Repubblica Ceca domina il medagliere assoluto


Con il mondiale 2019 si chiude un ciclo di tre edizioni iridate dopo i Giochi Olimpici di Rio 2016. Sappiamo bene che le stagioni agonistiche vengono programmate principalmente  sugli anni olimpici e che tutte le nazioni aspirano ad una grande prestazione a cinque cerchi che ripaga non solo l’atleta che la ottiene, ma tutto il movimento.

Un ciclo quindi di 3 campionati del mondo, 3 campionati europei e 3 coppe del mondo.

Ci sono squadre che hanno in parte la squadra pronta per Tokyo, altre che rimangono con pochi atleti a giocarsela e altre ancora che sono solo all’inizio di una selezione interna per formare il team olimpico. Il sistema adottato per qualificare le barche però si sta dimostrando decisamente inadeguato e che premia non la qualità degli atleti e neppure la costanza, ma avvantaggia chi alle Olimpiadi andrà per fare una sfilata solamente. Tanto più con le varie rinunce di quelle atlete che hanno qualificato la barca in tutte e due le specialità e che hanno dovuto fare una scelta liberando così posti nel K1 donne: si veda il più eclatante dei caso  e cioè quello dell’atleta delle Isole Cook che non passando neppure le qualifiche ai recenti campionati del mondo sarà al via della prova olimpica grazie a una regola assurda che penalizza non poco tutto il settore maschile. Questo è solo un dettaglio considerando il fatto che la stessa atleta ha gareggiato per 10 anni per la Nuova Zelanda e solo poco prima del mondiale della Seu, per convenienza, ha cambiato nazione. Non si capisce come il CIO ha potuto approvare questo cambiamento quando i regolamenti per la partecipazione olimpica parlano ben chiaro.  Nel 2018 a Rio era arrivata 43esima e quest’anno ha chiuso il suo mondiale al 39esimo posto sufficiente per qualificarsi grazie alla rinuncia di atlete qualificate in entrambe le specialità. Certo è che considerare a pari degli uomini qualifiche per 18 K1 donne sapendo dell’obbligo alla scelta significava abbassare il livello competitivo, ma evidentemente sono stati altri gli interessi che hanno spinto queste scelte. Un criterio che dovrà per forza essere rivisto per Paris 2024 se non vogliamo continuare a premiare la mediocrità a discapito della professionalità.

Tornado ad una analisi dei tre anni passati salta all’occhio che la Repubblica Ceca ha praticamente dominato la classifica iridata delle medaglie conquistandone ben 17 (4 ori, 6 argenti, 7 bronzi) pari al 20,24% del totale complessivo, seguita da inglesi con 11 medaglie (5 ori, 4 argenti, 2 bronzi) e dalla Germania con 9 ((4 ori, 1 argento, 4 bronzi). In una lista di 14 nazioni presenti nel medagliere.
Fa specie vedere l’Australia che si piazza in quarta posizione a parti merito con la grande Francia grazie in pratica solo alle 5 medaglie vinte da una sola atleta e solo 3 in collaborazione con le compagne a squadre, compagne che poi individualmente spesso e volentieri non hanno mai superato la fase della semifinale.
Impressiona poi se sommiamo all’assoluto  i medaglieri di  campionati del mondo Junior e Under 23 dove la Repubblica Ceca domina con un complessivo di 55 medaglie con 19 titoli iridati (23%). I francesi  di medaglie complessive ne ha conquistate 35 davanti agli inglesi con 26 e tedeschi 22.
Sono 19 le nazioni che entrano nel medagliere della canoa slalom in questi ultimi tre anni, un periodo di tempo che ci porta direttamente ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020. 


Occhio all'onda! 



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