Week-end finito


Il primo week-end di ritorno a Foz , dopo tanto tempo, è finito! 

Ho iniziato con una riunione con tutti gli atleti durata più di un’ora e poi sono tornato in rete con due bei gol nella tradizionale partita di fine settimana. Il primo di testa da una rimessa in gioco con le mani e il secondo in mischia nell’area avversaria. Non so però come ho infilato la palla in rete, so solo che è entrata.  La serata del sabato si è conclusa al ristorante italiano “La Mafia”, tralascio commenti sulla scelta del nome,  dove ho apprezzato un Valpolicella Classico Zonin  con dei saltinbocca alla romana non male considerando il fatto di mangiarli molto lontano da dove sono stati inventati. 
Domenica mattina abbiamo pagaiato sul lago superiore di Itaipu con Teco, Ana e Omira, mentre al pomeriggio mi sono rilassato leggendo e  dopo essere andato a fare la spesa per la cena: avevo promesso di preparare una carbonara per tutti.   Mannaggia a volte non fa bene rilassarsi  troppo, tanto più se si sta vivendo un momento di standby  generale sui progetti futuri. Abbiamo problemi di siccità e così l’acqua non entra nel canale con la conseguente impossibilità per noi di allenarci. Tutto ciò ha portato a cambiare i programmi che avevamo studiato fino nei minimi dettagli e che invece poi sono saltati causa ritardi burocratici e, come già si sa, per motivi naturali: ha piovuto poco nei mesi passati e ora paghiamo tutto ciò.  Così a metà pomeriggio di domenica sono saltato sul letto, cacciato il libro che sto leggendo lontano e mi sono rimesso a rivedere  l’architettura del piano di allenamento in funzione delle possibili alternative. 
Mai mi era successo in passato di esser costretto a rivedere tante volte un piano di allenamento che normalmente è progettato per vedere una crescita dei propri atleti nel quadriennio olimpico. Sì certo, qualche aggiustamento va fatto, ma certamente non rivoluzionato in toto.  Spesso mi è capitato di dover cambiare qualche data o ritardare qualche tipo di lavoro per un’improvvisa influenza e o per qualche malanno fisico. Qualche volta anche per gare rinviate o cancellate. Ma oggi sono costretto a rivedere tutto il quadro nel suo complesso e ridisegnarlo con tutti i rischi annessi.  Mi ero fatto una minuziosa tabella di marcia con tanto di interventi specifici e mirati alle varie problematiche individuali, appuntandomi i vari lavori fatti giornalmente. Ero soddisfatto perché in quest’ultimo anno e mezzo eravamo cresciuti quasi costantemente ed eravamo sulla strada giusta per proseguire l’avanzata verso Rio 2016.  Sulla mia scrivania, ieri, iniziavo a rimettere mano ai programmi e così in un attimo mi sono ritrovato sommerso da documenti e note varie che uso fare durante queste analisi. I fogli e i libri hanno invaso anche il mio lettone, ma non mi sono dato per vinto. 


