgoglio di dire: quest’anno c’ero anch’io. Nessuna nota stonata. Per la grande riuscita e per onestà dobbiamo dire che tutto è stato il frutto di una perfetta sincronia di elementi, primo fra tutti una giornata estiva preceduta da una settimana che ben faceva sperare per il week-end. Tutto il resto è venuto di conseguenza. Elogiare e dire quando siamo bravi poco serve quindi andiamo subito a capire quali sono stati i punti dolenti o da analizzare per guardare al futuro con serenità.

Chiudiamo un occhio per i soliti “portoghesi” che si infilano nella discesa, sfruttando tutti i servizi dell’organizzazione a discapito non tanto di chi cerca di offrire il massimo servizio a tutti, ma soprattutto a discapito di chi invece regolarmente c’è e paga la quota di partecipazione. Mancanza di rispetto verso i compagni di discesa, mancanza di rispetto verso tutto il movimento della canoa, ma si sa che è difficile spiegare ciò agli asini che tali sono e tali resteranno.

La nona edizione di questa manifestazione, riconosciuta da tutti come il più partecipato ed eterogeneo avvenimento nazionale e non solo per lo sport della pagaia, ha però messo in evidenza tante problematiche per il nostro sport.

Partiamo dagli espositori che quest’anno sono diminuiti nonostante che le richieste di collaborazione dell’organizzazione siano rimaste inalterate, anzi sono stati offerti dei buoni pasto in più rispetto al passato. Ora c’è veramente da chiedersi perché chi opera nel settore non spinga per avere più  manifestazioni di questo genere. Sempre restando fra gli espositori mi sembra di capire che ci sia poca volontà di fare un fronte comune per cercare di  crescere numericamente il nostro sport. Ognuno cura una propria nicchia cercando di definire chiaramente i propri confini, facendo così però il rischio è di restare piccoli e mantenere piccolo il giro degli appassionati e praticanti.

L’assoluta assenza da parte degli organi istituzionali sportivi è stata notata da molti; unica eccezione i  discorsi di circostanza di pochi minuti del neo eletto Alessandro Rognone e del presidente del Comitato Regionale Veneto Fick Andrea Bedin.
Perché la Federazione Italiana Canoa Kayak non sfrutta gli spazi aperti dall’Adigemarathon, a costo zero, per farsi propaganda? Cosa potrebbe costare alla Fick impiantare uno stand  promozionale come ha fatto il Comitato Organizzatore dei mondiali di canoa discesa sprint di Solkan del prossimo 14/16 Giugno  2013? Assolutamente nulla considerando il fatto che i due rappresentanti sloveni sono stati ospiti del Comitato Organizzatore dell’Adigemarathon per vitto e alloggio e per stand espositivo, come i giudici arbitri della DAC ai quali, sempre il Comitato Organizzativo Adigemarathon paga anche le spese di viaggio. Per la Federazione essere presente a questi avvenimenti significherebbe visibilità e possibilità di contattare direttamente i nostri sponsor per i loro interessi. Si aprirebbero contatti. Per fare ciò, ci permettiamo di suggerire alla Federazione di dotarsi di un buon ufficio marketing che curi tutti questi aspetti: essenziali ai giorni nostri per cercare si sopravvivere. Mandare in giro i consiglieri federali anonimi poco serve, anzi...

Facciamo un discorso generale in relazione al movimento agonistico nazionale per capire il livello di partecipazione, con la seguente premessa: un atleta e una società dovrebbero avere come obiettivo principale quello di partecipare alle gare e competere per misurarsi. Questo è e dovrebbe rimanere lo spirito dello sport agonistico con la consapevolezza che più si gareggia e più si cresce a livello qualitativo, tecnico, emozionale, fisico e motivazionale.
Rimango sconcertato come addetto ai lavori vedere che le società di velocità sono praticamente assenti rinunciando ai ricchi premi in denaro e soprattutto non offrendo ai propri atleti l’opportunità di competere, di misurarsi e quindi  di crescere agonisticamente.

Rimango convinto che il livello numerico e qualitativo sia decisamente basso per la  canoa italiana. Frutto di questa mancata programmazione e opportunità.

Nel settore discesa fluviale troviamo il 47enne  Cesare Mulazzi vincere i campionati italiani senior di marathona su Mariano Bifano di oltre 2 minuti e staccando pure il miglior U23. Possibile che nessuno si chieda che cosa stia succedendo all’intero movimento?  Destatevi dal letargo perché la notte di San Lorenzo potrebbe arrivare presto per qualche giovane stella perché  se non verranno supportate a dovere, spingendo con forza la canoa discesa all’interno dell’ICF, cadranno inesorabilmente come tutte quelle che ho già visto dissolversi alle prime luci dell’alba. Nate e velocemente  spente nell’anonimato dopo che molti si sono riempiti la bocca dei loro successi giovanili.

Che cosa manca quindi al movimento per cercare di ovviare a tutte queste problematiche? Semplice... apparentemente, ma sicuramente manca la volontà di riunire tutte le forze in campo e riconoscere limiti e difficoltà, creare un gruppo di lavoro e andare diritti all’obiettivo, per riempire il più possibile piazze e fiumi ogni domenica dell’anno per propagandare con i fatti questo sport magnifico nella natura,  come l’Adigemarathon sta facendo da nove anni.


Occhio all’onda!

p.s. mi ero ripromesso di non scrivere più nulla sulla discesa visto che tutto va bene come mi è stato più volte detto! Quindi  scusate per l’intromissione ritorno nel mio mondo dei paletti portando comunque con me l’amore che ho per questa stupenda specialità che vedo sparire piano piano nell’indifferenza.

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