Goodbye America - see You soon



Mi sto per imbarcare sul volo IB 0364 dal Dallas Airport to Madrid per poi salire sul volo IB 0675 destinazione Malpensa. Spero di arrivare in tempo per il treno delle 19:00 che mi porterà a Milano Centrale per prendere il diretto per Verona delle 19:15 ed infine abbracciare, dopo tanto tempo, il mio “grande amore grande” e passare assieme qualche settimana, prima di riprendere un volo per il Brasile.  


Negli States ci sono tornato in pratica dopo 11 anni e cioè da quando nel 2014 ero andato a Deep Creek per i campionati del mondo. Una prova iridata su quel canale dove Fabien Lefevre entrò nella storia per essere il primo uomo ad aver vinto un mondiale da seduto e pure in ginocchio: una leggenda, ma, se volete saperne di più su questo personaggio,   leggete “The King of Slalomia” di Bill William T. Endicott.   Quell’impianto in mezzo alle montagne è praticamente abbandonato e, se qualcuno fosse interessato, è pure in vendita. Un vero peccato perché la struttura è veramente straordinaria. L’America da quel momento non aveva più organizzato grandi eventi e così il mondo dello slalom è rimasto molto tempo lontano dal Paese a stelle e strisce, che ritorna però protagonista per due motivi. Il primo per il fatto che il prossimo anno ad Oklahoma City si svolgeranno i campionati del mondo a metà luglio. Il secondo motivo è quello che nel 2028 i Giochi Olimpici di  Los Angeles faranno  sì che l’interesse, per forza di cose, ritorni in questo Paese.  La canoa slalom gareggerà ad Oklahoma su un impianto che verrà completamente ristrutturato a partire da settembre. Si dice, e siamo fiduciosi, che i lavori verranno finiti per aprile 2027, giusto in tempo per ospitare le gare di selezione degli americani oltre ad una gara ICF Ranking.  


Lascio l’America carico di energia perché è indiscusso il fatto che abbiamo passato due settimane fantastiche, gareggiando prima in Alabama a Montgomery e poi ad Oklahoma. Ho visto grossi miglioramenti per i miei atleti, siamo sulla buona strada per crescere e continuare a scoprire che cosa ci regalerà il futuro. 


Viaggiare da queste parti è facile e pure divertente, strade immense, auto che fanno tutto loro, a destra e a sinistra solo pascoli con tanti tori, mucche, cavalli, e poi all’orizzonte  appaiono all’improvviso le città, che spuntano come i funghi in una prateria e spariscono  nello stesso modo in  cui appaiono. Qui nel profondo sud il panorama è in pratica uguale per chilometri e chilometri, sorry, per miglia e miglia, che percorri ai 120 chilometri orari, ma sul tachimetro c’è scritto 75 e i numerosi cartelli sulle Highway te lo ricordano con insistenza. Ogni tanto in mezzo al nulla un’auto della polizia che controlla, a distanza, con il radar, se rispetti il limite oppure no. Ti superano camion che sono due volte più lunghi dei nostri TIR, poi ci sono dei camper che sono sì come i nostri TIR a cui sono  agganciati al traino una Dogger o una Jeep. Ne ho visti  alcuni pure con motoscafo al seguito. La musica della radio poi ti cala nell’atmosfera dell’America dei film, forse da giovane ho sognato e ho vissuto troppo con il mito USA, forse giustificato che personaggi come Jon Lugbill, Davey Hearn, Bob Robison e compagni che mi hanno accompagnato nella mia crescita canositica e umana. Tutto ciò è ancora presente in me e nel mio spirito che è rimasto quello di un tempo... forse un giorno saprò cosa farò da grande!


Occhio all’onda ! 


                                 P.S.  torno pure io con il cappello da cowboy!
























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