foto di Franca Formenti da Facebook
Nel frattempo avevo lo sguardo puntato sulla gara interregionale di Parma. Infatti il mio vecchio amico, emerito professor Cozzini, qualche tempo fa mi aveva rintracciato e mi aveva chiesto di andare a fare lo speaker, cosa che mi avrebbe fatto  molto piacere, se solo fossi stato un tantino più vicino e non avessi dovuto trasvolare un Oceano intero per arrivarci!  Pietro Cozzini è proprio una brava persona e lo considero il simbolo più romantico della canoa discesa. Sì, perché questa specialità è rimasta tale e quale al tempo passato, quando cioè iniziai nel 1975 la mia avventura con la pagaia in mano. Rivedendo le foto della manifestazione mi ha preso una certa nostalgia per tempi andati. Quando cioè si andava per fiumi e la gente sulle rive ti guardava come se tu fossi un alieno.  Quella canoa che diventa manifestazione con un solo gazzebino in mezzo al nulla, su rive spoglie  e con i colori dei canoisti che le rendono comunque uniche. Quella canoa che ogni domenica ti faceva alzare all’alba per passare diverse ore in furgone ammassati per arrivare chissà dove con lo scopo di gareggiare. In prossimità del risveglio della primavera e cioè di questi tempi si andava sulle acque appenniniche dove i fiumi iniziavano ad avere i livelli giusti per poter iniziare a discenderli. Lì venivi accolto dai veri valori dello sport, semplici, puri, ma importanti e soprattutto genuini. Ecco che il panino con la mortadella o il salame casereccio che ti offrivano alla partenza acquisivano sapori diversi.  Il tè e il caffè, se pur leggeri e  trasparenti tanto da  faticare a distinguerli diventavano il gusto della gara, con i biscotti comprati a peso.  Poi arrivavano i pettorali, sempre giganteschi o di carta della coca-cola. Spesso erano gli stessi che giravano per le varie gare. Le liste di partenza con tanto di orari mai rispettati, passando di mano  in mano si scolorivano velocemente.  L’immancabile pioggia che come usava dire Paolo Zanoni “è il tempo del canoista preferito, tanto non ci si può far nulla”. C’era allora, meno probabilmente oggi, un voglia di condivisione, una voglia irresistibile di pagaiare ovunque fosse mai possibile. 
Nelle foto della gara di Parma, gentilmente postata dalla onnipresente Franca ho visto un Vladi Panato che mi ha ricordato tanto Giancarlo Parenti mitico personaggio del Canoa Club Val Trebbia, dove erano emersi i vari Sbaraglia, Montruccoli,  Capuzzo, Baravelli (questi ultimi due tutt’ora in attività) e tanti altri.  Il buon Vladi, con i jeans rimboccati in mezzo al fango,  a controllare i suoi allievi pronto ad intervenire per ogni emergenza. Mentre Simonelli agguantava una forchettata di pasta fatta a bordo campo... Proprio come un tempo, quando ci si portava il fornello a gas e il pentolone per far da mangiare alla ciurma. Anche le cronache post gara sanno tanto del tempo passato. Lo stile dell’ufficio stampa federale sembra ispirarsi ancora  al “Dizionario sportivo italiano” del 1932 firmato da Ermanno Amicucci direttore della Gazzetta del popolo di Torino. Certo chissà quanto tempo è stato usato per trovare un attacco così accattivante che non lascia scappare il potenziale lettore: 

In Emilia giornata di sole dopo una pioggia insistente che ha alimentato la Parma fino alle 20 del sabato e ha dato modo a ben 194 atleti in rappresentanza di 23 società italiane di misurarsi in un corso d’acqua di livello” (dal sito Fick) 

Rispettata quindi appieno la sesta regola per un articolo giornalistico che ha posto il povero fruitore nel dubbio più profondo. A Parma si alimentano di pioggia e il comune diventa improvvisamente di genere femminile. Molti lettori però hanno poi chiamato i centralini informatici di mezzo mondo per farsi spiegare il livello del corso d’acqua. Poco interesse per i risultati, ma questo è abbastanza normale per un articolo che dovrebbe essere di cronaca. 


Poi preso dallo sconforto mi sono messo a guardare qualche video e sono cascato male anche qui!  Va beh! il week-end è finito mi aspettano tre giorni di lavoro intenso, ma poi una bella novità... tranquilli vi racconterò! 

Occhio all’onda! 

P.S. la carbonara è venuta buona e i ragazzi si sono leccati i baffi chiedendo il bis!!!!

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grande la carbonara in Brasile...ci credo che si sono leccati i baffi. ma ti sei fatto crescere la barba?
Tonno

JL ha detto...

Parma città, ma Il Parma, o La Parma è anche un torrente...che come il Brenta, si può anche chiamare La Brenta. Ed è proprio del torrente e non della città che si parla nell'articolo. Buoni allenamenti! Spero che invece la fotogallery di Città di Castello ti piaccia un po'di più!

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