Qualifiche e gare a squadre con qualche sorpresa
Partiamo dalla fine e cioè dal churrasco in casa Brasil che ha chiuso nel miglior modo possibile la giornata! Quindi, andando a ritroso, parliamo di quelle gare a squadre che, senza chiedere permesso, regalano sempre sorprese, distribuendo gloria e gioia anche a chi solitamente non ne ha! Perché sì, ogni tanto questo sport decide di essere romantico e allora succede che Peter Kauzer, a pochi giorni dai 43 anni, vada a prendersi l’unico titolo che gli mancava. Non uno qualsiasi: quello a squadre. Una beffa al tempo, più che agli avversari. Tre Coppe del Mondo, due titoli iridati individuali, un argento olimpico a Rio 2016… eppure quel tassello non era mai arrivato. Ci ha messo vent’anni per chiudere il cerchio e lo ha fatto da leader, trascinando la Slovenia dove non era mai stata. E così in una giornata no per francesi, che si autoaffondano con il 50 di Cornu alla 16, e i cechi che si complicano la vita con il tocco di Jiri Prskavec alla risalita 5, succede che sul podio salgono Svizzera e Austria, quasi in sordina, quasi chiedendo scusa al resto del mondo.
Al femminile, invece, è una questione di gerarchie ristabilite. Le slovacche pagano caro quattro penalità, troppo per sognare di vincere. Le francesi sono seconde, ma davanti tornano le australiane, tre anni dopo Lee Valley al White Water Centre. E quando c’è da chiudere, il copione è sempre lo stesso:
Jessica Fox prende in mano la gara, trascina Kate Eckhardt e lascia alla sorella Noemie il compito di chiudere ogni spiraglio e saldare le retrovie. Compito che svolge molto bene tanto da rimettersi al collo un oro prezioso.
Poi arrivano le qualifiche o meglio le qualifiche individuali sono arrivate prima, vi ricordo che stiamo andando risalendo il tempo! E lì, come sempre, la verità viene a galla senza filtri e la notizia non è chi passa, ma di chi resta fuori. Anatole Delassus saluta tutti e torna a casa per cercare di salvare un 2026 iniziato male e proseguito peggio, ma fa ancora più rumore se si pensa che solo due anni fa dominava tutto, tra Coppa del Mondo vinta e podi a raffica. E Titouan Castryck? Si salva, ma non convince con il suo sedicesimo posto. Sembra essere molto fragile: indecisioni, frequenza alta, barca instabile. Non è il Castryck che faceva paura.
Chi invece sembra avere tutto sotto controllo è Xabier Ferrazzi: pulito, lucido, quasi in gestione. Terzo tempo senza mai forzare davvero. Davanti a lui Jakub Grigar e Noah Hegge. Giovanni De Gennaro chiude nono, a 1.55. Presente. Senza fuochi d’artificio, ma dentro.
Nel kayak femminile, invece, poche sorprese e tanta sostanza: Ricarda Funk e Klaudia Zwolinska fanno la voce grossa. Dietro cresce Sona Stanovska, seguita passo passo da Jana Dukatova: tecnica in evoluzione, segnale chiaro. L’unico vero scossone è l’uscita di Lois Leaver: un 50 alla 20 e il mondiale finisce prima ancora di iniziare e nel giro di una porta passi da promessa a spettatrice.
Oggi tocca alle canadesi al mattino, poi di nuovo squadre.
Occhio all'onda!
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