先生 il sogno di un maestro

E succede che dopo 14 anni  Federer rimane fuori dai top 10 e succede anche che in Italia non si capisce bene quali siano le strategie per cambiare rotta ad uno  sport che sembra decisamente malato. Non si ottengono grandi risultati in molte discipline  eppure non si fa nulla per fermare tutto e ragionarci sopra, ammettendo i nostri limiti e cercare assieme le soluzioni creando un modello nazionale e facendo partecipi prima del problema e poi delle soluzioni tutti quanti. Perché le soluzioni ci sono altrimenti non si spiegherebbe il secondo posto nel medagliere olimpico dei britannici, raggiunto non per volontà divina, ma per un lavoro partito nel 1997 e cresciuto esponenzialmente nel tempo.
Non si spiegherebbe neppure  perché i francesi stanno ultimando i lavori per la realizzazione di un nuovo  canale di slalom (guarda caso prorpio a Parigi che concorre per ospitare le Olimpiadi del 2024) e noi non riusciamo neppure ad avere i finanziamenti già deliberati per iniziare i lavori in Adige.
Non sono queste forse le priorità che la politica sportiva dovrebbe dare allo sport e non perdere tempo dietro a chissà quali altri giochi di palazzo?
 
Ieri sono stato con Raffy a trovare sensei (先生) il  suo anziano maestro di Judo ed è inutile dirvi la commozione e la gioia reciproca nel riabbracciarci e nel raccontarci questi ultimi 10 anni di vita. L'accoglienza è stata affettuosa, ma soprattutto viva e inframezzata dall'andirivieni dei mille bimbi che finita o iniziata l'ora andavano o venivano. Mi ha chiesto delle olimpiadi di Rio e parlando mi dice che sarebbe bello riuscire a portare uno dei loro ragazzi fino a quel traguardo olimpico. Sarebbe bello certamente, ma per arrivare fino là bisogna avere un piano comune, preciso che non dipende solo dalla buona volontà di Giulio, il carismatico maestro 79enne che ha passata la sua vita in quella palestra.
Abbiamo bisogno di unità, di direttive precise, di progetti, di gente che lavora con continuità, professionalità e competenza. Io credo di non aver fatto nulla di eccezionale nel portare in sei anni il Brasile da una nazione sconosciuta nel mondo dello slalom ad un team che ha piazzato  ai giochi olimpici un K1 uomini al sesto posto  e che in Coppa del Mondo, Mondiali Under 23 e Junior  ha vinto medaglie e titoli iridati.  Alla base ho avuto carta bianca e tanta dedizione che secondo me sono le chiavi del successo aggiunto al tempo che diventa elemento prezioso e che non possiamo più perdere.

Occhio all'onda!

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