I nuovi re della canadese monoposto

I C1 uomini a Rio 2016 non si sono giocati solo una medaglia, ma hanno gareggiato, combattuto e lottato per conquistare lo scettro di Re dopo 16  anni di dominio e di sfide tra Michal Martikan e Tony Estanguet, i due veri ed indiscussi eroi a cinque cerchi dal 1996 al 2012 nella canadese monoposto maschile.
Sono cambiati i nomi, ma a Rio 2016, è rimasta aperta la lotta tra Slovacchia e Francia Martikan è stato sostituito da Matteo Benus e Estanguet da  Denis Chanut Gargaud. I due nuovi mostri sacri della canadese hanno in comune l’anno di nascita e cioè  il  1987 con  una differenza però di  103 giorni che in termini di distacco per l’oro ha significato che la maggior anzianità ha regalato a Gargaud 8 millesimi per ogni giorno in più vissuto rispetto a Benus. Scambio in corsa quindi tra i campioni del passato dal Martikan classe 1979 la prima medaglia d’oro per la Slovacchia, che pagaia a  sinistra, a Benus che invece pagaia a destra e da   Estanguet classe 1978, che alla sua Francia ha saputo  regalare tre ori e che pagaiava a destra, a Gargaud che la sua canoa la fa danzare pagaiando a sinistra. 
I due nuovi eroi  prima dei Giochi  Olimpici si incontreranno e si sfideranno  ai Campionati Europei di metà maggio a Liptovsky dove  finiscono senza  gloria e senza infamia entrambi:  il francese quarto e lo slovacco quinto. Poi si va in Coppa del Mondo e i due rinunciano all’esordio di Ivrea per ritrovarsi a La Seu d’Urgell. Qui  Gargaud è terzo in qualifica e semifinale  e terminerà la gara in seconda posizione dietro a un Slafkovsky che ha praticamente dominato la scena stagionale dopo la delusione dell’esclusione dai Giochi vincendo europei e coppa. Benus in Spagna vince la qualifica, ma è solo  20 esimo in semifinale con una manche segnata da un tocco e da tante imperfezioni. La settimana successiva in Francia i ruoli si invertono e Gargaud, sul percorso di casa, sembra non esserci, solo 20esimo in qualifica e poi in semifinale fa un 50 alla porta numero 20 ed è fuori. Benus a Pau fa bene la qualifica, secondo, e la semifinale che vince. In finale  lascia la medaglia all’entrata della porta 11 che è costretto a rimontare per non saltarla e finirà ottavo.
Ma veniamo alla gara olimpica che è stata per tutti e due preparata nei minimi dettagli. Gargaud, seguito e allenato da Benoit Peschier,  aveva deciso di curare la preparazione invernale in casa a Pau, visto e considerato che il suo primo vero scalino da superare erano le selezioni proprio sul suo canale che già nel 2012 gli avevano negato il pass olimpico.  Benus invece, allenato da Juraj Minčik, era stato in Australia a lungo nell’inverno e ha partecipato a tutti i training camp ufficiali sul canale di Rio certo di rappresentare il suo paese ai Giochi carioca già dall’ottobre dell’anno precedente.
Le Olimpiadi sono il massimo traguardo per ogni atleta considerando il fatto che possono dare gloria e fama a chi le vince, ma  sono gare molto diverse da un Campionato del Mondo. Per i grandi campioni  l’approdo in finale è solo una formalità e sanno bene che quattro anni di preparazione e migliaia di ore passate a pagaiare nelle più svariate parti del mondo se li giocano in quei 100 secondi. E finale fu per questi due atleti destinati a prendere una eredità pesante lasciata dai loro due predecessori.
La finale Gargaud la vince su Benus tra la 7 e la 9. Il transalpino in questa combinazione di porte, che è costata molto a Giovanni De Gennaro, è stato semplicemente magico. Entra nella 7 in risalita con il debordè e lo tiene a lungo fino a dentro la porta 8 qui cambia sul suo sinistro, tiene la canoa piatta, sfrutta il ricciolo letto per portarsi dentro la 9 che pennella sul palo interno, ancora pala in acqua con un piccolo aggiustamento e poi via sicuro fino alla fine, senza mai forzare o rischiare. Gargaud sa di avere la manche della vita sulle braccia.
Viceversa Benus ha il suo peggior momento all’uscita della risalita tre, si incanta e fatica ad entrare nella 4, la velocità che non riesce ad accumulare in questa prima parte lo porta dentro alla 7 in ritardo, ma soprattutto lo costringe a aggiustare continuamente la sua canoa nella rotazione dentro la risalita. Esce dalla combinazione 7/9 con qualche brivido e solo da qui in poi riesce a lasciar andare la sua canoa.
L’esito finale lo sappiamo tutti primo Gargaud con 94,17 e secondo Benus con 95,02, tutto il resto sono storie da raccontare!

Occhio all’onda! 



il salto della porta numero 20 di Gargaud nella semifinale di Coppa del Mondo a Pau 2016

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