Tecnica e strategia la chiave di un successo



Joseph Clarke ha vinto le Olimpiadi nel kayak uomini e con ciò non dico nulla di nuovo, ma il britannico classe 1992 si è messo al collo l’oro a cinque cerchi certamente non a caso. Per capire la portata di questo successo dobbiamo scindere tutto ciò che ha avuto dal  suo Team di appartenenza dall’aspetto tecnico che il pagaiatore nato a Stoke on Trent è riuscito a mettere in acqua in quella finale dorata. 
Nell’analizzare la sua impresa da questo ultimo punto  emergono due elementi chiave. Il primo la sua capacità e volontà di mantenere una strategia di gara ben studiata a tavolino e la seconda carta vincente è stato il suo colpo largo che spesso e volentieri gli ha permesso di mantenere velocità ed equilibrio.
Dalla partenza alla prima risalita ci sono 13 pagaiate e a questo punto fa tre precise manovre. La prima è quella di  approcciarsi  alla porta con l’aggancio a sinistra avendo cura che il suo scafo mantenga velocità e soprattutto direzione per azionare la seconda manovra e cioè la pagaiata larga a destra che gli permette contemporaneamente di ruotare la canoa e di sostenere il suo  peso che va a caricare la coda creando il punto per una successiva spinta in avanti e fuori dalla risalita.
Prosegue con tre pagaiate consecutive  a sinistra poi vorrebbe mettere in azione il suo destro largo,  ma si accorge che sarebbe stato troppo in anticipo quindi appena la sua pala tocca l’acqua la toglie per dare priorità ad una frenata indietro di sinistro. Qui è ancora più bravo ed è capace di non farsi prendere dalla voglia di fare e aspetta di uscire dal ricciolo trasversale per far completare al suo scafo la rotazione. Ancora 12 pagaiate ed è sulla 7 in risalita che affronta con l’aggancio a destra. Duffek ha di che godere perché questa azione è talmente bella e lineare che non ha rivali nell’esecuzione. Colpo che viene tirato e sfruttato al massimo. Dall’uscita della risalita all’arrivo alla porta 10 forse è l’unico tratto dove il britannico bisticcia un pochino con l’acqua. Un tratto che a Giovanni De Gennaro è costato molto in termini di secondi.  Adotta una tecnica di piccoli colpetti per mantenere aggiustata la direzione della sua canoa, controllando tutto mantenendo in asse e soprattutto non perdendo contatto mai con l’acqua.   La 13 in risalita è la fotocopia, per lui, della 3 con  quella pagaiata larga che carica la sua  coda per ricevere in cambio la spinta dall’acqua che lo proietta fuori dalla stessa. Il capolavoro però è al salto finale e nel traghetto « cost to cost » dalla 19 diritta, passata in retro, alla 20 in risalita. Qui Clark mette una grossa ipoteca sull’oro. Dalla 20 per andare alla 21 bisogna attraversare nuovamente il canale passando per un grosso buco e cercando di restare fuori da quello successivo. Rimette in azione la tecnica già vista all’uscita della 3 e cioè 3 pagaiate sul lato sinistro con successivo colpetto di aggiustamento che questa volta è un gancio alto  per poi ripartire con il colpo largo a sinistra.  A questo punto per lui ci vogliono ancora 26 pagaiate per iniziare a vivere concretamente quel sogno che tutti i fianalisti hanno, fosse solo per un solo istante, sperato di raggiungere. 
La sua discesa è stata tecnicamente, strategicamente e psicologicamente perfetta per una finale olimpica, mettendoci in conto anche la possibilità di errore in cui tutti gli altri finalisti sarebbero potuti incorrere cercando di superarsi per vincere. Primi fra tutti Jiri Prskavec (finito poi terzo per con un tocco) e Jakub Grigar (quinto).

Buon 2017 a tutti e buone pagaiate

Occhio all’onda!


1 commenti:

peppin ha detto...

Come iniziare al meglio l'anno se non leggendo il tuo blog? Tanti auguri Ettore e buon lavoro.

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